Cooperazione – dire.it https://www.dire.it dire.it - Agenzia di Stampa Nazionale Fri, 03 Jul 2020 13:52:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 VIDEO | Ugo Abara del Summit delle Diaspore: “Aprire alla partecipazione” https://www.dire.it/03-07-2020/481104-video-ugo-abara-del-summit-delle-diaspore-aprire-alla-partecipazione/ Fri, 03 Jul 2020 13:52:04 +0000 https://www.dire.it/?p=481104

Intervento al Tavolo inter-istituzionale per il Covid-19: "Non è stato facile sintetizzare il duro lavoro che i cittadini di origine straniera svolgono in Italia"

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Intervento al Tavolo inter-istituzionale per il Covid-19: "Non è stato facile sintetizzare il duro lavoro che i cittadini di origine straniera svolgono in Italia"
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ROMA – Le comunità di origine straniera creano valore a beneficio di tutta la collettività, non da oggi ma da oltre 30 anni, senza però vedersi riconosciute uno spazio nella narrazione “mainstream e monocromatica” italiana: a denunciarlo Ada Ugo Abara, del Summit nazionale delle diaspore, in un messaggio all’agenzia Dire.

Il riferimento è anche al suo intervento al Tavolo inter-istituzionale per il Covid-19, convocato in settimana dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. “Non è stato facile sintetizzare in pochi minuti il duro lavoro che i cittadini di origine straniera svolgono costantemente in Italia oppure illustrare le iniziative realizzate per fronteggiare questa pandemia” sottolinea Ugo Abara.

“Nel mio intervento ho però cercato di spiegare che le diaspore creano valore a beneficio di tutta la collettività non da oggi ma da oltre 30 anni senza però vedersi riconosciuti uno spazio nella narrazione mainstream e monocromatica italiana”. La rappresentante del Summit cita un nuovo bando dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). “Siamo chiamati a condividere esperienze ed expertise su questioni vitali per la cooperazione italiana – dice Ugo Abara – ma la partecipazione non è ancora piena o aperta a tutti a causa della normativa attuale, che ha limitato l’accesso al bando per l’inquadramento in Aics a coloro che sono senza cittadinanza”.

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VIDEO | Cooperazione, Di Maio: “Risposta anti-Covid con pubblico-privato” https://www.dire.it/30-06-2020/479837-cooperazione-di-maio-risposta-anti-covid-con-pubblico-privato/ Tue, 30 Jun 2020 13:55:03 +0000 https://www.dire.it/?p=479837 luigi_di_maio

Il ministro introduce il Tavolo inter-istituzionale di coordinamento

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Il ministro introduce il Tavolo inter-istituzionale di coordinamento
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ROMA – “Di fronte all’impatto socio-economico della crisi innescata dalla pandemia di Covid-19, serve un coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati. Fino ad ora, come Italia, dobbiamo essere fieri di come abbiamo reagito. A partire dai ministeri, agli enti amministrativi e a tutti gli altri soggetti coinvolti, abbiamo agito in modo unito e coeso e dobbiamo continuare a farlo. Sicuramente, le misure per mitigare l’impatto del Covid-19 avranno grande attenzione sotto la presidenza italiana del G20 nel 2021: puntiamo come Paese a un multilateralismo efficace capace di rispondere alle esigenze dei cittadini”. Così Luigi Di Maio, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ha introdotto i lavori del Tavolo operativo inter-istituzionale di coordinamento dedicato al contributo italiano alla prevenzione e alla risposta globale al covid-19, in corso questo pomeriggio in Farnesina. Di Maio ha tracciato le quattro sfide lungo le quali procedono le azioni di risposta e azione contro la pandemia: sanitaria, alimentare, socio-economica ed emergenza. Sul piano della sfida sanitaria, il ministro ha ricordato che a marzo il suo dicastero ha promosso un’alleanza internazionale per il vaccino anti-Covid. “L’Alleanza globale ha raccolto 7,4 miliardi di euro – ha calcolato Di Maio – a cui l’Italia ha contribuito con 140,5 milioni di euro. In ambito G20, abbiamo annunciato il contributo alla Coalizione contro le pandemie e l’innovazione, il Cepi. Siamo poi il sesto donatore per l’alleanza globale per i vaccini e l’immunizzazione, il Gavi”.

Il ministro ha sottolineato che “lo sviluppo di un vaccino efficace e accessibile per tutti i paesi è una priorità assoluta, quanto una sua distribuzione rapida, veloce e capillare. Per massimizzare l’efficacia delle risorse, non va dimenticato il contributo che può derivare da uno stretto partenariato tra settore pubblico e privato”. In questo senso Di Maio ha citato la firma dell’Italia, con Francia, Germania e Paesi Bassi, dell’accordo con la compagnia farnaceutica anglo-svedese AstraZeneca “per favorire la produzione di 400 milioni di dosi, a cui anche l’industria italiana è invitata a partecipare”. Sul piano alimentare, è stata ricordata la “Food coalition”, promossa dalla viceministra Emanuela Del Re insieme alla Fao, che punta ad attenuare gli effetti della crisi alimentare derivante dal Covid-19. “Funzionari della Fao affiancheranno gli esperti per individuare strategie”, ha detto Di Maio. Il ministro ha quindi assicurato l’uso degli strumenti a disposizione della Cooperazione italiana per “riorientare i programmi pregressi e nuovi” al fine di affrontare la sfida socio-economica derivante dalla “grave regressione nei Paesi poveri e indebitati causati dal coronavirus”; regressione che, secondo Di Maio, “rischia di vanificare decenni di impegno nello sviluppo, causando instabilità e accentuando le migrazioni”. Di Maio ha concluso invocando la “massimizzazione dell’efficacia degli interventi di emergenza”.

DEL RE: “CONTRO IL COVID NON BASTA RIALLOCARE I FONDI”

Una risposta globale alla crisi innescata dalla pandemia di Covid-19 presuppone la capacità di “andare oltre” la riallocazione dei fondi esistenti per gli aiuti allo sviluppo: così all’agenzia Dire la viceministra degli Esteri e della cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re. L’intervista si tiene nel giorno di una prima riunione del Tavolo operativo inter-istituzionale di coordinamento dedicato al contributo italiano sia in termini di prevenzione che di interventi di sostegno. Del Re cita un documento in sei punti per “una risposta globale” presentato alcune settimane fa insieme con il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Peter Maurer.

“Si deve riuscire ad avere struttura che possa contare su fondi che vadano oltre la riallocazione di quelli esistenti” sottolinea la viceministra. Convinta che sia necessario “creare risorse nuove” e che “questo comporta un cambiamento di mentalità perché ovviamente siamo abituati a una vecchia struttura di finanziamento”. L’appello ad “avventurarsi in ambiti nuovi anche economicamente” si affianca a quello in favore di un approccio “multi-stakeholder”, con più attori. “Bisogna fare in modo che tutti siano raccolti attorno allo stesso obiettivo” l’esortazione di Del Re: “Istituzioni, organizzazioni della società civile, privati, università e istituti di ricerca”. Secondo la viceministra, la pandemia ha impresso un impulso nuovo rendendo consapevoli della necessità di essere “più coerenti, strutturati ed efficaci facendo sistema”. Ancora Del Re: “La sfida vera è che questa presa di coscienza diventi stile di vita nel futuro; ci servono allora le energie dei Paesi terzi e soprattutto dei giovani”.

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VIDEO | In Burkina Faso una nuova casa (e speranze) per i bambini malati di cancro https://www.dire.it/25-06-2020/478549-foto-in-burkina-faso-una-nuova-casa-e-speranze-per-i-bambini-malati-di-cancro/ Thu, 25 Jun 2020 17:12:52 +0000 https://www.dire.it/?p=478549

Nei due ospedali della capitale Ouagadougou al momento ci sono uno psicologo pediatra ogni mille bambini. Per il responsabile di Soleterre “con il sostegno del Cei le cose cambieranno”

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Nei due ospedali della capitale Ouagadougou al momento ci sono uno psicologo pediatra ogni mille bambini. Per il responsabile di Soleterre “con il sostegno del Cei le cose cambieranno”
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ROMA – La casa è stata appena acquistata e potrà accogliere tra i 12 e i 14 bambini, tutti accompagnati da un genitore. E a sostenere i minori, malati di cancro, saranno educatrici specializzate e psicologi pediatrici, formati grazie a un impegno che unisce il Burkina Faso all’Italia.

SOLETERRE E LA FORMAZIONE CEI

Con l’agenzia Dire ne parla Parfait Tiemtore, responsabile del Programma Salute di Soleterre, l’organizzazione non governativa che coordina il progetto. “In Africa di psicologi pediatrici ce ne sono molto pochi” la premessa: “Nei due ospedali della capitale Ouagadougou, lo Yalgado Ouedraogo e il Charles De Gaulle, per quasi mille bambini ce n’è solo uno”. Numeri che dovrebbero cambiare grazie a una nuova piattaforma di formazione, sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), che coinvolge Soleterre non solo in Burkina Faso ma anche in Marocco, Costa d’Avorio e altri Paesi.

 

IMMAGINIAMO UN NOME CHE SAPPIA DI “RINASCITA”

Nell’immediato c’è la casa, con l’apertura prevista a settembre. “La gestiremo insieme con i partner del Gruppo franco-africano di oncologia pediatrica” dice Tiemtore, che spiega: “Le cure per il cancro durano cinque, sei o anche otto mesi, ma le famiglie che non hanno mezzi finanziari e non trovano un posto letto in ospedale sono costrette a tornarsene nelle aree rurali di origine, senza poter poi tornare ogni mese per controlli e follow up”.

La casa, allora, sarebbe un rifugio contro l’abbandono. “Servirà ad accoglierli e a sostenerli” sottolinea il responsabile di Soleterre. “Dopo l’acquisto, tramite la Fondation Lalla Salma della regina del Marocco, stiamo preparando l’arredamento e immaginando un nome che sappia di rinascita e speranza”.

INTANTO, ALLE PORTE DI OUAGADOUGOU

Un sentimento, questo, che in Burkina Faso può fare la differenza ancora più che altrove. Tiemtore ricorda che alle porte di Ouagadougou sono accampati ormai centinaia di migliaia di sfollati, costretti a lasciare i propri villaggi dalle incursioni e dalle violenze di gruppi armati in lotta contro il governo.

Il presidente Roch Marc Christian Kaboré ha ribadito che non intende negoziare con i “terroristi” e che l’esercito otterrà la “vittoria” sul campo. Secondo Tiemtore, però, bisogna considerare anche le ragioni sociali che stanno dietro al conflitto e alla capacità di reclutamento dei ribelli. “A combattere sono perlopiù giovani e giovanissimi, convinti dalla propaganda islamista soltanto perché non hanno né una casa, né un lavoro: è così che prendono le armi, in cambio di un po’ di soldi”.

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La rete delle ong: “Bene la risposta di Conte, ma servono più fondi” https://www.dire.it/23-06-2020/477491-la-rete-delle-ong-bene-la-risposta-di-conte-ma-servono-piu-fondi/ Tue, 23 Jun 2020 14:25:51 +0000 https://www.dire.it/?p=477491 silvia stilli

Stilli, portavoce dell'Associazione delle ong italiane: "Subito anche tavolo per strategia comune"

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silvia stilli
Stilli, portavoce dell'Associazione delle ong italiane: "Subito anche tavolo per strategia comune"
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ROMA – “Finalmente si riparte: bene che il premier Conte ci abbia risposto, ma servono più fondi e soprattutto la creazione di un tavolo di lavoro condiviso per elaborare una strategia comune”. Così all’agenzia Dire Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle ong italiane (Aoi), commenta la lettera di risposta che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato alle associazioni del Terzo settore, preoccupate per l’impatto che l’emergenza coronavirus avrà sulla prosecuzione dei programmi.

“Le ong – ha ricordato Stilli – sono andate in sofferenza: attività sospese e cooperanti bloccati all’estero a causa del lockdown globale; con in aggiunta l’esigenza di attivare da subito azioni di emergenza sanitaria, sociale ed economica di contrasto alla pandemia”.

“Il premir Conte – continua Stilli – ha risposto ad Aoi, Cini e Link2007 in queste ore ribadendo gli impegni presi e questo è importante, ma la cooperazione internazionale dell’Italia ha bisogno subito di impegni finanziari sostanziali e di un tavolo di condivisione della strategia per contribuire a livello globale alla ricostruzione nel cambiamento”. Secondo Stilli, i fondi annunciati dal ministero degli Affari esteri e dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) non sono sufficienti. “L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – calcola l’esperta – fissa la percentuale dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps)allo 0,70 del Prodotto interno lordo dei singoli Paesi. L’obiettivo intermedio dell’Italia per il 2020 era stato fissato allo 0,30 per cento. Ora invece siamo tornati indietro perfino rispetto al 2019, ossia dallo 0,27 allo 0,24 per cento del rapporto Aps/Pil”.

