Roma, 13 mar. - Il dramma del suo aborto da sola in una bagno dell'ospedale Pertini di Roma ha riacceso le polemiche sull'applicazione della legge 194. Ma Valentina Magnanti, 28 anni, torna a parlare e accusa: "Non dimentichiamo se non ci fosse stata la legge 40 con i suoi assurdi divieti, tutto questo non sarebbe successo".
"Io sognavo un figlio. Invece mi sono ritrovata ad abortire al quinto mese sola come un cane. Abbandonata in un bagno dell'ospedale Pertini a partorire il feto morto, con il solo aiuto di mio marito Fabrizio. E tutto questo per colpa di medici obiettori, di uno Stato che non garantisce assistenza e di una legge sulla fecondazione ingiusta". La norma che contesta la donna è quella più discussa, la parte che vieta alle coppie fertili di accedere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, anche se portatrici di malattie trasmissibili geneticamente. Ed è stata quella che l'ha costretta ad abortire al quinto mese, lei portatrice di malattia genetica trasmissibile e con la diagnosi del feto ammalato.
L'inchiesta. Aborto, la legge negata. "Sono la ragazza di cui tanto si parla in questi giorni" scrive oggi attraverso l'associazione Luca Coscioni, "ho deciso, insieme a mio marito, di non rilasciare più alcuna intervista per due ragioni. La prima è che quello che dovevo dire l'ho già detto, e perché ripercorrere quel dolore fa ancora molto male" E però aggiunge: "Quello che ho raccontato spero possa servire affinché tutti sappiano che se non ci fosse stata la legge 40 con i suoi assurdi divieti tutto quello che ha riguardato me e la mia famiglia in questi anni non sarebbe mai successo. Ora, dunque, preferisco rimanere in silenzio, con l'eccezione di queste poche righe".
"Per quanto riguarda l'obiezione di coscienza, i dati provenienti dalle regioni italiane e la decisione del Consiglio d'Europa parlano chiaro, non sono certo io e non voglio essere io il pretesto per sollevare agli occhi di stampa e politica la questione, che dovrebbe essere affrontata a prescindere dai casi come quello mio. La seconda ragione è che tutta l'attenzione si è concentrata sulla vicenda dell'aborto, mentre per me è importante che ci si occupi seriamente del vero problema alla base della mia storia, che è la legge 40, e anche delle conquiste che sono state annunciate in conferenza stampa. Ora spetterà alla Corte Costituzionale decidere se abbiamo ragione oppure no. Vorrei, da cittadina italiana, che si parlasse di questo. Il mio dolore svanirà quando tutti i cittadini avranno gli stessi diritti".
(Cds/ Dire)