venerdì 9 Ottobre 2026

I riformisti dem lanciano le primarie aperte e avvisano il M5S: “Sostegno a Kiev non trattabile”

L'assemblea nazionale dei riformisti dem 'Cambiare!', svoltasi alla Casa del popolo di Coaiano a Prato: "Abbiamo il doppio dei voti degli altri, il Pd eserciti la sua forza"

PRATO – Un richiamo alla cifra identitaria del Partito Democratico, che non deve avere timore dei gazebo e del confronto aperto, unito a una linea ferma in politica estera che confermi il supporto militare all’Ucraina senza cedere ai diktat degli alleati. È questo il cuore degli interventi di Giorgio Gori, eurodeputato del Pd, a margine dell’assemblea nazionale dei riformisti dem ‘Cambiare!’, svoltasi alla Casa del popolo di Coaiano a Prato.

LE PRIMARIE CON DOPPIO TURNO: “I GAZEBO SONO LA NOSTRA CIFRA COSTITUTIVA”

Interpellato su una sua possibile discesa in campo per le primarie del centrosinistra, l’ex sindaco di Bergamo sceglie di non sbilanciarsi, ma rivendica il peso e la necessità dell’area riformista: “Non sarà l’argomento di oggi, non è il momento di parlarne. Se una voce riformista ci sarà alle primarie, sarà una cosa buona”.

Sullo strumento della consultazione popolare, Gori sgombra il campo da ogni esitazione: “Pensiamo che non sia l’unico strumento, ma non si deve avere paura in alcun modo delle primarie perché il Pd è nato con le primarie: è la nostra cifra costitutiva. Vanno affrontate con tranquillità, usandole come occasione per allargare il più possibile la platea. Ed è per questo che per noi le primarie si fanno a doppio turno, come nel 2012”. La scelta della doppia chiamata alle urne rappresenta un elemento dirimente: “Diversamente diventa una corsa troppo chiusa”.

L’eurodeputato mette in guardia dal rischio di regole restrittive o tatticismi il di partito: “Guai a chiudersi, guai a stringere le dimensioni del campo. Ho letto che secondo qualcuno sarebbe sciagurato se il Pd proponesse più candidature alle primarie, da un’altra parte ho letto che si preparano norme ad personam. Non sappiamo neppure se si faranno le primarie, ma il senso di questa chiusura?”.

Per motivare la necessità di un perimetro largo, Gori richiama i precedenti storici del partito: “Nel 2012 Pierluigi Bersani aprì per consentire la partecipazione alle primarie di coalizione di Renzi e di Puppato, oltre che di Vendola e Tabacci. Nel 2022 Enrico Letta cambiò le regole del partito per consentire la partecipazione di Elly Schlein al congresso, che vinse. Nulla di strano perché nel nostro Dna c’è apertura e non chiusura. E questo paga, perché alle primarie del 2012 parteciparono 3,1 milioni al primo turno e 2,8 milioni al secondo turno. Sarebbe una gran cosa se riuscissimo a fare il bis”.

UCRAINA: “SOSTEGNO MILITARE NON TRATTABILE, IL PD ESERCITI LA SUA FORZA”

L’altro pilastro dell’analisi di Gori riguarda l’asse strategico della coalizione e la collocazione internazionale del partito, in risposta ai paletti posti dal Movimento 5 Stelle sull’invio di armi alla resistenza ucraina.

“Il Pd deve fare il Pd, esercitare la sua forza, la sua differenza rispetto agli alleati: poi fatalmente la coalizione sarà composita, perché questo richiede la legge elettorale, però è fondamentale che il Pd non rinunci alla sua specificità”, spiega Gori, evidenziando la funzione chiave dell’ala moderata: “I riformisti possono essere molto utili, sono quelli che servono per allargare la proposta a pezzi di società che diversamente non ci seguirebbero: sono necessari per poter vincere”.

