Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Albiani (Oxfam): “Altro che doni, il G20 fissi obblighi sui vaccini ai Paesi poveri”

g20 roma
L'attivista: "Garantire la copertura vaccinale per il 70% della popolazione mondiale entro metà 2022 è un auspicio importante, ma non è stato accompagnato da un impegno reale"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Sulla copertura vaccinale nei Paesi poveri manca “un impegno politico reale” da parte del G20, nella forma di un calendario, di azioni concrete, di vincoli e di strategie: a sottolinearlo è Sara Albiani, esperta di Oxfam Italia, in un’intervista con l’agenzia Dire a margine dei lavori del forum. Lo spunto sono i punti concordati venerdì durante la riunione dei ministri delle Finanze e della Salute dei ‘grandi’, rilanciati ieri dal presidente del Consiglio italiano Mario Draghi nel suo discorso di apertura del vertice a Roma.

“Quello di garantire la copertura vaccinale per il 70 per cento della popolazione mondiale entro metà 2022 è un auspicio politico importante, che però non è stato accompagnato da un impegno politico reale” sottolinea Albiani. “I ‘grandi’ sostengono di voler contribuire all’avanzamento verso questo obiettivo ma a oggi manca un calendario e l’indicazione di quali sono le azioni concrete e le strategie per raggiungerlo“.

LEGGI ANCHE: G20, si cerca l’accordo sul clima: la cronaca della seconda giornata a Roma

Secondo l’esperta di Oxfam, “se i leader del G20 pensano di poter raggiungere questo traguardo con lo stesso tipo di scelte che sono state fatte finora siamo assolutamente fuori strada perché oggi la disuguaglianza nell’accesso ai vaccini è enorme“. Albiani ricorda le stime diffuse a livello internazionale: “I Paesi a basso reddito hanno vaccinato meno del 2 per cento della propria popolazione mentre la quota per quelli ad alto reddito si aggira attorno al 60 per cento in media”.

Per Albiani, “il sistema attuale che si basa su donazioni di dosi e su iniziative volontarie multilaterali come il Covax non ha funzionato“. Il punto, stando alla sua lettura, è che “bisogna agire invece sulle cause profonde delle disuguaglianze nell’accesso ai vaccini, che sono legate ai brevetti e alla tutela della proprietà intellettuale, temi non affrontati affatto qui a Roma”.

LEGGI ANCHE: G20, Roder (Global Citizen): “In gioco il futuro dei Paesi poveri”

Secondo Oxfam, monopoli esercitati di fatto dalle case farmaceutiche sulla produzione dei medicinali anti-Covid hanno garantito margini di profitti “molto elevati” ostacolando però al contempo la lotta alla pandemia. “I Paesi ricchi hanno pagato fino a 24 volte il costo stimato di una dose di vaccino a mRna, come Pfizer e Moderna” calcola Albiani. “Anche attraverso Covax, un meccanismo che dovrebbe garantire accesso ai vaccini anche nei Paesi svantaggiati, le fiale sono state pagate cinque volte di più rispetto ai costi di produzione, che per l’mRna oscilla tra 1,18 e 2,85 dollari, anche se avere dati precisi è complicato per via della mancanza di trasparenza dei produttori e degli accordi di vendita”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»