La responsabile riconosce che, tuttavia, “è stato un bene che il Comitato interministeriale cooperazione allo sviluppo e a seguire anche il Comitato congiunto interno al ministero degli Esteri abbiano approvato iniziative rilevanti sul canale multilaterale e quello bilaterale, stanziando 13 milioni di euro per venire incontro alle misure di sostegno ai progetti ong”. “Un buon risultato”, secondo Stilli, è stato inoltre “il rilancio da parte di Aics di un bando nazionale per progetti di sviluppo triennali delle organizzazioni sociali da 82 milioni di euro”. Bene infine, sottolinea la portavoce di Aoi, che “l’Agenzia stia già promuovendo localmente nei Paesi delle call per iniziative di emergenza”.

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VIDEO| In India impegno green e per la parità di genere con i tuk-tuk elettrici https://www.dire.it/17-06-2020/474769-video-in-india-impegno-green-e-per-la-parita-di-genere-con-i-tuk-tuk-elettrici/ Wed, 17 Jun 2020 10:39:41 +0000 https://www.dire.it/?p=474769 tuk-tuk

Nel 2016 l'ong milanese Acra ha lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con ong e imprese locali e co-finanziato dall’Ue

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Nel 2016 l'ong milanese Acra ha lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con ong e imprese locali e co-finanziato dall’Ue
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ROMA  – Migliorare la condizione economica delle famiglie, favorire l’inclusione lavorativa delle donne e ridurre lo smog nelle città: tre obiettivi complessi, ma che la ong Acra sta provando a realizzare a Bangalore e Chennai, due metropoli nel sud dell’India. E per farlo la chiave è il tuk-tuk, piccolo e popolare veicolo a tre ruote.

Tra le affollate e colorate strade indiane questi piccoli taxi, anche noti come auto-risciò, sono tra i mezzi di trasporto più diffusi. Impossibile non riconoscerli: il design ricalca quello dell’Ape Piaggio e in India permettono ogni giorno a milioni di persone di spostarsi, dove i mezzi pubblici non sono efficienti e non sempre si dispone di un mezzo privato.

Guidare un tuk-tuk è quindi uno dei lavori più diffusi, soprattutto tra gli strati medio-bassi della società, a fronte però di salari esigui, poche tutele e un forte impatto in termini di emissioni di Co2.

Nel 2016 l’ong milanese Acra ha così lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con altre ong e imprese locali e co-finanziato dall’Unione Europea all’interno del Programma Switch Asia per la promozione di modelli di consumo e di produzione sostenibili.

A oggi Namma Auto ha coinvolto 13.000 autisti e 75.000 persone in generale. “Solo a Bangalore ci sono 200.000 tuk-tuk e il nostro primo obiettivo è incoraggiare gli autisti a passare alle tecnologie pulite” spiega all’agenzia Dire Manju Manon, la referente del progetto. “Attraverso Namma Auto favoriamo l’accesso al credito per gli autisti, permettendo loro di convertire gli auto-risciò oppure di acquistarne di elettrici grazie a specifici accordi con le imprese”.

Un lavoro che viene preceduto dal sostegno economico delle famiglie. “Spesso gli autisti non dispongono neanche di un conto in banca perché sono costretti a spendere il guadagno quotidiano per i bisogni della famiglia” continua Manon. “Accedere a un prestito diventa così molto difficile. Cerchiamo quindi di incoraggiarli a risparmiare denaro per migliorare la loro condizione finanziaria e ciò si è rivelato cruciale in questa fase di emergenza Covid-19, in cui hanno smesso di lavorare”.

Il lockdown in India ha costretto per oltre due mesi in casa milioni di famiglie e a subire l’impatto più drammatico sono stati i lavoratori giornalieri, come gli autisti. “Sono tra i più vulnerabili a queste circostanze – sottolinea Manon – quindi e’ stato utile ad esempio sostenerli nello stipulare accordi con i supermercati per consegnare la spesa a domicilio, dato che le persone non potevano uscire”.

Un’attività a cui Acra e i partner hanno affiancato la distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie indigenti, insieme a mascherine, guanti e altri prodotti per l’igiene. Poi ci sono stati corsi online per informare gli autisti sulle norme da rispettare sui tuk-tuk, sottolinea la referente del progetto, ed è stata fornita un’assicurazione medica per il Covid-19, con l’aiuto di un’altra impresa sociale, “per garantire una retribuzione fissa in caso di malattia”.

Un altro nodo del progetto è l’inclusione delle donne, che fino a poco tempo fa rinunciavano a questo mestiere perché dominato dagli uomini. “Tante donne, dai 18 ai 55 anni, hanno deciso di mettersi in gioco, e hanno aderito al nostro progetto per diventare autiste” dice Manon. “Vedere più donne fare questo lavoro sta promuovendo un cambiamento nella società. E’ molto bello che tra gli autisti si sia creata una certa solidarietà: al di là della competizione, spesso le donne sono accettate e aiutate“.

Oltre al sostegno per acquistare i veicoli, alle autiste vengono forniti training per evitare di ritrovarsi in situazioni di pericolo. “E’ sufficiente – dice Manon – guidare di giorno ed evitare le zone più isolate”. In questo modo le donne possono ambire a una certa indipendenza economica, permettendo alle famiglie di avere due fonti di reddito oppure, per le madri sole, di mantenere i propri figli.

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Diritti, Tewolde (Iabw): “Il piano Colao ignora i nuovi italiani” https://www.dire.it/11-06-2020/471841-diritti-tewolde-iabw-il-piano-colao-ignora-i-nuovi-italiani/ Thu, 11 Jun 2020 07:05:35 +0000 https://www.dire.it/?p=471841 bimbo iabw

L'appello di Iabw: "Rimettere al centro i giovani e la multiculturalità, senza rimandare le esigenze di una parte della popolazione"

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ROMA – “È inammissibile che nel documento presentato da Vittorio Colao per far ripartire l’Italia non ci sia un solo riferimento al ruolo delle comunità straniere o agli individui con background migratorio, né ai giovani, né al valore delle imprese. Una parte dell’Italia è invisibile per la nostra politica”. Così all’agenzia Dire Mehret Tewolde, nata in Eritrea, da 42 anni in Italia, direttore esecutivo di Italia Africa Business Week (Iabw), vicepresidente dell’associazione Le Reseau nonché animatrice del Summit nazionale delle diaspore.

TRA GLI INVISIBILI, OLTRE 2 MILIONI DI GIOVANI 

Tewolde ricorda che in Italia l’8 per cento della popolazione residente, oltre cinque milioni di persone, ha un background migratorio e che oltre due milioni di giovani nati e/o cresciuti in Italia non hanno la cittadinanza e questo impedisce loro di votare, di candidarsi o di accedere a tanti concorsi. “Se il governo è al lavoro per ricostruire il futuro allora è questo il momento buono per affrontare questi nodi” sottolinea il direttore di Italia Africa Business Week. “Il momento lo richiede. Non si possono continuare a rimandare le esigenze di una parte della popolazione”.

LETTERA APERTA AL PREMIER CONTE

Per sollevare i nodi della cittadinanza e dell’inclusione, Tewolde con altre 90 donne con background migratorio ha indirizzato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte in cui chiedeva maggiore rappresentanza nelle varie task force.

Poi, a titolo personale, ha rivolto al premier un altro messaggio avvertendo che dalla ripresa sono stati tenuti fuori sia i giovani sia la multiculturalità. “A nessuna delle due – dice Tewolde – ho ricevuto risposta”.

MODELLI POSITIVI IN CUI RICONOSCERSI

Le persone di origine straniera non solo vengono ignorate, “ma vengono anche raccontate male dai media mainstream” secondo Tewolde. “Fanno notizia i criminali stranieri e si presenta il fenomeno migratorio come un problema, ma quando narreremo anche la quotidianità positiva e i successi di queste persone? Ad esempio, perché non si riconosce il doppio prezzo che le persone di origine straniera hanno pagato nell’emergenza Covid-19? In tanti hanno affrontato un impegno economico sia in Italia che nel Paese d’origine“.

Ci sono poi i giovani adottati o cresciuti qui. “Dalla politica ai media, non gli offriamo modelli positivi in cui riconoscersi” denuncia Tewolde. “Quando il presidente Sergio Mattarella esce in pubblico con al fianco un corazziere di colore non lo fa per strumentalizzare ma per inviare un messaggio positivo sul valore che tutti gli italiani giocano”.

Secondo il direttore di Italia Africa Business Week, da destra a sinistra la sensazione è che manchi il coraggio. “Ma se si continua a discriminare e segregare, non solo ci aspettano le tensioni che stanno attraversando gli Stati Uniti in questi giorni, ma rischiamo anche una fuga all’estero dei nostri giovani” avverte Tewolde: “Nessuno vorrebbe essere rifiutato dalla propria patria”.

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Kaabour (Conngi): “Realizzare i sogni dei nuovi italiani farebbe grande il Paese” https://www.dire.it/08-06-2020/470581-kaabour-conngi-realizzare-i-sogni-dei-nuovi-italiani-farebbe-grande-il-paese/ Mon, 08 Jun 2020 17:28:05 +0000 https://www.dire.it/?p=470581 Simohamed Kaabour

Al via i tre webinar 'Protagonisti! Le nuove generazioni italiane si raccontano': un dibattito tra giovani di origine straniera e istituzioni

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Simohamed Kaabour
Al via i tre webinar 'Protagonisti! Le nuove generazioni italiane si raccontano': un dibattito tra giovani di origine straniera e istituzioni
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ROMA – “Un Paese è grande quando riesce a realizzare i sogni dei propri cittadini e farli diventare un valore ed è questo il messaggio che intendiamo far arrivare con ‘Protagonisti!'”. Simohamed Kaabour è presidente del Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane (Conngi) e all’agenzia Dire illustra la quarta edizione di ‘Protagonisti! Le nuove generazioni italiane si raccontano’.

A causa dell’epidemia di Covid-19, gli incontri non si terranno dal vivo bensì online, a partire da oggi, per proseguire mercoledì 10 e venerdì 12 giugno.

DIRITTO DI VOTO, “ELETTI” E CITTADINANZA, I 3 MACROTEMI

“L’obiettivo è mettere al centro temi di grande attualità che ruotano intorno ai giovani con background migratorio” sottolinea il presidente di Conngi, ricordando le migliaia di giovani che sono nati o arrivati da piccoli in Italia e pur essendo italiani ancora si vedono negati quei diritti che “permettono di essere cittadini a tutto tondo”.

Il ciclo di seminari permetterà di aprire un dibattito tra giovani di origine straniera e rappresentanti delle istituzioni. “Non capita tutti i giorni di poter dialogare con deputati, ministri o assessori” osserva Kaboour. “Grazie a ‘Protagonisti!’ poi anche i politici avranno l’occasione di ascoltare la voce di chi vive direttamente i limiti di certe leggi che rallentano i processi di inclusione”.

Si parte quindi dal diritto di voto. “Garantirlo è ciò che rivela il fatto di possedere dei diritti e dà modo ai cittadini di negoziare la propria posizione” dice Kaabour. Convinto che “tutti gli altri nodi – come la cittadinanza o i processi di inclusione – discendono da qui”.

Il secondo webinar propone una riflessione sugli “eletti” con background migratorio. “Usiamo le virgolette perché comprende non solo le persone elette ma chiunque agisca in ambito politico, come gli attivisti” spiega Kaabour. “Parleremo di rappresentanza e rappresentatività, quindi del valore aggiunto che un eletto o un rappresentante portano nel dibattito pubblico, nonché della loro capacità – attraverso la loro presenza – di allargare l’immaginario collettivo italiano”.

Venerdì, infine, si affronterà il tema della riforma della legge sulla cittadinanza. “In questi giorni – continua il presidente di Conngi – la tragica uccisione di George Floyd negli Stati Uniti ha spinto tanta gente a scendere in piazza e denunciare il razzismo, ma in Italia ha anche riaperto il discorso sulla riforma dello ius culturae, che non avanza perché manca la volontà politica”.

UNA RIFLESSIONE SUI “MIGRANTI”

Secondo Kaabour, il tema “migranti” è tradizionalmente “un calderone in cui finisce di tutto e i temi vitali per i giovani con background migratorio rischiano di essere strumentalizzati”.

Peserebbero poi ostacoli e lungaggini burocratiche. “Impediscono a tanti ragazzi che hanno studiato qui di fare la professione che sognano” dice Kaabour. Io sono un docente e quindi penso ai tanti che non possono fare il mio lavoro perché non sono cittadini italiani, pur avendone tutti i titoli. Questo fa sentire tantissimi ragazzi nati e cresciuti qui di non essere a casa loro. Così facendo non solo si brucia la vita delle persone ma anche il futuro del Paese“.

