Università, il 18 settembre al via quinto anno Scuola avvocatura Sapienza

Il corso, a numero chiuso, è strutturato in 22 lezioni nell'arco di tre mesi
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di Edoardo Romagnoli, giornalista professionista

ROMA – “Essere avvocati oggi è qualcosa di profondamente diverso da come si intendeva in passato esercitare la professione perché oggi ci si avvia in modo sempre più forte verso la specializzazione. Oggi l’avvocato non è più il generalista che abbraccia tutti i campi del diritto, non è più il civilista che si occupa di tutto dai matrimoni, al diritto di famiglia, alle successioni fino alla materia contrattuale. I grandi studi americani ci hanno indotto verso una specializzazione sempre più spedita: l’esperto dei contratti, il divorzista, il matrimonialista, l’esperto del diritto comunitario. E questo accade sia in campo civilista, sia in quello amministrativo e, naturalmente, va a incidere anche sulla formazione”. Lo ha dichiarato il legale Federico Basilica, avvocato dello Stato e direttore del corso per avvocati della Sapienza, intervistato telefonicamente dall’agenzia Dire.

“La Sapienza- ha continuato- come prima ateneo italiano, propone un’offerta formativa importante, ormai da 5 anni, con questo corso di preparazione per l’esame da avvocato che ho l’onore di dirigere insieme ad altri importanti docenti, un pool altamente specializzato composto di avvocati dello Stato, magistrati, pubblici ministeri esperti in materia penale e di professori universitari ordinari sia di procedura civile che di diritto civile. Questo è un corso di preparazione pubblico che rilascia un titolo di alta formazione, possiamo dire che è la scuola dell’avvocatura della Sapienza, è strutturato in 22 lezioni che si sviluppano in un arco temporale di tre mesi, un corso intensivo con lezioni che durano 6 ore intervallate da prove pratiche per allenarsi nella tecnica di redazione sia degli atti processuali che dei pareri. L’esame da avvocato presenta una certa complessità, dimostrata anche dalle percentuali degli ammessi agli orali delle ultime tornate, quindi nasce questo bisogno di formazione specialistica in linea con queste mutate esigenze”.

“Un corso in continua crescita- ha sottolineato Basilica- perché il corpo docente è altamente specializzato, i costi sono quelli di una università pubblica e i risultati conseguiti sono molto soddisfacenti, infatti un’alta percentuale dei nostri studenti è stata ammessa; lo scorso anno avevamo centrato tutte le tracce uscite. Addirittura la traccia civile sulla donazione che era tratto da una recentissima sentenza delle Sezioni unite noi l’avevamo trattata il sabato precedente all’esame. I numeri dimostrano che siamo in crescita, il primo anno abbiamo iniziato con poco più di 20 allievi fino ad arrivare ai 50, 60 di quest’anno, il problema è che per come è strutturato il corso deve essere a numero chiuso, per garantire gli standard di qualità. Si deve pensare che noi facciamo ogni settimana una correzione personalizzata degli atti e dei pareri, con 50 studenti sono circa 150 compiti (se gli studenti sono 50)”.

L’inaugurazione sarà lunedì 18 settembre– ha proseguito- le lezioni si terranno il lunedì pomeriggio e il sabato mattina fino alle 14 e i ragazzi ricevono a casa, prima della lezione, una dispensa sintetica di tutti gli argomenti che verranno trattati, poi in aula si trattano i casi relativi a quegli argomenti. E’ una preparazione di carattere teorico e pratico che abbraccia tutti gli argomenti più importanti e più dibattuti del momento, naturalmente tutto questo richiede una preparazione che dura un anno intero, noi è da gennaio che selezioniamo ed elaboriamo tutto il materiale che poi proporremo in aula con una cadenza di quattro, cinque casi per ogni incontro. Noi cerchiamo di insegnare un metodo, sia per la stesura di un parere che per la stesura di un atto, perché l’aspirante avvocato all’esame ha la possibilità di avere con sé i codici annotati, un vantaggio pazzesco che ai tempi nostri non c’era, noi andavamo solo con le norme, oggi vanno lì con le sentenze. Quindi la sentenza che risolve il quesito che viene posto loro ce l’hanno nel codice, l’esito positivo o meno dipende dal ragionamento, dall’iter argomentativo e questo richiede un metodo, il parere è una conclusione motivata, argomentata. Questo modello che noi abbiamo inventato per la Sapienza è stato molto apprezzato, per questo lo abbiamo riproposto anche all’università del Molise, abbiamo tante richieste anche in altre città, ma noi per adesso ci muoviamo con i numeri degli artigiani, perché è come il lavoro di un sarto, richiede molto tempo. Siamo sicuri che in futuro potrà diventare un modello a livello nazionale, in ogni università, ma nel frattempo la Sapienza rappresenta un’avanguardia”.

