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Usa, Washington Post accusa Trump: “Ha rivelato informazioni classificate ai russi”


ROMA – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe rivelato informazioni “altamente classificate” al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all’ambasciatore di Mosca a Washington, Sergey Kislyak, durante l’incontro avvenuto lo scorso 10 maggio alla Casa Bianca. A muovere la pesante accusa nei confronti di Trump è il Washington Post che, citando “funzionari attuali e precedenti” dell’amministrazione, sostiene che le rivelazioni del presidente avrebbero “compromesso una fondamentale fonte di intelligence vicina allo Stato Islamico”.

“Le informazioni trasmesse dal presidente Trump- scrive il Washington Post in una lunga ricostruzione firmata da Greg Miller e Greg Jaffe- erano state fornite agli Stati Uniti attraverso un accordo di intelligence considerato talmente ristretto che i dettagli erano stati tenuti nascosti sia agli alleati che all’interno dello stesso governo“. Secondo le fonti citate dai due giornalisti, “il partner non aveva dato l’autorizzazione di condividere le informazioni con la Russia e questa decisione sta mettendo ora a rischio la cooperazione con un alleato che ha accesso diretto al funzionamento interno dello Stato Islamico”.

Secondo il Washington Post, le conseguenze delle rivelazioni sono state immediate. Nonostante le smentite, infatti, le fonti citate affermano che “alti ufficiali della Casa Bianca si sono mossi per contenere il danno, coinvolgendo CIA e NSA“. Ma, oltre alle tensioni nei rapporti con la fonte di intelligence, secondo il giornale potrebbero ora esserci ripercussioni anche con i Paesi che prendono parte alla coalizione anti-Isis guiadata dagli Stati Uniti, perché “Trump ha rivelato più informazioni all’ambasciatore russo che ai suoi stessi alleati”.



LA REPLICA DI TRUMP: “E’ UN MIO DIRITTO”

Ed arriva rapida la replica di Trump, che ammette di aver parlato con i russi e smentisce le versioni ufficiali rilasciate qualche ora prima dalla Casa Bianca e dal Cremlino. Dal suo account Twitter, infatti, il presidente degli Stati Uniti replica di avere “il diritto di condividere con la Russia informazioni pertinenti il terrorismo”. Sarebbero quindi “ragioni umanitarie” e “la volontà di coinvolgere sempre di più la Russia nella lotta contro l’Isis” le ragioni che hanno spinto Trump a desecretare le informazioni in suo possesso. Un potere, questo di desecretare informazioni classificate, che rientra tra quelli del presidente statunitense.

I tweet di Trump contraddicono però la versione diffusa dal consigliere per la Sicurezza Nazionale McMaster, che aveva dichiarato “falsa” la storia del Washington Post, negando che fossero stati discussi “metodi, fonti o operazioni militari” e citate informazioni classificate. Anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva fornito una versione differente da quella di Trump, liquidando le accuse pubblicate dal quotidiano statunitense come l’ennesimo caso di “fake news dei giornali americani”.

Questo nuovo terremoto arriva in un momento delicato per il presidente Trump, costretto ad affrontare numerose pressioni legate alla ‘Putin-connection’. La settimana scorsa, infatti, Trump aveva licenziato il direttore dell’Fbi James Comey, nel mezzo di un’inchiesta sui possibili collegamenti tra la sua campagna elettorale e Mosca. Il giorno dopo il licenziamento di Comey, è avvenuto l’incontro incriminato tra Trump, Lavrov e Kislyak all’interno dello studio ovale.

di Michele Bollino

16 maggio 2017

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