(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 14 lug. - Non si arriva mai per caso a Santa Teresa d'Avila, è un incontro della vita. Nella storia di questa donna moderna, mistica ed eversiva, "c'è l'essere delle femmine attraverso i secoli: sempre divise in un continuo scegliere tra famiglia e lavoro, figli e marito, famiglia e politica, tra un cavaliere e l'altro. Teresa era una signora borghese di Milano che viveva le contraddizioni tipiche del suo contesto sociale, ma con una capacità di amare talmente elevata da diventare mistica. Un amore di cui sono capaci tutte le donne". Parole forti quelle di Maria Pia Garavaglia, ex vicesindaco di Roma e senatrice Pd, in apertura della presentazione del libro di Giuliana Kantzà, analista membro della Scuola Lacaniana di psicoanalisi, dal titolo 'Teresa fra angoscia e godimento. Psicanalisi di una santa'. L'evento è stato promosso da Paola Binetti, deputato Ap, a Montecitorio.
"La nostra generazione ha conosciuto la battaglia delle donne, quella che ha cambiato un po' la società (ad esempio l'abolizione del delitto d'onore)- prosegue Garavaglia- è vero che il femminismo italiano non è stato sempre condivisibile, ma il lavoro d'identificazione 'in sé' e non 'altro da', quello di un femminismo che si stava riappropriando del proprio corpo ('Io sono mia, l'utero è mio') è stato molto importante. Segno di un'autodeterminazione femminile che ci ha resi tutti consapevoli che la responsabilità è legata all'identità- conclude- e che più di libertà bisognerebbe parlare di promozione della donna, capace di diventare madre e non di diventare uguale all'uomo".
Chi era Santa Teresa d'Avila? "Una santa del 1500, periodo in cui il rigore medioevale era scemato per lasciare spazio alle idee rinascimentali. La sua vita può essere divisa in due fasi: "quella della frivolezza adolescenziale e quella della malattia che irrompendo nella sua vita e la restituisce a una dimensione di assoluta profondità". Teresa farà poi ritorno al Monastero dell'Incarnazione di Avila e "scoprirà la forza della preghiera- afferma Binetti- che la aprirà al rapporto con la trascendenza".
La santa è portatrice di un amore generativo: "È la madre delle sorelle che la seguiranno e a cui dedicherà tutta la vita. Nell'amore per Cristo- termina la neuropsichiatra infantile- svilupperà la dimensione della maternità: il cuore stesso dell'essere donna è infatti l'essere generative".
LA FEMMINILITÀ PER LACAN: UN VUOTO QUALE STATUTO STRAORDINARIO - "L'angoscia per Lacan deriva dall'articolazione del meno, che diventa la chiave identitaria del femminile. La femminilità non è più, per lo psichiatra francese, una mancanza vissuta come invidia di qualcosa che non c'è, ma un vuoto quale statuto straordinario. Su questa consapevolezza si apre l'angoscia, che è essa stessa apertura all'enigma, al non sapere". Il chiarimento arriva da Magda Di Renzo, analista junghiana e direttrice della Scuola di specializzazione in psicoterapia psicodinamica dell'età evolutiva dell'Istituto di Ortofonologia (IdO)di Roma.
"L'unica strada per la verità è l'accettazione del non sapere e non il seguire la legge dell'intelletto. Viviamo in un momento di esilio semantico- afferma la terapeuta- e constatare che nel Disegno di legge sull'autismo si affermi che non si può ridurre tutto in evidenze di base è davvero apprezzabile, perché se si vuole essere liberi di cercare la verità bisogna anche accogliere di non sapere. L'evidenza di base non basta da sola, non definisce l'individuo nella sua globalità".
Anche Jung si distaccò da Freud, non accettando la dimensione spirituale quale sublimazione dell'istinto pulsionale. "Il rapporto con i segreti e i misteri non è codificabile con la ragione, sono i misteri a possederci e non viceversa", ricorda Di Renzo.