Sul fronte della politica estera, il sostegno a Kyiv resta un punto fermo ed essenziale: “Un punto che ricorrerà molto stamani sarà quello del sostegno pieno, anche militare, all’Ucraina come condizione per la pace”. L’eurodeputato ricorda in merito la posizione ufficiale adottata dal Partito del Socialismo Europeo (Pse) lo scorso marzo, un testo che richiede il rafforzamento dell’aiuto militare contro la minaccia russa e “che porta in calce anche la firma della segretaria nazionale del Partito democratico, Elly Schlein. È la posizione a cui il Pd si è sempre attenuto e che noi riteniamo assolutamente non trattabile”.

Infine, un chiaro messaggio per la gestione dei rapporti con il M5S: “C’è un partito che ha il doppio dei voti degli altri, il Pd eserciti la forza che gli deriva dal mandato dei cittadini. Sappiamo che una parte rilevante dei nostri elettori, dei nostri potenziali elettori, guarda con perplessità all’alleanza col M5S in ragione della sua storia e delle sue posizioni. Nessuno però tifa per la rottura: c’è consapevolezza di come funziona la legge elettorale e che l’unità della coalizione va perseguita col massimo impegno, e di questo impegno va dato atto alla nostra segreteria, però non a qualunque costo. L’unità va bene, ma se il prezzo non è la rinuncia ai valori e all’identità del Partito democratico”.

GUERINI: “NO PASSI INDIETRO, LO SPIEGHEREMO AI 5S COI DISEGNINI”

“È un punto irrinunciabile per noi, un punto sul quale il Pd da quattro anni è impegnato, ha sempre sostenuto tutti gli aiuti militari all’Ucraina. È fondamentale per noi, perché non sostenere l’Ucraina significa non arrivare a una pace, ma alla resa delle pretese di Putin”.

È quanto afferma il deputato del Pd Lorenzo Guerini, parlando a margine dell’assemblea nazionale dei riformisti dem a Prato, del supporto militare a Kyiv.

“C’è un popolo che combatte e resiste, deve essere aiutato- aggiunge Guerini– vogliamo continuare a farlo, è una linea rossa della discussione che dobbiamo avere nel centrosinistra. Si può trovare un punto d’incontro, di mediazione: i programmi e le alleanze si fanno anche sulle mediazioni”. Ma la mediazione, avverte Guerini, “che possiamo trovare è attraverso un convincimento da parte di tutti che il sostegno all’Ucraina è fondamentale per arrivare alla pace. Va spiegato questo, un’Ucraina che smette di difendersi è un’Ucraina che si consegna a Putin. Abbiamo bisogno di rilanciare il negoziato, di fare in modo che vi sia una pressione sulla Russia perché venga al tavolo ma per farlo occorra che l’Ucraina sia in piedi”. “Noi non accettiamo il prendere o lasciare sull’Europa, non accettiamo il prendere o lasciare sull’Ucraina. Glielo spiegheremo, spiegheremo le ragioni della nostra posizione, anche coi disegnini se necessario e se non capiscono- aggiunge Guerini, alludendo alle posizioni programmatiche del M5S- vorrei essere molto chiaro: su questo non facciamo passi indietro, altro che battutine su aggressore e aggredito perché c’è gente che muore”.

“Vogliamo vincere le prossime elezioni, non solo per mandare a casa una destra che dura per durare. Lo vogliamo fare anche perché in questa ultima fase della legislatura la destra sta mostrando anche in relazione alle prossime elezioni una pericolosa torsione ancora più a destra: per l’onda nera in Europa, per Vannacci, per la concorrenza che può rappresentare. Non dobbiamo sottovalutare che ci sono connessioni e che possono trovare la capacità di saldarsi dal punto di vista elettorale- aggiunge Guerini- deve essere presente nelle nostre scelte e nel contributo che vogliamo dare al centrosinistra contro una destra che ci lascia un’Italia peggiore, più sfiduciata, più arrabbiata, ma un’Italia che di fronte a un’alternativa debole potrebbe decidere di andare ancora più a destra”.

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