Dal Direttore – dire.it https://www.dire.it dire.it - Agenzia di Stampa Nazionale Fri, 03 Jul 2020 15:38:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 In Veneto schizza l’indice dei contagi, Zaia si incavola con i cittadini https://www.dire.it/03-07-2020/481145-in-veneto-schizza-lindice-dei-contagi-zaia-si-incavola-con-i-cittadini/ Fri, 03 Jul 2020 15:15:38 +0000 https://www.dire.it/?p=481145 zaia

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi

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ROMA – Alè, ecco l’estate, con il caldo che ammazza il virus… Purtroppo non è così. Baci, abbracci, ‘tutti al mare a mostrà le chiappe chiare…’, si canta. E in Veneto l’indice dei contagi è risalito di botto a livelli preoccupanti. Tanto da costringere il Governatore Luca Zaia, che solo pochi giorni fa mostrava le medaglie sul petto, ad incavolarsi di brutto con i suoi cittadini e minacciare di restringere tutti di nuovo nel recinto.

Intanto nei Palazzi della politica a Roma si continua a ragionare sul quel che sarà: «Il Governo rischia perché Salvini sta comprando senatori ‘grillini’, ma va là – se la ride uno del M5S che bazzica stanze altolocate – anche se Salvini compra qualcuno ci sarà qualcun altro che si offrirà di sostenere l’esecutivo. Qui nessuno vuol tornare a casa, resteranno inchiodati fino a quando potranno. Un Governo cade quando la sua maggioranza fa delle sciocchezze». E qui vien da tremare, per i tanti appuntamenti fondamentali in Parlamento, a partire dal nuovo scostamento di bilancio, che richiederanno presenza massima e voti a raffica. Ce la faranno a stare sempre attenti e presenti? Si vedrà.

Per quanto riguarda il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, i Dem spiegano che serviva per chiarirsi dopo le indiscrezioni uscite sul ‘freddo’ tra i due. Il Governo ha qualche possibilità di arrivare a scadenza «soltanto se le cose si fanno e non si rimandano a chissà quando. Se alle regionali di settembre Pd e M5S, per le loro divisioni, prenderanno una botta su che cosa si potrà puntare? Se in quel momento il Governo avrà già fatto, già impostato la sua azione e ci saranno i fondi europei in qualche modo si potrà ripartire, altrimenti…”.

Una novità sul caso Regeni, il giovane italiano torturato e ucciso dagli sgherri del generale che comanda in Egitto. Oggi alla Camera il presidente Roberto Fico ne ha parlato con il premier, faccia a faccia, in piedi e a lungo. Il presidente della Camera, a quanto si è appreso, ha insistito perché il Governo faccia qualcosa, prenda iniziativa contro il nulla che arriva da lì sul fronte delle indagini e delle richieste dei nostri magistrati. E su questa vicenda non intende mollare.

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Parla Berlusconi, Salvini si arrabbia e Conte adesso corre https://www.dire.it/02-07-2020/480731-parla-berlusconi-salvini-si-arrabbia-e-conte-adesso-corre/ Thu, 02 Jul 2020 15:19:27 +0000 https://www.dire.it/?p=480731 silvio berlusconi_

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Niente da fare, Berlusconi è sempre Berlusconi. Il Cavaliere ha cominciato come ‘non politico’ ma nel corso degli anni ha messo tanto di quel pelo sullo stomaco che neppure Andreotti aveva dopo sette presidenze del Consiglio. Nei giorni scorsi ha siglato con squilli di tromba e rulli di tamburo l’alleanza di ferro con Capitan Salvini e la tosta Giorgia Meloni. Oggi su Repubblica, il giornale a lui indigesto, zitto zitto parla della possibilità di far entrare Forza Italia in una nuova maggioranza di governo. Apriti cielo, Salvini ha rotto le acque e gliene ha dette quattro, costringendo i dirigenti Azzurri a rettificare un pochino il tiro. Ma ormai l’amo è lanciato. E che esca c’è  attaccata: passa qualche ora e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi andava lento, oggi è tutto un peperino: «Ho frettissima… Bisogna fare presto… con Zingaretti nessun ‘gelo’… Forza Italia ha una posizione diversa… È anche una mia sconfitta la mancata alleanza tra Pd e M5S alle prossime regionali». E via con lo zucchero filato. Ma i problemi restano, e al momento sembrano aver ‘incaprettato’ il decreto semplificazioni che ancora fa litigare la maggioranza di governo. Intanto, a sentire le voci dentro i Dem, il capo delegazione Franceschini si è un pochino stufato di assistere ad un simile spettacolo, è pure ministro della Cultura che diamine.

Da parte sua Matteo Renzi gioisce, con Berlusconi che spariglia
spera di prendere qualche pezzetto della torta elettorale. Chissà. Molto più facile, quando arriverà il momento della conta dei voti, davanti al feroce scontro tra Lega-Destra al quadrato e Pd-centrosinistra, che anche l’elettorato di Italia Viva torni a casa Dem. Nel campo centrale dello schieramento, per l’anima liberal che ancora esiste nel Paese, magari potrebbe essere Carlo Calenda il vero catalizzatore. Conquistando un cuscinetto di voti essenziali per decidere chi governa. Non ci aspettano mesi sereni. Gli animi già tesi sono destinati ad infuocarsi ancor più quando si arriverà al voto il 20 Settembre. Una prova? Ieri un deputato del M5S, Paolo Lattanzio, ha depositato una proposta di legge per cambiare il nome a Montecitorio aggiungendo “Camera delle deputate e dei deputati”. Una proposta di buon senso, di giusto riconoscimento. È insorta la Destra, che lo ha attacato senza pietà.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 2 LUGLIO 2020

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Il Governo lavora per semplificare? Complicato, meglio rinviare https://www.dire.it/01-07-2020/480324-il-governo-lavora-per-semplificare-complicato-meglio-rinviare/ Wed, 01 Jul 2020 15:03:49 +0000 https://www.dire.it/?p=480324 conte

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conte
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«Ma no, non succede niente, Salvini ormai spara colpi a vuoto», dice il parlamentare Dem. «Ma no, il Governo non casca, vero che ci sono delle difficoltà ma andiamo avanti, a settembre si vedrà», risponde quello del M5S. Sarà, ma intanto la pila dei provvedimenti (problemi) accantonati cresce. E vien da ridere pensando al decreto Semplificazioni, quello che dovrebbe sveltire tutte le procedure burocratiche, dare respiro e far ripartire un po’ di lavori nel Paese, che al momento si è trasformato in decreto Complicazioni visto che nella maggioranza non si riesce ancora a trovare una quadra. Tra i Dem vicini al segretario Zingaretti si guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo, anzi non accadendo: «Dovremo essere veloci e invece prevale la logica del rinvio, ma poi a settembre i conti si faranno. E questi del M5S pensano che in quel momento, magari dopo una botta presa alle regionali, il dialogo sarà più facile?». Nel M5S l’allarme non c’è. Procedono tranquilli, sapendo che alla fine, anche dopo le batoste che arriveranno, in questo quadro politico «noi saremo sempre indispensabili, senza di noi non si va da nessuna parte, quindi…». Addirittura, adesso per i ‘grillini’ non c’è solo il Mes da affondare, i 37 miliardi di euro destinati dall’Europa per la nostra sanità, è ritornata in onda anche la battaglia contro la Tav. Non si va avanti? Torniamo indietro. Intanto Capitan Salvini, leader della Lega, sottotraccia continua a lavorare per portare a casa altri senatori del M5S. A Palazzo Madama la maggioranza balla sempre, e tra poco bisognerà votare per forza il terzo scostamento di bilancio e servirà una super maggioranza. Viviamo tempi strani, dove tutti dicono che stanno lavorando per il nostro bene. Come diceva il saggio Jerzy Lec: «Attenti a non farvelo portar via».

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Mamma, papà, qui si mangiano i gatti… diamogli il navigator https://www.dire.it/30-06-2020/479864-mamma-papa-qui-si-mangiano-i-gatti-diamogli-il-navigator/ Tue, 30 Jun 2020 14:38:56 +0000 https://www.dire.it/?p=479864 gatto

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gatto
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ROMA – Oggi molti giornalisti si sono trovati a dover decidere, se pubblicare o no un video orribile: vicino Livorno un giovane straniero viene filmato – video subito virale – mentre in mezzo alla strada si sta cucinando un gatto. Una signora protesta, spiega che in Italia i gatti li teniamo con noi in casa. Lui ribatte che non ha casa, che muore di fame e deve mangiare. Il video diventa occasione ghiotta, viene immediatamente ‘cavalcato’ politicamente dalla leghista Susanna Ceccardi, candidata dal centrodestra alla presidenza della Regione Toscana, che accusa tutti i suoi oppositori: “È questo il nuovo stile di vita che dovremmo seguire? È questo il sistema di accoglienza della Regione Toscana?”.

