Zatti (Unibg): Le relazioni sociali si distorcono con 'Do ut des'
(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 21 lug. - Il denaro come misura del valore personale. "Negli ultimi 20, 30 anni il valore di una persona è sempre più legato al suo tenore di reddito. Questo distorce il significato classico di 'valore', che dovrebbe dipendere dalle azioni e dal potere di 'funzioni' esercitate all'interno di una rete sociale. Denaro e successo pubblico sono i fenomeni della post contemporaneità: vali per quanto guadagni, e il guadagno è legato al successo e alla conoscenza pubblica di una persona". Lo spiega alla DIRE Alberto Zatti, professore di Psicologia sociale dell'Università degli studi di Bergamo (Unibg). Il docente, insieme a Massimo Bustreo, ricercatore della Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM), ha scritto il libro 'Denaro e psiche. Valori e significati psicosociali nelle relazioni di scambio'.
Esemplificativo di come il valore della persona si basi sempre di più, oltre che sul denaro, sulla notorietà, "è Facebook- nota lo psicologo- dove si è importanti per il numero di 'mi piace' e di 'amici' che mi seguono".
I 'VALORI' DEL DENARO - "Il denaro di per sé è un semplice strumento di scambio. Si è attribuito a un oggetto simbolico, che è la carta moneta, un valore di regolamentazione di scambi economico-sociali e di veicolo di emancipazione individuale: sono autonomo perché ho un reddito e questo rinforza molto la mia libertà individuale, che è una 'libertà da' e una 'libertà di' fare una scelta e di seguire una politica personale". Il denaro, inoltre, non porta necessariamente alla distorsione dei rapporti: "Prendo ad esempio la Banca del Microcredito che aiuta le famiglie indigenti- chiosa lo psicologo- (partita dal Bangladesh ma poi si è diffusa in tutto il mondo) dando un finanziamento di base per attivare un lavoro che permetterà loro di emanciparsi. Quindi, il potere del denaro che guida le transazioni economiche è anche un potere che aiuta le persone ad essere più autonome ed emancipate. Tuttavia, quando i rapporti sociali finiscono per essere guidati da questo unico strumento, allora le cose si distorcono. Non tutto è traducibile in un 'Do ut des'- ricorda Zatti- i rapporti intimi, amicali, non possono tradursi in termini di scambio di valori equivalenti. E la distorsione deriva proprio dal fatto che tutte le relazioni sociali sono viste dal punto di vista del 'Do ut des' del denaro. Con il monopolio dell'economico il sociale finisce per essere distorto".
LE DIVERSE FUNZIONI DEL DENARO - Il denaro permette "lo scambio tra un simbolo e un oggetto, ma dà un valore di quantità, è un'unità di misura della potenza di una persona. L'economico tutto, e il denaro a maggior ragione, poggia sulla fiducia che si viene a costruire. Le vicende tra Europa, Germania e Grecia sono proprio basate su questo- ricorda il professore- secondo gli esperti, nel conto di un bilancio europeo conviene che si dimezzi il debito, si proceda al finanziamento immediato e si avvii un ciclo positivo dell'economia. Ecco, la razionalità economica pensa in questo modo- chiosa Zatti- però le cronache ci dicono che è saltato il piano di fiducia, che è psicologico. Tra i politici si è avviata un'interazione che ha azzerato la fiducia reciproca. Questo è un problema psicologico e di comunicazione tra le persone che non riescono a mantenere i patti".
IL DIBATTITO ATTUALE - "Se l'unico fine è il capitale stesso, si finisce per disumanizzare e asservire l'uomo a un sistema messo in piedi in maniera meccanica: muovere capitali enormi e non più confinabili nei singoli Stati nazionali. Con internet si può fare tutto, dove si vuole e in poco tempo. Dunque il dibattito attuale- sottolinea Zatti- verte sulla domanda 'Come controllare la finanza e non renderla fine a se stessa?'. Secondo Marx, il valore è sia valore di scambio che plusvalore. Se nel processo economico è presente questa dinamica di valore che aggiunge valore (plusvalore), che produce valore, che lascia e rilascia valore, allora guadagniamo tutti".
LA BANCA DEL TEMPO DOVE IL DENARO NON SERVE - "Nel mio caso tengo a sottolineare come le relazioni sociali abbiano spazi e realtà dove il denaro conti poco anche da noi, anzi porta a una distorsione nei rapporti intimi, familiari, di amicizia e di comunità. La Banca del Tempo è uno strumento di solidarietà comunitaria che usa il modello della banca 'Do ut des' in termini di tempo. Offro un'ora del mio tempo a prescindere dal costo orario del lavoro, perché altrimenti non sarebbe più uno scambio di solidarietà e di parità tra le persone nella loro totalità. In questo contesto- conclude il professore dell'Unibg- il denaro non è sempre così utile".
(Wel/ Dire)