Mondo – dire.it https://www.dire.it dire.it - Agenzia di Stampa Nazionale Sat, 04 Jul 2020 19:03:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 VIDEO | Beneduce (Unitorino): “Nasce contromemoria decolonizzata” https://www.dire.it/04-07-2020/481400-video-beneduce-unitorino-nasce-contromemoria-decolonizzata/ Sat, 04 Jul 2020 15:00:21 +0000 https://www.dire.it/?p=481400 statua indro montanelli imbrattata

L'antropologo alla Dire sulla mobilitazione contro I simboli del colonialismo

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statua indro montanelli imbrattata
L'antropologo alla Dire sulla mobilitazione contro I simboli del colonialismo
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ROMA – “L’abbattimento delle statue e dei simboli coloniali sono atti di profonda, radicale trasformazione, dopo i quali nulla sara’ piu’ pensabile e dicibile come prima, a cominciare dall’ipocrisia di una storia che dice solo una parte di se stessa e lo fa nella lingua dei dominanti”. Roberto Beneduce, nato a Napoli 62 anni fa, insegna antropologia culturale all’Universita’ di Torino. Sempre nel capoluogo piemontese, oltre 20 anni fa, ha fondato insieme ad altri colleghi il Centro Frantz Fanon, che si occupa di servizi di counseling, psicoterapia e supporto psicosociale per migranti, rifugiati e vittime di tortura. L’intervista con l’agenzia Dire si svolge nel pieno di una mobilitazione che, nata negli Stati Uniti per protestare contro razzismo e violenza della polizia, si e’ estesa nel mondo mettendo in discussione i simboli della discriminazione razziale e del passato coloniale.

LEGGI ANCHE: Usa, manifestanti abbattono la statua di Cristoforo Colombo davanti al parlamento del Minnesota

“Io, africana, non firmo per la rimozione della statua di Montanelli. Ecco perché”

Statue, monumenti, ma anche nomi di strade e memoriali sono diventati oggetto di proteste e di rifiuto. “Le statue sono soltanto una delle tante espressioni di un razzismo sistemico – dice Beneduce – penetrato nelle istituzioni, anche di quelle di Paesi che si riempiono la bocca con la retorica dei diritti umani”. La mobilitazione si e’ diffusa con forza nelle antiche potenze coloniali e in Occidente: da New York dove, ricorda Beneduce, e’ in corso un dibattito sull’abbattimento di una statua di Franklin Roosvelt a cavallo, un nero da un lato e un nativo dall’altro, alla Francia, dove in citta’ come Bordeaux “sono nati itinerari di memoria critica per ricordare come ogni singola pietra della citta’ sia incisa con la fatica e la violenza di secoli di schiavismo”. Per l’antropologo e’ arrivato il momento per discutere della nozione di “patrimonio culturale”, che spesso “nasconde una tragica violenza rimossa”. Anche nei Paesi che un tempo erano colonie, in modo particolare in Africa, questa fase storica sta dando impulso a un ripensamento del passato e del concetto stesso di storia. “Le statue – sottolinea Beneduce – sono in questi paesi come i gendarmi di un passato che governa la memoria alienata degli oppressi, di un potere che schiaccia e non lascia respirare”. L’antropologo cita le parole del filosofo camerunense Achille Mbembe, voce autorevole degli studi post-coloniali, che parla di “diritto universale a respirare”.
Un concetto che ha una “singolare risonanza con il nostro presente” nota il docente. Le parole “I can’t Breathe” – non posso respirare – pronunciate da George Floyd prima di morire, fanno eco a una pandemia provocata da una malattia respiratoria che, evidenzia Beneduce, “e’ anche momento rivelatore di violenze razziali e disuguaglianze economiche”, e stanno dando alla voce degli oppressi una forza “smisurata e inattesa”.
Forza anche al centro di polemiche, la’ dove la violenza di alcuni proteste e’ contestata. Per Beneduce e’ d’altronde “illusorio immaginare processi cosi’ profondi e dolorosi come ordinari, banali”, che non conoscano cioe’ “anche momenti di violenza”. L’antropologo sottolinea che chi si appella alla violenza e al “rischio di perdere pezzi importanti di storia” per criticare la mobilitazione contro le statue del passato non e’ consapevole di cosa sia veramente in gioco. La trasformazione riguarderebbe infatti il concetto stesso di storia. “Per gli oppressi la storia e’ spesso umiliazione, silenzi – spiega Beneduce – e la sua sola evocazione e’ dolore.
Popoli colonizzati, i cui saperi sono stati zittiti: loro non la considerano storia, ma perdita”. Per questo il momento e’ importante, secondo Beneduce: “Si sta sviluppando una contromemoria, una controstoria che non accetta piu’ un solo regime di narrazione e sta innescando un mutamento dei rapporti di forza”.

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Algeria, rilasciati Tabbou, Bouraoui e altri attivisti del movimento Hirak https://www.dire.it/03-07-2020/481204-algeria-rilasciati-tabbou-bouraoui-e-altri-attivisti-del-movimento-hirak/ Fri, 03 Jul 2020 16:41:45 +0000 https://www.dire.it/?p=481204 attivisti Hirak

Liberati gli animatori delle proteste che ad aprile hanno portato alla caduta del presidente Abdelaziz Bouteflika, per vent'anni al potere

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Liberati gli animatori delle proteste che ad aprile hanno portato alla caduta del presidente Abdelaziz Bouteflika, per vent'anni al potere
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ROMA – “Una buona notizia” ma anche solo “un primo passo”, considerando le decine di militanti e attivisti tuttora in carcere per le opinioni espresse: queste alcune delle reazioni di ong e radio di area non governativa al rilascio in Algeria di Karim Tabbou e di altri esponenti del movimento di protesta Hirak.

AMNISTIE E LIBERAZIONI SOTTO IL NUOVO PRESIDENTE

Le liberazioni, che non comportano la cessazione dei procedimenti penali a carico, hanno riguardato anche Amira Bouraoui e Samir Benlarbi. Le decisioni sono state adottate da tribunali di Algeri dopo che il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva accordato un’amnistia a beneficio di altri sei attivisti a pochi giorni dall’anniversario dell’indipendenza nazionale di domenica prossima.

Tabbou, 47 anni, in carcere da settembre, era stato condannato a un anno di carcere dopo essere stato giudicato colpevole di “attacco all’integrità del territorio nazionale”. Il prossimo settembre resta in programma l’avvio di un secondo processo a suo carico, con l’accusa di aver “danneggiato il morale dell’esercito”. A dire di “una buona notizia” è stata tra le altre ong Amnesty International. Un appello a “liberare la giustizia” è giunto invece da Abdellah Benadouda, fondatore di Radio Corona Internationale, un’emittente con sede negli Stati Uniti.

Con le sue manifestazioni di piazza del venerdì, Hirak ha determinato la caduta del presidente Abdelaziz Bouteflika nell’aprile scorso, dopo 20 anni al potere. A tornare in libertà anche Bouraoui, ginecologa 44enne, altra figura di spicco del movimento. Era stata arrestata con l’accusa di vilipendio nei confronti del presidente della Repubblica, oltraggio alla religione islamica e attentato alla salute pubblica.

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Pace, Mairead Corrigan Maguire: “Tacciano le armi. L’Onu si riscatti” https://www.dire.it/03-07-2020/481113-pace-mairead-corrigan-maguire-tacciano-le-armi-lonu-si-riscatti/ Fri, 03 Jul 2020 14:18:29 +0000 https://www.dire.it/?p=481113

L'appello e' contenuto in un'intervista pubblicata dal web magazine OLTREMARE

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ROMA – Di fronte alla “catastrofe sanitaria” causata dal Covid-19, le Nazioni Unite hanno “l’opportunita’ di riscattare il passato” diventando davvero il “centro del mondo” con l’impegno per il rispetto di una tregua globale, contro la “follia della guerra”: a sottolinearlo Mairead Corrigan Maguire, irlandese, Nobel per la Pace.
L’appello e’ contenuto in un’intervista pubblicata dal web magazine OLTREMARE, proprio nei giorni del via libera da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu di una risoluzione che, superati i veti di Stati Uniti e Cina, su proposta francese e tunisina, fa propria la richiesta avanzata tempo fa dal segretario generale Antonio Guterres.

“Di fronte a questa catastrofe sanitaria causata dal Covid-19, e alle sue pesanti ricadute sociali, economiche, di vita – dice Maguire – oggi l’Onu puo’ riscattare il passato e diventare davvero, nel senso piu’ alto del termine, il centro del mondo. Se siamo tutti dalla stessa parte della barricata nello sconfiggere la pandemia del coronavirus, allora non c’e’ modo migliore, piu’ forte di dimostrarlo che far tacere le armi e, per usare le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, realizzare ‘un immediato cessate il fuoco globale in tutti gli angoli del mondo’.

Secondo la Nobel, insignita del Premio nel 1976 e da allora impegnata su piu’ fronti, dall’Europa al Medio Oriente, “chi siede al Consiglio di sicurezza ha gli strumenti per far rispettare una risoluzione”. Maguire continua: “‘La furia del virus dimostra la follia della guerra’, afferma Guterres. Ma in quella follia c’e’ una logica: la logica, perversa, di chi, pur di realizzare le proprie ambizioni di potenza, finanzia guerre per procura che annientano popoli, penso a quello siriano, ad esempio, e a quanti si arricchiscono con il commercio delle armi”. 

Nata a Belfast da famiglia cattolica, Maguire, decise di dedicarsi alla pace nel suo paese dopo che i tre figli della sorella furono investiti e uccisi da un’auto di cui aveva perso il controllo un membro dell’esercito repubblicano irlandese, colpito poco prima a morte da un soldato inglese. A seguito di quella tragedia la sorella si tolse la vita e Mairead fondo’ con Betty William, con cui ha condiviso il Nobel, il movimento Donne per la pace.
Maguire e’ stata anche presidente della Nobel Women’s Initiative, la fondazione che unisce le donne insignite del riconoscimento.

Nell’intervista con OLTREMARE, pubblicazione dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), in evidenza anche le conseguenze sociali della pandemia. “Il virus non cancella le disuguaglianze, anzi le alimenta” dice Maguire.
“Perche’ vi sono Paesi piagati dalla guerra in cui il sistema sanitario e’ andato distrutto, dove non esistono le strutture necessarie per far fronte all’emergenza in atto”.
La Nobel continua: “Nel mondo vi sono piu’ di 70 milioni di rifugiati, i migranti sono oltre 200 milioni. Chi si prende cura di loro? È vero, tragicamente vero: rifugiati e sfollati a causa dei conflitti sono doppiamente vulnerabili. Si dice che dopo il coronavirus niente sara’ come prima. Facciamo si’ che questa non rimanga un’affermazione retorica. Ogni anno vengono spesi centinaia e centinai di miliardi per armamenti. Si convertano in ricerca, in una lotta per la salute e per il lavoro che investa l’intero pianeta. Riscopriamo il valore piu’ alto e nobile della parola ‘umanita””.