Difficile credere che non si possa rimediare un piatto da qualche parte; facile pensare che l’ignoranza è un nemico sempre presente e difficile da combattere. Il Paese si sta riprendendo dalla botta del coronavirus, l’esperienza non ci ha resi migliori, come molti speravano. Anzi, visto quello che ci aspetta, con le grandi difficoltà che dovremo affrontare sul piano economico e di vita quotidiana, molto probabile che a prevalere sia il peggio di noi. E lo stiamo vedendo già a livello politico, dove il Governo è costretto a rimandare i provvedimenti perché i partiti della sua maggioranza litigano furiosamente tra di loro. Meglio attaccarsi che affrontare i grandi problemi interni. A partire dal M5S, che sui 37 miliardi del Mes per la nostra sanità si ritrova sulle stesse posizioni della Lega e di Fratelli d’Italia. Che segnale si dà al Paese, ai cittadini? Che lezione possono trarre dall’aver visto sprecare tempo e tanto denaro per assumere ben tremila (tremila) ‘navigator’ che dovevano trovare un lavoro ai disoccupati che nessuno ha visto, che hanno trovato un posto solo per loro, soprattutto che nessuno mai utilizzerà? Silenzio, non parlano quelli che a suo tempo ci hanno fatto la lezione su questa scelta strategica per l’Italia.

Nessuno chiede scusa, anche per aver portato qui da noi come capo navigator un professore del Mississipi, che in tutto questo tempo si è preoccupato soltanto di spendere soldi per vitto, super alloggio e viaggi aerei. Niente, su questo si sorvola spostando l’attenzione di nuovo sull’Europa che vuole fregarci. La situazione è seria e non si può sprecare altro tempo. Oggi, domani… a settembre tutti i cittadini, a partire dagli studenti, professori e personale del settore, devono poter contare su un esecutivo competente, all’altezza delle difficili sfide. Chi ha il compito di decidere per tutti noi non può più rimandare perché è il nostro sistema democratico che rischia di saltare.

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Spuntano ‘focolai’ ma il Governo è a rischio incendio https://www.dire.it/26-06-2020/479086-spuntano-focolai-ma-il-governo-e-a-rischio-incendio/ Fri, 26 Jun 2020 15:36:00 +0000 https://www.dire.it/?p=479086 conte fiamme 2

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ROMA – Mentre in Italia si segnalano ‘focolai’ da Nord a Sud, che dovrebbero spingere tutti a mantenere sempre alta la guardia, nella maggioranza di Governo si rischia l’incendio. C’è alta tensione e comincia anche a scarseggiare quella dose minima di fiducia che serve a tener su una squadra quando si ritrova in un momento difficile.

Capitan Salvini, leader della Lega, non perde occasione di attaccare, marca stretto gli avversari politici ed oggi nel corso del suo giro elettorale in Puglia ha tirato fuori l’asso: nei prossimi giorni, ha detto, altri senatori del M5S passeranno alla Lega. Tasto dolente, perché in Senato la maggioranza balla di brutto avendo pochi numeri di vantaggio. E se davvero ci saranno cambi di casacca sarà veramente dura per il Governo che dovrà farsi approvare misure importanti, a partire dal Mes, il cosiddetto ‘fondo salva Stati’ con i 37 miliardi di euro per riorganizzare la nostra sanità. Sarà questo un punto cruciale per la tenuta del Governo, perché il Pd ormai è determinato: non vuole rinunciare a queste risorse.Mentre tra ‘grillini’ ci sono ancora tanti contrari, soprattutto al Senato.

E quando si arriverà al voto non basterà dire che il Mes verrà comunque approvato con l’aiuto di Forza Italia, perché anche in quel caso sarà evidente che la maggioranza non c’è più. Il Presidente del Consiglio finora si è tenuto fuori dalla contrapposizione, rimandando la decisione. Ma nel Pd la pazienza va esaurendosi e ci si aspetta che più prima che poi decida.

Il capo politico reggente del M5S, Vito Crimi, fiutata l’aria pesante sta cercando di spostare i contendenti sul piano delle elezioni regionali. Dopo la serie di ‘no’ ad accordi con il Pd, oggi ha fatto capire che se i Dem aprono in Liguria al candidato ‘grillino’ potrebbero appoggiare in Puglia il Dem Michele Emiliano, che un centrodestra unito potrebbe mettere in seria difficoltà. Tante questioni, tanti ‘fuochi’ accesi e che nessuno sta spegnendo.

Intanto in questo momento il Presidente del Consiglio, con i ministri Boccia (Regioni) e Azzolina (Istruzione), ha convocato in fretta e furia i giornalisti per cercare di recuperare sul fronte della riapertura delle scuole il 14 settembre, con le linee guida fortemente contestate da Regioni, sindacati e associazioni di chi lavora nel settore.

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Alla fiera dell’est, per due soldi, un ‘grillino’ mio padre comprò… E venne il gatto… https://www.dire.it/25-06-2020/478475-alla-fiera-dellest-per-due-soldi-un-grillino-mio-padre-compro-e-venne-il-gatto/ Thu, 25 Jun 2020 15:08:07 +0000 https://www.dire.it/?p=478475 salvini conte

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ROMA – Prima una battuta per capire l’aria: «La lepre ama la polenta», lo dice il cuoco (Stanislaw Jerzy Lec). «Di quale problema vuoi parlare oggi? Del Governo che non fa, del casino sulla scuola, dei metalmeccanici incazzati con noi che difendiamo Conte, scegli tu di temi ce ne sono tanti», risponde al cronista il Dem dei piani alti. E non scherza, il tono è di quelli che annunciano tempesta, capace di affondare tutti quelli che oggi galleggiano alla grande. Intanto il mercato è aperto, via al passaggio di casacca dentro il Parlamento.

Un mercato destinato a crescere man mano che ci avvicineremo al punto di non ritorno – a ridosso delle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre – da quel momento sarà corsa disperata per saltare sull’ultimo vagone, se ci sarà. In queste ore sono in corso le trattative per far saltare sul carro della Lega di Salvini altri tre senatori del M5S, dove la maggioranza già è sotto la soglia di emergenza. Chiaro l’obiettivo di Capitan Salvini, che in questo momento si sta giocando anche lui la poltrona di leader: se per un qualche incidente la maggioranza che sostiene Conte dovesse andar sotto sarebbe difficile nascondere la crisi a quel punto parlamentare.

Salvini punta a far scoppiare il casino, anche per vedere che cosa farà Forza Italia: terrà fede al patto del centrodestra unito o si inventerà voti sottobanco per tirare a campare? Anche in questo caso sia Capitan Salvini che la tosta Giorgia Meloni potrebbero rivendicare a buon titolo che soltanto con loro si potrà aspirare a mantenere (o a conquistare) un qualsiasi posto. Gongola il parlamentare della Lega: «Voi state sempre attenti al passaggio di qua o di là, certo è importante, ma l’aspetto fondamentale è quello ‘pisicologico’ (lo so che è sbagliato ma lo ripete tre o quattro volte così e rende bene il concetto, ndr) noi del centrodestra unico blocco, determinato a vincere; gli altri spappolati, divisi tra di loro e anche all’interno preda della guerra per bande….». Insomma, di fronte ad una situazione caotica, dove addirittura le forze di governo litigano tra di loro e non decidono nulla, «vedrete che gli italiani sceglieranno noi del centrodestra, perché noi sappiamo cosa fare».

Sarà, al momento prevale la propaganda. Ad esempio, oggi Salvini fiutato il sangue, il caos scoppiato sulle linee guida per la riapertura delle scuole a settembre, si è subito precipitato sotto le finestre della ministra Azzolina ad urlare che lui sua figlia a scuola così non la manda. Nulla ha detto sulla proposta alternativa: in che modo devono far lezione? Con la mascherina? Quanti per classe? E a mensa, tutti assieme? Più facile gridare che fare. Vero, ma perché chi dovrebbe fare rinvia sempre al giorno dopo? Tanto il futuro, anche se non lo vuoi o cerchi di fermarlo arriva lo stesso, e senza sconti.

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Di rinvio in rinvio si galleggia… ma in Italia comanda qualcuno? https://www.dire.it/24-06-2020/478022-di-rinvio-in-rinvio-si-galleggia-ma-in-italia-comanda-qualcuno/ Wed, 24 Jun 2020 15:01:12 +0000 https://www.dire.it/?p=478022 giuseppe conte

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giuseppe conte
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ROMA – C’è qualcosa che stona con le immagini che, a ritmo continuo, tutti i tg mandano a rullo: si vede il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sempre vicino al tavolo di lavoro, che legge fogli importanti, che firma documenti. Poi arrivano le riunioni dei Consigli dei ministri, che non decidono e rinviano, i vertici di maggioranza, e pure loro non decidono e si aggiornano. Sorge un dubbio: ma c’è qualcuno che comanda, che può prendere decisioni in Italia? Abbiamo avuto gli Stati generali, dove sono sfilate tutte le associazioni e le categorie produttive del Paese. Hanno presentato le loro proposte al Governo, ma subito dopo le forze politiche che lo sostengono si sono divise: no al taglio dell’Iva, meglio dare risorse per abbattere il costo del lavoro, basta assistenza meglio incentivi alle imprese per creare occupazione. Per non parlare dei tanti provvedimenti e dossier strategici (Alitalia, Autostrade, ex Ilva ecc.) ancora fermi in attesa che… qualcuno decida. Galleggiamo, aspettiamo che qualcuno ci aiuti. Ora gli occhi sono puntati sulle decisioni che prenderà l’Europa a metà luglio, sempre che non si rinvii ad altra data. Intanto il leader della Lega, Matteo Salvini, ha ripreso la sua campagna elettorale in tutt’Italia, e tra poco anche le altre forze politiche si getteranno nell’arena per acchiappare più voti possibili alle Regionali d’autunno. Facile prevedere che anche per questo si rinvierà… al dopo voto. Ma in autunno, questo dicono tutti i dati, la crisi economica presenterà il conto, amaro, amarissimo. Rischiamo di avere tante imprese chiuse e milioni di disoccupati in più. Domani gli operai metalmeccanici torneranno in piazza a Roma, per protestare e chiedere al Governo misure precise contro il rischio di licenziamenti di massa, perché lo stop stabilito durante l’epidemia scadrà il 17 agosto e ad un certo punto anche le risorse per la cassa integrazione finiranno. Queste le vere emergenze, che aspettano di essere affrontate con un piano chiaro e preciso di rilancio accompagnato da un progetto sul futuro dell’Italia. Ecco, il timore, anzi il terrore, è che quando le tante risorse promesse si materializzeranno, diventeranno cosa concreta, non ci saranno idee, iniziative concrete e capacità di metterle a frutto.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 24 GIUGNO 2020

