VIDEO | Intervento di scoliosi a Bari salva la carriera ad aspirante tennista di 11 anni

Ad eseguirlo il chirurgo ortopedico Andrea Piazzolla coadiuvato dal collega Juan Carlos Olaverri di Barcellona
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BARI – “La soddisfazione non è aver raddrizzato la schiena a un paziente di 11 anni ma aver visto che con gli sforzi di tutti quanti, si può fare dell’ottima sanità“. Andrea Piazzolla, chirurgo e responsabile del centro scoliosi Uoc di Ortopedia traumatologia universitaria del Policlinico di Bari ha gli occhi che brillano quando spiega alla Dire come è stato possibile intervenire su una scoliosi idiopatica di un ragazzino di 11 anni.

Un giovanissimo tennista che ha come sogno “rendere questo sport parte determinante della sua vita”, spiega il medico. “Questa tecnica operatoria – dettaglia lo specialista – è un’arma ulteriore per tutti quei casi che prima non avevano una possibilità di intervento perché, fino a qualche anno fa, questi pazienti erano costretti a usare i corsetti anche più di 20 ore al giorno per arrivare in sala operatoria in età più adulta”.

La novità è data dal fatto che “le viti vengono introdotte per via laterale soltanto dalla convessità della curva, e tra una vertebra e l’altra è presente una banda, una specie di corda che viene tensionata tra la testa delle due viti raddrizzando così la colonna vertebrale: questo – sottolinea Piazzolla – è il principio secondo cui questa metodica funziona”.

La correzione completa non sarà riscontrata nell’immediato proprio perché “è una metodica progressiva, dinamica”. Il paziente riesce così a conservare la mobilità della colonna vertebrale. Cosa che non sarebbe stata possibile con l’intervento classico che, per essere effettuato, ha bisogno di una condizione essenziale ovvero che “la colonna vertebrale abbia raggiunto la maturità scheletrica almeno per l’85-90%.

Perché – aggiunge il medico – quello che facciamo nell’intervento classico è utilizzare dei perni che vengono posizionati nelle vertebre dal di dietro, perni che vengono utilizzati come fossero dei joystick per raddrizzare la colonna vertebrale. A seguire si collega una vertebra con la seguente per ottenere il costrutto più stabile possibile.

In questo caso non potevamo aspettare la maturità scheletrica perché ci saremmo trovati dinanzi a quadri di scoliosi grave e quindi a maggiori rischi chirurgici“.

Piazzolla ha effettuato l’intervento con il collega Juan Carlos Olaverri che lavora a Barcellona e al quale, in occasione di un incontro a Colonia in Germania, ha presentato il caso del paziente barese.

“Abbiamo fatto un intervento a quattro mani che ha richiesto una grande partecipazione, un grande sforzo umano: oltre alla presenza della nostra equipe di Chirurgia vertebrale di ortopedia, c’era un’équipe della chirurgia toracica, perché è un intervento che si fa attraverso il torace, ed è venuta una cardio anestesista dall’ospedale pediatrico che ha affiancato il responsabile della orto anestesia del policlinico.

C’è stata una collaborazione, un lavoro che credo ci abbia portato ad avere un grande successo. Siamo contenti – conclude Piazzolla – di essere al passo con altre nazioni”.

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