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#Atuttomondo: le principali notizie dall’estero https://www.dire.it/03-07-2020/481085-atuttomondo-le-principali-notizie-dallestero-28/ Fri, 03 Jul 2020 13:32:58 +0000 https://www.dire.it/?p=481085 a tutto mondo

A cura dell’Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo

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A cura dell’Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo
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ROMA – #ATUTTOMONDO. Questo il titolo della rassegna stampa internazionale dell’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo. In collaborazione con l’agenzia Dire, ogni martedì e venerdì verrà diffuso sulla rete nazionale delle agenzie, sul sito e social della Dire.

Tra le notizie internazionali presentate nella seguente rassegna stampa troviamo temi relazionati alla politica, alla società e, soprattutto, alla vita post-Covid nel mondo.

EUROPA

La Spagna sta provando ad aiutare il settore terziario con agevolazioni e incoraggiamenti. Secondo quanto riportato da El País, i comuni dei quasi 8000 km di litorale spagnolo stanno cercando in tutti i modi di rendere i loro stabilimenti sicuri, ma la nostra attenzione ricade soprattutto su Vejer de la Frontera (vicino a Cadice), dove sono stati riservati 150 metri di spiagge da dedicare ai bagnanti che hanno superato i 65 anni di età o che hanno disabilità per tentare di minimizzare al massimo il rischio di contagio.

Per i più appassionati di camminate, ma anche per i più religiosi, dal primo luglio tornano a essere aperti gli alberghi, la Cattedrale e le Oficinas de los peregrinos situati nei vari sentieri famosi per comporre il cammino di Santiago. In un’intervista di Isaías Calvo per 20 Minutos, il direttore della Sociedad Anónima del Plan Xacobeo afferma di essere ottimista e considera questa una grande opportunità per dar enfasi a tutti i fattori turistici che ogni anno attraggono migliaia di pellegrini, quali il contatto con la natura, gli spazi all’aria aperta e la sicurezza dei percorsi stessi. Calvo rassicura anche che verranno condotti i controlli necessari imposti dai protocolli sanitari e verrà anche mantenuta la distanza di sicurezza, pur trovandosi in un “grande spazio comune”.

L.C, M.D.F. e I.V

CLICCA QUI PER LEGGERE LA RASSEGNA COMPLETA

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Ora il Giappone teme una seconda emergenza Coronavirus https://www.dire.it/03-07-2020/480890-ora-il-giappone-teme-una-seconda-emergenza-coronavirus/ Fri, 03 Jul 2020 06:46:14 +0000 https://www.dire.it/?p=480890 coronavirus

Aumentano i contagi a Tokyo, l'università di Hokkaido: "Esiste concreta possibilità che il Covid-19 possa mutare e diventare altamente patogeno"

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Aumentano i contagi a Tokyo, l'università di Hokkaido: "Esiste concreta possibilità che il Covid-19 possa mutare e diventare altamente patogeno"
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ROMA – “Dobbiamo restare vigili per prevenire una ulteriore diffusione del virus., bilanciando la necessità di riattivare completamente l’economia con l’adozione di misure sanitarie adeguate, a tutela della salute pubblica. Nessuno di noi, dopo averlo sperimentato una volta, vorrebbe di nuovo trovarsi limitato da uno stato di emergenza”. Le affermazioni provengono dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike che, a due giorni dalle elezioni per la carica di governatore della capitale, in conferenza stampa ha commentato la nuova ondata di infezioni che sta investendo Tokyo negli ultimi giorni. Gli ultimi dati confermati evidenziano 107 nuovi casi di Covid-19 nella popolazione della città, il più forte aumento da oltre due mesi e il settimo consecutivo superiore alla soglia di sicurezza di contagi giornalieri fissata dalle autorità sanitarie. Il rapido aumento dei nuovi contagi arriva proprio nel pieno del ripristino della normalità dopo il mese di sospensione di ogni attività sotto lo stato di emergenza dichiarato dal governo, terminato lo scorso 31 maggio, e investe in particolare i giovani tra i 20 e i 30 anni di età. Il portavoce del governo Yoshihide Suga ha dichiarato in proposito: “Il governo sta monitorando attentamente l’evoluzione della situazione a Tokyo in collaborazione con il governo locale. Al momento non ci sono ragioni per emanare a breve una nuova dichiarazione dello stato di emergenza”.

UNIV. HOKKAIDO: “POSSIBILE SECONDA ONDATA DI CONTAGI”

Hiroshi Kida, professore presso il Centro di ricerca per il controllo della zoonosi dell’Università di Hokkaido, ritenuto uno dei maggiori esperti al mondo sull’influenza, mette in guardia le autorità invitando a non sottovalutare la possibilità che possa verificarsi una nuova ondata di infezioni letali.

“La continua trasmissione da uomo a uomo permette la sopravvivenza di virus che possono facilmente rafforzarsi all’interno dei corpi umani. Esiste dunque la concreta possibilità che il Covid-19 possa mutare e diventare altamente patogeno“, ha dichiarato Kida, che aggiunge: “È ormai condiviso nella comunità scientifica che i virus influenzali che causano pandemie, come fu la cosiddetta “spagnola”, diventino più virulenti nella seconda e terza ondata di infezioni o dopo essere divenuti stagionali”.

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Regeni, 10 mila firme in poche ore per il ritiro dell’ambasciatore. Amnesty: “Procura Cairo complice” https://www.dire.it/02-07-2020/480776-regeni-10-mila-firme-in-poche-ore-per-il-ritiro-dellambasciatore-amnesty-procura-cairo-complice/ Thu, 02 Jul 2020 16:17:56 +0000 https://www.dire.it/?p=480776 giulio regeni

Intanto il dodicesimo incontro tra gli inquirenti italiani e la Procura del Cairo "non ha impresso alcun significativo passo avanti", denuncia Amnesty international

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giulio regeni
Intanto il dodicesimo incontro tra gli inquirenti italiani e la Procura del Cairo "non ha impresso alcun significativo passo avanti", denuncia Amnesty international
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ROMA – L’appello pubblico che fa propria la richiesta dei genitori di Giulio Regeni di ritirare l’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, ha raccolto in poche ore oltre 10mila firme sulla piattaforma online Change.org. Come riferiscono i responsabili del portale, la quota totale di adesioni è ora salita a oltre 60.000. La famiglia Regeni ha da poco rinnovato l’appello al governo italiano affinché ritiri il rappresentante diplomatico, manifestando disappunto per gli ennesimi ostacoli e rinvii sull’inchiesta riguardante la morte del giovane ricercatore originario di Fiumicello, in provincia di Udine. La petizione è stata lanciata un anno fa dal collettivo ‘Giulio Siamo Noi’ che dal 2016 si batte online affinchè sia fatta piena luce sulla morte del ricercatore friulano.

LEGGI ANCHE: Regeni, Conte: “Al Sisi disponibile, ora aspettiamo segnale concreto. Senza verità mai visita di stato”

BAOUMI (AMNESTY): PROCURA CAIRO COMPLICE DELL’IMPUNITÀ

“Abbiamo constatato svariate volte che la Procura egiziana è stata complice nei casi di sparizioni forzate e torture avvenute in Egitto, proteggendo gli agenti dell’Agenzia per la sicurezza nazionale e in questo, il caso di Giulio Regeni non fa differenza”. Così all’agenzia Dire Hussein Baoumi, ricercatore per Amnesty International per l’Egitto e la Libia, all’indomani del dodicesimo incontro tra gli inquirenti italiani e la Procura del Cairo “che non ha impresso alcun significativo passo avanti” nelle indagini sulla morte dello studente di Fiumicello. Secondo il responsabile, il procuratore generale al Cairo, Hamada Al-Sawy, a cui le autorità italiane da tempo chiedono collaborazione, “deve scegliere se fare il suo lavoro e assicurare i responsabili dell’uccisione di Giulio alla giustizia o semplicemente continuare ad essere complice di ciò che gli è accaduto”.

Al-Sawy è una delle massime cariche istituzionali del Paese, ricorda l’esperto: “Ha il potere di indagare e perseguire penalmente chiunque, incluso il presidente. Purtroppo, la pubblica accusa si è dimostrata complice e priva di indipendenza“. Un problema che non tocca solo l’inchiesta sul ricercatore italiano di Cambridge ma, sottolinea Baoumi, “decine di esecuzioni extragiudiziarie, di cui abbiamo conferme”. Secondo il ricercatore, “centinaia di egiziani sono scomparsi e non ne sappiamo più nulla” e “a migliaia sono stati sottoposti a sparizioni forzate per pochi giorni fino a svariati mesi”.

Di fronte a questo quadro di impunità e deterioramento dei diritti umani, Baoumi esorta l’Italia e l’Unione europea ad adottare delle misure per fare pressione sull’Egitto. “Si possono adottare diverse strategie: ad esempio, se i Paesi come l’Italia vendono armi al Cairo, devono assicurarsi che quelle armi non siano impiegate per commettere violenze contro i civili”.

Baoumi suggerisce poi ai governi di “denunciare pubblicamente le violazioni dei diritti umani in Egitto e continuare a chiedere attivamente alle autorità egiziane di porre fine alla repressione del dissenso e di portare i responsabiil davanti alla giustizia”. Il ricercatore conclude: “I diritti umani devono essere al centro di qualsiasi accordo o intesa con l’Egitto, unilaterale o multilaterale. Continuare a fare affari col Cairo come se niente fosse servirà solo a incoraggiare le autorità egiziane a commettere nuove violenze, sparizioni forzate e torture”.

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Siria, l’avvocato Al-Bunni: “A Coblenza solo il primo processo al regime” https://www.dire.it/02-07-2020/480763-siria-lavvocato-al-bunni-a-coblenza-solo-il-primo-processo-al-regime/ Thu, 02 Jul 2020 15:57:02 +0000 https://www.dire.it/?p=480763 Avvocato-al-bunni

Legale alla Dire: "Certo della condanna di due torturatori di servizi"

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Legale alla Dire: "Certo della condanna di due torturatori di servizi"
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ROMA – “Sono più che ottimista: i responsabili di torture e uccisioni nelle carceri siriane saranno condannati”. Così all’agenzia Dire Anwar Al-Bunni, avvocato di origine siriana che a Coblenza, in Germania, ha contribuito a far arrivare a processo due esponenti del regime di Bashar Al-Assad.
I due responsabili dei servizi di intelligence, Anwar Raslan e Eyad Al-Gharib, sono stati arrestati dalle autorità tedesche a febbraio. Un gruppo di siriani rifugiati come loro li ha accusati di torture su 4.000 persone avvenute ad Al-Khatib, il carcere di Damasco. Al-Bunni è uno dei legali che si è occupato di portare avanti la causa in collaborazione con Families for Freedom, associazione che raduna i familiari di coloro che in Siria, dopo lo scoppio della guerra civile nel 2011, sono state vittime di arresti arbitrari, torture, uccisioni sommarie e sparizioni forzate.