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VIDEO | Libri, l’ambasciatore Mistretta: “I miei racconti non burocratici” https://www.dire.it/04-06-2020/468899-video-libri-lambasciatore-mistretta-i-miei-racconti-non-burocratici/ Thu, 04 Jun 2020 09:55:23 +0000 https://www.dire.it/?p=468899 GIUSEPPE MISTRETTA

Il diplomatico presenta alla Dire 'La bottega degli alibi'

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GIUSEPPE MISTRETTA
Il diplomatico presenta alla Dire 'La bottega degli alibi'
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ROMA – Un libro “un po’ demode’, all’antica”, scritto con leggerezza, forse semplice come dovrebbe essere piu’ semplice la vita. Niente a che vedere con i thriller d’oggi, gli intrecci enigmatici e le trame ai limiti dell’irrealta’. Il titolo e’ ‘La bottega degli alibi‘, il sottotitolo ‘Racconti non burocratici‘; tra le particolarita’ il fatto di essere frutto del lavoro di un diplomatico, ma di non trattare ne’ di protocolli ne’ di geopolitica. Lo scrittore e’ Giuseppe Mistretta, ambasciatore ai piani alti in Farnesina, che all’agenzia Dire racconta di provare anche cosi’ ad “alleggerirsi dagli affanni della vita quotidiana”. A 62 anni, dopo aver rappresentato l’Italia ai massimi livelli in Angola e in Etiopia e aver trascorso oltre 20 anni della sua vita professionale in Africa, e’ direttore del ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale per la regione sub-sahariana. Con la Dire, mostrando la bella copertina e le illustrazioni di Nicolo’ Tassoni Estense, diplomatico e acquarellista, parla di se’ anche come di un siciliano. Lo spunto e’ un passaggio del racconto ‘La Mosca di Trapani’, la prima delle tre storie che compongono la ‘Bottega degli alibi’, edita da LuoghInteriori: “Perche’ mai girare il mondo alla ricerca di qualcosa, se a Trapani c’e’ tutto quello che una mosca come me puo’ desiderare dalla sua breve esistenza?” E forse e’ normale che a scriver cosi’, immaginando minuscoli battiti d’ali, sia un ambasciatore.

“Noi diplomatici giriamo il mondo in continuazione, ogni quattro anni cambiamo sede” sorride Mistretta. “Tutto dipende dalle fasi della vita: da giovani si cerca la fuga, ci sono la curiosita’ e la voglia di avventura; poi c’e’ un’eta’ piu’ avanzata, con il bisogno di riscoprire le proprie radici; le mie radici sono siciliane, e proprio a Trapani ho girato molto, anche in cerca una casa che pero’ non ho trovato…”. La prefazione del volume e’ del critico Giuseppe Iannaccone, che celebra il “piacere di raccontare” e di come si possa farlo “allenando l’immaginazione dei lettori” e “addolcendo la loro fatica di pensare”. Tra le bancarelle di legno dei mercati, l’acqua salmastra e il sale bianco delle saline, comincia il primo dei tre racconti. “Storie che sono anche favole, e si muovono tra cose radicate e profonde” riprende Mistretta. Convinto che alla fine la semplicita’ e l’ironia siano piu’ desiderabili della complessita’; e forse pure il mezzo migliore per “mettere in risalto le contraddizioni della societa’”, nella quale tutti siamo immersi. Ed e’ per questo, conclude l’ambasciatore, “che tutti ricorriamo spesso a qualche alibi”; e ci servirebbe appunto, come in uno dei racconti, una fabbrica che li produca in serie al posto nostro.

la bottega degli alibi
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Export in Africa: “Le proposte per la ripartenza post-Covid” https://www.dire.it/30-05-2020/467094-export-in-africa-le-proposte-per-la-ripartenza-post-covid/ Sat, 30 May 2020 10:31:15 +0000 https://www.dire.it/?p=467094 webinar export in africa

Al centro del seminario dell’Italian Africa Business Week (Iabw), la nuova area di libero scambio continentale ratificata da 53 Paesi su 54

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Al centro del seminario dell’Italian Africa Business Week (Iabw), la nuova area di libero scambio continentale ratificata da 53 Paesi su 54
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ROMA – Esportare in Africa all’insegna di un approccio nuovo, che miri a creare contesti di partnership ampi e centrati sullo sviluppo delle realtà locali. Realtà di un continente in grande sviluppo, rallentato ma non bloccato dalla pandemia di Covid-19, dove entro cinque anni ci sarà una classe media di almeno 400 milioni di persone e dove sta per entrare in vigore un’area di libero scambio commerciale che coinvolge 53 Paesi. È questo il modello emerso dal webinar ‘Rilanciare l’export e l’internazionalizzazione verso l’Africa dopo il Covid 19’ organizzato dall’Italian Africa Business Week (Iabw).

53 SU 54 HANNO FIRMATO PER IL LIBERO SCAMBIO CONTINENTALE

Precondizione per poter avviare una nuova fase di scambi che abbia l’Africa al centro, però, è “modificare al più presto la percezione che si ha del continente”, sottolinea il segretario esecutivo della Piattaforma del settore privato della Guinea, Madane Dia. Il dirigente parla di un continente dove sta assumendo un ruolo sempre maggiore l’Unione Africana (Ua), organizzazione che “a breve svilupperà una potenza tale da poter lavorare sulle piattaforme delle esportazioni in modo specifico in ogni Paese”.

A rendere ancora più competitivo il continente, secondo i relatori, sarà l’accordo di libero scambio commerciale, ratificato da 53 Paesi su 54. L’entrata in vigore del patto era prevista per luglio ma la crisi provocata dal Covid-19 ne ha posticipato l’avvio. Secondo Giampiero Succi, co-responsabile della sezione Africa dello studio legale Bonelli Erede, la nuova area di libero mercato abbatterà i dazi doganali favorendo la nascita “di un grande mercato interno, costituito da Paesi in concorrenza tra loro per diventare mete ideali per gli investimenti stranieri, oltre ad hub commerciali anche per i Paesi vicini”.

Attirare investimenti dunque, ma con una nuova consapevolezza, sottolinea Khalid Chaouki, ex deputato del Partito democratico, oggi amministratore delegato di Kc Consulting: “È necessario sviluppare un percorso che deve andare oltre l’export o gli investimenti basati sullo sfruttamento di manodopera a basso costo, volto a creare un contesto di partnership che dia possibilità di sviluppo locale”.

Le possibilità di instaurare relazioni commerciali proficue in Africa sono numerose anche secondo Federico Bega, dirigente di Promos Italia. Secondo Bega, nel continente coesistono quattro diversi stadi di sviluppo economico e commerciale, accomunati però da tendenze positive, come “la crescita della classe media e l’urbanizzazione”, secondo il dirigente “avere più grandi città significa avere più servizi, un maggiore mercato”.

Per Roland Ruhumuriza, responsabile per l’Africa per De Lorenzo, azienda specializzata nella creazione di strumenti per la didattica, il mercato africano “è più vasto e maturo”. Ruhumuriza sottolinea inoltre che in tutto il continente “il made in Italy è estremamente apprezzato, sia per i prezzi che per la qualità”. Per questa ragione le aziende italiane devono incrementare la loro presenza nel continente “e collaborare tra loro, fare rete”.

Ad aumentare la presenza in Africa c’è anche Sace, società specializzata nel garantire il credito alle imprese italiane. “Abbiamo una filiale a Il Cairo – dice la dirigente per il business internazionale Michal Ron – ma anche a Nairobi, Johannesburg e ne stiamo per aprire un’altra in Ghana”. Secondo Ron, Sace giocherà un ruolo fondamentale “nell’aiutare le aziende italiane nel continente durante la ripartenza post-pandemia”.

L’INTERVISTA A DIA (PIATTAFORMA GUINEA)

“La nostra Piattaforma è una porta di entrata per la Guinea, rivolta a chi vuole avere uno sfondo normativo chiaro e non ha intenzione di perdere tempo, energie e denaro con strane avventure italo-africane che già conosciamo bene”: a parlare è Madani Dia, guineano, che ha trascorso buona parte della sua giovinezza in Italia e da quattro anni è segretario esecutivo della Piattaforma di concertazione del settore privato nel Paese dell’Africa occidentale. L’agenzia Dire lo ha intervistato a margine del webinar ‘Rilanciare l’export e l’internazionalizzazione verso l’Africa dopo il Covid-19’ organizzato dall’Italian Africa Business Week (Iabw).

L’ITALIA INVESTA CON IDEE CHIARE

Dia dice che a oggi i rapporti commerciali tra l’Italia e la Guinea sono ancora in una fase iniziale. “C’è qualcuno che gestisce alcune attività – spiega – una piccola porzione di importazione italiana, ma a oggi non avrebbe neanche senso costituire un consiglio d’affari italo-guineano”. Il segretario spiega che per fare un passo in avanti sono necessari “volontà politiche” ma anche, se non soprattutto, le idee chiare. “È fondamentale capire che per investire in Guinea è necessario individuare un settore e obiettivi specifici di intervento” dice Dia. Convinto che non si può “pensare di andare in Africa per ‘diventare ricchi’, come dicono alcuni”, ma bisogna invece “sapere cosa si fa”. Secondo Dia, questo è necessario in tutti i Paesi, “vale lo stesso discorso per un imprenditore africano che vuole investire in Italia”.

La Guinea presenterebbe però un potenziale unico: “È uno dei tre Paesi africani che potrebbe vivere senza alcun contatto con l’esterno” dice il segretario. “È il primo produttore al mondo di bauxite, poi c’è l’oro, i diamanti, il petrolio. Insomma è una sorta di enorme supermercato per far funzionare qualsiasi industria”.

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Cooperazione, Giovannini (ASviS): “Il Covid allontana gli obiettivi di sviluppo sostenibile” https://www.dire.it/26-05-2020/465468-cooperazione-giovannini-asvis-il-covid-allontana-gli-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/ Tue, 26 May 2020 14:42:37 +0000 https://www.dire.it/?p=465468 asvis_coronavirus

Parla il co-fondatore e portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) Enrico Giovannini

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Parla il co-fondatore e portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) Enrico Giovannini
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ROMA – Le prossime vittime del nuovo coronavirus potrebbero essere gli “Sdgs”, i Sustainable Development Goals, ovvero gli obiettivi di sviluppo sostenibile: lo denuncia il co-fondatore e portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) Enrico Giovannini, in un’intervista pubblicata dal web magazine Oltremare. “L’analisi condotta dall’ASviS mette in luce quanto sia possa essere duro il colpo inferto dalla pandemia sulla povertà (Obiettivo 1), sulla crescita e l’occupazione (8), su imprese e innovazione (9) e sulle disuguaglianze (10)”, spiega Giovannini.

“Per quanto riguarda la salute (3), l’incremento delle morti dovute al Covid-19 dovrebbe essere solo parzialmente compensato dalla diminuzione di morti sul lavoro e incidenti stradali, soprattutto alla luce dei recenti dati sui decessi complessivi nelle aree maggiormente colpite”.

Anche sulla sicurezza alimentare (Obiettivo 2) c’è preoccupazione. “Ancor prima della pandemia, 135 milioni di persone erano già alle prese con un’insicurezza alimentare acuta a causa di shock o crisi preesistenti”, spiega Dominique Burgeon, Direttore della divisione Emergenze e resilienza della Fao in un’intervista apparsa sul sito dell’Onu.

LEGGI ANCHE: VIDEO | In Somalia la formazione anti Covid si fa con le università italiane

Oggi chi sopravvive di agricoltura di sussistenza, se si ammala o è costretto da restrizioni ai movimenti o alle attività, rischia di non lavorare la propria terra, prendersi cura dei propri animali, andare a pescare o accedere ai mercati per vendere prodotti, acquistare cibo o ottenere semi e forniture. A causa delle scarse risorse potrebbero ritrovarsi costretti ad abbandonare i propri mezzi di sussistenza. Vendere i loro animali o il loro peschereccio per denaro. Quando ciò accade tornare ad essere di nuovo autosufficienti diventa estremamente difficile”. Con conseguenze ben immaginabili.

Sul lato sicurezza alimentare per gli esperti non è detto che necessariamente ci sarà una crisi dei prezzi dovuta alla scarsità potenziale di derrate (ancora un’incognita). “I prezzi sono addirittura scesi in questa fase, dovuto al rallentamento del mercato globale. Ma non è escluso che si possano verificarsi rialzi improvvisi”, spiega Valerio Bini, professore di Geografia dello Sviluppo dell’università Statale di Milano.

