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Biodiversità, in Italia scomparse 3 varietà di frutta su 4, in un secolo da 8.000 a 2.000 tipologie

pomodoro zebra“In Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro ma grazie al lavoro degli agricoltori molti vegetali sono stati salvati dall’estinzione e tornano in tavola, dal mais rosso al pomodorino zebrato fino alle patate blu”. Lo dice la Coldiretti che, in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità, offre la possibilità di conoscere per la prima volta ai visitatori di Expo i cibi Made in Italy sopravvissuti all’omologazione, dall’ortofrutta al vino, dall’olio ai formaggi nel Padiglione Coldiretti ‘No Farmers no Party’, all’inizio del Cardo, Ingresso sud; un impegno “per aiutare i cittadini a fare scelte di acquisto consapevoli a difesa dell’ambiente” che la Coldiretti sostiene anche con la distribuzione speciale per l’appuntamento dello “scrigno dei semi scomparsi”, un kit per permettere ai visitatori di coltivare nel proprio orto specie vegetali dimenticate e contribuire personalmente alla salvaguardia della biodiversità.

In Italia nel secolo scorso si contavano “8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta”, spiega la Coldiretti.

Tra le curiose varietà recuperate dagli ‘agricoltori-custodi’ in mostra ad Expo molte hanno “proprietà salutistiche e nutrizionali uniche, anche legate al loro differente e insolito colore; le patate blu del Trentino, grazie alla loro polpa blu mare, sono ricchissime di antociani che migliorano la vista e prevengono il deposito di colesterolo sui vasi sanguigni e risultano di grande effetto se trasformate in un divertente purè blu; le patate dalla buccia rossa dell’Umbria hanno un alto contenuto in acidi fenolici, note sostanze antitumorali e di antociani, responsabili della pigmentazione rossa e potenti antiossidanti, mentre quelle viola, scoperte nel Parco nazionale del Gran Sasso dove è stata riscoperta e recuperata un’antica varietà detta turchesa per la sua caratteristica colorazione della buccia, oltre ad avere tanti antiossidanti presentano un elevato contenuto di sostanza secca, consistenza e granulosità media che le rendono adatte a diversi usi e cotture”, spiega la Coldiretti.

Inoltre, “c’è anche il pomodorino zebrato che non è solo bello da vedere, ma anche buono per il palato e per la salute. Infatti, dentro è molto più scuro rispetto ad un pomodoro normale perchè contiene più licopene, che ha un fortissimo potere antiossidante, ha un alto contenuto di tutte le vitamine idrosolubili, leggero, rimineralizzante, dissetante, con un alto potere nutrizionale” ed è tornato sul mercato anche “il pomodoro giallo dal colore di quello originale scoperto nelle Americhe e apparso in Europa alla fine del ’500. Il colore giallo denota un alto contenuto di beta-carotene, precursore della vitamina A che previene problemi alla vista, agli occhi e alla pelle e che, essendo un antiossidante naturale, rafforza il sistema immunitario da raffreddori, tosse e infezioni e protegge anche le cellule dai processi di invecchiamento e dall’azione nociva di tossine e da neoformazioni, specialmente alla prostata, alla laringe, all’esofago e allo stomaco”.

Ancora, continua la Coldiretti, “il mais di colore rosso che è una fonte di acido folico e vitamina B1 e presenta una buona quantità di ferro e di altri minerali, utili in caso di anemia; è particolarmente digeribile, ricco di fibra alimentare che rallenta l’assorbimento degli zuccheri, contribuendo così a mantenere bassi i livelli di glicemia nel sangue. Coltivato in Trentino, dai chicchi resistenti e vitrei di colore rosso macinati si ricava una farina di colore giallo dorato, che viene utilizzata per la produzione della tipica polenta di Storo”.

A garantire la sopravvivenza di molti animali è invece “la salvaguardia di antiche tradizioni casearie come il formaggio marcetto teramano o la ricotta Asquanta ottenute da latte di pecora mentre il puzzone di Moena è prodotto soprattutto dalla vacche della Val di Fassa”. A rischio infatti, spiega la Coldiretti “c’è anche la straordinaria biodiversità degli allevamenti italiani dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo rurale dell’ultima programmazione”.

Per esempio, dell’asino romagnolo “sono rimasti solo 570 esemplari impegnati nella produzione di latte uso pediatrico e per l’onoterapia”, della capra Girgentana “si contano circa 400 capi per la produzione di latte destinato alla Tuma ammucchiata (formaggio nascosto) stagionata in fessure di muro in gesso e/o pietra, che in passato venivano murate per nasconderle ai briganti”.

Inoltre, continua la Coldiretti, “ci sono la gallina di Polverara, la Mora romagnola una razza di maiale dal mantello nerastro, con tinte dell’addome più chiare, i bovini di razza Garfagnina con mantello brinato e pelle di colore ardesia che annovera una popolazione di appena 145 capi o quelli di razza Pontremolese che sono rimasti appena in 46″; a rischio non c’è però solo la biodiversità, ma anche il presidio del territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali”.

Per la Coldiretti, un’azione di recupero “importante” si deve ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna amica attivi in tutte le Regioni e che “hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione”.

Si stima che, conclude la Coldiretti “almeno 200 varietà vegetali definite minori, tra frutta, verdura, legumi, erbe selvatiche e prodotti ottenuti da almeno 100 diverse razze di bovini, maiali, pecore e capre allevati su scala ridotta trovino sbocco nell’attuale rete di mercati e delle Botteghe degli agricoltori di Campagna amica”.

21 maggio 2015

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