“A Coblenza ieri è ripreso il processo – continua Al-Bunni – e fino a lunedì i giudici ascolteranno le dichiarazioni dei testimoni, in tutto 30, che saranno interrogati dal pubblico ministero”. Sull’esito del procedimento, il primo a mettere alla sbarra due rappresentanti del governo siriano, l’avvocato non ha dubbi: “Saranno condannati”. Mentre a Coblenza la giustizia segue il suo corso, Al-Bunni e gli altri avvocati e attivisti proseguono il lavoro: “Sappiamo che le autorità tedesche stanno compiendo altri arresti, come quello del 22 giugno, quando è stato arrestato Alaa Mousa, il medico accusato di torture contro un detenuto nella prigione militare di Homs”. La vittima era stata arrestata durante le rivolte anti-governative del 2011. Quanto al medico, era residente in Germania dal 2015 e ora dovrà rispondere dell’accusa di crimini contro l’umanità.

Secondo l’avvocato, in Germania e negli altri Stati europei, circa un migliaio di persone tra la comunità dei rifugiati siriani sono esponenti del regime o ex combattenti dei gruppi armati, come lo Stato islamico o Al-Nusra. “Stiamo lavorando – assicura Al-Bunni – per farli arrivare tutti a processo”.  L’obiettivo è dimostrare la complicità del governo di Damasco nelle violenze contro la popolazione, punendo i colpevoli.

A oggi, né il presidente Bashar Al-Assad né altri esponenti di governo sono intervenuti sul processo in corso a Coblenza. “Ci ignorano e impediscono ai media locali di parlarne” dice l’avvocato. “Questo dimostra che hanno paura delle conseguenze, perché stiamo lavorando a nuovi processi non solo in Germania ma anche in altri Paesi d’Europa; e presto sapremo dirvi di più”.

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Marò, l’India celebra la ‘vittoria’ e il diritto al risarcimento delle vittime https://www.dire.it/02-07-2020/480696-maro-lindia-celebra-la-vittoria-e-il-diritto-al-risarcimento-delle-vittime/ Thu, 02 Jul 2020 14:32:42 +0000 https://www.dire.it/?p=480696 latorre_girone

Nonostante l'Aja abbia riconosciuto l'immunità di Latorre e Girone, nel paese asiatico l'interpretazione della sentenza è positiva

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Nonostante l'Aja abbia riconosciuto l'immunità di Latorre e Girone, nel paese asiatico l'interpretazione della sentenza è positiva
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ROMA – Una vittoria per l’India, che vede riconosciuto il proprio diritto ai risarcimenti per i due pescatori del Kerala uccisi nel 2012: questa la lettura dominante oggi sulla stampa di New Delhi dopo il pronunciamento del tribunale dell’Aja sulla vicenda dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Di successo, nei primi aggiornamenti online, dicono più testate. Secondo India Today, New Delhi “ha vinto” perchè vede riconosciuto il “diritto ai risarcimenti” anche se “non potrà perseguire” i due fucilieri di marina.

Una lettura, questa, in linea con una nota diffusa in giornata dal ministero degli Esteri di New Delhi. Centrale il riferimento al fatto che, secondo i giudici, l’Italia ha violato la libertà di navigazione sancita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982.

Su questa base l’India dovrà essere risarcita per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio “Saint Anthony”.

Sulla vicenda dei fucilieri che erano a bordo della nave “Enrica Lexie” è intervenuto oggi anche il ministero degli Esteri italiano. “La Farnesina – si legge in un comunicato – sottolinea che la decisione del Tribunale arbitrale lascia impregiudicato l’accertamento relativo ai fatti e al diritto per quel che concerne il procedimento penale che dovrà svolgersi in Italia”.

Il riferimento è al fatto che, stando alla deliberazione dei giudici, i marò godono dell’immunità in relazione ai fatti e all’India viene pertanto precluso l’esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti.

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Il processo ai marò si terrà in Italia: lo ha deciso il Tribunale dell’Aia https://www.dire.it/02-07-2020/480628-il-processo-ai-maro-si-terra-in-italia-lo-ha-deciso-il-tribunale-dellaia/ Thu, 02 Jul 2020 12:44:33 +0000 https://www.dire.it/?p=480628 marò

Il Tribunale arbitrale dell’Aja ha stabilito che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dovranno essere processati in Italia. Di Maio: "Fine di un'agonia"

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Il Tribunale arbitrale dell’Aja ha stabilito che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dovranno essere processati in Italia. Di Maio: "Fine di un'agonia"
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 ROMA – “Il Tribunale arbitrale dell’Aja ha stabilito oggi che i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dovranno essere processati in Italia”, scrive su facebook Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. “È una notizia molto positiva, che premia il grande lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell’Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali, nonché l’impegno diplomatico che il nostro Paese non ha mai fatto mancare alla causa dei due fucilieri di Marina”.

La tesi dell’Italia– aggiunge- dopo anni di lunghe battaglie, ha dunque prevalso. I nostri due militari, funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni sono immuni dalla giustizia straniera. Non abbiamo mai smesso di seguire questo caso, ma voglio ringraziare anche chi mi ha preceduto per la costanza e la determinazione impiegate su questa vicenda. L’Italia naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. Oggi si mette un punto definitivo a una lunga agonia. Un abbraccio ai nostri due marò e alle loro famiglie.

GELMINI: ITALIA AVEVA RAGIONE, ABBRACCIO FI CAMERA A LATORRE E GIRONE

“Anni di tensioni e di battaglie legali tra Italia e India. Oggi, finalmente, il Tribunale arbitrale internazionale mette la parola fine alla vicenda dei marò, dando ragione al nostro Paese. Il gruppo FI Camera manda un grande abbraccio a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone”. Lo scrive su Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Proteste e morti in Etiopia, il blogger Hailu: “Tv istigano violenza, sfidano Nobel pace” https://www.dire.it/02-07-2020/480588-proteste-e-morti-in-etiopia-il-blogger-hailu-tv-istigano-violenza-sfidano-nobel-pace/ Thu, 02 Jul 2020 12:11:17 +0000 https://www.dire.it/?p=480588 etiopia_proteste

A parlare della situazione in Etiopia- dove in due giorni di cortei il numero di morti salito ad almeno 80- è Befeqadu Hailu Techanie, ex prigioniero politico, scrittore e blogger

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A parlare della situazione in Etiopia- dove in due giorni di cortei il numero di morti salito ad almeno 80- è Befeqadu Hailu Techanie, ex prigioniero politico, scrittore e blogger
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ROMA – “Diverse tv stanno soffiando sul fuoco e istigando alla violenza; per il primo ministro Abiy Ahmed, già Nobel per la pace, l’assassinio del cantante Hachalu Hundessa e le strumentalizzazioni che ne sono seguite sono la prova più difficile”: a parlare con l’agenzia Dire è Befeqadu Hailu Techanie, ex prigioniero politico, scrittore e blogger etiope.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Ucciso in un agguato il cantante Hundessa, almeno 50 morti in disordini e scontri in Etiopia

L’intervista si tiene al telefono perché, dai primi disordini seguiti all’omicidio lunedì sera, ad Addis Abeba e nella regione circostante dell’Oromia internet è bloccato. “Restiamo sotto stress anche se dopo gli scontri di ieri in città oggi non sono state segnalate violenze gravi” dice Hailu, che si trova nella capitale. Per alcune ore stamane l’attenzione si è spostata ad Ambo, a ovest di Addis Abeba, dove si sono tenuti i funerali di Hundessa, cantante e attivista voce degli oromo, comunità maggioritaria in Etiopia dal punto di vista demografico ma a lungo restata ai margini dei processi decisionali.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Il blogger etiope Hailu: “Rischio il carcere, ma dico la verità”

 

IN DUE GIORNI DI CORTEI ALMENO 80 MORTI

Secondo ufficiali di polizia citati oggi dalla stampa locale, in due giorni di cortei, agguati e scontri di piazza sono rimaste uccise almeno 80 persone. Vincitore nel 2015 del Press Freedom Award, assegnato dal Committee to Protect Journalists a lui e al suo collettivo Zone 9 Bloggers prima che Abiy Ahmed avviasse riforme e liberalizzazioni, Hailu dice che questi giorni sono attraversati da un filo rosso. “L’omicidio di Hundessa – sottolinea – è un episodio tragico che ha innescato accuse e strumentalizzazioni politiche nonostante sulle responsabilità reali, vale a dire su esecutori, mandanti e motivazioni, nulla è stato ancora accertato”.

La tesi è che l’assassinio si sia prestato a interpretazioni di comodo da parte di diversi gruppi, di opposizione o comunque interessati a modificare gli equilibri. Secondo Hailu, “ad aggravare la tensione istigando in qualche caso apertamente alla violenza sono emittenti con connotazione regionale e comunitaria, da Tigray Tv, che ha sede nel nord dell’Etiopia, fino a Oromo Media Network, la rete fondata da Jawar Mohamed, ora agli arresti”.

Dopo l’inizio di proteste e disordini, il governo ha adottato misure straordinarie, mobilitando l’esercito. Eseguite decine di arresti, anche di Mohamed, fautore della teoria che pur avendo radici oromo Abiy Ahmed non favorirebbe la regione d’origine, storicamente subordinata a un potere ahmara e tigrino. “L’incarcerazione di esponenti di spicco dell’opposizione è destinata ad alimentare la spinta contro il governo” avverte Hailu. “Per il primo ministro, a ormai due anni dall’intesa per la riconciliazione con l’Eritrea, i rischi sono davvero tanti”.

Nel corso della cerimonia funebre ad Ambo, circa 107 chilometri a ovest di Addis Abeba, il padre di Hundessa ha criticato chi si è opposto alla sepoltura del cantante nella sua città natale invece che nella capitale. “Accusare di questo il governo è ingiusto” ha detto Bonssaa Hundessa, con un riferimento apparente alla posizione di Oromo Media Network e di altri gruppi che hanno coordinato manifestazioni di protesta: “Sarebbe come seppellire anche la verità di Hachalu”.