Secondo Maximo Torero Culluen, capo economista Fao “i paesi dovrebbero immediatamente rivedere le proprie politiche commerciali e tariffarie – e lavorare di concerto l’uno con l’altro per creare un ambiente favorevole per il commercio alimentare, senza creare distorsioni”. 

Sicuramente una vittima eminente tra gli Sdgs è il partenariato internazionale (obiettivo 17), per il quale anche prima della pandemia gli indicatori non brillavano. “Abbiamo visto come la risposta alla crisi sia stata data soprattutto a livello nazionale o subnazionale, con tensioni nate tra alcuni grandi player, il massacro dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), e il ruolo inesistente dell’Europa”, continua Bini. Ognuno per la sua strada, tra colpi bassi a suon di stock di mascherine sottratte, reagenti e medicine negati e infine per il vaccino per cui è iniziata una corsa mondiale. Al momento gli sforzi di concentrarsi sulla costruzione di un’alleanza globale per il vaccino e l’immunizzazione universale, ribaditi anche dalla Farnesina, sembrano non aver dato ancora i frutti necessari. Perdurano nazionalismi e personalismi, in netto contrasto con l’obiettivo 17, mentre perde campo la cooperazione allo sviluppo.

“La nostra analisi mostra segnali preoccupanti per il futuro e la realizzazione dei programmi di cooperazione già finanziati, che potrebbero subire ritardi” continua Giovannini. “Per prevenire il rischio di nuove pandemie sarebbe importante aprire subito un dibattito sulle finalità della cooperazione italiana e sul volume degli stanziamenti in riferimento alla programmazione dei prossimi anni. La riflessione sulle nuove prospettive dovrebbe coinvolgere tutti i soggetti istituzionali, profit e non profit, tenendo anche presente le iniziative avviate dalla filantropia, dalle imprese e dal Terzo Settore per fronteggiare l’emergenza sanitaria e sociale”.

In pericolo anche gli indicatori ambientali. Per il fondatore dell’ASviS “migliorano gli indicatori legati all’uso dell’energia, perché il crollo della produzione riduce ovviamente le emissioni, come ci dimostrano le rilevazioni satellitari”. Un sollievo temporaneo. Le analisi degli ecologisti sono unanimi. In pochi mesi si tornerà ai livelli pre-Covid-19, con netti peggioramenti in aree come decarbonizzazione e tutela ambientale. Numerosi governi hanno fatto intendere un rilassamento delle leggi ambientali per favorire una supposta ripresa, un tema caro a sovranisti e populisti. Invece sarebbe più urgente che mai accelerare proprio sulla Convenzione sulla biodiversità (rimane confermato il summit di ottobre a Kunming) e l’Accordo di Parigi (negoziati attesi nella primavera 2021).

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Cooperazione, Stilli (Aoi): “C’è ‘un ritorno’ che aiuta l’Italia” https://www.dire.it/25-05-2020/464632-cooperazione-stilli-aoi-ce-un-ritorno-che-aiuta-litalia/ Mon, 25 May 2020 08:49:43 +0000 https://www.dire.it/?p=464632 oltremare

Portavoce su medici anti-covid giunti anche da Cuba o Somalia

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Portavoce su medici anti-covid giunti anche da Cuba o Somalia
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ROMA – La cooperazione “circolare”, o di ritorno, è un investimento per il sistema-Italia: lo sottolinea Silvia Stilli, la portavoce dell’Associazione delle ong italiane (Aoi), prendendo spunto da interventi nel nome del diritto alla salute e della solidarietà internazionale condotti al tempo della pandemia di Covid-19. “Per quello che riguarda le ong abbiamo avuto sempre la percezione che ci sarebbe stata, in una eventuale emergenza come purtroppo è la pandemia in corso, una possibilità di avere un ritorno di quanto abbiamo investito soprattutto in termini di relazioni e di continuità di rapporto”, dice Stilli, in un’intervista pubblicata da Oltremare, web magazine dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

“Ne abbiamo avuto conferma con le volontarie e i volontari, medici e paramedici, che sono venuti in Italia: Albania, Cuba, Somalia, Libia e altri”. Secondo la portavoce, “questa è anche la conferma dell’importanza di una cooperazione di sistema, in cui la componente istituzionale e quella civile insieme sanno fare la differenza” e “l’Italia ha questa origine e questa storia nella sua politica di cooperazione internazionale e di aiuto per lo sviluppo”.

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UNO SGUARDO AL FUTURO

Nell’intervista, poi, un sguardo al mondo che sarà. “Noi crediamo che la cooperazione internazionale debba avere, come prima dell’emergenza virale, l’obiettivo della realizzazione dell’Agenda 2030, facendo concorrere tutte le modalità, gli strumenti e gli attori per realizzare una efficace azione nelle situazioni di emergenza come la pandemia, però con una visione per il dopo” dice Stilli. “Per noi gli investimenti nella cooperazione allo sviluppo ai tempi del Covid-19 devono affrontare il tema sanitario e contemporaneamente quello dello sviluppo. Uno sviluppo più giusto e sostenibile. Questo perché le pandemie non sono soltanto un attacco alla salute ma anche un pericolo per la coesione sociale”.

LA COOPERAZIONE CIRCOLARE

Stilli cita un’esperienza particolare di “cooperazione circolare”. “C’è una storia molto forte di relazione tra varie realtà umbre, sia comuni ed enti locali che mondo associativo e ong, con il Cile e anche con il Brasile”, dice la portavoce. “In particolare, andando indietro nel tempo, con quanti dal Cile di Pinochet fuggirono e a sostegno di quanti in Brasile operavano e continuano a farlo a favore delle fasce più deboli e povere della popolazione. Quando ci fu il terremoto che colpì l’Umbria, oltre alla solidarietà dichiarata, da quei Paesi, il Cile e il Brasile, ci fu una manifestazione di vicinanza che si concretizzò con la raccolta di fondi per alleviare la sofferenza delle vittime del terremoto. Non era importante il quanto raccolto, ma il valore di quel gesto, il ritrovarsi nel momento del bisogno”.

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VIDEO | Portella: “Con Emergency dalla Sierra Leone a Bergamo” https://www.dire.it/22-05-2020/463953-video-portella-con-emergency-dalla-sierra-leone-a-bergamo/ Fri, 22 May 2020 13:53:19 +0000 https://www.dire.it/?p=463953

Medico anestesista rianimatore, ha lottato contro due virus che hanno colpito e spaventato il mondo. Prima ebola, tra il 2014 e il 2015 migliaia di morti anche in Sierra Leone, e poi il Covid-19 qui in Italia

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ROMA – Marie, che aveva 19 anni e che quando è tornata a trovarla si è portata la bambina avuta dopo essere guarita da ebola. E “una signora” di Bergamo, che in molti pensavano di aver perso e che invece è ancora lì: “L’abbiamo vista seduta e spero davvero la vedremo presto in piedi. Il suo nome? Non lo dico, incrociamo le dita”.

A parlare, gli occhiali grandi che ballano sulla mascherina, è Gina Portella. Non un medico qualunque. Anestesista rianimatore, 54 anni, ha lottato contro due virus che hanno colpito e spaventato il mondo. Prima ebola, tra il 2014 e il 2015 migliaia di morti anche in Sierra Leone, e poi il Covid-19 qui in Italia.
La sua storia con quei “volti che le sono rimasti appiccicati addosso”, è raccontata in un articolo-intervista su   ‘Oltremare‘, pubblicazione dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). Il colloquio, del quale si legge all’indirizzo https://www.aics.gov.it/oltremare/articoli/persone/dalla-sierra-leone-allitalia-storie-e-volti-che-restano-appiccicati-addosso/, si tiene in collegamento video dal presidio alla Fiera di Bergamo dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, in pochi minuti di pausa tra un intervento e l’altro in corsia.

Con Emergency dal 2005, Portella coordina la risposta dell’ong italiana all’emergenza Covid-19. Di pazienti, ricordi e impegno per il futuro parla intrecciando storie, Paesi e situazioni, convinta che diritto alle cure e medicina debbano essere “universali” e che allora tutto torni, come in un cerchio che si chiude. 

Ci sono volti che ti restano appiccicati addosso, più di altri, e capita di non sapere nemmeno il perché” premette. “Ricordo quella ragazza: era arrivata da noi, a Goderich, alle porte di Freetown, nel novembre 2014; la situazione in Sierra Leone era drammatica e noi avevamo solo una struttura in tenda, anche se con la possibilità di dare ossigeno, dei monitoraggi continui e delle pompe-siringhe da infusione necessarie per i farmaci un po’ più avanzati”.

Sembrava che Marie non ce l’avrebbe fatta. C’era stato un momento di panico, non si capiva se ci fossero margini di intervento. “Invece alla fine Marie si era ripresa e la cosa più bella è che si era rivelata una rompiscatole, allontanando subito ogni tipo di paternalismo possibile in casi del genere: se ne andava in giro per l’ospedale con richieste davvero da ragazzina”. Anni dopo c’è stato un altro incontro, quando Portella è tornata nell’ospedale di Goderich: “Era arrivata con la sorella e la bimba in braccio: del papà neanche a parlarne, ma quant’era felice; l’avevamo rimessa ai blocchi di partenza, libera di fare ciò che voleva”.

Oggi, in Italia, un altro virus ma la stessa voglia di vivere. Come quella della “signora” di Bergamo, una delle prime vittime del Covid-19. “Non sappiamo se sia stata la conseguenza di una fase acuta o di una riacutizzazione ma c’è stato un fine-settimana in cui abbiamo pensato di perderla” racconta Portella. “Adesso invece è ancora qui, l’abbiamo vista seduta e se davvero la vedremo in piedi sarà una gioia che ripagherà di tutto”.

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VIDEO | In Somalia la formazione anti Covid si fa con le università italiane https://www.dire.it/21-05-2020/463245-video-in-somalia-la-formazione-anti-covid-si-fa-con-le-universita-italiane/ Thu, 21 May 2020 11:44:40 +0000 https://www.dire.it/?p=463245 somalia_covid_formazione_università

Un seminario online sul nuovo coronavirus animato da esperti e professori di un consorzio di università italiane, dalla Federico II di Napoli fino a quella di Brescia

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Un seminario online sul nuovo coronavirus animato da esperti e professori di un consorzio di università italiane, dalla Federico II di Napoli fino a quella di Brescia
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ROMA – Almeno 170 medici e operatori in prima fila nella lotta al Covid-19 stanno frequentando in Somalia un seminario online sul nuovo coronavirus animato da esperti e professori di un consorzio di università italiane, dalla Federico II di Napoli fino a quella di Brescia. “Ieri si è tenuta la lezione sulle malattie polmonari in genere, con un’analisi anatomo-patologica dei danni causati in particolare dal Covid-19 anche a livello cellulare e sistemico” riferisce all’agenzia Dire Guglielmo Giordano, rappresentante a Mogadiscio dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

“Oggi cominciano invece tre moduli clinico-terapeutici, forse i più attesi, non solo nella capitale ma anche da chi segue collegato nelle postazioni allestite negli altri Stati del Paese”. Il corso è promosso dalla Cooperazione italiana insieme con l’Università nazionale somala e un network di atenei sostenuto dall’Unesco. Secondo Giordano, l’impegno è continuare e approfondire un percorso cominciato anni fa, centrato sul diritto alla salute e sulla formazione.

 

Dal 2015 stiamo sostenendo la rinascita dell’Università nazionale somala, che aveva chiuso dopo la fine del regime di Siad Barre nel 1991″ sottolinea il rappresentante di Aics. “Nel corso degli anni hanno aperto nuovi corsi ed è stato chiesto un aiuto agli atenei italiani, che si sono attivati con un consorzio che coinvolge le facoltà e i talenti migliori”.

Una delle sfide, con il finanziamento dell’istruzione del terzo livello, un impegno distintivo della Cooperazione italiana, “sarebbe dotare la pubblica amministrazione di quadri giovani in grado di rimpiazzare i dirigenti attuali, laureati prima del 1991 e prossimi alla pensione”.

Al seminario stanno partecipando docenti ed esperti di molte università, dalla Sapienza a Roma Tre, da Firenze ai politecnici di Milano e Torino, da Roma Tor Vergata alla facoltà di medicina di Pavia. Non scontata l’organizzazione logistica. “Anche prima del Covid-19, con la Somalia tra i Paesi più colpiti nel Corno d’Africa, c’erano problemi a spostarsi a causa del rischio di attentati terroristici” sottolinea Giordano.

“Per questo è stata affittata una sala conferenze in uno degli hotel più sicuri di Mogadiscio, dove ieri seguivano in presenza 37 persone; collegate poi 43 postazioni in tutta la Somalia, con la partecipazione dei medici in prima fila nelle strutture riconosciute anti-Covid”. Tra queste l’ospedale Giacomo De Martino, edificato dagli italiani durante il periodo coloniale, divenuto centro di riferimento contro il nuovo coronavirus a livello nazionale.

