BRACCIO DI FERRO IN GIUNTA AUTORIZZAZIONI SU CHAT DELMASTRO
Braccio di ferro nella Giunta per le autorizzazioni sulle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia. Lunedì la giunta del regolamento della Camera deciderà se permettere alla Giunta delle autorizzazioni a prenderne visione. È questo il motivo per cui al momento le stesse trascrizioni sono rimaste sotto chiave senza poter essere lette. In caso di diniego, la stessa Giunta per le autorizzazioni sarà convocata martedì per prenderne sostanzialmente atto e a quel punto la decisione finale sarà affidata all’Aula. “Ritengo questa decisione totalmente di negazione dei diritti della giunta che rappresento come presidente”, ha detto Devis Dori. Il centrodestra invece ha difeso la scelta del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: è stato “inappuntabile e corretto”, hanno detto i parlamentari di maggioranza.
IA, ACCORDO IN COMMISSIONI AFFARI COSTITUZIONALI E GIUSTIZIA
Si sblocca nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera l’impasse sull’uso dati biometrici per il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. La maggioranza giovedì ha votato un parere che invita il governo a tenere conto delle preoccupazioni di Bruxelles in merito al decreto legislativo con cui recepirà l’AI Act dell’Unione Europea. In particolare saranno rafforzate alcune garanzie a tutela della privacy e di altri diritti costituzionali. Sul tema l’opposizione aveva parlato di schedatura di massa, mentre l’Ue aveva ribadito i confini stabiliti dalla norma. Soddisfatto il relatore al parere in I e II Commissione, Paolo Emilio Russo (FI): “C’è perfetta armonizzazione tra il sacrosanto diritto alla sicurezza e quello alla riservatezza”.
COVID. ARCURI IN COMMISSIONE: MAI COMPRATE MASCHERINE FARLOCCHE
“Nessuna mascherina farlocca, non era nemmeno necessario che i dispositivi avessero la marcatura Ce”. Questa la verità di Domenico Arcuri, l’ex commissario straordinario per l’attuazione delle misure di contrasto al Covid, intervenuto in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria per ricostruire quanto accaduto in quei drammatici mesi tra il 2019 e il 2020. Arcuri ha anche smentito l’esistenza di una maxi commessa da 1,25 miliardi di euro. “Si trattava di sei contratti e 28 diverse aziende produttrici- ha chiarito- e le modalità di pagamento erano assolutamente in linea con le prassi commerciali internazionali, senza pagamenti anticipati”.



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