Newsletter per un'inclusione di qualità (università Padova)
(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 10 feb. - 'Abbiamo pensato a lungo al titolo da dare a questa newsletter, volevamo che facesse, sin da subito, chiaramente riferimento ai nostri ancoraggi teorici e che indicasse anche le 'preferenze' ideologiche e sociali che ci caratterizzano. Sin da quando alcuni di noi si sono trovati a lavorare assieme all'interno del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità, la Riabilitazione e l'Integrazione, abbiamo condiviso la visione ecologico-comportamentale che ci ha portato a ritenere che ogni considerazione 'attorno' a qualsiasi persona non possa che essere contestualista e che ogni manifestazione debba essere compresa e letta in riferimento a quei contesti che ne sono in buona parte responsabili'. Introducono così la newsletter 'Contesto, ConTesto e CONTESTIAMO?' gli autori Salvatore Soresi, Laura Nota, Lea Ferrari, Teresa Maria Sgaramella, Paolo Moderato, Francesca Pergolizzi e tutto il team del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità, la Riabilitazione e l'Integrazione e del Larios dell'Università di Padova (http://cda.psy.unipd.it/files/contestiamo2.pdf).
RIDIMENSIONARE LO STORICO GAP TRA DIAGNOSI E INTERVENTO - 'Questo modo di concepire i comportamenti e le storie degli esseri umani ci hanno fatto intravedere anche la possibilità di ridimensionare lo storico gap tra diagnosi e intervento, che da tempo la diagnostica tradizionale ci aveva abituati a subire. Di fatto il ricercare e l'attribuire importanza alle determinanti di tipo ambientale e contestuale può significare anche suggerire i cambiamenti da mobilitare al fine di stimolare i miglioramenti auspicati tramite l'attivazione dei punti di forza e delle risorse che, sebbene in misura diversa, tutte le persone e tutti i contesti posseggono. In altri termini- proseguono- riteniamo che siano le persone e i contesti a fare la differenza. Coloro che si trovano ad essere coinvolti, professionalmente e non, nelle situazioni difficili, nell'intreccio di opportunità, barriere, supporti e risorse, determinano, a nostro avviso, le differenze a proposito della qualità della vita sperimentata'. IL CONTESTO - Il contesto, come insieme di condizioni, di opportunità, ma anche di avversità e di vincoli spaziali, temporali, relazionali, istituzionali e culturali, è 'al contempo il luogo privilegiato da considerare in sede di programmazione e realizzazione di qualsiasi tipo di progetto inclusivoà Non si potrebbero comprendere adeguatamente le prestazioni di una persona senza considerare le richieste e le aspettative, non si potrebbero analizzare in modo esaustivo le difficoltà di lettura o di problem solving senza analizzare le difficoltà e le tipologie dei testi che vengono proposti- precisano- non si dovrebbero precisare, e tanto meno etichettare, i 'Bisogni educativi speciali' senza considerare le capacità dei contesti formativi ed educativi di rispettare ed adattarsi alle differenze, non si dovrebbero ritenere inadeguati alcuni comportamenti senza ricercare chi e cosa li ha stimolati e li sta sostenendo, soprattutto con analisi marcatamente intraindividuali e di certificazione attestanti la presenza di deficit, di anormalità, eccezionalità e di esigenze 'speciali'à e tutto questo, magari, parlando anche di ICF, di modello psicosociale delle disabilità, di inclusione'.
L'OTTICA INCLUSIVA - Chi si occupa di educazione o di a-riabilitazione in un'ottica inclusiva 'non può contemporaneamente sposare concezioni marcatamente 'speciali' e delegare massicciamente agli specialisti (dall'insegnante specializzato, al neuropsicologo, a chi è stato 'abilitato' a diagnosticare le difficoltà d'apprendimento, le dislessie, l'iperattività o i Bes, e tra le altre cose, viene da chiedersi quali e quanti interessi sono in gioco riguardo la formazione dei 'certificatori'à), non può limitarsi a prendere atto, misurare, valutare o classificare le specificità e difficoltà 'individuali' e 'private' di questa o quella persona ed occuparsi di essa in modo speciale e 'separato' (a ben vedere anche la stima della capacità invalidante di una menomazione richiede osservazioni e visioni funzionali, ambientali!) à per non apparire 'intellettualmente disonesto' e 'fuori contesto', dovrà osservare, misurare, valutare anche e al contempo, relazioni contestuali per quanto concerne il passato, il presente e i futuri possibili di persone e situazioni che richiederanno, in ogni caso, collaborazioni e coinvolgimenti'.
Contesto deriva dal participio passato del verbo latino contexere e sta ad indicare qualcuno 'che intesse, che intreccia, o qualcosa o qualcuno che è stato intrecciato, composto, costruito (anche il Petrarca, in una sua Rima, ne fa quest'uso parlando di nave 'con le sartie di seta e d'or la vela; tutta d'avorio e d'ebano contesta'). A noi piace pensare che anche le nostre prestazioni e le nostre storie non siano completamente 'nostre', ma il risultato di circostanze, di condivisioni, di complicità, di annodarsi di relazioni e determinismi diversi e altrui. In tutto questo non vi sono solamente dati ed elementi 'oggettivi' (la presenza o l'assenza di barriere, di facilitazioni o di menomazioni, ad esempio) ma anche la rappresentazione e il significato che ad essi possono essere soggettivamente attribuiti in funzione degli scopi che si intendono perseguire (di inclusione o di emarginazione, ad esempio)'.