“Mi hanno affidato la direzione scientifica di una rivista per avvocati dal titolo ‘Atti e pareri’- ha concluso- nella quale noi ogni bimestre pubblichiamo tre pareri e tre atti di civile, di penale e di amministrativo. E sono pareri sviluppati ‘passo passo’, di fronte a questa traccia da dove inizio? Quale parte del codice vado a consultare? Il sommario? Cosa cerco nel sommario? E quale parte mi serve? In modo da mettere in condizione anche uno che conosce poco l’argomento di risolvere il quesito, questa è la scommessa. Quali sono le qualità che deve avere un giovane che aspiri a diventare un avvocato? Volontà, passione, curiosità e memoria.


SICA: MESTIERE AVVOCATO È CAMBIATO, PUNTARE SU FORMAZIONE

“Da un punto di vista sociale essere avvocati oggi ha un significato importantissimo, perché in un periodo di affievolimento dei diritti l’avvocato resta un presidio sociale dei diritti del cittadino molto importante. Da un punto di vista delle opportunità professionali non è più una professione così attraente come lo era prima, questo per una serie di fattori fra cui certamente ha un ruolo anche l’inflazione del numero di avvocati che sono ormai circa 250mila in Italia e una concorrenza accentuata non sempre basata sulla qualità”. Lo ha dichiarato Salvatore Sica, vicepresidente della Scuola Superiore di Avvocatura e professore ordinario di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Salerno, raggiunto telefonicamente dall’agenzia Dire.

“Un giovane dovrebbe decidere di diventare avvocato- ha proseguito- solo se è motivato e ha grande fascino per la professione e passione per l’eccellenza, in questo caso l’avvocato resta una delle professioni più qualificanti, del resto ha una sua radice costituzionale nell’art. 24 che prevede il diritto alla difesa come un diritto sacro e inviolabile. Se viceversa sceglie di diventare avvocato come ripiego, in mancanza di alternative, si sta praticamente avviando ad un suicidio professionale”.

“La principale difficoltà che si incontra- ha sottolineato- è legata ad un cambio culturale che corrisponde ad un cambio legislativo, dall’idea del professionista libero siamo passati all’idea della professione come dimensione di impresa. Questo vale per il fisco e per la legislazione di settore per cui il risultato finale a cui siamo arrivati è un aumento dei compiti e delle responsabilità spesso anche a deperimento della qualità del lavoro che si svolge. Un’altra delle difficoltà è sicuramente rappresentata dall’alto numero di avvocati e quindi da una concorrenza che molte volte avviene al ribasso. Le soluzioni per migliorare la situazione ci sono. Innanzitutto occorrerebbero dei percorsi di accesso e di formazione continua più qualificati, io dico che a tutti dovrebbe essere consentito di fare gli avvocati, ma non tutti possono fare gli avvocati. Si deve tornare ad un’idea della professione come eccellenza e vocazione”.

“Dal punto di vista dell’avvocato- ha sottolineato- lo stato della giustizia in Italia prevede un ruolo sempre più secondario dell’avvocato. Non ci si rende conto che la giurisdizione è fatta di tutte le componenti, ma che le due componenti principali: magistrati e avvocati devono essere posti sullo stesso piano, perchè ciascuno per la propria parte realizzano la funzione giurisdizionale, cioè la garanzia di giustizia per il Paese e per i cittadini, questo determina degli squilibri perché se non ci sono buoni avvocati non ci saranno mai buoni magistrati. Bisogna continuare ad insistere fortemente sulla formazione e sulla selezione. Poi ci sono ovviamente i problemi strutturali, è chiaro che ci siano, ma in questo senso l’avvio del processo telematico, fra le altre cose, dovrebbe rendere più semplice e più agevole l’esercizio della funzione di giustizia, accanto a questo ci sono altri problemi penso al modello di processo sia penale che civile, penso al processo civile, alla sua complessità perché non si tende a seguire percorsi che vadano dritti all’obiettivo, ma si assiste ad una moltiplicazione degli oneri processuali che vanno a danno sia dei contenuti che dell’efficienza del servizio”.

E per quanto riguarda gli avvocati e i magistrati in politica? “Penso che per gli avvocati non ci sia alcun tipo di problema- ha concluso- se non quello che difficilmente riesce a continuare l’esercizio forense, credo che chi si dedica alla politica debba farlo per un periodo di tempo in cui sono impegnati a tempo pieno. Per i magistrati il discorso è differente, non si può negare che vi sia una funzione di terzietà che va attribuita al magistrato e che è incompatibile con il rientro in magistratura sopratutto nello stesso territorio in cui si è fatto politica”.

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