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Myanmar, onda di fango in una miniera di giada: oltre 110 le vittime https://www.dire.it/02-07-2020/480557-myanmar-onda-di-fango-in-una-miniera-di-giada-oltre-110-le-vittime/ Thu, 02 Jul 2020 11:04:38 +0000 https://www.dire.it/?p=480557 myanmar

I minatori sono stati travolti da un'onda di fango, originatasi a seguito delle pesanti piogge dei giorni precedenti

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I minatori sono stati travolti da un'onda di fango, originatasi a seguito delle pesanti piogge dei giorni precedenti
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ROMA – Sarebbero oltre 110 i lavoratori rimasti uccisi a causa di una frana avvenuta in una miniera di giada, nel nord del Myanmar. Secondo quanto riferito alla stampa locale dal personale che si sta occupando dei soccorsi, fino ad adesso sarebbero stati recuperati 113 corpi, ma ci si aspetta che le vittime siano di piu’

L’incidente e’ avvenuto nello Stato di Kachin, circa 950 chilometri a nord di Yangon, la citta’ piu’ popolosa del Paese. Nella zona si concentrano i principali siti di estrazione della giada, di cui il Myanmar e’ uno dei primi Paesi produttori al mondo.

Il corpo dei vigili del fuoco locali ha descritto sulla sua pagina Facebook quanto avvenuto, dicendo che “i minatori sono stati travolti da un’onda di fango, originatasi a seguito delle pesanti piogge” dei giorni precedenti. Secondo fonti della polizia, i lavoratori si sarebbero recati nel sito nonostante fosse stato diffuso un allerta e un invito a evitare la miniera resasi pericolosa a causa del maltempo. Il quotidiano locale in lingua inglese Myanmar Times ha evidenziato come incidenti simili si verificano spesso nelle miniere della zona, coinvolgendo il piu’ delle volte lavoratori stagionali.

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Raid in Messico in un centro anti-tossicodipendenze, uccisi 24 ragazzi https://www.dire.it/02-07-2020/480489-raid-in-messico-in-un-centro-anti-tossicodipendenze-uccisi-24-ragazzi/ Thu, 02 Jul 2020 08:56:14 +0000 https://www.dire.it/?p=480489 messico_raid_centro_antitossicodipendeze

Si tratta della quarta aggressione avvenuta in una struttura di riabilitazione della città in poco più di sei mesi

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Si tratta della quarta aggressione avvenuta in una struttura di riabilitazione della città in poco più di sei mesi
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ROMA – Sono almeno 24 i ragazzi di un centro di riabilitazione dalla tossicodipendenza uccisi nel corso di un‘incursione armata nella città di Irapuato, nello Stato del Messico centrale di Guanajuato. Si tratta della quarta aggressione avvenuta in una struttura di riabilitazione della città in poco più di sei mesi: il 6 giugno dieci ragazzi erano stati uccisi da un commando in un altro centro.

Secondo gli inquirenti, uomini armati non identificati hanno fatto irruzione nella struttura nel pomeriggio di ieri. Una volta entrati hanno intimato alle persone di sdraiarsi e gli hanno poi sparato, uccidendo 24 dei 35 utenti del centro. Sette persone sono rimaste ferite.

Il governatore dello Stato di Guanajuato, Diego Sinhue, ha detto che governo del Messico e i cittadini si trovano ad affrontare “un nemico comune”. La delinquenza, ha detto Sinhue, “non rispetta la vita e l’integrità delle persone”.
Il governatore ha aggiunto: “Dobbiamo impedire che giovani continuino a morire per mano di altri giovani”.

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Coronavirus, una startup giapponese lavora a un vaccino utilizzando i bachi da seta https://www.dire.it/02-07-2020/480455-coronavirus-una-startup-giapponese-lavora-a-un-vaccino-utilizzando-i-bachi-da-seta/ Thu, 02 Jul 2020 07:28:21 +0000 https://www.dire.it/?p=480455

Secondo il team di ricercatori i risultati sono promettenti e sara' possibile iniziare le sperimentazioni cliniche entro il prossimo anno

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Secondo il team di ricercatori i risultati sono promettenti e sara' possibile iniziare le sperimentazioni cliniche entro il prossimo anno
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FUKUOKA – L’Universita’ del Kyushu e la startup Kaico Ltd., entrambe con sede a Fukuoka, nel sud del Giappone, hanno annunciato di aver sintetizzato con successo una proteina che potrebbe funzionare come vaccino contro il Covid-19 utilizzando i bachi da seta. Secondo il team di ricercatori i risultati sono promettenti e sara’ possibile iniziare le sperimentazioni cliniche entro il prossimo anno.

Gli scienziati, guidati dal noto esperto in genetica molecolare degli insetti Takahiro Kusakabe, sono riusciti a racchiudere il patrimonio genetico del Covid-19 in un virus che aggredisce unicamente gli insetti, iniettandolo nei bachi i quali hanno risposto producendo anticorpi alla malattia. 

Il prossimo passo sara’ la sperimentazione sui topi, prima di lavorare sull’uomo. Obiettivo della ricerca e’ quello di arrivare quanto prima a produrre un vaccino efficace a basso costo, che possa quindi essere reso disponibile anche nei paesi in via di sviluppo.

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Somalia, Antar Marincola: “Roma renda omaggio al ‘partigiano nero'” https://www.dire.it/01-07-2020/480263-somalia-antar-marincola-roma-renda-omaggio-al-partigiano-nero/ Wed, 01 Jul 2020 13:59:08 +0000 https://www.dire.it/?p=480263 marincola

La storia dello studente universitario italo-somalo divenuto partigiano ha ispirato di recente un'iniziativa lanciata dal giornalista dell'Espresso Massimiliano Coccia, che propone di intitolargli la nuova fermata romana della metro C Amba Aradam-Ipponio

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La storia dello studente universitario italo-somalo divenuto partigiano ha ispirato di recente un'iniziativa lanciata dal giornalista dell'Espresso Massimiliano Coccia, che propone di intitolargli la nuova fermata romana della metro C Amba Aradam-Ipponio
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ROMA – “La storia coloniale dell’Italia non si può ridurre a foto ingiallite e a nomi di vie che non si comprendono. Il passato va conosciuto per ciò che è stato, d’altra parte esiste anche un rapporto di amicizia tra l’Italia e la Somalia che negli ultimi 30 anni si è annacquato, ma che si può recuperare, e sempre grazie alla memoria”. Ne è convinto Antar Marincola, che dello studio del passato ha fatto un lavoro, con la stesura di vari romanzi.

La sua fonte di ispirazione sono le origini della sua famiglia, che racchiudono pezzi di un’Italia ignota ai più, a partire dalla vicenda dello zio Giorgio Marincola, il “partigiano nero” onorato con la Medaglia al valor militare perché morto combattendo nella resistenza.

“Era il fratello di mia madre, Isabella” racconta lo storico all’agenzia Dire: “Entrambi nacquero dall’unione tra nonno Giuseppe e Askhiro Hassan, conosciuta in Somalia”. Il sottufficiale Marincola, ricorda lo studioso, parte nel 1919 per la colonia somala “all’epoca dell’Italia liberale, retta da Giolitti. Quando tornò con i due figli neri, era il 1926, l’Italia era ormai fascista e guidata da Mussolini“. In quegli anni, sono tanti i militari che scelgono di prestare servizio nelle colonie dell’Impero, ma nonno Giuseppe fa qualcosa di inedito: “Riconobbe entrambi i figli e li fece allevare in Italia dalla sua seconda moglie, da cui ebbe altri due bambini. Furono una delle primissime famiglie miste in Italia”.

Una volta adolescenti, Giorgio e Isabella vengono mandati a Roma per studiare. Al liceo classico dell’Esquilino, Giorgio si lascia affascinare dalle idee anti-fasciste del suo professore di filosofia, Pilo Albertelli, che oggi dà il nome a quell’istituto. L’armistizio dell’8 settembre e l’eccidio delle Fosse Ardeatine in cui Albertelli muore, convincono Giorgio a unirsi alle file della resistenza romana per liberarla dai nazifascisti. La vittoria arriva nel giugno 1944, ma il giovane decide di proseguire la lotta nel nord, dove dopo alterne vicende resta ucciso nella Val di Fiemme, in Trentino, “nell’ultima strage tedesca sul suolo italiano”, ricorda oggi il nipote.

La storia dello studente universitario italo-somalo divenuto partigiano ha ispirato di recente un’iniziativa lanciata dal giornalista dell’Espresso Massimiliano Coccia, che propone di intitolargli la nuova fermata romana della metro C Amba Aradam-Ipponio. Una richiesta che sarà al centro di un webinar alle 18 di oggi organizzato dall’associazioni Neri italiani black italians (Nibi), in collaborazione con Black Lives Matter – Roma.

“E’ una proposta che condivido – dice Antar Marincola – perché il sottopassaggio della metro simbolizza la vita nascosta dei partigiani ma soprattutto quella di Giorgio, che essendo nero, doveva nascondersi due volte“.

Lo scrittore, però, aggiunge: “Esigiamo una targa di rettifica accanto al nome di viale dell’Amba Aradam: in quella località dell’Etiopia i soldati fascisti nel 1936 uccisero 20.000 persone con l’uso di gas tossici“. Lo studioso denuncia: “Non è possibile che Roma sia piena di strade dedicate a protagonisti ed episodi del colonialismo di cui sui libri di storia non si trova nulla”.

Un passato, evidenzia Marincola, che emerge ad esempio tra le vie del quartiere Trieste, nel quadrante nord-est della capitale, meglio noto ai romani come “quartiere africano” perché riporta i nomi degli Stati conquistati dall’Italia nonché le località delle principali battaglie: Viale Somalia, Viale Etiopia, Viale Eritrea, via Gadames. “Le nuove generazioni devono sapere” esorta lo storico, che ribadisce l’importanza di recuperare anche i rapporti positivi, rappresentata da quella generazione nata da coppie miste e da quei giovani che hanno studiato negli atenei italiani o si sono trasferiti in Italia.

Una memoria che però è sempre più sbiadita: “Oggi, 1 luglio, cade il sessantennale dell’indipendenza della Somalia: allora si festeggiava la fine piena del colonialismo italiano e un nuovo inizio nei rapporti con quel Paese, ma il quadro odierno è molto diverso. Il sogno dei somali adesso è la pace”. Trent’anni di guerra civile, frammentazioni interne e nuovi conflitti secondo Antar Marincola “stanno allentando sempre di più i legami culturali con l’Italia, che continua a ignorare quel rapporto con l’Africa, lasciando campo libero a Paesi come la Turchia, sempre più presente in quell’area”.