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Il Governo Conte regge… sulle gambe traballanti del M5S e del Pd https://www.dire.it/23-06-2020/477531-il-governo-conte-regge-sulle-gambe-traballanti-del-m5s-e-del-pd/ Tue, 23 Jun 2020 15:10:52 +0000 https://www.dire.it/?p=477531 giuseppe_conte

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ROMA – Gli schieramenti sono in campo, la battaglia è cominciata. Ci saranno alti e bassi, ma alla fine emergeranno vinti e vincitori. Nel M5S, intanto, si brinda: «La tregua stretta tra Grillo, Di Battista e  i dirigenti del Movimento stra reggendo» dice una fonte, «ora è nel Pd che stanno litigando. Noi stiamo a guardare che cosa accadrà, reggeranno i Dem?». Una visione, forse, troppo semplice. Anche il Movimento bolle e ribolle. Oggi due parlamentari se ne sono andati altrove. Vada per il deputato, ma preoccupa l’abbandono della senatrice Alessandra Riccardi, di Milano, che già si era espressa contro il via libera ai giudici per processare Matteo Salvini. In molti la vedono già leghista, un voto in meno proprio al Senato dove la maggioranza da tempo già balla visto che ha pochi voti di scarto. Oggi il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha fatto appello agli alleati di Governo perché si trovino subito alleanze per andare insieme alle elezioni regionali del prossimo autunno. Non risulta comprensibile, infatti, che si governi insieme e ci si scanni poi sulle candidature regionali. Anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che all’inizio voleva solo suoi candidati, alla fine ha ceduto agli alleati: meglio vincere uniti, e spartirsi le quote di potere, che andare divisi perdendo tutto. Discorso difficile da far passare nel campo del centrosinistra. E qui le spiegazioni si sprecano: Di Maio vuole le mani libere, vuol decidere passo dopo passo come posizionarsi, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo presidente della Repubblica. Di Battista, da parte sua, aspetta che la situazione si complichi, che la crisi economica in autunno faccia saltare tutto il quadro politico attuale, per così mettersi alla testa dei suoi e conquistare la guida del M5S. Nel Pd, anche, c’è chi spera di mantenere e rafforzare l’attuale schema (Franceschini) per poi giocarsi in proprio la partita del Colle. Altri, giudicando poco incisivo e autorevole l’attuale segretario Zingaretti, vogliono invece tirare la volata a Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia-Romagna, l’unico che dopo varie batoste è riuscito da solo a battere la Lega di capitan Salvini. Alla fine, tutto questo pare un già visto, vecchio e ritrito. Nessuno alza lo sguardo o lo sposta al di fuori dei recinti dei rispettivi partiti. L’epidemia ha colpito duro e tutte le conseguenze ancora non le abbiamo viste. Senza mettersi in mezzo alla gente, tra le esperienze migliori di resistenza e di rilancio di una politica democratica che parta dal basso, davvero qualcuno pensa che saranno gli attuali dirigenti a gestire una possibile emergenza economica e sociale? O a furor di popolo un super tecnico dal piglio autoritario che decide in quattro e quattr’otto? Con tanti saluti a chi spera nel confronto.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 23 GIUGNO 2020

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Pd, M5S e Conte di corsa verso la sconfitta, Renzi si prepara https://www.dire.it/22-06-2020/477023-pd-m5s-e-conte-di-corsa-verso-la-sconfitta-renzi-si-prepara/ Mon, 22 Jun 2020 15:31:30 +0000 https://www.dire.it/?p=477023

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'agenzia Dire, per DireOggi

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ROMA – Se la racconti non ci crede nessuno. Nel giorno in cui il leader della Lega, Matteo Salvini, viene costretto alla resa dai suoi ‘alleati coltelli’, quanto va emergendo nella maggioranza di governo, non solo nel M5S ma soprattutto nel Pd, mette tutto in discussione, anche la tenuta del Governo Conte.

Oggi Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi hanno costretto Salvini ad ingoiare il rospo indigesto: dopo che per mesi in vista delle Regionali d’autunno aveva tuonato contro i candidati presidenti non suoi – Caldoro di Forza Italia in Campania e Fitto di Fratelli d’Italia in Puglia – minacciando rotture e corse solitarie dei leghisti, alla fine il centrodestra fiutata la vittoria ha ri-siglato l’intesa e correrà unito. Alla Lega di Salvini andrà qualche sindaco al Sud.

Lasciando stare per un momento le lotte intestine che stanno dilaniando il M5S, è soprattutto nel Pd che sotto traccia volano colpi da tutte le parti. A partire dall’uscita di Giogio Gori, sindaco ‘renziano’ di Bergamo, che ha chiesto la rimozione del segretario Nicola Zingaretti, colpevole di aver ceduto al Movimento e indebolito i Dem. «Gori di politica non capisce nulla e ha sbagliato i tempi», dice un esponente del Pd, «ma così ha svelato il gioco del suo capo Matteo Renzi».

Qui, per brevità, sentite voci diverse dentro il Pd, escono fuori due scenari, per molti già in atto. Il primo: punta ad arrivare presto ad un rimpasto di Governo, allo scopo di presentarsi con una squadra nuova e più forte quando bisognerà investire i soldi che arriveranno sul rilancio vero dell’economia. Il Pd, dicono alcuni, non solo dovrà ottenere ministeri importanti ma anche la vicepresidenza con Nicola Zingaretti.

A quel punto scatterebbe il piano successivo: Zingaretti ‘costretto’ a lasciare la segreteria Dem, un congresso lampo con Stefano Bonaccini e Andrea Orlando candidati: «Non ci sarà partita, Bonaccini passerà alla grande» spiega una fonte Dem.

Secondo scenario, spiegato così: Matteo Renzi è allo sbando, ha capito che per lui c’è futuro solo passando dalla sconfitta del Pd alle prossime regionali. Per questo, sottolineano esponenti Dem, ha candidato il suo Scalfarotto in Puglia, così Michele Emiliano perderà e a tutti sarà chiaro che senza Italia Viva non si vince.

Anche il M5S sta dando una mano, perché nonostante gli appelli, il fatto che sostenga col Pd lo stesso governo, non si riesce a stringere accordi per candidature comuni nelle regioni chiamate al voto. Chiaro chi vincerà tra centrodestra unito, e alleanza di Governo divisa e dilaniata dalle lotte interne.

Con la possibile batosta alle regionali, il segretario Nicola Zingaretti sarebbe costretto a dimettersi e, anche in questo caso, la guida toccherebbe a Stefano Bonaccini, a quel punto unico leader in grado di battere Salvini e i suoi alleati. Tutta la maggioranza di Governo, a quel punto, sarebbe scossa fin dalle fondamenta, con il rischio di andare a votare nella prossima primavera. Ma con Bonaccini leader anche Renzi potrebbe esser tentato di tornare dentro il Pd. Se lo si chiede a qualche suo amico fidato, la risposta è questa: «Futuribile… ma no, non sarebbe ipotesi pazzesca».

Per quanto riguarda il Governo, e la fine degli Stati generali organizzati dal premier Giuseppe Conte, oggi alcuni parlamentari se la ridevano: «Ieri Conte in conferenza stampa ha detto che hanno rafforzato lui e i suoi ministri… Sì, appena ha proposto qualcosa sull’Iva si sono subito divisi».