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VIDEO | Cooperazione, Silvestri (Avsi): “Essere anticiclici, non fermarsi” https://www.dire.it/15-05-2020/460944-video-cooperazione-silvestri-avsi-essere-anticiclici-non-fermarsi/ Fri, 15 May 2020 16:40:14 +0000 https://www.dire.it/?p=460944 avsi

Segretario Ong alla Dire:"Istituzioni bloccate, rischio marginalità"

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Segretario Ong alla Dire:"Istituzioni bloccate, rischio marginalità"
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ROMA – Essere anticiclici. Vale a dire non fermare ne’ progetti, ne’ bandi, ne’ rendiconti, ne’ attivita’. Per non ritrovarsi, poi, ai margini. Questa la ricetta di Giampaolo Silvestri, segretario generale di Avsi, per rilanciare la cooperazione italiana allo sviluppo. “L’approccio giusto e’ anticiclico” sottolinea in un’intervista con l’agenzia Dire il responsabile della fondazione, nata nel 1972, oggi presente con i suoi progetti in 32 Paesi del mondo.

“Non bisogna fermare la macchina, cioe’ i bandi, i rendiconti, le attivita’ e i progetti, che devono invece essere riorientati per venire incontro ai bisogni creati dalla pandemia” avverte Silvestri: “Penso ad esempio alla prevenzione e alla formazione, che deve continuare grazie agli strumenti digitali”. Il segretario generale di Avsi parla di “un atteggiamento da mettere in pista”, non solo da parte delle ong.

“Vedo una certa difficolta’ da parte delle istituzioni, che invece sono un po’ bloccate” dice. “Come societa’ civile, come tre reti di ong, abbiamo avanzato proposte, peraltro chiedendo solo che vengano spese risorse gia’ stanziate, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte”. 

Silvestri fa riferimento a un tavolo tecnico sull’emergenza Covid-19 convocato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). E cita, poi, come esempi possibili, “Paesi che invece si stanno muovendo”: Norvegia, Svezia e Danimarca, ma anche Francia. “Emmanuel Macron ha lanciato un piano per l’Africa e i Paesi colpiti dalla pandemia per un valore di un miliardo e mezzo di euro, dei quali 150 milioni a dono e il resto a prestito” sottolinea il segretario generale di Avsi. “Se oggi non si e’ anticiclici a tutti i livelli si rischia di essere marginalizzati dopo, sia come organizzazioni della societa’ civile che come agenzie e donatori”. 

STILLI (AOI): “È BUIO SU RUOLO ONG NEL POST-COVID”

Superato il picco dell’emergenza coronavirus, in Italia come all’estero si ragiona sulla gestione dell’impatto che l’epidemia ha determinato e determinera’ sulle economie e le societa’, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Un ambito su cui le ong italiane “avrebbero tantissimo da offrire”, ma sul cui ruolo sarebbe “calato il buio”. La denuncia arriva da Silvia Stilli, la portavoce dell’Associazione delle ong italiane (Aoi), una rete che tra organizzazioni e federazioni riunisce centinaia di realta’ operative in tutto il mondo. Stilli all’agenzia Dire dichiara: “In questi tre mesi nessuno ci ha coinvolto. E’ la prima volta in 30 anni che le organizzazioni della solidarieta’ internazionale vengono estromesse dalla gestione di un’emergenza”. Dito puntato contro le istituzioni, a partire dai tavoli di governo fino al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. “Dalla stampa e dalle dichiarazioni dei politici sui social – dice la portavoce – apprendiamo che il nostro governo lavora a un programma di cooperazione sanitaria internazionale per il Covid, molto centrato sulla distribuzione del futuro vaccino. Di certo non siamo contrari, ma non capiamo perche’ ci stiano tenendo fuori da queste consultazioni”.

Stilli ricorda che il lavoro delle ong e’ “di altissima qualita’” e continua: “Disponiamo di informazioni dettagliate e costantemente aggiornate sui Paesi in cui operiamo. Gli interventi di sanita’ decentrata poi, cosi’ come la formazione sanitaria, vengono realizzate dalle ong e non dal governo italiano”. Secondo Stilli, “e’ paradossale che dallo scoppio della pandemia, le organizzazioni umanitarie internazionali – dalle agenzie Onu alle rappresentanze dell’Unione europea nei vari Paesi – ci abbiano chiesto di continuo informazioni, dati, report, mentre il nostro Paese ci ignora”.
La portavoce sottolinea che il governo “sta dando priorita’” all’aspetto sanitario. “Ma perche’ – il suo interrogativo – se in Italia ragioniamo e investiamo tanto per risollevare l’economia, poi a livello internazionale si ignora l’impatto che la pandemia avra’ sulle economie, cosi’ come sul cibo, l’educazione, le infrastrutture o la coesione sociale?” Stilli fa riferimento all’Africa, scossa da proteste da parte di chi, in pieno lockdown, non riesce piu’ a sfamare la famiglia, ma anche all’America Latina: “Guardiamo al dramma delle favelas”.

Altro punto dolente sarebbe la mancanza di fondi specifici per la cooperazione allo sviluppo. “In un primo momento il governo ha annunciato 140 milioni, ma nei decreti – dal Cura Italia al piu’ recente Decreto rilancio – non un euro e’ stato stanziato per la cooperazione” dice Stilli. “Non si capisce allora da dove arrivino i fondi promessi. Forse dalla programmazione economica per il 2019-2020, dato che da due anni il ministero degli Esteri non vara bandi per la cooperazione. Noi ci siamo anche detti disponibili al fatto che il governo utilizzi risorse che spettano per legge alla Cooperazione, ma vogliamo capire come verranno impiegate”.

Secondo Stilli, come il mondo della solidarieta’ italiana denuncia da marzo “l’epidemia ha mandato in sofferenza il settore“. La portavoce di Aoi ricorda che l’emergenza ha determinato la sospensione dei progetti, il blocco ai finaziamenti e quindi varie spese impreviste per le ong. A rischio, avverte la portavoce, “ci sono migliaia di posti di lavoro, sia in Italia che nei Paesi in cui lavoriamo, dove impieghiamo personale locale”.
Altro nodo, il rimpatrio dei cooperanti: “La maggior parte degli operatori italiani e’ rimasta nei Paesi nonostante l’emergenza” dice Stilli. “Ma dalla Farnesina ci saremmo aspettati maggiore aiuto per far tornare a casa i nostri cittadini”.

Stilli auspica un modello francese: “Il presidente Emmanuel Macron sui tavoli internazionali ha presentato un piano per l’emergenza Covid-19 da un miliardo e 500 milioni, costruito insieme ai soggetti della societa’ civile, tra cui le ong. Tutto questo avra’ un impatto fortissimo sul terreno e finira’ per rafforzare l’immagine dell’Esagono per i prossimi anni”. Infine, la denuncia di un riconoscimento mancato: “Non solo non veniamo coinvolti ma non ci viene neanche risposto quando chiediamo di incontrare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio o la vice-ministra Emanuela Del Re, che ha la delega alla Cooperazione internazionale. Per questo ieri Aoi ha inviato una lettera al premier Conte augurandoci che, come ha fatto per altre questioni, solleciti la Farnesina a riconoscere il nostro ruolo”.”

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Alice D'Averio, 24 anni, amore per il Ghana maturato con l'ong vis

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Alice D'Averio, 24 anni, amore per il Ghana maturato con l'ong vis
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ROMA – “Per me, la cooperazione allo sviluppo e’ collaborazione tra i popoli: tutti ne escono arricchiti. Si puo’ certamente aiutare anche in Italia ma non e’ una gara a chi sta peggio: l’aiuto non ha una nazionalita’. Percio’ ai miei coetanei suggerisco di partire: fate esperienze con una ong, mettetevi in gioco. Scoprirete tante cose di voi e del mondo”. Alice D’Averio ha 24 anni, una laurea triennale in Mediazione linguistica, una magistrale in Politiche per la cooperazione internazionale e diverse esperienze in Ghana, Paese in cui, confida, “quando torno, mi sembra di essere tornata a casa”.

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Mariam, l’ex ostaggio di Shabaab: “Lasciate in pace Silvia Romano”

La liberazione di Silvia Romano, il ruolo della Turchia e la ‘Qatar connection’

A pochi giorni dalla liberazione della volontaria Silvia Romano, sequestrata in Kenya 18 mesi fa, si sollevate voci che hanno messo in discussione il valore della solidarieta’ internazionale. “La cooperazione e’ una professione e forse e’ proprio questo l’aspetto che trovo piu’ difficile far comprendere alle persone” sottolinea D’Averio in un’intervista con l’agenzia Dire. “Molta gente non sa quanto studio e impegno richieda”. Come spiega la giovane, “ci sono tante tecniche e competenze specifiche da apprendere per garantire l’efficacia degli interventi. Pensiamo alla trasparenza, che va assicurata tramite la rendicontazione. Oppure alle nozioni di sociologia e antropologia. Molte cose si imparano sul campo ma non basta: nei programmi, nulla e’ lasciato al caso o all’improvvisazione“.

LA STORIA DI ALICE D’AVERIO

A spingere D’Averio verso questa strada e’ sicuramente la passione: “Volevo cambiare certe storture, rimettere a posto le nostre societa’”. Incontrare l’ong Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) e poi tanti giovani che la pensavano come lei “e’ stata una luce in fondo al tunnel”. A marzo con il Vis la 24enne e’ tornata in Ghana per un progetto che mira a creare opportunita’ lavorative per frenare l’emigrazione irregolare e la tratta di esseri umani. “Mi affascina la concretezza di questo intervento perche’ affronta le cause che spingono le persone a rischiare la morte pur di arrivare in Europa e prova a dare soluzioni” dice la volontaria.

“Mi colpisce il modo in cui si scontra con ‘l’aria fritta’ di certi discorsi che sentiamo in Italia sugli immigrati”. Dopo pochi giorni in Ghana pero’, D’Averio e’  dovuta tornare in Italia a causa della pandemia di Covid-19. “Un grande dispiacere” confessa la ragazza. In attesa di poter tornare al lavoro, occupa il tempo con un corso in progettazione perche’, tiene a ribadire, “la cooperazione e’ una professione e la passione non basta, bisogna studiare”.

Le ong, a fronte dell’emergenza sanitaria, hanno dovuto valutare il rimpatrio del personale all’estero per garantirne la sicurezza. Quanto al Vis, questo ha riguardato “solo i giovani volontari, su cui abbiamo livelli di allerta piu’ elevati” come spiega sempre alla Dire il presidente Nico Lotta.
Il dirigente prosegue: “Sono rientrati gli stagisti, i ragazzi inseriti nel progetto Corpi civili di pace e i ragazzi in Servizio civile, scelta quest’ultima presa in accordo con il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale. Diverso e’ stato il discorso per gli operatori espatriati, che hanno scelto di restare nei Paesi per supportare nell’emergenza le persone piu’ fragili, rispettando tutte le misure di sicurezza e i protocolli previsti”.

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“Silvia Romano ha spinto tanti giovani a partire: altro che sprovveduta, è un esempio” https://www.dire.it/12-05-2020/458913-silvia-romano-ha-spinto-tanti-giovani-a-partire-altro-che-sprovveduta-e-un-esempio/ Tue, 12 May 2020 10:09:36 +0000 https://www.dire.it/?p=458913 barbara stilli

La riflessione, dati alla mano, di Silvia Stilli, portavoce dell'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi)

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La riflessione, dati alla mano, di Silvia Stilli, portavoce dell'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi)
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ROMA – “Silvia Romano è viva e libera e noi ne siamo felicissimi. Ora, lasciamole del tempo per godere dell’affetto che merita. Voglio però ricordare che dal suo rapimento, le richieste da parte dei nostri giovani per svolgere attività di volontariato non sono mai diminuite, anzi sono aumentate“. Lo ha dichiarato all’agenzia Dire Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) sulla liberazione della cooperante Silvia Romano, rapita a Chakama, in Kenya, il 20 novembre del 2018.

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La portavoce della rete che in Italia raduna oltre cento Ong evidenzia: “i nostri giovani sono interessati al volontariato internazionale. Questo non solo dimostra che la triste storia di Silvia non li ha scoraggiati, ma che le polemiche e l’ondata di discredito sul mondo dei cooperanti gettata da una certa parte della stampa e della politica non ha avuto effetto sulla voglia di questi ragazzi di mettersi in gioco“.

Stilli ricorda come, all’indomani del sequestro della cooperante di 23 anni, “sono emerse tante polemiche sulle modalità del rapimento mentre cooperanti e volontari sono stati dipinti come viaggiatori inesperti e alla ricerca di avventura”.