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VIDEO | Ucciso in un agguato il cantante Hundessa, almeno 50 morti in disordini e scontri in Etiopia https://www.dire.it/01-07-2020/480208-video-ucciso-in-un-agguato-il-cantante-hundessa-scontri-e-arresti-in-etiopia/ Wed, 01 Jul 2020 13:07:45 +0000 https://www.dire.it/?p=480208 etiopia proteste

Dopo l'uccisione del cantante, ci sono state proteste di piazza e disordini. Le violenze più gravi ad Ambo e Adama

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Dopo l'uccisione del cantante, ci sono state proteste di piazza e disordini. Le violenze più gravi ad Ambo e Adama
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ROMA – Scontri di piazza, con almeno 50 morti vittime e arresti, anche di figure di spicco dell’associazionismo e della politica, dopo l’uccisione ad Addis Abeba del cantante Hachalu Hundessa. L’artista, 34enne, voce celebre della comunità oromo, noto per le critiche al governo federale dell’Etiopia, è stato assassinato lunedì all’interno della sua automobile nella capitale.

Secondo il commissario di polizia Endeshaw Tasew, citato dal quotidiano Addis Standard, si è trattato di un agguato “ben organizzato e sofisticato” con l’obiettivo di “far precipitare” il Paese nel “caos“.

Il fatto ha provocato proteste di piazza e stando a resoconti ufficiali, ci sono stati disordini e scontri tra dimostranti e agenti in cui sono state uccise almeno 50 persone. Lo riferisce il quotidiano Addis Standard, che parla di proteste tuttora in corso. Secondo il giornale, scontri si sono verificati in particolare ad Ambo, la cittadina della regione di Oromia dove domani si dovrebbe tenere il funerale dell’artista. Agenti di polizia avrebbero aperto il fuoco ferendo giovani che stavano manifestando.

Ad Adama, la principale città dell’Oromia, i morti sarebbero stati invece almeno dieci. Secondo Addis Standard, edifici governativi in centro sono stati dati alle fiamme. Il giornale riferisce anche di una protesta cominciata ieri ad Harar, sempre nell’Oromia. Nella città è stata vandalizzata una statua dedicata a Ras Makonnen, padre dell’imperatore Haile Selassie I, di dinastia ahmara, che fu governatore della città a inizio Novecento.

Nella notte sono finite in manette almeno 35 persone, tra le quali Jawar Mohamed, attivista e influencer fondatore del gruppo Oromo Media Network, già in rotta di collisione con il primo ministro Abiy Ahmed. Ahmed, in carica dal 2018, è il primo capo di governo con origini oromo, comunità maggioritaria dell’Etiopia da un punto di vista demografico ma a lungo ai margini dei processi politici.

Nel 2015 il cantante Hundessa aveva pubblicato il brano ‘Maalan Jirra’ nel quale denunciava l’emarginazione della comunità oromo e i tentativi del potere politico di annullarne cultura e tradizioni. Secondo Addis Standard, ad alimentare la tensione ha contribuito la decisione del governo dell’Etiopia di organizzare la cerimonia funebre e la sepoltura del cantante-attivista ad Ambo, la sua città natale, e non ad Addis Abeba, dove lunedì è stato compiuto l’assassinio.

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In Gambia il governo è pronto a legalizzare le creme schiarenti https://www.dire.it/01-07-2020/480087-in-gambia-il-governo-e-pronto-a-legalizzare-le-creme-schiarenti/ Wed, 01 Jul 2020 09:07:32 +0000 https://www.dire.it/?p=480087

In molti ne fanno già uso, compresi gli uomini, sebbene per i medici siano tossiche. In Africa esiste un ampio movimento contro le pratiche estetiche per assomigliare agli occidentali

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In molti ne fanno già uso, compresi gli uomini, sebbene per i medici siano tossiche. In Africa esiste un ampio movimento contro le pratiche estetiche per assomigliare agli occidentali
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ROMA – In Gambia, il governo ha deciso di rivedere una legge di oltre 20 anni fa che vieta l’importazione, la vendita, il possesso e l’uso di qualsiasi crema per la pelle dalle proprietà schiarenti. Nel Paese, tuttavia, come in altre zone del continente, si fa largo uso di questi cosmetici, perché è diffusa l’idea secondo cui le donne dalla pelle chiara siano più attraenti. Anche molti uomini però userebbero gli unguenti sbiancanti.

Così, alcuni esponenti di governo hanno proposto di rimuovere la messa al bando di tali prodotti invocando il rispetto delle libertà riconosciute anche in Costituzione.

In Africa esiste tuttavia un ampio movimento contro ogni pratica estetica volta a modificare le caratteristiche del corpo e del viso propriamente “africane” per avvicinarle agli standard occidentali.

Oltre alle creme che schiariscono la carnagione – e che secondo la comunità scientifica sarebbero anche dannose per la salute – vari movimenti nati sui social media invitano adolescenti e donne a non usare i prodotti per rendere lisci i capelli, ma piuttosto di “andare fiere” della capigliatura afro e, quindi, della propria identità.

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Coronavirus, in Giappone avviata la sperimentazione di un vaccino sull’uomo https://www.dire.it/01-07-2020/480053-coronavirus-in-giappone-la-startup-anges-avvia-la-sperimentazione-di-un-vaccino-sulluomo/ Wed, 01 Jul 2020 07:56:05 +0000 https://www.dire.it/?p=480053 coronavirus

Qualora gli esiti fossero positivi, si punterebbe ad ottenere l’approvazione del governo per la commercializzazione entro l’autunno del 2021

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Qualora gli esiti fossero positivi, si punterebbe ad ottenere l’approvazione del governo per la commercializzazione entro l’autunno del 2021
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FUKUOKA – La startup del settore biomedicale Anges Inc. ha dichiarato di aver dato inizio ai test clinici su pazienti giapponesi di un potenziale vaccino contro il Covid-19, con l’obiettivo, qualora gli esiti fossero positivi, di ottenere l’approvazione del governo per la commercializzazione entro l’autunno del 2021.

La sperimentazione, che è in corso presso l’ospedale universitario di Osaka, ha inizio con l’inoculazione del vaccino in 30 adulti sani, divisi in gruppi di due a seconda della quantità di vaccino iniettata, e procederà con la valutazione dei dati nelle prossime otto settimane per studiarne l’efficacia e i possibili effetti nocivi. Qualora la fase iniziale si completasse al termine delle otto settimane in maniera positiva, il test verrà esteso ad un secondo gruppo composto di 400 persone. Quello portato avanti da Anges è uno tra i 17 test clinici su possibili candidati al vaccino contro il coronavirus condotti a livello mondiale, tra cui quelli della società statunitense di biotecnologia Moderna Inc., del colosso farmaceutico britannico AstraZeneca Plc e della cinese CanSino Biologics Inc.

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VIDEO | Repubblica democratica del Congo, la comunità in Italia: “Basta morti e sfruttamento” https://www.dire.it/30-06-2020/481433-video-r-d-congo-la-comunita-in-italia-basta-morti-e-sfruttamento/ Tue, 30 Jun 2020 16:15:51 +0000 https://www.dire.it/?p=481433 manifestazione_congo_roma

Consegnato il memorandum al parlamento, poi il sit-in al Pantheon

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Consegnato il memorandum al parlamento, poi il sit-in al Pantheon
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ROMA – Oltre dieci milioni di morti e quattro milioni di sfollati interni in 23 anni, dal 1997 ad oggi, mentre sono oltre 1.700 le persone uccise a partire da febbraio solo quest’anno. I numeri sono quelli della Repubblica democratica del Congo, dove anni di conflitti tra milizie armate e forze governative, uniti alla ingerenze dei vicini governi di Ruanda e Uganda e, soprattutto, alle pressioni delle multinazionali di tutto il mondo, hanno prodotto una grave crisi umanitaria che colpisce in particolare le regioni orientali. “Basta, basta, basta”. Sono le parole di Nasibu Berhelemy Hemedi, dottorando alla Pontificia Universita’ Greogoriana e tra i rappresentanti della comunita’ congolese che oggi si sono ritrovati nella centrale piazza del Pantheon di Roma, per ricordare il 60esimo anniversario dell’indipendenza del Paese africano, mentre la tappa della capitale e’ parte di una “Maratona per il Congo” che dal 26 giugno ha toccando varie citta’ italiane. L’agenzia Dire lo ha intervistato a poche ore dalla consegna di un memorandum alla commissione Diritti umani del Senato, scritto dalla comunita’ insieme alla redazione della rivista Nigrizia. Come denuncia Hamedi, “Sono 23 anni che proseguono i massacri nel silenzio dei caschi blu delle Nazioni Unite e nell’immobilismo del governo congolese, legato alle multinazionali che lo mantengono al potere”. Il dottorando parla di sfruttamento delle risorse naturali, soprattutto i minerali indispensabili per fabbricare smartphone e pc portatili: il coltan e il cobalto. Poi racconta e mostra foto di violenze terribili commesse dai gruppi armati locali, con “donne violentate e bambini piccolissimi uccisi”, denuncia l’attivista.

L’APPELLO DELLA COMUNITÀ CONGOLESE

L’appello della comunita’ congolese al governo italiano ha tre obiettivi: consentire a una delegazione di discutere con il nostro Parlamento la questione dell’insicurezza nel Paese; portare all’attenzione del Parlamento europeo le violazione dei diritti umani e del diritto internazionale in Congo denunciate nel “Rapporto Mapping” delle Nazioni Unite del 2010; chiedere all’Onu di rendere la missione di peace keeping presente in Congo, la Monusco, veramente effettiva, mettendo anche fine alle ingerenze dei Paesi vicini. Secondo quanto riferisce Hemedi, la commissione ha assicurato che approfondira’ le accuse di violazioni dei diritti umani, che comprendono anche uccisioni. Il dottorando si chiede: “C’e’ qualcosa peggiore della morte? Quando si arriva a quella, quali altri diritti restano?”. Un impegno da parte dell’Italia se lo aspetta anche John Mpaliza, attivista che da anni anima nel nostro Paese iniziative per la pace in Congo. Ancora alla Dire conferma che la Commissione ha assunto degli impegni iniziali: “Si mettera’ in contatto col ministero degli Esteri e fara’ arrivare la nostra voce al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli” dice Mpaliza. Con il microfono in mano, si rivolge poi alla folla riunita in piazza del Pantheon ed esorta i presenti ad informarsi sulla storia del Congo: “Sono passati 60 anni dalla nostra indipendenza – dice – anni di passione, sfruttamento. Abbiamo avuto l’indipendenza, la liberta’ pero’ deve ancora arrivare”.

di Brando Ricci

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#Atuttomondo: le principali notizie dall’estero https://www.dire.it/30-06-2020/479883-atuttomondo-le-principali-notizie-dallestero-27/ Tue, 30 Jun 2020 15:02:25 +0000 https://www.dire.it/?p=479883 a tutto mondo

A cura dell’Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo

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A cura dell’Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo
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ROMA – #ATUTTOMONDO. Questo il titolo della rassegna stampa internazionale dell’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT, frutto del lavoro congiunto di studentesse e studenti della Facoltà di Interpretariato e Traduzione e del blog di Ateneo. In collaborazione con l’agenzia Dire, ogni martedì e venerdì verrà diffuso sulla rete nazionale delle agenzie, sul sito e social della Dire.

