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Siccità, Italia a secco: tre regioni in codice rosso, fiume Po sotto la media di 1,5 metri


LEGAMBIENTE: QUADRO PREOCCUPANTE, 3 REGIONI IN CODICE ROSSO

ROMA – In Italia è sos acqua, la siccità e il caldo record che stanno colpendo l’Italia ci ricordano ancora una volta che il clima sta cambiando causando in tutto il mondo danni all’ambiente e mettendo in pericolo la salute e la vita delle persone. Il bollettino rosso che si sta registrando in tutta la Penisola è davvero preoccupante: tre regioni in codice rosso (Sardegna, Emilia Romagna e Toscana hanno dichiarato lo stato di emergenza per siccità), massima allerta in tutte le altre regioni e poi fiumi e laghi quasi a secco con il Piave e il Lago di Bracciano in forte sofferenza.

È quanto denuncia e sottolinea Legambiente, che fa il punto sull’emergenza siccità, tornando a ribadire l’urgenza di “avviare i piani nazionali di adattamento al clima” e di incentivare “una corretta e sostenibile gestione della risorsa idrica”, che da una parte riduca la domanda e i consumi e dall’altra incrementi l’efficienza degli usi, per evitare, anche in risposta ai mutamenti climatici in atto, fenomeni di crisi per il paese.

L’agricoltura, uno dei settori chiave della Penisola, è in ginocchio e intanto sale l’allerta per il rischio incendi, spesso causati anche per mano dolosa. Nel 2016 su 47.926 ettari di superfici andate in fumo ben 27.728 ettari di territorio sono bruciati a causa di roghi dolosi: circa il 60%. Al problema dei cambiamenti climatici e dell’emergenza siccità, si aggiunge quello del sistema idrico, come gli elevati consumi, in particolare del settore agricolo, una rete di captazione, adduzione e distribuzione che fa acqua da tutte le parti, la mancata messa in pratica del riutilizzo delle acque reflue depurate.

L’associazione ambientalista sintetizza in un vademecum quelli che a suo avviso sono gli interventi prioritari da adottare per evitare sprechi e dispersione idrica, a partire dalla “riconversione dei sistemi di irrigazione dei terreni, dall’ammodernamento degli acquedotti, incentivando il riutilizzo delle acque reflue, prevedendo più controlli e un sistema di premialità e sanzioni senza dimenticare che la sfida del risparmio idrico passa anche per i regolamenti edilizi”.

“Il tema dei cambiamenti climatici in atto- dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente- deve essere messo con urgenza al centro dell’agenda politica e in quella di pianificazione e valutazione degli interventi. Che ne dica il Presidente Usa Donald Trump, i cambiamenti climatici non sono una delle ‘fake news’ ma una realtà concreta da affrontare al più presto attraverso l’impegno congiunto di tutti gli Stati, rispettando gli accordi di Parigi e avviando interventi rapidi e politiche di adattamento”.

“E anche l’Italia deve fare la sua parte, approvando il piano nazionale di adattamento al clima, che deve diventare il riferimento per gli interventi di messa in sicurezza del territorio e dei finanziamenti nei prossimi anni. In questa partita così delicata si inserisce anche la gestione dell’acqua e la definizione di una seria politica di tutela e gestione della risorsa idrica, un bene comune fondamentale per la vita, da preservare nella qualità oltre che nella quantità”, conclude.



COLDIRETTI: ITALIA A SECCO, FIUME PO SOTTO DI 1,5 METRI

Il livello idrometrico del fiume Po è più basso di oltre un metro e mezzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con l’Italia che è a secco per la mancanza di pioggia. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti a Piacenza, la provincia dove insieme a Parma è stato dichiarato lo stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri.

La situazione del più grande fiume italiano è rappresentativa della crisi idrica che ha colpito la food valley italiana mettendo in pericolo l’agricoltura ed il suo indotto dal quale dipendono centinaia di migliaia di posti di lavoro. Tra la provincia di Parma e quella di Piacenza si coltiva 1/4 del pomodoro da conserva Made in Italy duramente colpito dalla siccità, ma a soffrire è l’intero bacino idrografico del Po dal quale dipende il 35% della produzione agricola nazionale.

Sotto assedio sono le province dove sono concentrati i caseifici di Parmigiano Reggiano e allevamenti di maiali e dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio e per nutrire più di 650 mila bovini, che producono latte per i principali formaggi Dop italiani, e 1,5 milioni di maiali, che forniscono le cosce per prosciutti Dop di Parma e di Modena e carne per salumi Dop come il Culatello di Zibello. In difficoltà sono in realtà i campi coltivati e gli allevamenti lungo tutta la penisola dove la Coldiretti stima danni per quasi un miliardo di euro in agricoltura.

Dai cereali ai foraggi, dagli ortaggi alla frutta, dal girasole al pomodoro, ma anche i vigneti e i pascoli per l’alimentazione degli animali che sono sotto stress anche per il caldo con un calo fino al 20% della produzione di latte. Se Sardegna, Emilia Romagna, la Toscana e il Veneto hanno richiesto addirittura al Governo lo stato di emergenza la situazione è preoccupante dal Piemonte alla Lombardia alla Liguria, dalla Toscana al Lazio, dall’Umbria alla Calabria, dalla Campania alla Puglia, dalla Basilicata, dal Friuli alla Sicilia.

“Gli agricoltori- dichiara la Coldiretti- sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare”.

“Di fronte alla tropicalizzazione del clima se vogliamo continuare a mantenere l’agricoltura di qualità, dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con interventi strutturali che non possono essere più rimandati. Occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua”, conclude la Coldiretti.

23 giugno 2017

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