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 22 GIUGNO

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Maggioranza in affanno Governo Conte a rischio collasso https://www.dire.it/19-06-2020/476079-maggioranza-in-affanno-il-governo-conte-a-rischio-collasso/ Fri, 19 Jun 2020 15:07:48 +0000 https://www.dire.it/?p=476079 conte

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi

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conte
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ROMA – Dopo il pasticciaccio visto al Senato, con la maggioranza di Governo che non riesce nemmeno a garantire il numero legale per votare un decreto molto importante, è allarme rosso sulla tenuta del Governo Conte. Vero che non ci sono alternative in vista, e questo tranquillizza chi fortissimamente non vuole elezioni e il ritorno a casa prima del previsto. Ma è altrettanto vero, visibile, che difficilmente questa allegra armata Brancaleone potrà arrivare a gestire la terribile fase che sta davanti al Paese se non trova al più presto una responsabilità, di tutti, all’altezza del momento. Sul versante delle ‘voci’ che si rincorrono nei Palazzi della politica, molte quelle che segnalano l’affanno, l’irritazione del Presidente del Consiglio per questo batti e ribatti, ed anche quella che si va rafforzando dentro la stessa maggioranza, nei confronti di un Premier che rinvia sempre e non prende posizione su questioni fondamentali, ad esempio i 37 miliardi del Mes per la sanità, giocando sempre sul galleggiamento. I dati economici che arriveranno presto segnaleranno una situazione da incubo. Saranno giorni difficili, soprattutto a livello europeo bisognerà scoprire presto le carte, capire quando e quanto arriverà all’Italia dei fondi promessi per la ripartenza economica. Sul fronte politico, anche il centrodestra ha i suoi guai. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha ricominciato la sua perenne campagna elettorale in giro per l’Italia. I suoi alleati, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, gli stanno addosso e non sembrano aver intenzione di aiutarlo ad uscire dall’angolo, anzi. Ad esempio, sui candidati presidente alle prossime regionali decisi a suo tempo non sembrano voler mollare i loro per mertterci ora quelli più graditi alla Lega. In molti pensano che alla fine Salvini romperà, che correrà da solo. Il rischio, infatti, è di arrivare come centrodestra a vincere sì ma con candidati di Fratelli d’Italia e Forza Italia, segnalando così lo scarso peso politico della Lega attuale. Alla fine, se sarà guerra, allora meglio perdere, mettendo così in evidenza che senza la Lega non si va da nessuna parte.

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A proposito di Indro Montanelli, il fascista salvato dalla democrazia https://www.dire.it/18-06-2020/475594-a-proposito-di-indro-montanelli-il-fascista-salvato-dalla-democrazia/ Thu, 18 Jun 2020 15:00:38 +0000 https://www.dire.it/?p=475594 statua indro montanelli imbrattata

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statua indro montanelli imbrattata
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ROMA – Chiedo scusa ai lettori, oggi non parlerò dei (pochi) fatti politici, mi soffermerò sull’acceso dibattito nato dopo l’imbrattamento della statua di Indro Montanelli a Milano. Grande giornalista, grande capacità di scrittura, chi può negarlo; per me un pessimo uomo, che sposò il fascismo e tutto il suo credo.

Oggi va di moda il ‘contestualizzare’, ma è un discorso, se non si è ipocriti fino in fondo, che alla fine punta soltanto a trovare una giustificazione, una sorta di assoluzione. Io non ci sto, capisco l’obbedienza che può nascere quando c’è un manganello che ti indica la strada, ma ad un certo punto bisogna pure tornare all’essenza: alla fine c’è un torto e una ragione, c’è lo schifo e la bellezza. Ho poco spazio quindi mi perdonerete se sarò un pochino duro nelle affermazioni. Per me Montanelli uomo, con la divisa fascista, che si mette in posa in Africa e sposa una bambina «perché lì si usava così», non è un discorso che regge più di tanto. C’è un uomo adulto, nel pieno delle sue facoltà mentali, di alta cultura, per non capire che in quel momento sta organizzando uno stupro. Ho letto che si era pure lamentato perché la minore, sottoposta alla barbarie della mutilazione genitale, avesse difficoltà a provare piacere. Sulla vicenda ha pure scritto un libro, ha mirato pure al guadagno.

Per Beppe Severgnini, allievo di Montanelli e firma del Corriere della Sera, «Montanelli poi capì l’ingiustizia e l’anacronismo di quel legame; ma non negò, né rimosse, la vicenda. La giovanissima Destà andò poi in sposa a un attendente eritreo, e con lui fece tre figli: il primo lo chiamarono Indro». Per Severgnini «se un episodio isolato fosse sufficiente per squalificare una vita, non resterebbe in piedi una sola statua. Solo quelle dei santi, e neppure tutte». Ecco la sottile giustificazione, che alla fine non giustifica nulla. Il fascismo è stata una dittatura ma anche sotto il fascismo si poteva lottare per la giustizia. E a proposito di ragazze minorenni, vorrei ricordare la 17enne Maria Rosa Vitale, siciliana che nel 1939, in pieno fascismo, venne violentata. Lei rifiutò il matrimonio riparatore e denunciò il violentatore. Una ragazza del popolo, senza studi, appoggiata dalla famiglia, trascinò in giudizio i suoi aguzzini che furono condannati. Insomma, c’era il fascismo con il suo retaggio di violenza e sopraffazione e chi non ci stava; c’era Montanelli e tantissimi come lui che aderivano e sfilavano in parata, e chi non ci stava. Questo per dire che non c’è giustificazione per chi ‘stava’ dove voleva stare, non dove i tempi e il contesto li aveva messi. Tornando al tema, non stiamo parlando di statue ma di dignità, di rispetto, del coraggio di dire no a qualsiasi sopraffazione. Di questo stiamo parlando, non di statue. Dietro una professione, anche se svolta alla grande, ci devono essere questi valori. Altrimenti è una finzione. E se una ragazza di 17 anni, violentata, in pieno regime fascista, ha trovato il coraggio di denunciare per restare integra nella verità, ecco anche tutti noi quel coraggio dovremmo trovarlo ogni giorno per combattere le tante ingiustizie.

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Capitan Bonomi di nuovo all’attacco: Conte fuori la grana https://www.dire.it/17-06-2020/475008-capitan-bonomi-di-nuovo-allattacco-conte-fuori-la-grana/ Wed, 17 Jun 2020 15:12:53 +0000 https://www.dire.it/?p=475008

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ROMA – Il nuovo capo di Confindustria, Carlo Bonomi, torna a batter cassa. Vuole soldi per i suoi imprenditori, ed oggi ha portato il ‘cambialone’ da firmare agli Stati generali organizzati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E non ha usato toni cortesi, anzi: «Chiedo immediato rispetto per sentenza magistratura che impone restituzione di 3,4 mld di accise energia, impropriamente pagate da imprese e trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione» è il telegramma inviato a Palazzo Chigi. Vogliono il taglio delle tasse, più soldi per il rilancio delle imprese in difficoltà, incassare subito quanto spetta loro dalla pubblica amministrazione per lavori già svolti. Soprattutto mani libere, senza che lo Stato si impicci troppo di come intendono operare e garantire l’occupazione. «Bonomi urla e strepita? Ci risulta che già si stanno levando voci critiche dentro la stessa Confindustria nei suoi confronti- dice un Dem di peso- se continua così porterà gli industriali a sbattere contro un muro. Chiedono sempre più soldi, nulla dicono su quanto già preso, nulla sulle garanzie che verranno utilizzate per rilanciare e mantenere l’occupazione». Forse Bonomi oggi era pure irritato per lo scherzetto che gli hanno fatto i giornalisti del Sole 24 ore, quotidiano della sua Confindustria, da oggi in sciopero: domani niente in edicola, ma soprattutto niente paginone su Bonomi agli Stati generali. Leggendo tra le righe il comunicato sindacale, si capisce al volo che cosa vuole Bonomi da tutti i lavoratori italiani: lavorare di più e prendere meno soldi in busta paga. Ai suoi del Sole 24 Ore, lamentando l’emergenza virus, li vuole mettere in cassa integrazione per una settimana al mese ma, si legge nella nota sindacale «la produzione garantita dalla redazione non è certo diminuita, come presuppone la richiesta di cassa Covid, semmai è aumentata in misura importante… e a dirlo non è la redazione, ma la stessa comunicazione aziendale, che
solo lo scorso 14 maggio rivendicava risultati ‘al top a marzo: +6,3% in edicola e +145% il sito’». Questo è, Bonomi, se vi pare.

Quanto alla sua ‘ansia da prestazione politica’, come l’ha bollata il premier Conte, oggi anche il M5S lo ha preso di mira: «Dagli industriali ci aspettiamo proposte serie, non attacchi incomprensibili e manovre sottobanco per indebolire l’Esecutivo.
Giù le mani da Giuseppe Conte, che ha gestito benissimo la crisi Covid, che ha ottenuto risultati importanti ai tavoli europei, come mai era accaduto fino ad ora».