Soresi, direttore del Centro di Ateneo di Ricerca e Servizi in materia di Handicap, Disabilità e Riabilitazione, spiega: 'Occuparci di educazione e di a-riabilitazione in un'ottica inclusiva significa anche, pertanto, occuparci dei punti di vista altrui che, prima di essere contestati, andrebbero compresi per giungere almeno ad una analisi sufficientemente condivisa della 'realtà'. La parola contesto, in italiano almeno, ci consente di affermare, inoltre, che nel nostro lavoro non possiamo essere neutrali, che dobbiamo esprime chiaramente accanto a chi riteniamo opportuno schierarci (ci auguriamo dalla parte dell'utente e non del committente, come affermano i codici deontologici di diversi raggruppamenti professionali), in difesa di questo o quel modello teorico, del più forte o del più debole, degli avvantaggiati, dei superdotati, di coloro che riescono a competere o degli altri, degli svantaggiati, dei 'perdenti'à tanto che la parola contesto può trasformarsi in con Te sto! Ovvero un'esplicita dichiarazione di alleanza soprattutto se ci si trova a dover intraprendere percorsi di cambiamento difficili ed impegnativi. A noi piacerebbe molto che in epoche di marcata competizione come quelle che stiamo vivendo i segnali della solidarietà e della collaborazione diventassero più evidenti e che i professionisti dell'educazione e dell'inclusione, in particolare, si schierassero apertamente dalla parte dell'inclusione 'senza se e senza ma' e di quella dei più deboli. Tutto questo ci ricorda da un lato l'espressione che aveva portato Gramsci, il 17 febbraio del 1917, a chiedere agli esseri umani di essere 'cittadini e partigiani', di non cadere nell'indifferenza e nella neutralità in quanto 'l'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita' e, dall'altro, aveva portato Dante a condannare alle pene dell'inferno coloro che 'visser sanza 'nfamia e sanza lodo!'.
IMPEGNO E RESPONSABILITA' - 'A noi piace pensare a contesto e a contestiamo anche in termini di azioni implicanti la decisione di assumersi un impegno e una responsabilità proclamando e testimoniando quanto crediamo e al tempo stesso esortando con il proprio esempio, con-testimonianza, anche altri a farlo apertamente (à 'o contestoà suvvia, fatelo anche voià contestiamo!')'. Si tratta di 'azioni perfettamente legali- spiega il professore- in quanto proprio nelle scienze del diritto si parla di notificare a qualcuno, nelle forme consentite dalla legge, un reato, una contravvenzione, la presenza di svantaggi ed ingiustizie. In questo, in ogni caso, siamo in buona compagnia. Rimanendo nell'ambito della disabilità, la stessa Organizzazione mondiale della Sanità invita infatti i professionisti della salute e dell'inclusione a denunciare la presenza di ostacoli e barriere, a darsi da fare per il loro smantellamento ('abbattimento!') e per incrementare in tutti i cittadini i comportamenti di advocacy, ovvero di tutte quelle azioni di difesa e promozione dei diritti collettivi, specialmente delle persone più vulnerabili'. In questa prospettiva, 'l'advocacy mira a influenzare le decisioni della comunità in materia di sviluppo, di promozione dei diritti umani e della giustizia sociale- sottolinea Soresi- mediante azioni preventive e di denuncia, per evitare le violazioni dei diritti, ma anche azioni attive e costruttive, per assicurare il rispetto dei diritti di persone che si ritengano vittime di un pregiudizio o che lamentino di non essere ascoltate e sufficientemente rispettate, fino al punto di incontrare ostacoli alla loro piena cittadinanza. Si aggiunga che alcune associazioni internazionali (tra queste l'International Association of Applied Psychology; la European Society for Vocational Designing and Career Counseling) invitano tutti gli operatori a riconoscere che le attività di insegnamento, di counseling e orientamento condividono una natura sociale (Arthur, Collins, Marshall e McMahon, 2013), a chiedersi quali siano i bisogni di advocacy delle persone che bussano alla loro porta, a domandarsi quale giustizia sociale sperimentano le persone che incontrano e a mettere in atto azioni il cui obiettivo non sia raggiungere l'uguaglianza sociale (social equality), trattare tutti allo stesso modo, ma la giustizia sociale (social equity) ovvero l'abbattimento delle barriere vissute e sperimentate specificatamente dal singolo legate alla cultura, così come alle differenze individuali (Feldman e Tyson, 2014). I professionisti del sociale devono assumersi l'impegno di sviluppare competenza e fiducia nella possibilità di lavorare per la giustizia sociale per creare e potenziare quella rete di relazioni personali e sociali che permettono di mobilitare risorse per perseguire e migliorare le condizioni di vita, quella che Robert Putnam (2001) chiama capitale sociale di una comunità'.
(Wel/ Dire)