Vacanze e ripresa economica post-Covid, tensioni politiche e militari, tematiche LGBT, insicurezza alimentare, tradizioni culturali, sono solo alcune delle notizie internazionali trattate nella seguente rassegna stampa.

EUROPA

A Cadíz, in Spagna, si accendono le polemiche per l’esposizione della bandiera arcobaleno sulla facciata del municipio. Il simbolo della cultura LGBT è stato esposto nei giorni scorsi a sostegno delle manifestazioni organizzate in occasione della Semana del Orgullo. L’associazione Abogados Cristianos ha sporto denuncia contro il sindaco José María González per aver violato la sentenza del Tribunal Supremo che vieta l’utilizzo di bandiere non ufficiali sulle facciate di edifici pubblici e negli spazi all’aperto. La giudice Carmen Beardo ha disposto la rimozione del vessillo sottolineando che non c’è possibilità di inoltrare ricorso, ma il sindaco di Cadíz ha deciso di non rimuovere la bandiera fino a quando i servizi giudiziari comunali non avranno analizzato capillarmente la sentenza.

Come riportato da El País, la consigliera comunale Lorena Garrón dichiara: “Queste denunce evidenziano che il problema dell’odio è ancora vivo e attuale. Dinanzi ad atteggiamenti simili non possiamo rimanere indifferenti e non possiamo far altro che schierarci a favore dell’inclusione, della diversità e della libertà”.

Anche nelle città di Cáceres, Zaragoza e Valladolid, le amministrazioni pubbliche hanno esposto la bandiera arcobaleno e hanno ribadito la loro intenzione di non ritirarla dalle facciate dei propri palazzi.

L.C, M.D.F. e I.V

CLICCA QUI PER LEGGERE LA RASSEGNA STAMPA COMPLETA

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Più di 4 milioni di donne a rischio mutilazioni genitali, le spose bambine sono 650 milioni https://www.dire.it/30-06-2020/479858-piu-di-4-milioni-di-donne-a-rischio-mutilazioni-genitali-le-spose-bambine-sono-650-milioni/ Tue, 30 Jun 2020 14:40:32 +0000 https://www.dire.it/?p=479858 tristezza-bambini

I dati de 'Contro la mia volontà. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell'uguaglianza di genere', il Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2020 presentato da Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione

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I dati de 'Contro la mia volontà. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell'uguaglianza di genere', il Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2020 presentato da Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione
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ROMA – I matrimoni di minori sono vietati in quasi tutto il mondo e sono considerati una violazione dei diritti umani. Eppure ogni giorno se ne verificano 33mila. Si calcola che oggi siano 650 milioni le donne e le ragazze sposate da bambine ed entro il 2030 a questa cifra se ne aggiungeranno altri 150 milioni. A dirlo è ‘Contro la mia volontà. Affrontare le pratiche dannose per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere’, il Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2020 presentato oggi in contemporanea mondiale da Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.

Il fenomeno riguarda principalmente le ragazze a causa di “stereotipi di genere e discriminazioni in base al sesso”. La paura delle violenze sessuali e dello stigma che le accompagna è uno dei fattori motivanti per i matrimoni precoci, la più diffusa tra le pratiche dannose che Unfpa si impegna a contrastare e ogni anno mette a rischio 12 milioni di bambine e ragazze.

Dannosi per il futuro e le opportunità delle ragazze, i matrimoni precoci hanno anche costi economici esorbitanti. Secondo le stime della Banca Mondiale, nei 12 Paesi in cui il fenomeno è più diffuso la perdita di capitale umano equivale a 63 miliardi di dollari tra il 2017 e il 2030. Eliminarla non solo porterebbe benefici allo sviluppo delle ragazze, ma anche alle comunità locali e ai Paesi in cui vivono. Se ci fosse un massiccio investimento sul contrasto al fenomeno dei matrimoni precoci, pari a 35 miliardi in dieci anni, la pratica potrebbe essere estirpata entro il 2030 in 68 nazioni.

UNA PRATICA DIFFUSA IN TUTTO IL MONDO 

Considerato come una violazione fondamentale dei diritti umani, che priva le giovani del diritto all’istruzione, alla salute e a ogni prospettiva futura, il matrimonio precoce si pratica in tutto il mondo ma è più diffuso nelle regioni povere e rurali e nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. È presente, in particolare, in Asia meridionale, Africa sub-sahariana, in alcune zone dell’America Latina e nei Caraibi.

A livello globale l’incidenza è di circa il 21%, in Asia meridionale sfiorava nel 1990 il 60%. L’area con maggiore incidenza oggi è l’Africa centrale e occidentale, al 40%, seguita dall’Africa orientale e meridionale, con il 34%. In America Latina e nei Paesi caraibici una ragazza su quattro è sposata o convive prima dei 18 anni d’età, in alcune zone si supera un terzo del totale. Nonostante gli enormi progressi dell’India, che ha contribuito a un calo del 50% dell’incidenza in Asia meridionale, è lì che si registra il maggior numero di matrimoni precoci ogni anno (4,1 milioni solo nel 2017), mentre nell’Africa sub-sahariana le stime parlano di 3,4 milioni. L’incidenza del matrimonio precoce è però in diminuzione in tutto il mondo.

SPOSE BAMBINE PIÙ POVERE E MENO ISTRUITE, ONERE PER FAMIGLIE

Il valore attribuito alla verginità e il timore della sessualità femminile, oltre a tradizione e obblighi sociali, favoriscono la decisione di forzare le ragazze a sposarsi molto giovani. Bassa istruzione e povertà, specie nei contesti rurali, favoriscono la pratica: le ragazze che hanno completato solo le scuole elementari hanno probabilità due volte maggiori di sposarsi o convivere rispetto a quelle che hanno raggiunto un livello di istruzione secondaria o superiore.

Di tutte le ragazze sposate prima dei 18 anni in India, il 46% proveniva dalla fascia di popolazione a minor reddito. Come pure il Niger, terzo Paese più povero al mondo. Lì solo il 17% delle ragazze completa le secondarie inferiori e l’84% della popolazione risiede in ambiente rurale, ma ben il 76% si è sposato prima dei 18 anni.
Le ragazze sono spesso viste come un onere finanziario che cresce all’avanzare dell’età, perché la dote da versare sarà maggiore, mentre, laddove esiste l’usanza di pagare per avere una sposa, la ragazza molto giovane può ottenere un prezzo superiore. La dote e il prezzo della sposa rappresentano, dunque, “una sorta di ‘mercificazione’ di donne e ragazze”, afferma Unfpa che ricorda come il fenomeno tenda a crescere “durante le crisi umanitarie provocate da disastri naturali o conflitti”.

CONSEGUENZE DEI MATRIMONI PRECOCI

Tra le conseguenze dei matrimoni precoci ci sono: abbandono scolastico, problemi di salute spesso legati alla gravidanza e al parto, violenze di genere, esclusione sociale che conduce a depressione, limitazione della libertà di movimento, pesanti responsabilità domestiche, gravidanze e parti precoci a cui spesso le ragazze non sono fisicamente o psicologicamente preparate.

Quasi il 95% dei parti di adolescenti avviene nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo e le complicanze legate a gravidanza o parto sono la prima causa di morte delle 15-19enni. Il matrimonio precoce, infatti, spesso costa la vita alle ragazze, con un rischio di morte materna superiore di circa il 28% tra le 15-19enni rispetto alle 20-24enni, con la fistola ostetrica tra le complicanze principali. Ma per le madri con meno di 18 anni aumentano anche i rischi di morte perinatale, insufficienza ponderale alla nascita, malattie gravi e morte nella prima e seconda infanzia. Inoltre, una donna che inizia a partorire prima, avrà anche più figli delle sue sorelle che si sposano più tardi.

Le spose bambine sono anche più soggette a violenza di genere: in tutto il mondo la percentuale di donne che nell’ultimo anno aveva subito violenze fisiche o sessuali era più alta tra le donne che si erano sposate minorenni (29%) rispetto a quelle sposate da adulte (20%). In India il 32% delle donne sposate da minorenni hanno avuto qualche esperienza di violenza fisica inflitta dai mariti, contro un 17% di quelle sposate dopo i 18 anni.

150 MLN DONNE MANCANO ALL’APPELLO PER SELEZIONE SESSUALE

Si stima che oggi nel mondo manchino all’appello circa 150 milioni di donne e bambine. La causa di questa assenza è da ricercare nella selezione sessuale realizzata prima e dopo la nascita, tra i modi più crudi in cui si esprime la preferenza per i figli maschi, una delle pratiche dannose per i diritti di donne e bambine analizzate da Unfpa nel Rapporto sullo stato della popolazione 2020.
Secondo il rapporto, il numero di ‘donne mancanti’ è più che raddoppiato negli ultimi 50 anni. Il ritmo è di quasi 1,2 milioni ogni anno. Uno squilibrio demografico che porta alla “compressione del matrimonio”, laddove i potenziali mariti sono di più delle potenziali mogli, fattore che rischia di aggravare i problemi legati a stupri, rapporti sessuali forzati, sfruttamento sessuale e matrimoni precoci. Essendo il prodotto di numerose forme di discriminazione di genere, può essere molto difficile misurare la portata e la gravità della preferenza per i figli maschi e, di conseguenza, formulare politiche e interventi in grado di affrontarla. Per approfondirne la comprensione si possono, però, studiare i dati demografici e i sondaggi dedicati alla famiglia.