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 17 GIUGNO 2020

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Renzi ha “Italia Viva” e “Movimento Viva” per Alessandro Di Battista https://www.dire.it/16-06-2020/474508-renzi-ha-italia-viva-di-battista-dovra-fondare-movimento-viva/ Tue, 16 Jun 2020 15:03:19 +0000 https://www.dire.it/?p=474508 di battista

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ROMA – Tutti a giurare che mai e poi mai Di Battista lascerà il Movimento. Però basta fare un sondaggio tra il popolo ‘grillino’ e spunta subito un 30% che dà per imminente la scissione dal grosso dei ‘governisti poltronari’. Per Di Battista, e chi lavora per lui, più prima che poi, si dovrà prendere atto che è meglio seguire la strada già battuta da Matteo Renzi: stritolato dalle componenti a lui avverse nel Pd, si è creato il suo partito ‘Italia Viva’. Toccherà anche a Di Battista fondare il suo ‘Movimento Viva’, chiamando a raccolta i tanti ‘grillini’ che sono ancora anti tutto. Perché dopo lo scapaccione di Grillo il suo destino dentro il M5S è segnato. Saranno Conte, Fico e forse Di Maio a gestire la prossima partita elettorale. Con il presidente del Consiglio, riferiscono voci del Movimento, che non ci pensa proprio a creare il suo partito, perché quando si arriverà al voto il M5S sarà così dilaniato da lotte intestine che lo pregheranno in ginocchio di essere il loro leader… per tornare al Governo. Di Battista come Renzi, se vorrà contare e aver voce in partita, dovrà mettersi alla testa di un manipolo di parlamentari, molto meglio senatori visto che è in Senato che la maggioranza balla, e vedrà che, come d’incanto, troverà subito orecchie attente. D’altra parte si va verso un sistema elettorale incentrato sul proporzionale. Tradotto, significa che ogni partito, dal più piccolo al più grande, con urla di guerra si batterà fino all’ultimo voto. Finite le elezioni, contato il ‘bottino elettorale’, ci si metterà al tavolo per trovare l’accordo di governo e i relativi posti. Renzi e Di Maio fiutata l’aria a loro non favorevole stanno già inciuciando per bloccare il proporzionale? «Fa parte dell’accordo di Governo- sottolinea una fonte Dem- è il pilastro su cui si regge la maggioranza, i due resteranno a mani vuote e col 5% di sbarramento. Il Pd su questo è stato chiaro: si vota il taglio dei parlamentari e immediatamente si vara la nuova legge elettorale proporzionale per garantire pluralismo e rappresentatività. Il 20 settembre si vota il referendum confermativo, molto, molto prima si dovrà mettere a punto e approvare la nuova legge elettorale». Se no? La fonte Dem svicola, sottolineando solo che «nel Pd comincia già a manifestarsi e prendere consistenza un’area traversale che si è stufata del Conte Casalino».

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Di Battista come Colao, parlano tanto ma nessuno se li fila https://www.dire.it/15-06-2020/473916-di-battista-come-colao-parlano-tanto-ma-nessuno-se-li-fila/ Mon, 15 Jun 2020 14:45:12 +0000 https://www.dire.it/?p=473916 di battista_colao

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«Mi attaccano perché sono contro il conflitto di interessi… io vado dritto» urla Alessandro Di Battista, che dopo l’uscita di ieri in tv ha fatto il pieno… di critiche. Anche sui vari social, al fondo, arriva una sorta di ‘vaffa’ trasversale dai simpatizzanti del M5S filo-destra e filo-sinistra che non gli perdonano di aver preferito farsi i viaggi suoi, sparire in giro per il mondo, mentre gli altri sputavano sangue per tenere il M5S al Governo del Paese. «E oggi arriva fresco fresco e vuol comandare» dice un ‘grillino’, «spiega cosa dobbiamo fare, dà le pagelle… E va dritto, contro un muro». Troverà consensi? «Poca roba a livello parlamentare» spiega un altro pentastellato, mentre un Dem sottolinea: «Ma con Di Battista dove vanno? A casa? Non mi sembra che ci sia questa voglia». Ma si può consolare. Anche il supermanager Colao, che per mesi ha guidato la mega task force di esperti che doveva metter giù il programma per l’Italia futura, oggi agli Stati Generali non ha riscosso nemmeno un applauso, solo un formale ringraziamento da parte del Presidente del Consiglio. Ma come? Tutto quel malloppo e nessun chiarimento, qualche domanda? «Niente- risponde una persona presente agli Stati Generali che ha seguito l’intervento- ha parlato una mezz’oretta, nessuno ha chiesto niente, niente applausi, alla fine si è alzato ed è ripartito… per Londra».

Il presidente del Consiglio, spiegano fonti Dem e del M5S, «oggi è più forte che mai». La campana Dem: «Il Pd non è affatto preoccupato di un eventuale partito Conte, anzi, insieme si riuscirebbe a battere la destra di Salvini. Bisogna vedere se il M5S regge o salta in aria, chiaro che se ci sarà una scissione questa potrebbe colpire il Governo… ma non penso che sia questa l’intenzione della stragrande maggioranza dei ‘grillini’, che vogliono durare fino alla fine». La campana del M5S: «Il Pd, visto il sondaggio sul gradimento del presidente Conte, è avvisato, deve fare attenzione ai suoi giochetti. Perché se qualcuno pensa di sostituirlo con un esponente Dem, dovrà fare i conti col partito di Conte, e allora saranno guai, perché Conte a quel punto si prenderà il 35%». Sarà il premier a “prendere” la guida del M5S? Nessuno si sbilancia, il presidente del Consiglio ha molti nemici, anche dentro al Governo. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, lo ha attaccato più volte, e nel M5S è voce comune che pure Di Maio lo vive come un ostacolo alla sua ripresa del comando. Finché tutti litigano Conte può star tranquillo, è quando “stai sereno” che ti fregano.

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De Luca stronca gli Stati generali di Conte e chiama alla rivolta https://www.dire.it/12-06-2020/473005-de-luca-stronca-gli-stati-generali-di-conte-e-chiama-alla-rivolta/ Fri, 12 Jun 2020 15:10:18 +0000 https://www.dire.it/?p=473005 de luca

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ROMA – Stile pacato, davanti alla camera che lo riprende (guarda il video ma parole dure come pietre quelle che Vincenzo De Luca, governatore della Campania, scaglia contro il Governo Conte. Nel mirino, gli Stati generali organizzati al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “che dureranno 10 giorni – ironizza De Luca – come il Consiglio ecumenico di Nicea” il primo cristiano, convocato nel 325 dall’imperatore Costantino che voleva ristabilire l’unità dogmatica minata da varie dispute. Come quelle che in questo momento attraversano la maggioranza di Governo insomma. Non solo, contestando la decisione di far votare per le regionali e il referendum sul taglio dei parlamentari il 20 settembre (con le scuole che dovrebbero riaprire il 15, ndr) De Luca invita “alla rivolta, si sta consumando uno scandalo di proporzioni enorme. Siamo in una situazione in cui in qualsiasi altro paese civile ci sarebbe una rivolta… ” insiste De Luca.

Il presidente del Consiglio oggi aveva ben altri pensieri per la testa. Per tre ore, indossati i panni dell’avvocato, ha risposto al pubblico ministero di Bergamo che indaga sui ritardi delle misure anti-epidemia. Non sono momenti facili, Conte è nel mirino di molti, e quelli che hanno definito l’appuntamento una inutile passerella, ora sperano che si trasformi anche in un mega flop mediatico. Conte si giocherà il tutto per tutto, oggi nell’intervista rilasciata nello stesso momento a tutti i maggiori quotidiani, il presidente del Consiglio ha cercato di rasserenare gli animi sottolineando che non pensa affatto a creare un suo partito. Per quanto riguarda la situazione politica, invece, oggi il sondaggio Dire-Tecnè, mette in evidenza ancora il calo della Lega, del Pd, mentre Giorgia Meloni con i suoi Fratelli d’Italia si piazzano al terzo posto superando il M5S.

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Tra ‘stati generali’ e giudiziari Conte cerca la terza via https://www.dire.it/11-06-2020/472429-tra-stati-generali-e-giudiziari-conte-cerca-la-terza-via/ Thu, 11 Jun 2020 15:10:01 +0000 https://www.dire.it/?p=472429 conte

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ROMA – Gli Stati generali dell’economia, organizzati dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovevano cominciare domani con l’ascolto dei leader del centrodestra. Invece Salvini, Meloni e Berlusconi hanno deciso di non andarci, criticando la passerella di personalità quando invece c’è bisogno di fatti concreti da parte del Governo. Non vogliono offrire una sponda alla maggioranza, forse c’era anche il timore, visto che Silvio Berlusconi voleva andarci, che una volta lì il centrodestra così tutto unito non lo si sarebbe visto. Quindi meglio evitare.

Domani, invece, sarà una giornata un pochino amara per Conte, visto che sarà lui audito dal pubblico ministero di Bergamo sulla mancata ‘zona rossa’ a Nembro e Alzano, colpite dal virus. Il presidente del Consiglio, che qualcuno aveva visto irritato, ieri sera è sceso a parlare con i giornalisti sotto Palazzo Chigi proprio per rassicurare: nessun timore, è stato fatto tutto quello che si doveva fare. Finita la parte giudiziaria, il pensiero potrà tornare agli Stati generali.

Sabato ci saranno incontri con alti rappresentanti delle istituzioni estere, mentre lunedì sarà la volta di tutte le parti sociali. Non sarà facile, già oggi il presidente di Confindustria Lombardia ha detto quello che gli imprenditori faranno in autunno: finita la cassa integrazione e la moratoria tanti passeranno ai licenziamenti. I sindacati sono già sul piede di guerra e chiederanno con forza al Governo di estendere la moratoria e la cassa integrazione fino all’autunno, per non rendere ancora più drammatica la già difficile situazione.

Sul fronte politico, dentro la maggioranza di Governo, si registra un attimo di tregua, tutti aspettano di vedere come finirà la partita degli stati generali. Intanto continuano a circolare sondaggi su un possibile partito di Conte, che oggi viene quotato addirittura al al 15%. Il diretto interessato dice di non saperne nulla, ma in tanti sospettano che qualcosa ci sia e che ad un certo punto verrà fuori.

