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Un mese di carcere per il soldato israeliano che uccise un 15enne a Gaza

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ROMA – E’ stato condannato a un mese di reclusione un soldato israeliano, per aver aperto il fuoco di propria iniziativa contro un adolescente palestinese, poi deceduto per la gravità delle ferite. Lo rendono noto fonti di stampa concordanti, sottolineando la rilevanza della sentenza: è la prima volta che un militare viene condannato per le violenze avvenute lungo la barriera che separa la Striscia di Gaza dallo Stato israeliano nell’ambito della protesta nota come Marcia del ritorno.

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Ma per l’associazione israelo-palestinese B’Tselem, che ha criticato la sentenza, è grave che i giudici abbiano condannato il tiratore scelto per aver violato il protocollo, disobbedendo ai superiori, mentre non hanno contestato il reato di omicidio, penalmente più grave.

L’omicidio è avvenuto il 13 luglio 2018: Othman Helles stava cercando di arrampicarsi sulla barriera che separa l’enclave da Israele, quando un tiratore scelto lo ha colpito a morte. Il tribunale militare ha condannato il cecchino per aver sparato di propria iniziativa, senza attendere gli ordini dei superiori. Il mese di carcere è stato poi commutato in un mese di lavori utili per l’esercito.

Othman Helles è stato uno dei migliaia di abitanti di Gaza che da marzo 2018 hanno partecipato ogni venerdì alla Marcia del ritorno, una protesta volta a chiedere la fine dell’embargo israeliano sulla Striscia, in vigore dal 2006. La Marcia invoca inoltre il diritto al ritorno dei tanti palestinesi che dal 1948 hanno dovuto trasferirsi all’estero, e che Israele ostacola.

Nelle proteste, denunciano le autorità che amministrano la Striscia, hanno perso la vita 327 persone tra cui anche operatori umanitari e giornalisti. Varie associazioni per i diritti umani hanno condannato l’impiego di cecchini lungo la barriera, alta oltre sei metri, pronti a fare fuoco contro i dimostranti.

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