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Dieci anni dal terremoto dell’Aquila: la storia di Massimiliano

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L’AQUILA – “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” diceva un noto cantautore, ed e’ davvero cosi’. A volte un evento drammatico come un terremoto puo’ cambiarti la vita, in meglio. E’  il caso di Angelo, ragazzo solare e pieno di vita, originario d’Ancona, il quale, il 6 aprile del 2009, dorme beato nel suo letto, a circa 200 km da una citta’, L’Aquila, che, alle 3.32 della notte, sarebbe stata sconvolta da uno dei terremoti piu’ forti registrati in Italia (6.3 di magnitudo ndr).

Nonostante la distanza, anche il letto di Angelo un pochino si muove quella notte e lui di quei momenti conserva ancora lo stupore che ebbe nel vedere di li’ a poco in tv i danni che l’evento sismico aveva provocato, ignaro che, 15 giorni dopo, avrebbe constatato con i suoi occhi l’avvenuto.

Il suo migliore amico, infatti, soccorritore della Croce Verde, l’8 aprile 2009 si reca nel capoluogo abruzzese per prestare soccorso alla popolazione. Sul posto ad aiutarlo ci sono anche molti aquilani, tra cui Maria Elisa, volontaria della Croce Rossa. Qualche giorno dopo a offrire un posto dove dormire alla ragazza sarebbe stato proprio Angelo, che da lei non si sarebbe piu’ separato.

“A L’Aquila sono venuto due settimane dopo il terremoto, dopo aver ospitato a casa quella che ora e’ diventata mia moglie (lei in quei giorni aveva bisogno di un letto dove dormire e di un bagno nel quale lavarsi). Sono partito per L’Aquila con una tenda e del cibo perche’ mi aveva detto che non c’era niente”, racconta Angelo. “Appena arrivato ho pensato ‘cavolo che casino’. C’era tanto bisogno d’aiuto, ma anche tanta voglia di dare aiuto. Ricordo il dolore della gente che incontravo, il senso di smarrimento delle persone che ho conosciuto in quei giorni, ma anche un grande amore verso il prossimo, il desiderio di rendersi utili e di farsi forza l’un l’altro. Non essendo stato toccato direttamente dal terremoto ho avuto la fortuna di vedere il lato umano che c’era in quei giorni. Ed e’ stata un’emozione grande, che difficilmente potra’ ripetersi”.

IL TRASFERIMENTO

“Sono venuto a vivere a L’Aquila nel 2012. Quando ci hanno riconsegnato casa. Ho trovato un ambiente molto famigliare, ho fatto subito amicizia. Mi sono ambientato abbastanza rapidamente”, racconta Angelo, il quale per restare insieme alla sua compagna, subito dopo il trasferimento inizia a darsi da fare per cercare lavoro. Lo trova prima nei cantieri della ricostruzione e poi in uno dei pochi bar che riaprono in centro. Nel 2015 finalmente riesce a raggiungere il suo obiettivo ed entra a far parte del corpo dei Vigili del Fuoco. Inizia cosi’ il suo peregrinaggio per varie citta’ d’Italia (Roma, Mantova, Ancona), ma il suo ‘porto sicuro’ resta sempre L’Aquila, dove torna ogni volta che puo’. 

VIVERE UNA CITTA’ TERREMOTATA

“Qui tuttora manca una quotidianeita’ che e’ difficile creare perche’ non ci sono dei punti d’aggregazione per la citta’, una piazza da poter condividere con la gente, non ci sono molte attivita’”, spiega Angelo.

LA PAURA DEL SISMA

“La paura c’e’, pero’ l’Italia e’ tutta sismica, devi sapere dove vivi. Ci vuole un po’ di consapevolezza, e’ ora che la riscopriamo un po’ tutti”, conclude.

A settembre 2019 Angelo ha ottenuto l’agognato trasferimento in Abruzzo e ora lui e sua moglie aspettano ‘un piccolo aquilano’.

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