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Gli Stati generali delle ‘tre C’: Conte, Colao e Casalino https://www.dire.it/10-06-2020/471898-gli-stati-generali-delle-tre-c-conte-colao-e-casalino/ Wed, 10 Jun 2020 15:57:24 +0000 https://www.dire.it/?p=471898 conte mascherina

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'agenzia Dire, per DireOggi

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conte mascherina
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ROMA – Senti questo, senti quello e nessuno sa ancora come si svolgerà il mega appuntamento, gli Stati generali fortissimamente voluti dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per ‘ascoltare’ tutti e presentare i progetti del Governo per il rilancio del Paese.

Una decisione che ha creato forti contrasti dentro la maggioranza di Governo, soprattutto tra i dirigenti Pd, preoccupati che l’evento si trasformi in passerella mediatica, «che tanto piace al portavoce Casalino» sottolineano voci cattive, con tante parole e nessuna sostanza.

Oggi il presidente del Consiglio ha incontrato i capi delegazione per concordare la ‘scaletta’, gli inviti, la durata. Dalle parole del ministro Alfonso Bonafede, capo delegazione del M5S, oltre l’appoggio traspare una forte preoccupazione: «Incontro molto positivo… massimo sostegno… confronto intenso» ma poi «bisogna fare le cose per bene senza perdere tempo, i cittadini non possono più aspettare».

Non traspare la soddisfazione insomma, più l’invito a sbrigarsi, due-tre giornate al massimo, e tornare a governare. Già l’inizio sarà assai amaro per Conte. Infatti l’appuntamento – che prenderà il via dopodomani – partirà con l’audizione dei leader del centrodestra, che non perderanno l’occasione di lodare il piano di Vittorio Colao, cestinato invece da tutti i partiti di Governo e malvisto dallo stesso Conte.

Ma poi Colao verrà? E’ stato invitato, ma il supermanager non ha tempo da perdere, parteciperà solo se avrà spazio adeguato, spazio che nessuno però vuol dargli. A rovinare i preparativi poi pure la convocazione da parte del pubblico ministero di Bergamo, che vuol sentire Conte sulla mancata zona rossa di Nembro e Alzano durante l’epidemia.

Senza contare la lotta furibonda in corso tra Pd e M5S sulle prossime regionali di autunno. Si sperava in un accordo tra le due forze alleate di Governo, che invece se le stanno dando di santa ragione a livello locale affossando ognuna il candidato dell’altra. Il centrodestra, pure in difficoltà, gode.

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Conte pensa agli ‘Stati generali’, altri a sostituirlo con… https://www.dire.it/09-06-2020/471143-conte-pensa-agli-stati-generali-altri-a-sostituirlo-con/ Tue, 09 Jun 2020 14:59:27 +0000 https://www.dire.it/?p=471143 franceschini conte zingaretti

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ROMA – “Ci troviamo di fronte ad una fase nuova… l’approssimazione sarebbe un errore devastante. Prima era giusta la ricerca continua di un ‘punto di equilibrio’. Ora non è più così”. Parola del vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, nelle ‘due chiacchiere’ pubblicate dal Foglio. “È inutile girarci attorno – spiega una fonte Dem- gli Stati generali che Conte ha organizzato in fretta e furia da solo, senza sentire nessuno, hanno creato una frattura con il Pd. Ora sta al premier ricucire in qualche modo…”.

Situazione da allarme rosso per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, perché altre ‘voci’ Dem di peso anticipano un altro scenario: “Franceschini ha rotto con Conte e sta lavorando alla sua sostituzione potendo già contare su chi già da tempo pensa la stessa cosa: Luigi Di Maio e Matteo Renzi”. Bisogna aspettare, magari sperando che gli Stati generali falliscano, si trasformino in un boomerang per chi li ha promossi. In questo schema, di fronte ad una situazione economica e sociale destinata ad aggravarsi, “Franceschini, capo delegazione Pd, avanzerebbe la candidatura a premier del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini; con l’accordo di Di Maio, che diventerebbe vicepremier e potrebbe così riprendere la guida del M5S, e Renzi che si toglierebbe di mezzo un possibile competitor nella sua area elettorale di riferimento, liberal e di centro moderato”.

E Conte? “Potrebbe fare il ministro degli Esteri”. Fantapolitica? “Può sembrare, ma invece è uno scenario a cui stanno lavorando”, insiste la fonte Dem. In casa M5S non si grida allo scandalo, si sottolinea che “difficilmente il Movimento potrebbe mollare la guida del Governo al Pd”. Impossibile? “Difficile”, ribatte il ‘grillino’. Da quanto si è appreso, una simile strategia non sembra trovare il consenso del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che però di fronte ad un accordo su un nuovo premier Dem come farebbe a dire no? Il quadro politico è in evoluzione, tocca al premier Giuseppe Conte trovare la via d’uscita, magari come suggerisce il nuovo libro di Renzi: la mossa del cavallo.

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Stati generali di Conte? Vade retro Leopolda https://www.dire.it/08-06-2020/470542-stati-generali-di-conte-vade-retro-leopolda/ Mon, 08 Jun 2020 14:50:18 +0000 https://www.dire.it/?p=470542 zingaretti conte di battista

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ROMA – Vero che il presidente del Consiglio aveva spiazzato tutti comunicando anche ai suoi ministri in diretta facebook che avrebbe di lì a qualche giorno organizzato gli Stati generali sulla ripresa con i protagonisti dell’economia, delle parti sociali, le migliori teste del Paese. Nelle stesse ore circolava tra gli addetti ai lavori un sondaggio che quotava un eventuale partito Conte al 14 e passa per cento di consensi, a scapito del Pd e del M5S. Di qui la forte irritazione dentro i Dem che da subito hanno cercato di stoppare l’iniziativa che, secondo qualche maligno, ha molto in comune con la “Leopolda” di renziana memoria.

Oggi il segretario Dem, Nicola Zingaretti, ha gettato acqua sul fuoco, ha ribadito che non ci sono ‘rotture’ con Conte e non esistono alternative a questo Governo. Ma è anche vero che il maggior peso dell’esecutivo ricade sulle spalle del Pd, di qui la paura che qualsiasi passo falso del Presidente del Consiglio possa alla fine danneggiare tutti. Ormai è tardi, gli Stati generali si faranno, probabilmente da giovedì a sabato 13 giugno, e tutti ora sono impegnati, visto il poco tempo, a non trasformare l’appuntamento in una rivoluzione piena di grida, di ‘a me serve’, ‘io voglio’, ‘io chiedo’… con il Governo che ripete le solite cose, rischiando la ghigliottina.

Lo stesso Conte rischia, perché «se davvero pensa a creare un suo partito», dicono alcuni Dem e grillini, «allora perderà la sua terzietà determinando una crisi politica». Altra cosa, sottolineano questi, «se Pd e M5s insieme a Conte si mettono ad organizzare questa nuova forza politica e il possibile campo d’azione» (tradotto: mettersi al Centro per attirare quel che resta di Forza Italia, prendersi i voti di Italia Viva senza Renzi, un punto di riferimento per quell’area cattolica ora allo sbando).

Insomma, messa da parte la paura del virus, la politica si è rimessa in movimento e investe tutte le forze politiche. Nel M5S si combatte per la poltrona di Capo politico. Chi spinge per arrivare all’autunno, chi vuole decidere in tempi rapidi magari affidando la guida ad Alessandro Di Battista, l’eroe della purezza ‘grillina’, ‘esterno’ e libero rispetto a chi deve fare compromessi per governare. Anche nel centrodestra il pentolone è pronto pronto a saltare. Il leader della Lega, Matteo Salvini, punta ad essere primo partito alle prossime elezioni regionali di questo autunno. Se ne frega dell’accordo stretto con i suoi alleati e vuole candidati a lui graditi in Campania, Puglia e Marche, regioni dove sono stati già indicati esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Per Salvini è la ‘Prova del cuoco’: la ricetta fin qui seguita non la vuole più nessuno, se non ne trova una più appetibile sarà messo in discussione anche dai suoi. Per questo deve alzare la voce, imporre ‘suoi’ uomini. Operazione azzardata, perché il vento è cambiato ed ora, anche se in modo diverso, spinge verso Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che i leghisti già vedono come traditore pronto a saltare sul carro di un futuro governo di unità nazionale.

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Il piano Colao non è “meravigliao”, a Conte serve ‘gabinetto di guerra’ https://www.dire.it/05-06-2020/469746-il-piano-colao-non-e-meravigliao-a-conte-serve-gabinetto-di-guerra/ Fri, 05 Jun 2020 14:51:39 +0000 https://www.dire.it/?p=469746 colao conte

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ROMA – Hanno lavorato per quasi due mesi, sotto la guida di Vittorio Colao, chiamati dal Governo per mettere a punto un piano per far ripartire il Paese e rimetterlo in piedi dopo l’epidemia. Ma alla fine il piano, che in queste ore è all’esame del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con 100 progetti da mettere in cantiere, è assai probabile che servirà solo come zeppa per non far ballare qualche tavolo. Perché l’emergenza adesso è un’altra, gli stati generali dell’economia lanciati da Conte, che a livello di immagine e di comunicazione dovranno mostrare il meglio della nuova Italia, con facce, progetti e idee innovative. Su questo si stanno concentrando tutte le energie e dovrà essere convincente, perchè già in passato simili appuntamenti non hanno riscosso successo, anzi si sono trasformati in boomerang per chi li ha promossi.

