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A Roma è giallo ‘nasoni’: in città sono 2.500, ma “alcuni spariscono”

ROMA  – Sono oltre 2.500 in tutta la città i ‘nasoni’, le tradizionali fontanelle romane diventate negli anni uno dei simboli più riconoscibili della Capitale.

Un patrimonio culturale ma anche idrico, con l’erogazione di 5 metri cubi di acqua potabile al giorno, 1.825 all’anno, per un costo di 3.200 euro annuo a fontana a carico dei cittadini, tramite la tariffa integrata, per un totale di circa 9 milioni di euro. E, durante la commissione capitolina Lavori pubblici di oggi pomeriggio, sono finiti al centro di un vero e proprio ‘giallo’: “Ultimamente sono scomparse molte fontanelle, e vogliamo capire che fine abbiano fatto”, la denuncia della presidente M5S della commissione, Alessandra Agnello. Un quesito a cui i dirigenti di Acea Ato 2 – Marco Meddi e Marco Salis, responsabili rispettivamente di Customer care e Impianti di depurazione – convocati alla riunione, a cui hanno partecipato anche cittadini, comitati di quartiere e consiglieri municipali, non hanno saputo dare risposta. Da qui la richiesta ufficiale da parte della commissione all’Acea e al Simu di fornire l’elenco ufficiale di tutte le chiusure e le rimozioni dei nasoni di Roma.

IL SIMU: PRESTO MAPPA NASONI AGGIORNATA

“Noi rimuoviamo le fontanelle su richiesta del Simu o del Servizio giardini, non lo facciamo mai di nostra iniziativa“, hanno spiegato dall’azienda.

Dura la replica della consigliera M5S, Carola Penna: “È assolutamente grave che Acea non sappia che fine abbiano fatto questi nasoni, è inaccettabile che dei dirigenti rispondano così“. Anche se appare effettivamente difficile tenere traccia di tutti i nasoni, visto che “l’ultima mappa è stata fatta nel 2008”. Ma, ha assicurato l’ingegner Maurizio Di Tosto, dirigente responsabile dell’Unità organizzativa Impianti tecnologici del dipartimento Simu del Campidoglio, “è stata già avviata una nuova cartografia in Gis con tutto il posizionamento e la mappatura delle fontanelle nella città”.

DA CENTRO STORICO FINO A LAURENTINA, LE FONTANELLE SCOMPARSE

Tra le segnalazioni di fontanelle scomparse emerse oggi, ci sono quelle del comitato di quartiere di Testaccio, secondo cui “a piazza Testaccio è stata messa la Fontana delle Anfore ma sono sparite 4 fontanelle”, e quelle della consigliera M5S del I Municipio, Giusi Campanini: “Nella primavera del 2016 ho ricevuto una chiamata da alcuni cittadini di Campo de’ Fiori che mi dicevano che nella piazza era stato rimosso il nasone davanti al cinema, e nessuno sapeva il motivo. Ho chiamato il servizio Riparazione guasti di Acea e l’operatore mi ha detto che era stato rimosso perché era stato trovato riverso per terra e quindi avevano chiuso il rubinetto, ma mi hanno assicurato che avrebbero riposizionato la fontanella entro 15 giorni. Così, visto che non era stato così, li ho richiamati dopo l’estate ma all’Acea non risultava più nulla, come se si fosse volatilizzato“.

Un’altra segnalazione, ha sottolineato la consigliera, “riguarda un nasone sparito a vicolo del Bollo, a Trastevere. Vorremmo sapere se esiste un deposito di queste fontanelle e se c’è la possibilità di recuperarli, perché sono un patrimonio per la città di Roma”. Anche il consigliere capitolino di Fdi-An, Francesco Figliomeni, ha riportato la ‘scomparsa’ di due nasoni, “uno a via Collatina, incrocio via Penazzato, e uno a via delle Libellule, tolto nel 2011 per i lavori di raddoppio della Laurentina e mai più riposizionato”.

M5S: VANNO TROVATE E RIPOSIZIONATE DOVE DICONO I ROMANI

“Con Acea faremo una serie di incontri, questo è il primo e il più importante perché parliamo dell’acqua, un bene naturale che è patrimonio di tutti. Da parte dei cittadini c’è particolare attenzione non solo sull’acqua ma anche su fontane e fontanelle, che ci costano ogni anno complessivamente 16 milioni di euro, di cui circa 9 per i nasoni”, ha commentato Agnello.

Ultimamente, ha aggiunto, “sono scomparse delle fontanelle, almeno 8 solo negli ultimi tempi, quelle segnalate oggi, ma chissà quante sono in totale. Se questi nasoni non sono finiti in qualche villa privata ma sono stati stoccati da Acea, allora andrebbe fatta una razionalizzazione, perché in alcuni posti ce ne sono quattro in 50 metri mentre in intere aree nessuno. Vanno spostati dove è più utile, ma non vanno mai tolti o chiusi perché sono un bene storico e perché siamo fortunati ad avere l’acqua e dobbiamo usarla. Gli stessi cittadini potrebbero dare lo spunto per riposizionarli”.

12 gennaio 2017

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