Niente di più lontano dalla realtà: “Il mondo della cooperazione mai come oggi è consapevole e preparato” afferma Stilli. Non solo esistono delle figure professionali specifiche, con percorsi accademici alle spalle, ma anche sul piano della sicurezza “vengono offerti di continuo corsi di formazione e aggiornamento. Penso a quello organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa”.

Sul tema della sicurezza, Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi), suggerisce però maggiore collaborazione tra ong e istituzioni: “devono crescere insieme, coordinandosi. In contesti difficili come quello dove Silvia lavorava- prosegue- l’Italia è spesso rappresentata da ambasciate e consolati, dalle Agenzie per la cooperazione allo sviluppo e dalle missioni militari. Perché non collaborare a partire da una stretegia comune, per migliorare la tutela dei tanti volontari e cooperanti che in quelle aree vanno per favorire sviluppo?”.
Persone, osserva la portavoce delle ong italiane, “dotate di ferma volontà e consapevolezza del compito che svolgono, come dimostra il fatto che in questi mesi di pandemia tanti giovani del Servizio civile che abbiamo rimpatriato per ragioni di sicurezza abbiano contestato questa scelta: volevano restare per aiutare”.

Infine, un cenno al lavoro dell’Italia per riportare a casa Silvia Romano: “Bene che il governo sia riuscito a risolvere questa situazione, ma un grazie speciale va a quei parlamentari che non hanno mai smesso di fare pressioni, continuando a tenere rapporti con la famiglia e le associazioni come le nostre che chiedevano si facesse di tutto per ottenerne la librazione”.

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"Sono felicissima, dopo tanto tempo di essere tornata", dice la giovano volontaria appena arrivata all'aeroporto di Ciampino dalla Somalia

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VIDEO | Afron compie 10 anni: “Tanti successi, in Uganda la lotta al cancro continua” https://www.dire.it/10-05-2020/458198-uganda-in-10-anni-afron-ha-informato-sul-cancro-800mila-persone/ Sun, 10 May 2020 14:12:59 +0000 https://www.dire.it/?p=458198

"Andremo avanti fino a quando il diritto alle cure non sarà uguale per tutti”, ha detto la presidente di AFRON

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"Andremo avanti fino a quando il diritto alle cure non sarà uguale per tutti”, ha detto la presidente di AFRON
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ROMA –  Nel giorno in cui l’Italia festeggia il ritorno a casa di Silvia Romano, Afron – Oncologia per l’Africa Onlus, celebra i dieci anni di attività nella lotta contro i tumori in Africa.
Ottocentomila persone coinvolte nelle campagne di sensibilizzazione sui tumori, 16mila donne raggiunte, a cui sono state offerte visite al seno e pap-test gratuiti. Oltre 200 bambini sostenuti durante il decorso della malattia oncologica. Sono questi alcuni dei numeri raggiunti in questi anni.

Un volontariato forte e cristallino, certificato puntualmente da un Bilancio di Missione annuale che ha portato a devolvere negli anni mediamente l’87% dei fondi raccolti ai beneficiari: donne e bambini africani. Come ricordano i responsabili in una nota, nel suo lungo percorso Afron ha toccato Mauritania e Rwanda, ma e’ l’Uganda la casa dove opera in maniera stabile fin dalla sua nascita. Oltre all’impegno dedicato per la prevenzione e la cura dei tumori femminili, la Onlus romana ha realizzato anche altri importanti traguardi, dedicandosi negli ultimi due anni col progetto ‘Able Plus‘ alla lotta al linfoma di Burkitt che colpisce i bambini. Inoltre, si e’ concentrata nella formazione di personale medico e infermieristico e grazie a tale impegno, un medico ugandese e’ divenuto specialista in Ginecologia ed Ostetricia e 131 infermiere ed ostetriche hanno ricevuto una formazione oncologica specifica.

Per avere una maggiore efficacia nella sensibilizzazione – la prima arma contro il cancro – sono stati portati avanti diversi progetti che hanno visto 46 donne sopravvissute al cancro diventare Counsellor in ambito oncologico: aiuteranno altre donne a superare la malattia. In questi dieci anni di missioni, in Uganda si sono alternati 42 medici volontari, che hanno lavorato senza sosta per riuscire a visitare le donne che necessitavano di aiuto. Per loro, Afron ha costruito una Family Home, allo scopo di ospitarle durante i trattamenti oncologici. Importanti anche le visite nelle scuole: alle giovani ragazze e’ stato illustrato il valore della prevenzione, insegnando l’autopalpazione al seno, perche’ secondo Afron solo la diagnosi precoce puo’ essere decisiva nella battaglia contro il cancro. In una delle loro scuole, Afron ha costruito una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana per irrigare l’orto, nella convinzione che anche un’alimentazione sana e’ prevenzione. 

Infine, l’obiettivo piu’ recente e’ l’allestimento dello Smiling Cinema, un cinema e una ludoteca per i piu’ piccoli all’interno dell’ospedale St. Mary di Lacor, nel distretto settentrionale di Gulu. “Siamo consapevoli di aver combattuto contro questa malattia con tutte le nostre forze” ha dichiarato la presidente della Onlus, Tiziana Andriani. “Oggi- ha continuato- siamo impegnati a dare il nostro contributo al nuovo obiettivo lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanita’: entro il 2030 aumentare dal 30% al 50% la sopravvivenza dei bambini colpiti dal cancro nei paesi a basso e medio reddito”.

“Sono tante le cose vissute in questi anni – ha dichiarato ancora la presidente di Afron– e saranno per sempre scolpite nel nostro cuore le storie a lieto di fine, come quelle di Solomon e Ronald, cosi’ come il ricordo dei piccoli pazienti, come Isaac e Aldo, che purtroppo non ce l’hanno fatta”. Secondo Andriani, le vittorie di Afron “sono state rese possibili grazie ai nostri sostenitori. La loro continua e incondizionata generosita’ ci ha permesso di realizzare concretamente i nostri progetti e a loro voglio dire grazie. Noi andremo avanti fino a quando il nostro progetto di ‘Africa Cancer Free’ non sara’ raggiunto. Ovvero- ha concluso Andriani- finche’ il diritto alle cure non sara’ uguale per tutti”. La storia della Onlus romana e’ stata raccontata nel libro “Non staro’ a guardare” pubblicato nel 2019 dalle edizioni Magi. E’ possibile acquistarlo online sul sito https://www.magiedizioni.com/ e il ricavato sara’ devoluto ai progetti in Uganda.

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Silvia Romano è atterrata a Ciampino: l’abbraccio alla famiglia e il saluto a Conte https://www.dire.it/10-05-2020/458171-silvia-romano-e-atterrata-a-ciampino-labbraccio-alla-famiglia-e-il-saluto-a-conte/ Sun, 10 May 2020 12:37:29 +0000 https://www.dire.it/?p=458171

Silvia ha salutato con la mano procedendo in abito lungo di foggia islamica e per qualche istante ha abbassato la mascherina mostrando il sorriso

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Silvia ha salutato con la mano procedendo in abito lungo di foggia islamica e per qualche istante ha abbassato la mascherina mostrando il sorriso
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ROMA – Silvia Romano scende la scaletta dall’aereo dell’Aise che l’ha riportata in Italia all’aeroporto di Ciampino con mascherina bianca e guanti monouso azzurri. La cooperante italiana e’ scortata da agenti dei servizi segreti, in tuta nera che copre loro il volto e anche loro con dispositivi di protezione. Silvia ha salutato con la mano procedendo in abito lungo di foggia islamica e per qualche istante ha abbassato la mascherina mostrando il sorriso. Emozionante il forte abbraccio con i familiari e poi il saluto con il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Saluti rigorosamente con i gomiti.

LEGGI ANCHE: Silvia Romano, l’ambasciatore Vecchi: “Pacata e con una forza d’animo rara”

La cooperante e’ stata liberata ieri non lontano dalla capitale della Somalia.  Alle 15 verra’ ascoltata dai Carabinieri del Ros. 

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Silvia Romano, l’ambasciatore Vecchi: “Pacata e con una forza d’animo rara” https://www.dire.it/10-05-2020/458123-silvia-romano-lambasciatore-vecchi-pacata-e-con-una-forza-danimo-rara/ Sun, 10 May 2020 09:37:17 +0000 https://www.dire.it/?p=458123

Secondo ricostruzioni, accreditate da fonti della Dire, ci sarebbe stata una trattativa con il gruppo islamista Al Shabaab attraverso mediatori locali per la liberazione della volontaria

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Secondo ricostruzioni, accreditate da fonti della Dire, ci sarebbe stata una trattativa con il gruppo islamista Al Shabaab attraverso mediatori locali per la liberazione della volontaria
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ROMA – Vestita in abiti tradizionali somali, pacata e sorridente, “con una forza d’animo rara” considerando i 18 mesi di prigionia: l’ambasciatore d’Italia in Somalia, Alberto Vecchi, descrive cosi’ Silvia Romano in un’intervista con l’agenzia DIRE.
“Mi sarei aspettato una persona piu’ tesa e invece mi e’ sembrato che nonostante tutto ne sia uscita bene” dice il diplomatico, che l’ha accolta ieri nella sua sede a Mogadiscio.
“Sorrideva ed era contenta di poter finalmente mangiare una pizza”.

Vecchi conferma che la giovane, rapita il 20 novembre 2018 in Kenya, e’ arrivata in ambasciata indossando abiti tradizionali somali. Alcune fonti di stampa hanno ipotizzato una conversione all’islam durante la prigionia, ma il diplomatico frena. “In questi mesi vestirsi in questo modo credo sia stata un’abitudine” sottolinea: “Non ritengo possa indicare di per se’ un atteggiamento spirituale e comunque su tutti gli aspetti personali e’ giusto che a parlare sia la giovane”.

Venticinque anni, lombarda, in Kenya con l’associazione Milele onlus, Romano dovrebbe arrivare a Roma con un volo speciale oggi pomeriggio. Rispetto alla sua liberazione, non lontano da Mogadiscio, Vecchi parla di “un lavoro straordinario con una qualita’ elevatissima” svolto dai servizi italiani per “tanti mesi”. 

Nessuna indicazione riguardo alle ricostruzioni, accreditate da fonti della Dire, su una trattativa con il gruppo islamista Al Shabaab attraverso mediatori locali. “Di certo- sottolinea Vecchi- un’operazione del genere non si fa senza la collaborazione dei servizi del Paese dove ci si trova”. 

L’ambasciatore oggi telefonera’ al primo ministro della Somalia, Hassan Ali Khayre, “per ringraziarlo del contributo di questi mesi”. Infine, rispetto al pagamento di un riscatto: “Non ho alcun elemento; ora ci sara’ un’inchiesta della magistratura”.

MOALIMUU (FESOJ): TRATTATIVA SEGRETA CON SHABAAB 

Silvia Romano e’ stata liberata grazie a un negoziato segreto condotto dall’intelligence italiana con mediatori locali in contatto con il gruppo islamista Al Shabaab: cosi’ all’agenzia Dire Mohamed Moalimuu, segretario generale della Federazione dei giornalisti somali (Fesoj).

Secondo Maolimuu, “c’e’ stata una trattativa segreta che si e’ avvalsa di mediatori locali in contatto con il gruppo islamista Al Shabaab”. La volontaria, sottolinea il cronista, era stata portata dalla contea keniana di Kilifi dove era stata sequestrata il 20 novembre 2018 in un’area della Somalia sotto il controllo dei ribelli, in lotta contro il governo di Mogadiscio.

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Del Re: “Abbiamo lavorato senza sosta per la liberazione di Silvia Romano” https://www.dire.it/09-05-2020/458089-del-re-abbiamo-lavorato-senza-sosta-per-la-liberazione-di-silvia-romano/ Sat, 09 May 2020 16:52:14 +0000 https://www.dire.it/?p=458089

Lo ha dichiarato all'agenzia DIRE Emanuela Del Re, viceministra agli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale

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Lo ha dichiarato all'agenzia DIRE Emanuela Del Re, viceministra agli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale
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ROMA – “Stiamo provando una grandissima gioia, una forte emozione. Finalmente si e’ conclusa per il meglio una storia cosi’ dolorosa, che ci ha tenuto tutti col fiato sospeso per mesi. E posso confermare che a questo risultato siamo arrivati grazie a un lavoro senza sosta”. Cosi’ ha dichiarato all’agenzia DIRE Emanuela Del Re, viceministra agli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale.

Il commento giunge poco dopo la notizia, diffusa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, della liberazione di Silvia Romano, la cooperante lombarda sequestrata a Chakama, in Kenya, il 20 novembre del 2018, mentre era impegnata con una piccola ong italiana. 