Davanti abbiamo 100 giorni, per sapere se le misure del Governo placheranno il malcontento che covano tanti italiani oppure no, con questo che si trasformerà in odio e dura protesta di piazza. Servirà un vero e proprio ‘gabinetto di guerra’ per fronteggiare la tempesta che si annuncia all’orizzonte. I sindacati temono che dopo lo stop fino ad agosto deciso dal governo gli imprenditori ricorreranno a licenziamenti di massa. Andranno in cassa integrazione? Anche qui è allarme rosso, perché serviranno altri miliardi e miliardi di euro. Quando arriveranno i soldi dall’Europa? Nel 2021, dicono, sempre che non ci saranno intoppi. Per questo il Pd sta spingendo per avere subito i 37 miliardi del Mes, il fondo salva stati, da destinare alla riorganizazzione del nostro sistema sanitario. Così ci saranno lavori da fare e si potranno liberare altre risorse su altri fronti. A livello politico non è aria di concordia nazionale, anzi. Il leader della Lega, Matteo Salvini, si è rimesso in marcia, è di nuovo in campagna elettorale. E non fa sconti a nessuno: attacca il Governo Conte ma anche il suo alleato Silvio Berlusconi: «Non lo capisco… parla come Prodi e Renzi». Anche nella maggioranza ci sono frizioni. Non solo perché il M5S resta ancora schierato contro il Mes, ma pure perché è tornato Alessandro Di Battista, che rivendica un ruolo e sta dando battaglia. Non vuole cacciare Conte, ha precisato il grillino della prima ora, ma secondo lui il M5S dentro il Governo è sotto dimensionato e deve contare di più. Tradotto: fuoco amico. Tocca al presidente del Consiglio dimostrare di aver imparato in fretta il mestiere del politico, tradurre presto in azioni concrete l’invito a cambiare passo in questa nuova fase che si è aperta. Perché il malcontento si trasformi in fiducia e non in un ‘vaffa’ di massa.

 

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La via di Conte tra ‘concordia nazionale’ e proteste di piazza, mentre per Roma si ‘lavora’ su David Sassoli https://www.dire.it/04-06-2020/469198-la-via-di-conte-tra-concordia-nazionale-e-proteste-di-piazza-mentre-per-roma-si-lavora-su-david-sassoli/ Thu, 04 Jun 2020 15:17:39 +0000 https://www.dire.it/?p=469198 raggi sassoli

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ROMA – “Il presidente del Consiglio ha capito al volo, ha colto il segnale che gli abbiamo inviato e nella sua conferenza stampa ha rilanciato… ora vedremo come gestirà la fase della rinascita”. Questa, in sintesi, la posizione su cui si ritrovano esponenti Dem di diversa sensibilità politica. La fase dell’emergenza sanitaria è alle spalle, certo bisogna fare ancora attenzione, aspettare i prossimi 8-10 giorni per vedere se ci saranno nuovi focolai, ma adesso l’attenzione politica è tutta centrata sul piano di rinascita, sulla strada che si dovrà imboccare per superare quella che sempre più diventerà vera emergenza economica e sociale.

Il Pd in questa fase sta creando una cintura per tenere su il Governo e il presidente Conte – continua il ragionamento dei Dem- lo stesso appello del segretario Zingaretti, quello di lavorare per una ‘concordia nazionale… che non significa fare inciuci’, serve proprio per gestire al meglio questa fase, soprattutto a livello parlamentare dove ci sono leggi da approvare al più presto con miliardi di euro da distribuire…”.

Insomma, quello che si capisce da voci diverse, nel momento in cui la situazione diventerà sempre più difficile per milioni e milioni di famiglie, con probabili tensioni e proteste di piazza, “non è possibile che il Parlamento si trasformi in ring, dove ci si mena e si blocca tutto”. Per questo si continuerà a chiedere collaborazione, visto che «dentro Forza Italia, ma anche nella stessa Lega», si sottolinea, ci sono orecchie sensibili, gente che pensa al bene comune e non solo di parte.

Altro tema sensibile è il Comune di Roma, dove tra un anno si voterà per il nuovo sindaco. Raggi, sindaca uscente, sta girando le sette chiese per trovare appoggi alla sua ricandidatura in deroga a quanto stabilito dalle regole del M5S. Roberta Lombardi, capogruppo ‘grillina’ alla Regione Lazio, l’ha subito stoppata: “Se passasse il superamento della regola dei due mandati sarebbe uno stravolgimento grande che rimetterebbe in discussione tante persone, iscritti e simpatizzanti all’interno del Movimento”.

Con buona pace della sindaca uscente, toccherà al Pd, primo partito della città, trovare il candidato da offrire alla coalizione. A quanto si apprende, si è al lavoro su David Sassoli, ora presidente del Parlamento europeo: “Per adesso nicchia – dice un Dem – ma nutriamo buone speranze di farcela”. Anche perché a metà mandato, questo l’accordo firmato a suo tempo, Sassoli dovrà lasciare la presidenza al Partito popolare europeo.

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Salvini e Meloni in piazza ad urlare? Aiutano Conte, ma è il Pd ora che lo incalza https://www.dire.it/03-06-2020/468620-salvini-e-meloni-in-piazza-ad-urlare-aiutano-conte-ma-e-il-pd-ora-che-lo-incalza/ Wed, 03 Jun 2020 14:52:06 +0000 https://www.dire.it/?p=468620 salvini-meloni-2-giugno

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ROMA – Da una parte il presidente Mattarella che invita le forze politiche a fare squadra nell’interesse del Paese, dall’altra la piazza urlante chiamata dai leader del centrodestra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che maledicono il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e tutto il suo governo. Di fatto danno una mano all’esecutivo, perché risulta evidente che al momento non sono maggioranza e che è del tutto fuori luogo, in questa situazione, invocare le elezioni. Oggi il Paese riparte in tutti i sensi: con i cittadini che si spostano in lungo e in largo, e le forze politiche che tornano ad attaccarsi.

Salvini non ha perso tempo, ha già fissato una serie di appuntamenti nelle piazze del Sud per riprendere il contatto diretto con i cittadini e riconquistarsi i consensi perduti in questi tre mesi. La partita del centrodestra è chiara: mettersi alla testa del malcontento, chiamare i cittadini in piazza a protestare contro il Governo che promette aiuti per tutti e poi non accontenta nessuno.

Anche nel Pd, perno fondamentale della maggioranza, si registrano segnali che attendono una pronta risposta da parte di Conte. E stasera il presidente del Consiglio si giocherà le sue carte, in diretta da Palazzo Chigi. Sono due anni che governa, prima col centrodestra ora col centrosinistra, e superata la fase più brutta dell’emergenza sanitaria, ora è il momento di indicare la strada che bisognerà prendere per assicurare un futuro al nostro Paese, agli italiani messi giù dal tracollo economico che già c’è e che è destinato ad aggravarsi. Lo ha chiesto in modo netto Goffredo Bettini, della direzione Dem, molto ascoltato ai piani alti: «Conte ha svolto un ruolo positivo ma oggi non basta più. Abbiamo tamponato, abbiamo fatto quello che si doveva fare per non lasciare solo nessuno perché la gente quando si sente sola e abbandonata dallo Stato nei momenti di difficoltà, si creano premesse negative. Ora ci vuole una strategia di ripresa, abbiamo avuto un sostegno dall’Europa grazie a questo governo e alla linea del Pd. La sfida è molto più ambiziosa di quella praticata finora». Non sarà una partita facile, tutt’altro.

Vero che l’Europa ora tende la mano, ma le risorse promesse quando arriveranno? La crisi incalza e rischia di ‘uccidere’ molto presto migliaia e migliaia di imprese, gettando nella disperazione milioni di persone a quel punto disoccupate, quindi i soldi dovranno arrivare presto e non a funerale avvenuto. Ma non basterà, perché il nuovo capo di Confindustria ha già detto che lo Stato dovrà scucire la grana agli imprenditori e lasciar fare a loro. Ma già Pd e M5S hanno fatto capire che si seguirà una strada diversa, che se lo Stato dà, qualche garanzia bisognerà pur darla. La parola al presidente del Consiglio.

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Il buongiorno del nuovo capo di Confindustria: benzina sul fuoco https://www.dire.it/01-06-2020/467808-il-buongiorno-del-nuovo-presidente-di-confindustria-benzina-sul-fuoco/ Mon, 01 Jun 2020 15:06:28 +0000 https://www.dire.it/?p=467808

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«Questa politica (leggi il Governo Conte, ndr) può fare più danni del coronavirus». Papale papale. E’ il buongiorno di Carlo Bonomi, nuovo presidente di Confindustria, l’associazione che raggruppa la stragrande maggioranza degli imprenditori italiani. Non solo la politica, il nuovo capo degli imprenditori schiera le sue truppe anche contro il sindacato, visto che punta a ridurre a zero le regole nazionali lasciando la contrattazione soltanto a livello delle singole imprese e dei rispettivi dipendenti. E così, mentre in tanti già sono preoccupati per quanto accadrà nei prossimi mesi, con la possibilità che le tante difficoltà si trasformino in rivolta e protesta di massa, il nuovo capo si presenta gettando benzina sul fuoco. Una presa di posizione che ha suscitato sconcerto nel Governo e nelle forze politiche che lo sostengono. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha detto in modo secco: «Ingeneroso».