LA MORTALITÀ DI BAMBINE E RAGAZZE, IL ‘CASO INDIA’

Alcuni studi hanno analizzato le statistiche di mortalità di ragazze e bambine, ma lo studio dell’intensità della selezione sessuale post-natale è ostacolata dalla mancanza di dati attendibili aggregati per sesso ed età nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo.
In base ad alcune analisi, l’India presenta il tasso più alto di eccesso di mortalità femminile, 13,5 ogni mille nate femmine, in base al quale, si legge nel rapporto, “si può stimare che una morte ogni nove delle bambine sotto i 5 anni si possa attribuire alla selezione sessuale post-natale”. Anche in Afghanistan, Bangladesh, Nepal e Pakistan l’eccesso di mortalità femminile riguarda quasi il 3% di tutte le bambine morte prima dei 5 anni. Questo indice è cresciuto in tutto il mondo dagli Anni 70 agli Anni 90, quando ha raggiunto il picco di circa 2 milioni ogni anno. La successiva diminuzione si spiega con la maggiore accessibilità delle ecografie prenatali e con l’aumento della selezione sessuale prenatale in base al genere.
In 15 Paesi o territori si sono verificati notevoli squilibri nel rapporto maschio/femmina alla nascita, con valori che vanno da circa 115 nati maschi ogni 100 femmine e livelli inferiori a 110 quando non vicini al rapporto naturale, che è di 105 o 106 nati maschi ogni 100 femmine. Cina e India rappresentano insieme tra il 90 e il 95% dell’intero numero stimato di nascite femminili mancanti ogni anno (tra 1,2 e 1,5 milioni) in tutto il mondo a causa della selezione sessuale prenatale per pregiudizi di genere. Negli ultimi vent’anni lo squilibrio ha mostrato una tendenza di ritorno alla normalità in diversi Paesi come Repubblica di Corea, Singapore, Vietnam, ma persistono gli squilibri regionali.

POSSIBILI SOLUZIONI

Quasi tutti i Paesi dove viene preferito il figlio maschio vietano gli aborti selettivi in base al sesso e molte sono le azioni intraprese dai governi, soprattutto in Asia, per informare l’opinione pubblica sull’impatto che decisioni in ambito riproduttivo prese dai nuclei familiari hanno sulla società nel suo complesso. Molti governi si sono impegnati anche nella lotta agli stereotipi di genere (Cina, India e Vietnam) e per la parità di donne e uomini.Per giungere a un’inversione di tendenza per Unfpa “cruciale è l’impegno dei singoli Stati. Le soluzioni- si legge nel Rapporto- vanno ricercate in approcci che non risultino né moralistici né coercitivi, bensì incoraggino comportamenti positivi e sostengano le donne e le bambine senza comprometterne i diritti riproduttivi. Cambiare è imperativo”.

NEL 2020 4,1 MLN DONNE E BAMBINE A RISCHIO MUTILAZIONI GENITALI

Solo nel 2020 sono ancora 4,1 milioni le donne e bambine che rischiano di subire Mutilazioni genitali femminili (Mgf): un numero molto grande che potrebbe crescere fino a 4,6 milioni entro il 2030. È quanto emerge dal Rapporto Unfpa sullo stato della popolazione 2020.

Le azioni per mettere fine alle Mgf stanno portando a una drastica riduzione di percentuali già in calo, ma, laddove la popolazione è in rapido aumento, cresce in termini assoluti anche il numero delle ragazze colpite. Si stima che le donne che hanno subito la pratica siano oggi circa 200 milioni in 31 Paesi. Donne che spesso soffrono anche in seguito, per la mancanza di strutture e servizi che rispondano alle loro esigenze.

COSA SONO LE MGF E DOVE SONO DIFFUSE

Le Mgf sono procedure invasive praticate su tessuti sani senza alcuna ragione terapeutica e consistono nella parziale o totale rimozione o lesione dei genitali esterni femminili in bambine e ragazze tra l’infanzia e i 15 anni di età. In circa 30 Stati una ragazza su tre tra i 15 e i 19 anni viene sottoposta a Mgf, una tendenza in calo se si pensa che alla fine degli Anni 80 la proporzione si attestava a una su due.
La pratica è presente in alcune zone del continente africano, ma è diffusa anche in Paesi come Iraq, Yemen e Indonesia, dove secondo una stima il 49% delle bambine entro gli 11 anni è stato sottoposto a Mgf. Le donne tra i 15 e i 49 anni sottoposte a Mgf sono l’1% in Camerun e Uganda, mentre arrivano al 90% e oltre in Egitto, Guinea, Gibuti e Mali. Casi di Mgf si verificano anche in Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Nuova Zelanda e nei Paesi Ue. Nel 2012 sul territorio statunitense erano presenti 513mila donne e bambine che avevano subito Mgf, nel 2015 erano 137mila in Inghilterra e Galles, in Australia nel 2017 vi sarebbero state sottoposte 50mila donne e ragazze.
Le Mgf sono di norma più diffuse tra le famiglie più povere appartenenti a contesti rurali: in Egitto colpisce il 90% delle donne residenti nelle campagne, contro il 77% delle abitanti delle aree urbane, così come in Mauritania oltre il 90% delle donne delle famiglie più povere a fronte del 35% di quelle più benestanti. Il trend si inverte in Burkina Faso, dove la diffusione riguarda il 18% delle famiglie più povere contro il 36% di quelle più ricche. Spesso, per sfuggire alle leggi che perseguono la pratica, donne e ragazze si spostano nei Paesi limitrofi. Su 22 Paesi che vietano per legge le Mgf solo tre prevedono clausole che criminalizzano la pratica anche oltre confine (Guinea Bissau, Kenya e Uganda).

I RISCHI PER LA SALUTE DELLE RAGAZZE

Le Mgf non comportano alcun beneficio per la salute. Anzi, posso avere diverse conseguenze negative e rappresentano “una forma di violenza di genere approvata dalla società”. Tra le complicanze, a volte letali, possono insorgere emorragie, infezioni (come quelle da Hiv), setticemia, e, nel lungo periodo, depressione, perdita del piacere e della funzionalità sessuale, infertilità, dolori e cicatrici invalidanti, disturbi dell’apparato urinario, complicanze ostetriche e perinatali.
Anche per limitare i danni cresce la frequenza della ‘medicalizzazione’ della pratica: si calcola che siano 52 milioni le donne e le ragazze che le hanno viste eseguire da medici, infermieri e levatrici. Ma “nessuna forma di Mgf- spiega Unfpa- può essere sicura”. Anzi, “eseguire la pratica in uno studio medico serve solo a normalizzarla e a indebolire gli sforzi per eliminarla”.

CRESCE L’OPPOSIZIONE ALLE MGF 

Ma L’opposizione alle Mgf è in aumento: negli ultimi 20 anni è raddoppiata la percentuale di donne e ragazze residenti nei Paesi a maggiore incidenza che ne chiedono l’abolizione. Su dieci colpite da Mgf, cinque pensano che la pratica dovrebbe essere abbandonata, con un’opposizione più forte tra le adolescenti. In 12 dei 19 Paesi per cui esistono dati sull’atteggiamento di uomini e ragazzi, oltre la metà degli intervistati è contrario alla sua prosecuzione.

PER ELIMINARLA ENTRO 2030 2,4 MILIARDI PER DIECI ANNI

Per mettere fine alle Mgf è necessario “operare un cambiamento nelle norme sociali”, da realizzare con un “approccio olistico che interagisca con famiglie, personalità autorevoli a livello locale, istituzioni e sistema politico”, spiega Unfpa. Fondamentale è accelerare i progressi, che pure ci sono stati. Gli interventi più efficaci per promuovere l’abbandono della pratica si sono dimostrati quelli finalizzati all’empowerment delle donne e ragazze e delle singole comunità locali.
Se aumentassero e fossero maggiormente finanziate le azioni, la pratica verrebbe abbandonata da 31 paesi entro il 2030. In particolare, servirebbero 2,4 miliardi di dollari l’anno per dieci anni per raggiungere questo obiettivo (il quinto dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile Onu 2030), di cui 2,1 andrebbero a programmi di prevenzione delle Mgf, 225 milioni a quelli di protezione e 130 milioni verrebbero spesi per assistenza medica e terapie.

 

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VIDEO | Africa, Del Re: “Oltre il post-colonialismo, destini intrecciati” https://www.dire.it/30-06-2020/479799-video-africa-del-re-oltre-il-post-colonialismo-destini-intrecciati/ Tue, 30 Jun 2020 12:49:08 +0000 https://www.dire.it/?p=479799 del_re_sudan

La viceministra degli Esteri alla Dire in giorni sessantennali indipendenze

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La viceministra degli Esteri alla Dire in giorni sessantennali indipendenze
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ROMA – Siamo già oltre il post-colonialismo, ormai nella fase dei “destini intrecciati“, da vivere sviluppando gli “interessi comuni” e “una nuova narrativa” inclusiva e aperta: Emanuela Del Re, viceministra degli Esteri e della cooperazione internazionale, parla con l’agenzia Dire in occasione dei sessantennali delle indipendenze africane. Nel colloquio si fa riferimento anche ai movimenti di protesta che nel mondo, dopo l’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti, hanno investito il rapporto con la memoria e con il colonialismo; contribuendo a far sì che proprio oggi il re belga Filippo esprimesse “profondo rammarico” per le “ferite” e le “sofferenze” inferte al popolo congolese prima della proclamazione della Repubblica il 30 giugno 1960. “Credo che siamo in una fase successiva al post-colonialismo” sottolinea Del Re, dopo aver evidenziato l’importanza della consapevolezza e delle responsabilità storiche. “Ormai dobbiamo capire che non esiste alcun tipo di distanza tra i Paesi e tra le popolazioni e che siamo anzi talmente intrecciati al destino dell’Africa che è necessario sviluppare un linguaggio più inclusivo e una narrativa più aperta”. 

Secondo la viceministra, mesi fa autrice di un appello sul tema pubblicato dal quotidiano Il Corriere della Sera, “l’Italia deve impegnarsi a sviluppare un linguaggio afro-italiano o italo-africano“, puntando anche sul contributo delle diaspore. L’assunto è che “c’è una tale condivisione di valori, di visione per il futuro e di interessi comuni” che come Paese “ci troviamo oggi in una posizione privilegiata”. 

Nell’intervista, nel sessantesimo anniversario dell’indipendenza del Congo e alla vigilia di quello della Somalia, già colonia italiana, Del Re sottolinea che l’Africa ha “milioni di diverse declinazioni” ma anche “un principio unitario”. Il riferimento è anche all’African Continental Free Trade Area (Afcfta) prefigurata nel 2018 dall’accordo di Kigali, un’area economica comune che dimostrerebbe quanto i Paesi a sud del Mediterraneo “vogliono essere collegati tra loro”. “Noi ci inseriamo in questo mondo con un profilo molto rispettato – dice Del Re – sempre con il riconoscimento del fatto di non avere agende nascoste e che ci presentiamo con il senso della storia, non un fatto secondario, essendo consapevoli del peso che ci portiamo dietro soprattutto in alcune aree”. Una presa di coscienza che per l’Italia sarebbe però oggi, andando oltre il post-colonialismo, allargandosi dal Corno d’Africa al Sahel e lungo tutto il corridoio che porta al Capo di Buona Speranza, soprattutto “proiezione verso il futuro” e impegno a farsi “tramite tra le generazioni”.