Santa Teresa "è una donna che si apre al maschile, madre anche dei figli possibili. In lei troviamo le dimensioni dell'insegnare e del trasmettere, dell'identità del maschile e femminile che dobbiamo recuperare. La donna di oggi dovrebbe accettare di più questo vuoto, perché c'è un grande malessere della dimensione materna e femminile nei luoghi dell'infanzia".
Tra liberazione e promozione "c'è una forte differenziazione semantica- chiosa la psicoterapeuta- la liberazione è l'opposizione a, la promozione è la condizione femminile che si riconosce in sé e non in opposizione al maschile. Solo un padre può aiutare una madre a vedere la tenerezza che è in lei". TERESA UN MESSAGGIO DELLA MODERNITÀ - "'Santa Teresa della modernità', perché autonoma e capace di autodeterminarsi". Prende così la parola Suor Marcella Farina, professore ordinario di Teologia Fondamentale della Pontificia facoltà di Scienze dell'Educazione 'Auxilium'.
"Teresa anticipa i suoi tempi e oggi si troverebbe a suo agio- afferma la docente- perché è attuale la dialettica tra libertà e verità. Pensiamo alla dichiarazione della libertà religiosa del Concilio Vaticano II, pensiamo a Paolo VI che ha iniziato la strada della 'Civiltà dell'amore', a Giovanni Paolo II che ha risposto al grande odio con il grande amore (espressione dell'amore femminile). Infine a Papa Francesco, che parla di 'Civiltà della tenerezza'- ricorda Suor Marcella- perché la verità non può risuonare in un cuore privo di calore".
Nelle omelie del 24 dicembre 2013 e 2014 Papa Francesco evidenza come da "quel bambino scaturisca una tenerezza che risponde alla domanda implicita che abbiamo nel cuore: incontrare l'altro in una tenerezza che mi abbraccia. Incontrare un Dio che viene a me attraverso una via umile. L'angoscia della mistica deriva da una crescente consapevolezza della propria finitudine, quale luogo antropologico della difficoltà di accettare il limite. L'angoscia di questa donna è il frutto di un 'non ancora da conoscere', di un non contentarsi mai del già, per andare sempre nell'oltre che è anche l'altro. Un'angoscia che dialoga tra i concetti di verità e libertà, libertà e amore, intelligenza e verità, intelligenza e amore".
TERESA E IL FEMMINISMO DELLA DIFFERENZA- Livia Turco, da donna comunista e credente ha conosciuto Santa Teresa in due momenti diversi della sua vita: da giovane in oratorio e negli anni del femminismo. "Venivo dalla provincia di Cuneo e facevo politica con le mie gambe. Avevo scelto il Partito Comunista che era ricco di 'donne toste' e ho imparato a dirmi femminista- spiega l'ex ministro della Salute- nel riconoscimento delle differenze. Da qui ho intrapreso un viaggio interiore che ha messo in discussione una certa unilateralità: quella che ci vede in competizione con il maschile, quella dell'essere più brave degli uomini, a cui dico 'No, grazie'".
E' in questa fase della vita che "ho rincontrato Teresa come donna femminista, che ha imparato che bisogna vivere la complessità anche se dolorosa", confessa Turco, visibilmente emozionata. Santa Teresa d'Avila "mi ha trasmesso 'il femminismo della differenza', una libertà conquistata nella relazione con Dio e connaturata in un amore che ha radici nella fragilità e nella potenza del desiderio: eccolo il concetto di modernità. Teresa era umile e ambiziosa, espressione di un senso libero di differenza femminile che ha messo fine all'unilateralità maschile".
Le sante, le mistiche, "sono figure cruciali per dare un senso profondo alla libertà e alla differenza femminile oggi troppo banalizzata e volgarizzata. È importante ritrovare il senso della complessità dell'esperienza della vita. Noi siamo una generazione che ha dato molto nel lavoro, ma quanto abbiamo perso di umanità e di esperienza femminile? Come possiamo ridare senso e ricchezza all'esperienza della femminilità? Molto c'è da recuperare sulla maternità e sulla misericordia. C'è bisogno di umiltà e condivisione- conclude Turco- altrimenti non si lenisce nessuna ferita, né sarà mai possibile una reciproca comprensione".
(Wel/ Dire)