«Guarda che Bonomi è fatto così, lui è preoccupato veramente perché i dati che abbiamo in mano sono molto allarmanti, e quanto promesso ancora non arriva. Dietro non c’è nessuna tirata a Salvini e alla Lega, forse poteva essere più attento con le parole», spiega un imprenditore che conosce Bonomi da sempre, e ora con lui nella nuova fase di Confindustria. Non ci stanno Graziano Delrio e Andrea Orlando, capogruppo dei deputati Dem e vicesegretario del Pd, che lo attaccano a muso duro. Delrio si aspetta che Bonomi, ogni tanto, si ricordi di parlare degli evasori e della lotta all’evasione. «Non credo ci sia altro paese in Europa (compresi i Paesi che hanno reagito assai peggio dell’Italia al Covid) nel quale un parallelo così rozzo e generico sarebbe accettato», tuona Orlando. Proprio nel momento della ripartenza, quando è più che mai necessario far fronte comune per risolvere i grandi problemi che già si stanno presentando, si torna allo scontro, alla lotta tra le parti. Domani tutto il centrodestra, per la Festa della Repubblica, scenderà nelle piazze italiane per protestare contro il Governo e le sue politiche giudicate inefficaci e dannose per gli italiani. La tensione è destinata a salire e sono tanti che indicano proprio nella gestione (e ripartizione) delle risorse che dovrebbero arrivare dall’Europa la vera posta in gioco. Con gli industriali che ne vogliono la gran parte senza troppe intrusioni dello Stato, con i sindacati che si aspettano una nuova stagione di diritti e rivendicazioni salariali, con milioni di cittadini che non hanno più una entrata e che attendono un qualsivoglia sussidio. Ma Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, regione che sembrava destinata alla Lega e che invece proprio Bonaccini ha mantenuto nel centrosinistra battendo clamorosamente la candidata di Matteo Salvini, ha subito colto l’aria che tira: «… Penso che
bisogna aiutarlo il Governo in questa fase, a fare le scelte
migliori. La contrapposizione non serve a nessuno… Ma il Governo deve pensare a tutto il Paese, perché non può esserci ripartenza se il Mezzogiorno non viene portato col resto del paese, ma non si dimentichi che il nord, dove risiede una parte rilevante del Pil italiano ed è la parte più produttiva, ha bisogno di risposte veloci e dunque urgenti».

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Fino all’ultimo respiro, quello che ci attende non sarà un film https://www.dire.it/29-05-2020/467031-fino-allultimo-respiro-quello-che-ci-attende-non-sara-un-film/ Fri, 29 May 2020 14:54:43 +0000 https://www.dire.it/?p=467031

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi

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ROMA – Tutti gli italiani con il fiato sospeso, col virus che lo toglie, il respiro. Tra pochi giorni potremo riandare liberamente in giro oppure no? A livello politico, tra Governo e Comitato tecnico scientifico, è in corso un nuovo duello, tra chi vuole partire a razzo e chi invece invita alla cautela visto che il virus è ancora in circolazione. Intanto spuntano le mille proposte dei tanti presidenti di Regione: chi toglierà l’obbligo di portare la mascherina dal primo giugno, chi vuole la patente di immunità per i turisti che arriveranno, chi chiude e chi mette per un pochino in quarantena. Si va in ordine sparso, come abbiamo visto in tante occasioni in questi ultimi mesi.

Ma è sul respiro che oggi vorrei invitare tutti a riflettere, perché ci aspettano mesi difficili e se, come promesso dai nostri politici e governanti, tutte le misure per ripartire, per dare ossigeno a quanti finora sono stati costretti a chiudere, non arriveranno presto, molto presto a destinazione potremmo trovarci in situazioni di scontro e di tensione sociale. Ad esempio: la morte di George Floyd, il nero ucciso dalla polizia a Minneapolis, dove ormai si vivono rivolte e saccheggi. Forse non c’entra molto con la nostra situazione ma al livello di significato mi sembra una cosa illuminante. Perché negli Stati Uniti l’epidemia da coronavirus ha colpito forte, tanti morti e tante polemiche, scatenate anche dal Presidente Donald Trump. E proprio mentre nel mondo si combatte contro il virus che ti fa morire soffocato, il povero Floyd ha trovato un poliziotto, in quel momento simbolo del potere e della legge, che lo ha ucciso soffocandolo con una gamba premuta sul collo: da una parte i medici e gli infermieri che si ammazzano di fatica per dare ossigeno a chi non respira, dall’altra l’ordine costituito che te lo toglie. Abbiamo tutti detto che dopo la pandemia forse ci sarà un mondo migliore. Ma lo dobbiamo costruire da oggi, facendo attenzione a come riprenderemo anche a relazionarci tra di noi.

Pensando che arriveranno momenti difficili, dove ci saranno tante persone in difficoltà, che non ce la faranno più a tirar avanti, a respirare perché schiacciati dalle preoccupazioni. E penso anche alle ragazze e ai ragazzi, rinchiusi per mesi e che adesso dovranno riadattarsi a prender fiato fuori, insieme agli altri. Tenendo conto che già gli scienziati lanciano l’allarme su una seconda ondata dell’epidemia in autunno. In tanti sono preoccupati, per le tensioni, gli scontri che potranno verificarsi nelle nostre città. Per questo bisognerà fare attenzione, soprattutto a livello di Governo e di chi governa le forze dell’ordine a saper sempre misurare gli interventi. Distinguere e capire, tra chi comunque ce la fa e chi, invece, non avrà altro modo di farsi sentire se non urlando. Ecco che quell’urlo, quella protesta, non venga mai soffocata ma accolta e risolta. Ps: ho preso il titolo dal grand film di Jean-Luc Godard, che invito a ri-vedere, perché anche lì c’è un richiamo a quanto accaduto l’altro giorno a Minneapolis: il protagonista, un giovanissimo Jean Paul Belmondo, un fascinoso delinquente sempre in cerca di avventure e soldi facili, ma in quel film è lui, eroe ‘nero’, che uccide un poliziotto.

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Dopo Conte? C’è Conte… e il “manifesto” del ministro Gualtieri https://www.dire.it/28-05-2020/466521-dopo-conte-ce-conte-e-il-manifesto-del-ministro-gualtieri/ Thu, 28 May 2020 15:23:23 +0000 https://www.dire.it/?p=466521

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'agenzia di stampa Dire, per Direoggi

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ROMA – “Dopo Conte? C’è Conte” taglia corto un Dem dei piani alti, che aggiunge: “In giro ora ci sono tutti fenomeni, ma qualcuno dovrà pur dire che il presidente del Consiglio sta portando a casa risultati importanti. Vero che in Europa ci sono Gentiloni, Sassoli e anche tutti i ‘rapporti’ stretti al nostro ministro dell’Economia Gualtieri ma, insomma, anche Conte è cresciuto molto in autorevolezza”.

Eppure nei giorni scorsi, in diversi interventi e prese di posizione, dentro lo stesso Pd, c’erano state diverse sottolineature sulla mancanza di un’idea, una strategia per il futuro dell’Italia. Mentre si parlava sempre dell’abilità del presidente del Consiglio come mediatore, mero risolutore delle contrapposizioni tra le forze della maggioranza.

In questo quadro ha suscitato molto interesse (e qualche mugugno) il “Manifesto di Gualtieri: così renderò l’Italia attraente“, lanciato con grande spazio sul Foglio. Nella lunga intervista il ministro dell’Economia si sofferma sulla ripartenza, sulla gestione delle enormi risorse che arriveranno dall’Europa.

Gualtieri stesso riconosce che “tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’iniziativa dell’Italia e del presidente del Consiglio Conte, che ha dimostrato visione e capacità di leadership”. Il prossimo ticket di Governo?

Quanto alla visione, alla sfida da vincere per rendere attrattivo il nostro Paese, per Gualtieri c’è una priorità: “Abbiamo deciso di scommettere sulla semplificazione del diritto societario e di sostenere fiscalmente gli investimenti e rendere agevole e vantaggiosa la capitalizzazione delle imprese. La logica penso sia ormai chiara: attrarre investimenti in Italia, non essere più esportatori di risparmio e incanalarlo verso l’economia reale”.

In questa prospettiva, secondo Gualtieri, la sinistra di Governo ha una grande partita davanti perché sarà capace di “coniugare crescita ed equità e di concorrere alla necessaria opera di governo e civilizzazione dei processi di globalizzazione. La destra nazionalista e populista o iperliberista– sottolinea il ministro dell’Economia- esce invece come grande sconfitta di questa stagione perché ha rivelato in modo plastico la sua totale inadeguatezza rispetto alla fase che stiamo vivendo. Non solo per le sue ricette economiche incompatibili con la realtà ma anche perché il suo armamentario ideologico e retorico è apparso in tutto il mondo per quello che è: una parte dei problemi e non una soluzione di essi”. Gualtieri c’è.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 28 MAGGIO

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