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Del Re evidenzia “la grande mobilitazione” che si e’ creata in Italia dopo il sequestro della 24enne, affinche’ “non venisse dimenticata e si agisse per la sua liberazione”. Una liberazione che alla fine e’ arrivata “grazie al grandissimo impegno della nostra intelligence e della Farnesina. In questi mesi- continua- si e’ lavorato senza sosta e anche quando poteva sembrare che intorno a questo caso fosse caduto il silenzio e non si stesse facendo nulla, in realta’ il lavoro stava proseguendo. Posso garantire che si trattava di un silenzio opportuno, volto a tutelare la sicurezza di Silvia”.

Emanuela Del Re, viceministra agli Affari esteri con delega alla Cooperazione internazionale, ricorda il suo ultimo viaggio in Kenya, a novembre scorso: “Con i rappresentanti delle istituzioni ho parlato del caso di Silvia Romano per sollecitare un impegno, e mi fu garantito che per loro il caso di Silvia era una assoluta priorita’ nazionale”. Una promessa che per Del Re e’ stata mantenuta: “da parte di Nairobi c’e’ stata grande consapevolezza e collaborazione“.
Infine, un cenno ai giovani e al mondo della cooperazione allo sviluppo: “quello che e’ capitato a Silvia Romano e’ un caso per fortuna raro- prosegue la viceministra- che non deve scoraggiare i nostri giovani a fare simili esperienze. Voglio ricordare che ci sono tantissime persone che lavorano in contesti difficili, di conflitto. La cosa fondamentale e’ garantire la loro sicurezza”. 

L’esempio di Silvia Romano secondo il vicecapo della Farnesina “dimostra di quanta forza di volonta’ sono dotati i nostri giovani, e di quanto sia bello credere nel sociale”. Proprio la recente epidemia di coronavirus “ci ha insegnato l’importanza del servizio svolto da persone come Silvia: empatiche, solidali, che rendono grande il nostro Paese”.

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Silvia Romano è libera https://www.dire.it/09-05-2020/458062-silvia-romano-e-libera/ Sat, 09 May 2020 15:32:31 +0000 https://www.dire.it/?p=458062

L'annuncio via Twitter dal premier Giuseppe Conte

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L'annuncio via Twitter dal premier Giuseppe Conte
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ROMA – “Silvia Romano e’ stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia!”. Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, lo scrive su Twitter.

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DI MAIO: ABBRACCIO A FAMIGLIA, GRAZIE AD AISE

“Volevo darvi una buona notizia. Silvia Romano e’ libera. Lo Stato non lascia indietro nessuno. Un abbraccio alla sua famiglia. E un grazie alla nostra intelligence, all’Aise in particolare, alla Farnesina e a tutti coloro che ci hanno lavorato”. Cosi’ in un post su Facebook Luigi Di Maio, ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

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VIDEO | Coronavirus, in Costa d’Avorio la scuola continua grazie alla radio https://www.dire.it/06-05-2020/456292-video-coronavirus-in-costa-davorio-la-scuola-continua-grazie-alla-radio/ Wed, 06 May 2020 07:50:05 +0000 https://www.dire.it/?p=456292 africa_bambini_scuola

Lezioni di francese via radio: ecco il progetto che il ministero dell’Educazione locale sta realizzando insieme all'ong italiana Avsi

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Lezioni di francese via radio: ecco il progetto che il ministero dell’Educazione locale sta realizzando insieme all'ong italiana Avsi
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ROMA – Utilizzare la radio per permettere ai bambini delle regioni rurali del nord della Costa d’Avorio di continuare a seguire a distanza le lezioni di francese adesso che le scuole sono chiuse per via della pandemia di Covid-19: questo il cuore del progetto che il ministero dell’Educazione locale sta realizzando insieme all’ong italiana Avsi. In un’intervista con l’agenzia Dire, il responsabile locale dell’organizzazione, Lorenzo Manzoni, ricorda che il governo aveva già proposto lezioni in tv: “Nella maggior parte delle case nel nord però, la televisione non c’è mentre la radio sì, e per questo ci è sembrata subito lo strumento ideale”.

Le registrazioni delle lezioni sono già state ultimate. “Hanno una durata di circa un’ora – dice Manzoni – e comprendono sia classiche lezioni di grammatica o fonetica sia letture ad alta voce di testi per ragazzi”. A oggi ne sono state già state registrate 60, pensate per tutte e sei le classi che compongono il ciclo primario delle scuole. Le registrazioni verranno proposte più volte, in orari diversi, nel corso della giornata.

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“L’obiettivo – spiega Manzoni – è permettere ai ragazzi di seguire almeno un’ora al giorno di lezione, anche la sera, al ritorno da una giornata nei campi dei genitori, per non perdere contatto con il francese, perché in famiglia si parla la lingua locale”. Le trasmissioni cominceranno la settimana prossima. “Saranno circa 60 le emittenti radiofoniche coinvolte” racconta Manzoni, che aggiunge: “Sono state tutte contente di poter contribuire”.

A prestare la voce alle lezioni circa una decina di insegnanti delle scuole pubbliche, selezionati dal ministero. La didattica a distanza rappresenta solo l’ultima fase dell’impegno di Avsi nelle scuole della Costa d’Avorio. Già prima della scoppio della pandemia – che, specifica Manzoni, “per ora si sta per adesso espandendo in modo abbastanza contenuto” – l’ong si occupava di fornire gli strumenti per migliorare la didattica al corpo docente locale.

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“Sia questo progetto di didattica a distanza che quelli precedenti – dice il responsabile – fanno parte di un programma più ampio realizzato con il World Food Program (Wfp) e finanziato dal McGovern Dole International Food for Education and Child Nutrition Program e l’United States Department of Agriculture”. Il Wfp si occupa soprattutto di rifornire i refettori, una componente fondamentale delle scuole del Paese, perché, sottolinea Manzoni, “i bambini frequentano le lezioni anche perché sanno di avere così la garanzia di un pasto”. Avsi assiste invece gli insegnanti nel miglioramento delle metodologie impiegate per la didattica, spesso limitata “da strumentazioni molto povere”.

Tra i progetti dell’ong, che raggiungono circa 600 scuole per un totale di 125.000 allievi, anche quello delle biblioteche mobili. “Tramite donazioni abbiamo messo insieme circa 60.000 testi, con racconti, favole e romanzi” dice Manzoni. “Servono sia ai ragazzi che ai genitori: è un modo per abbattere l’analfabetismo, che qui è presente anche tra gli adulti”.

di Brando Ricci

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Coronavirus, Del Re: “Ci salverà la cooperazione internazionale” https://www.dire.it/20-04-2020/449297-coronavirus-del-re-ci-salvera-la-cooperazione-internazionale/ Mon, 20 Apr 2020 08:27:21 +0000 https://www.dire.it/?p=449297 emanuela del re

La viceministra alla Dire: "Focus sulla Sanità. E bisogna aggredire l'agenda 2030"

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emanuela del re
La viceministra alla Dire: "Focus sulla Sanità. E bisogna aggredire l'agenda 2030"
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ROMA – Garantire la continuità di quanti più progetti possibile ma anche una maggiore flessibilità, puntando in particolare sul comparto sanitario e ‘wash’ e scongiurando ‘contagi di ritorno’: questo l’impegno della viceministra Emanuela Del Re per rafforzare, ai tempi della pandemia di Covid-19, gli interventi della Cooperazione italiana nel mondo.

emanuela del reIn un’intervista con l’agenzia Dire si evidenziano la necessità del multilateralismo e di un ‘approccio globale’ ma anche la prospettiva di ‘mesi complicati’. Del Re, ricercatrice e sociologa, esperta di Medio Oriente e di Africa, coordina un tavolo operativo al quale, insieme con il ministero degli Esteri, parteciperanno l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), le organizzazioni della società civile (osc) e il settore privato.

È un’occasione, spiega la viceministra, per ascoltare e mettere a fuoco ‘necessità, bisogni e proposte’. Decisi a guardare anche oltre il Covid-19, magari pure con una crescita degli investimenti dell’Italia nella Cooperazione, colmando il ritardo con i principali Paesi europei.

– Viceministra, la lotta per il contenimento del Covid-19 rilancia la necessità di uno sviluppo condiviso e di una cooperazione che oltrepassi barriere e confini nazionali? Su quali iniziative puntare subito, in un’ottica multilaterale?

‘Non v’è dubbio che quello che stiamo vivendo sia un momento storico eccezionale, unico nel suo genere in epoca contemporanea. Siamo di fronte alla più grave emergenza sanitaria dal Dopoguerra ad oggi. E non c’è dubbio che si tratti di un fenomeno veramente globale, perché coinvolge tutti, ad ogni latitudine. E’ fondamentale adottare una visione prismatica, che permetta di individuare risposte adeguate alle sfide, a tutto campo, che investano tutti i settori, da quello sanitario a quello economico, sociale, e anche valoriale. L’approccio che deve caratterizzare il nostro sforzo in questo momento, deve essere basato su un’azione combinata, se si vogliono davvero trovare strategie efficaci. E’ una forma di consapevolezza, quella della necessità di agire sinergicamente, che l’Italia possiede, e infatti si muove sul piano multilaterale insieme ai propri partner e a tutte le agenzie delle Nazioni Unite. La prospettiva multilaterale è fondamentale in questo momento, perché consente di partecipare a tutti i processi decisionali, e consente di mettere in campo la nostra grande esperienza in campo sanitario nel mondo. Un mondo che ora si muove proprio per raccordarsi. Il dialogo è molto aperto. Ad esempio, ho partecipato insieme ai principali donatori delle agenzie delle Nazioni Unite alle video-conferenze presiedute da Mark Lowcock, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) e con l’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) il 26 marzo e il 15 aprile. Il nuovo Covid-19 Global Humanitarian Response Plan (Ghrp), il piano di risposta umanitaria globale che dovrebbe aggregare i piani di risposta delle singole agenzie dell’Onu (Oms, Unhcr, Oim, Unicef, Undp, Fao, Wfp, Unfpa, Un-Habitat) del valore di 2 miliardi di dollari, è stato presentato nel dettaglio. Il Ghrp è uno strumento che si aggiunge allo Strategic Preparedeness and Response Plan lanciato dall’Oms il 3 febbraio, del valore di 675 milioni per il trimestre febbraio-aprile 2020. Si tratta di un piano strutturato in attività di assistenza alle amministrazioni, definizione ed attuazione di piani terapeutici, effettuazione di test e promozione di campagne di sensibilizzazione, mappatura e monitoraggio dei contagi e fornitura di materiale medico-sanitario di protezione personale, tenendo conto delle difficoltà legate al quadro di scarsità del mercato globale. A oggi, in risposta all’emergenza Covid-19, il nostro Paese ha già intrapreso diverse iniziative sia sul piano multilaterale sia sul piano bilaterale, con contributi all’Oms nel quadro dello Strategic Preparedeness and Response Plan e alla Federazione Internazionale della Croce Rossa nel quadro dell’Appello globale Covid-19 e di forniture di materiale medico-sanitario a Paesi cosiddetti ‘fragili’ nostri partner. L’esperienza maturata nella lotta a ebola e altre epidemie, ad esempio, ci insegna che bisogna intervenire con decisione per scongiurare contagi di ritorno. E’ necessario comprendere che mai come in questo momento dobbiamo agire secondo un’ottica condivisa. Le azioni italiane infatti, sin dai primi giorni dell’epidemia sono incentrate sull’attivazione di una risposta rapida, sinergica, coordinata e quanto più efficace possibile. Una risposta condivisa, appunto’.

– L’Italia saprà investire su questo più di quanto non abbia fatto finora (magari in un mondo in cui i 17 target dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile sono più lontani)?