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Hong Kong, approvata la legge contro sovversione e secessione https://www.dire.it/30-06-2020/479646-hong-kong-approvata-la-legge-contro-sovversione-e-secessione/ Tue, 30 Jun 2020 08:16:02 +0000 https://www.dire.it/?p=479646 cina

Il via libera, da parte del Congresso nazionale cinese, è giunto alla vigilia del 23° anniversario del trasferimento della sovranità su Hong Kong da Londra a Pechino

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Il via libera, da parte del Congresso nazionale cinese, è giunto alla vigilia del 23° anniversario del trasferimento della sovranità su Hong Kong da Londra a Pechino
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ROMA – Approvata oggi in Cina una legge per la “sicurezza nazionale” che criminalizza tentativi di secessione, sovversione e collusione con forze straniere. Le nuove norme dovrebbero essere applicate anche a Hong Kong, l’ex colonia britannica attraversata negli ultimi anni da proteste di piazza e tensioni in chiave anti-Pechino. Il via libera, da parte del Congresso nazionale cinese, è giunto alla vigilia del 23° anniversario del trasferimento della sovranità su Hong Kong da Londra a Pechino. I dettagli del testo dovrebbero essere diffusi nel corso della giornata.

PARTITO ANTI-CINESE DEMOSISTO ANNUNCIA SCIOGLIMENTO

“Dopo un lungo dibattito interno, abbiamo deciso di sciogliere e interrompere tutte le operazioni del gruppo, date le circostanze”. Così in un tweet è stato annunciato lo scioglimento di Demosisto, il movimento fondato a Hong Kong per invocare riforme democratiche e maggiore autonomia della regione autonoma dalla Cina. Le “circostanze” indicate dai responsabili sono un riferimento alla legge sulla “sicurezza nazionale” da poco approvata da Pechino, che criminalizza ogni tentativo di secessione, sovversione e collusione con forze straniere. La legge, come denunciano da settimane vari attori della società civile di Hong Kong, dovrebbe permettere alle autorità di imbavagliare ogni tentativo di dissenso. Nel tweet Demosisto indica che sono già state accettate le dimissioni, tra gli altri, di Joshua Wong, tra i fondatori e i volti più attivi del movimento. Wong, in un altro tweet di poche ore prima aveva scritto: “E’ la fine di Hong Kong e l’inizio del regno del terrore. Pechino ha appena approvato la radicale Legge sulla sicurezza nazionale. Questo segna la fine di Hong Kong così come il mondo la conosceva prima”.

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In Giappone contributi post Covid ad artisti, musicisti e pure alle geishe https://www.dire.it/29-06-2020/479479-in-giappone-contributi-post-covid-ad-artisti-musicisti-e-pure-alle-geishe/ Mon, 29 Jun 2020 11:35:16 +0000 https://www.dire.it/?p=479479 giappone_geisha

In Giappone disposti aiuti finanziari al settore artistico-culturale, danneggiato dalla pandemia. La città di Kanazawa ha deciso di destinare fondi perduti alle geishe

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In Giappone disposti aiuti finanziari al settore artistico-culturale, danneggiato dalla pandemia. La città di Kanazawa ha deciso di destinare fondi perduti alle geishe
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ROMA – Con il dichiarato obiettivo di dare sostegno ad un settore chiave per il Paese, nonostante la considerazione meno prioritaria di cui generalmente gode rispetto ad altri settori dell’economia, i comuni di tutto il Giappone hanno iniziato ad offrire programmi di aiuti finanziari al settore artistico-culturale, danneggiato fortemente dalla crisi innescata dalla pandemia. La città di Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, nel Giappone centrale, ha stanziato fondi aggiuntivi al budget 2020 per sostenere l’addestramento di geishe con investimenti a fondo perduto e senza richiesta di presentare note spese da parte dei riceventi. “Le geishe sono una parte importante della nostra cultura e svolgono un ruolo essenziale a favore del turismo locale”, si legge in una nota diffusa dal comune.

 

La città di Hakodate, nell’Hokkaido, nel nord del Giappone, sta creando un programma sulla rete televisiva via cavo locale, finanziandone in parte i costi di produzione con la copertura degli stipendi degli artisti e dei cuochi coinvolti nel programma. Anche le prefetture di Osaka, Fukuoka ed Aichi hanno finanziato il settore culturale attraverso fondi destinati a coprire le spese per allestire spettacoli virtuali e piccoli locali di musica ed esibizioni e il comune di Kobe, nel Giappone occidentale, ha offerto agli imprenditori che devolveranno donazioni agli artisti locali sistemi di detrazione fiscale totale per le somme versate.

“Abbiamo ricevuto molte richieste da imprenditori nati nella nostra città che vogliono sostenere l’arte e la cultura locale e abbiamo deciso di valorizzare questa voglia di contribuire al sostegno del settore artistico e culturale”, ha dichiarato il sindaco di Kobe Kizo Hisamoto.

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Cristiani perseguitati nel mondo? No, anche atei e umanisti https://www.dire.it/26-06-2020/478812-cristiani-perseguitati-nel-mondo-no-anche-atei-e-umanisti/ Fri, 26 Jun 2020 10:20:11 +0000 https://www.dire.it/?p=478812 religione_cristiani_cristianesimo_religioni

Uno studio condotto in otto Paesi raccoglie testimonianze di decine di persone finite nel mirino dei repressori perchè atei e umanisti

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Uno studio condotto in otto Paesi raccoglie testimonianze di decine di persone finite nel mirino dei repressori perchè atei e umanisti
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ROMA – I cristiani perseguitati nel mondo? Sì, forse, ma in caso non solo loro. A suggerirlo uno studio condotto in otto Paesi, dal Sudamerica all’Asia passando per l’Africa, secondo il quale nel mirino di bigotti e repressori ci sono anche (a volte soprattutto) atei e umanisti.

Nella ricerca, pubblicata in settimana, si citano arresti e incriminazioni per blasfemia, sottrazioni di minori su base giudiziaria e violenze di altro tipo. Menzionato il caso di Mubarak Bala, figlio di uno studioso islamico e presidente della Humanist Association of Nigeria, che rischierebbe una condanna a morte per aver criticato conservatorismo e pregiudizi giustificati con la fede. In evidenza anche la vicenda di Fauzia Ilyas, fondatrice di Atheist and Agnostic Alliance Pakistan, riparata in Olanda dopo essere scampata all’arresto e aver perso comunque l’affidamento del figlio a vantaggio dell’ex marito.

 

Lo studio è stato pubblicato dall’ong Humanists International. Rilevazioni e testimonianze di decine di persone sono state raccolte in Colombia, India, Indonesia, Malesia, Nigeria, Pakistan, Filippine e Sri Lanka. “Il rapporto fa luce su violenze mirate, abusi e discriminazioni sociali subite dagli umanisti in molti Paesi e apre un dibattito su come proteggerli al meglio nel mondo” ha sottolineato Gary McLelland, di Humanists International. “E’ evidente che tutte le leggi e le politiche che criminalizzano la ‘blasfemia’ dovrebbero essere respinte”.

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Il M5s agli alleati di governo: “Israele mina la pace, qual è la vostra posizione?” https://www.dire.it/26-06-2020/478832-il-m5s-agli-alleati-di-governo-israele-mina-la-pace-qual-e-la-vostra-posizione/ Fri, 26 Jun 2020 10:14:17 +0000 https://www.dire.it/?p=478832 Israele Foto di Rodolfo Quevenco da Pixabay

Il M5s presenta una risoluzione per condannare l'annessione unilaterale della Cisgiordania nello stato di Israele e chiede sostegno agli alleati

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ROMA – “Il piano del governo Netanyahu per l’annessione di parte della Cisgiordania e della Valle del Giordano e’ un grave errore politico di portata storica e causera’ ulteriori ragioni di instabilita’ nel Vicino Oriente. Si tratta di un’iniziativa che partira’ il primo luglio con un unico sostegno internazionale (per quanto di peso): quello del presidente Usa Donald Trump. Sono subito intervenuti, palesando preoccupazione, in chiave critica sia il segretario generale dell’Onu António Guterres che la Lega Araba, nonche’ diversi governi europei, personalita’ politiche, diplomatiche, intellettuali ed esponenti della societa’ civile”. Cosi’ un post, a firma dei portavoce in Commissione Esteri alla Camera, pubblicato sul Blog delle Stelle.

“Lo scorso 12 giugno la deputata Yana Ehm ha depositato una risoluzione in commissione Esteri – che e’ stata sottoscritta alla fine da 100 portavoce nazionali del MoVimento (nonche’ da un deputato di LeU) – per chiedere al governo di scongiurare il piano di Netanyahu e di attivarsi per mettere in atto azioni immediate e decisive a dimostrazione del proprio non riconoscimento dell’annessione israeliana di aree dei Territori palestinesi occupati. Dobbiamo agire nell’interesse della pace e della stabilita’ nella regione mediorientale, garantendo il pieno rispetto del diritto internazionale, delle rilevanti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e del diritto umanitario”. 

“A tal proposito chiediamo alle altre forze di maggioranza di sottoscrivere la nostra risoluzione in modo che si possa agire in maniera ferma ed unitaria. Nella stessa Israele sono tante le voci critiche verso questo progetto di annessione. Al momento abbiamo due popoli – quello israeliano e quello palestinese – ma un solo Stato: Israele. Laddove la parte territoriale palestinese viene ritagliata con confini che rendono discontinua e impossibile la connessione interna delle comunita’ e inattuabile un vero Stato sovrano. Finche’ perdurera’ tale vulnus, mai si raggiungera’ la pace“.

“Per questo chiediamo alla comunita’ internazionale di adoperarsi perche’ si addivenga alla soluzione «due popoli due Stati» da sempre sostenuta dall’Italia, e di fatto non piu’ praticabile se Israeledecidesse di procedere all’annessione del cuore della Cisgiordania. In altre parole: serve impegnarsi per la futura nascita di uno Stato palestinese, pienamente legittimato, accanto allo Stato di Israele, senza assecondare “fatti compiuti” che comprometterebbero una composizione pacifica. Il Partito Democratico, Italia Viva e LeU battano un colpo e ci facciano sapere qual e’ la loro posizione in merito. Molti loro deputati hanno recentemente scritto assieme a nostri portavoce una lettera che esprimeva queste stesse preoccupazioni. Ma ora e’ il momento degli atti, non piu’ delle mere dichiarazioni”, conclude il post.

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L'articolo Il M5s agli alleati di governo: “Israele mina la pace, qual è la vostra posizione?” proviene da dire.it.

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