‘L’emergenza che stiamo vivendo, pur nella sua drammaticità e nella dolorosissima conta dei morti, ci invita ad una spinta aggressiva nell’impegno per realizzare l’Agenda 2030, perché essa costituisce la sintesi dell’approccio olistico secondo me assolutamente fondamentale, in cui emerge il legame inestricabile tra salute pubblica, benessere, clima, energia e sviluppo sostenibile e soprattutto il meccanismo di causa-effetto tra questi settori. L’Italia in questo investe, e investe tanto. Siamo tra i principali Paesi donatori delle Nazioni Unite. Siamo ‘champions’ in questo campo, come amo ripetere. Siamo uno dei paesi che più cooperano in Africa, uno dei maggiori contributori delle iniziative sanitarie globali, ad esempio dei più importanti fondi per debellare le malattie prevenibili, le malattie infantili e la fame. Si tratta di investimenti che hanno un importante ritorno per il nostro paese, perché come dimostra la pandemia da Covid-19, investire per la salute a livello globale vuol dire investire nella nostra salute, nel nostro futuro. Infatti, dinanzi a questa sfida l’Italia farà la sua parte, come ho ribadito ad Ocha e Oms. In questo senso è importante avere ben chiaro l’obiettivo del Governo volto a proseguire il percorso di rafforzamento della Cooperazione italiana e il suo riallineamento agli standard internazionali – i principali Paesi europei investono molto di più di noi nella cooperazione. Seppure negli ultimi due anni abbiamo assistito a una flessione della percentuale dell’Aiuto pubblico allo sviluppo rispetto al Reddito nazionale lordo, il nostro obiettivo rimane il raggiungimento dello 0,7 per cento entro il 2030, così come previsto dall’Agenda per lo sviluppo sostenibile. Sono peraltro convinta che occorrerà assicurare una crescita graduale e costante degli stanziamenti destinati al settore della cooperazione allo sviluppo, perché esso in questa emergenza è fondamentale per il settore sanitario e Wash in Paesi con sistemi sanitari fragili, per prevenire un pericoloso contagio di ritorno. Per questo sarebbe saggio accrescere le risorse finanziarie destinate al ministero degli Esteri per gli interventi di cooperazione, tenuto conto del ruolo qualificato che il dicastero, attraverso Aics, svolge sul piano internazionale nel settore dello sviluppo, in particolare nei progetti sanitari. È vero, siamo uno dei Paesi più colpiti dall’emergenza Covid-19, ma proprio per questo non ci tiriamo indietro e continuiamo ad essere in prima linea per sconfiggere questo terribile virus sul piano globale, per garantirci un futuro senza pandemie’.

– Rispetto all’emergenza coronavirus, Lei ha evidenziato la necessità di ‘una ridefinizione delle iniziative e dell’intera programmazione dell’attività della Cooperazione allo sviluppo’, parlando di ‘priorità nuove’. Quali potrebbero essere le direttrici chiave di questo intervento?

‘Il mio lavoro al ministero continua incessantemente. Nei giorni scorsi ho tenuto una serie di video-conferenze con i principali componenti del sistema italiano della cooperazione internazionale, e ci siamo confrontati sulle principali problematiche che le attività di cooperazione stanno affrontando a causa dell’emergenza pandemica. Ci attendono mesi complicati che comporteranno verosimilmente anche una ridefinizione delle iniziative e dell’intera programmazione dell’attività della cooperazione allo sviluppo, alla luce dell’emergenza in corso. Tutto sarà modulato in base all’evolversi delle circostanze. Ci stiamo interrogando sul futuro insieme alla Direzione generale della cooperazione allo sviluppo della Farnesina, ad Aics e a tutti gli attori del sistema-cooperazione, raccogliendo necessità, bisogni, proposte. Tra le nuove priorità dettate dalla necessità di combattere il Covid-19 stiamo definendo linee guida ad hoc: programmi ancor più mirati nel settore della sanità e della prevenzione; iniziative di ‘awareness’ specifiche soprattutto per i gruppi più vulnerabili, quindi più esposti al contagio; maggior sostegno alle comunità locali per rafforzarne la resilienza e la capacità di prevenzione e reazione alla pandemia. Si tratta di settori di intervento nei quali siamo già impegnati da tempo con successo, ma che necessitano di un ripensamento in questa emergenza, per massimizzare risorse, sforzi e bisogni, sempre ascoltando quanto ci arriva ‘dal campo’, in collaborazione e partnership con le comunità locali e sempre con gli stessi grandi valori ‘italiani’ che ci ispirano e che guidano la nostra azione. L’approccio deve essere più che mai multi-stakeholder, per cui anche il settore privato è chiamato a partecipare in forma nuova e ancora più incisiva alla strategia di risposta alla pandemia nel quadro più generale della cooperazione allo sviluppo. Per questo abbiamo istituito un Tavolo operativo sulla prevenzione e sul contributo italiano alla risposta globale alla pandemia, da me coordinato, cui parteciperanno tutti gli attori: oltre a Dgcs e Aics, le organizzazioni della società civile, il settore privato, le organizzazioni internazionali e altri’.

– In tempi di coronavirus, lei ha definito ‘encomiabile’ l’impegno dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo per continuare a proiettare e a realizzare nel mondo l’impegno italiano a sostegno di uno sviluppo equo e sostenibile. In questa fase, ci saranno misure di supporto o linee di indirizzo politico specifiche per Aics, magari sul tipo di progetti prioritari?

‘Credo che sia lodevole che le sedi dell’Agenzia sia a Roma sia all’estero proseguano, nei limiti del possibile, le loro preziose attività nonostante l’apprensione per le condizioni dei propri congiunti e amici in Italia. È una scelta nobile e generosa da parte di chi lavora lontano da casa in contesti spesso difficili, in un momento in cui l’emergenza colpisce duramente il nostro Paese. Ciò contribuisce una volta di più a testimoniare l’empatia dell’Italia nei confronti del mondo, nella piena consapevolezza che questa terribile guerra contro il virus vada affrontata con un approccio globale, in diversi luoghi, su diversi fronti ma con la medesima efficacia. Abbiamo contatti costanti con il direttore generale della Dgcs e il direttore di Aics, con tutti gli esperti, i funzionari, i diplomatici a Roma e all’estero e i rappresentanti delle organizzazioni della società civile. Stiamo lavorando innanzitutto per far fronte all’emergenza e garantire che la ‘macchina’ della cooperazione continui ad andare a pieno regime. Abbiamo già scongiurato questo pericolo grazie al lavoro instancabile di tutti noi. Il nostro obiettivo principale è quello di garantire il prosieguo di quante più attività e progetti possibili, nel rispetto di tutte le misure precauzionali, assicurando il raggiungimento degli obiettivi e, contestualmente, salvaguardando la salute di tutti gli attori coinvolti. Stiamo ascoltando le esigenze delle organizzazioni della società civile e tanto Aics quanto la Dgcs, in coordinamento con me e la mia segreteria, cercheranno di venire incontro alle loro necessità e richieste sul piano burocratico-amministrativo. Stiamo lavorando, per esempio, al ri-orientamento dei programmi, alle proroghe dei progetti già in essere, alla ridefinizione di varianti e rendiconti, tutte azioni che nel breve-medio termine garantiranno alle osc maggiore flessibilità e margini più ampi di movimento. Tutto nel quadro dell’attuale emergenza Covid-19. Non mi stancherò mai di ripetere che il sistema della cooperazione è uno straordinario braccio operativo della politica estera italiana, che ci permette di avere rapporti diretti, franchi e durevoli con tanti paesi e con le loro società, aprendo così le porte anche alle attività di cooperazione economica, a vantaggio, ad esempio, delle nostre imprese’.

– In un’intervista all’agenzia Dire, la portavoce dell’Associazione delle ong italiane, Silvia Stilli, ha parlato di ‘sofferenza dei progetti’ e di ‘costi non previsti’ per le ong. Quello del Terzo settore è un comparto che vale migliaia di posti di lavoro. Ci saranno iniziative di sostegno da parte del governo?

‘Dall’inizio della pandemia è attivo un Tavolo tecnico emergenza Covid-19 con le organizzazioni della società civile con l’obiettivo di garantire tutto il sostegno necessario e di ‘scrivere’ insieme a tutti gli attori del sistema cooperazione italiana alcune regole necessarie per affrontare a meglio l’emergenza. Siamo ben consapevoli del fatto che molte attività saranno sospese per vari mesi e che le osc dovranno far fronte anche ad altri costi fissi non previsti per una durata imprecisata. Abbiamo garantito la massima collaborazione e flessibilità per far fronte all’emergenza. Stiamo elaborando soluzioni procedurali: quella che stiamo vivendo è una situazione straordinaria e quindi bisogna trovare dei meccanismi nuovi per affrontarla. Stiamo lavorando, per esempio, all’estensione delle proroghe extra-contrattuali e alla gestione eccezionale delle iniziative finanziate/co-finanziate dalla cooperazione italiana. Le organizzazioni della società civile hanno chiesto fondi aggiuntivi per sostenere i progetti: è in atto una profonda e puntuale riflessione, di concerto con gli altri ministeri, quello dell’Economia e delle finanze e quello del Lavoro e delle politiche sociali in primis. Nel decreto Cura Italia sono già previste delle azioni per il Terzo settore. E’ un momento di grande crisi ma anche di grande trasformazione, che sono sicura porterà a grandi opportunità di rinnovamento. Noi cercheremo, insieme a tutti gli attori della cooperazione, di preparare il terreno per un futuro ancor maggiore efficacia e incisività, a beneficio degli italiani e del mondo’.

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VIDEO | Coronavirus, il giornalista albanese: “Nuova fratellanza tra Italia e Albania” https://www.dire.it/15-04-2020/447666-video-coronavirus-il-giornalista-albanese-nuova-fratellanza-tra-italia-e-albania/ Wed, 15 Apr 2020 16:51:47 +0000 https://www.dire.it/?p=447666 Gjergji Kajana

Il 28 marzo scorso sono atterrati i 30 esperti inviati da Tirana. Nello stesso giorno, 23 anni fa, morivano decine di migranti albanesi

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Gjergji Kajana
Il 28 marzo scorso sono atterrati i 30 esperti inviati da Tirana. Nello stesso giorno, 23 anni fa, morivano decine di migranti albanesi
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di Brando Ricci

ROMA – “Abbiamo assistito a un cambio di paradigma. L’Albania per l’Italia non è più un cugino sempre in affanno, ma un fratello minore pronto a dare una mano in un momento come questo, di estrema difficoltà”: a parlare con l’agenzia Dire è Gjergji Kajana, giornalista di origine albanese, 38 anni, la metà dei quali trascorsi a studiare e a lavorare nel nostro Paese.

CONDIVIDIAMO LA STESSA SOFFERENZA

Collaboratore di testate e di quotidiani della diaspora in Italia, Kajana racconta il vissuto della numerosa comunità albanese ai tempi della pandemia di Covid-19. “C’è un grande coinvolgimento da parte dei cittadini albanesi che vivono qui” premette. “Stiamo condividendo la vostra sofferenza in questo momento buio, ci sono perdite anche nella nostra comunità”.

I 30 ESPERTI DA TIRANA

Comunità che sta dando il suo contributo, anche nel settore che più ha bisogno: “Per l’Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni in Albania, mi sto occupando di fare un censimento del personale sanitario di origine albanese impegnato nella lotta al Covid-19; sono tanti i professionisti in prima linea e poi c’è molto volontariato, soprattutto al Nord”. Medici e infermieri albanesi che lavorano nel nostro Paese da anni, ai quali dal 28 marzo si sono uniti 30 esperti inviati direttamente da Tirana.

“UNA CANDELA IN UNA STANZA BUIA”

Secondo Kajana, è stato un momento storico, con un significato anche simbolico. “Il 28 marzo di 23 anni fa decine di migranti albanesi persero la vita in un incidente nel Canale di Otranto, mentre tentavano la traversata verso le coste italiane” ricorda il cronista, che aggiunge: “Sono passati anni da quella tragedia e ora inviamo personale sanitario, cooperiamo e dimostriamo grande fratellanza. ‘Una candela in una stanza buia’, come ha detto il primo ministro Edi Rama”.

QUALE PROPAGANDA

Secondo Kajana, la missione albanese è un gesto che ha ricadute su tutti i piani, “politico-diplomatico, comunicativo e umanitario” e non è un atto di propaganda: “È stato un aiuto serio, reale e in momento di grande bisogno”. La cooperazione tra Italia e Albania si sviluppa su più livelli e il ruolo della diaspora è centrale.

IL RUOLO DEL MINISTERO PER LA DIASPORA

“Dal 2017 il governo albanese ha introdotto un nuovo approccio rispetto alle comunità all’estero” spiega Kajana: “È stato istituito un ministero per la Diaspora e sono stati avviati progetti, in collaborazione con l’Organizzazioni internazionale delle migrazioni, per valorizzare il ruolo degli espatriati, che sono una risorsa e non solo per via delle rimesse”.

Il cronista è stato consulente del programma ‘Coinvolgere la diaspora albanese nello sviluppo sociale ed economico dell’Albania’, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e supportato dai ministeri della Diaspora, degli Affari esteri e dell’Economia, oltre che dall’Agenzia albanese per gli investimenti (Aida). “Questi progetti sono in continuo divenire – sottolinea il giornalista – anche se al momento sono limitati dalle misure restrittive in atto nei due Paesi”.

IL COVID IN ALBANIA

Anche l’Albania ha predisposto infatti un blocco di tutte le attività non essenziali per contenere la diffusione del Covid-19 e per ora la stretta sembra efficace. “Appena sono stati registrati i primi casi di contagio le autorità hanno imposto misure ancora più rigide di quelle italiane” sottolinea Kajana. “Ha funzionato: a oggi i numeri ufficiali parlano di 475 casi e 24 decessi; sono sempre persone che soffrono, ma i numeri potevano essere molto peggiori”.

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