ROMA – Sono almeno 25 i migranti morti nel tentativo di raggiungere a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino al di là dello stretto di Gibilterra. Secondo una stima del ministero degli Interni spagnolo, solo nell’ultime 24 ore più di 49.000 persone hanno superato le frontiere per terra e per mare, cifre che superano quelle della crisi che colpì la città costiera nel 2021. La drammatica situazione umanitaria in corso in Spagna riporta l’attenzione sui migranti e sui rischi che corrono lungo le tratte per raggiungere i Paesi dell’Unione Europea.
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UNHCR E MFS: ROTTA ATLANTICA VERSO CANARIE LETALE, SBARCHI DIMINUITI MA NUMERO DECESSI E SPARIZIONI IN MARE ALLARMANTI –
“La rotta atlantica dall’Africa occidentale verso le Isole Canarie rimane uno dei corridoi di migrazione mista più letali al mondo a causa delle lunghe distanze, delle condizioni oceaniche imprevedibili, delle imbarcazioni sovraffollate e non idonee alla navigazione e dell’accesso limitato a soccorsi tempestivi”. Lo dichiara il portavoce dell’Unhcr Matthew Saltmarsh. “Nonostante il numero di arrivi nell’arcipelago spagnolo quest’anno sia diminuito del 61% rispetto al 2025, con 4.400 arrivi al 15 luglio, questi incidenti evidenziano i rischi persistenti che devono affrontare i rifugiati e i migranti che tentano di raggiungere l’Europa, molti dei quali si imbarcano a oltre 2.000 km di distanza dalla loro destinazione prevista. Complessivamente, gli arrivi in Europa via mare lungo le principali rotte superano quest’anno i 40.000, rispetto ai 65.407 registrati nella prima metà del 2025. Tuttavia- conclude Saltmarsh- l’Unhcr e i suoi partner hanno ripetutamente avvertito che i decessi e le sparizioni in mare continuano a livelli allarmanti, con molti incidenti che avvengono lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica e che spesso portano alla scomparsa di intere imbarcazioni”.
Anche l’organizzazione di Medici Senza frontiere conferma la pericolosità della rotta atlantica: secondo l’Ong spagnola Caminando Fronteras, nel 2024 sono state segnalate oltre 10.000 vittime o dispersi nel tentativo di attraversare l’Atlantico. Nel 2025, sono state più di 3.000. Ma – riporta Msf – è molto probabile che il numero reale sia più elevato, poiché non tutte le traversate vengono segnalate o si concludono con operazioni di soccorso. Sebbene quest’anno gli arrivi alle Isole Canarie siano diminuiti, i rischi lungo questa rotta restano estremamente elevati. Per questo motivo Msf ha avviato il progetto ‘Atlantic Migration’ in Mauritania in risposta all’aumento delle tragedie in mare. A Nouadhibou, Msf ha iniziato a fornire assistenza diretta durante gli sbarchi e le operazioni di soccorso in mare nel dicembre 2024, rafforzando poi la propria risposta con l’apertura, nell’aprile 2025, del Centre for Reception, Care and Assistance (Casa). Il centro offre assistenza alle persone più vulnerabili, siano esse persone migranti, in transito o cittadini mauritani.
Considerati gli ultimi dati sui decessi in mare Msf chiede l’adozione urgente di misure per prevenire ulteriori perdite di vite umane lungo la rotta atlantica ed esorta i governi degli Stati europei e gli attori regionali e internazionali a supportare i meccanismi di soccorso e a istituire vie di accesso sicure e legali.
“La morte di uomini, donne e bambini non può cadere nel silenzio. Msf chiede ai governi e alle autorità competenti di porre la salvaguardia della vita umana al centro delle proprie politiche migratorie, di rafforzare le capacità di ricerca e soccorso e di garantire che nessuna persona in difficoltà in mare venga lasciata senza assistenza” ha detto Fouzia Bara, responsabile del programma migrazione di Msf.
NASCE RETE LAMPEDUSA: OBIETTIVO ‘NARRAZIONE PIÙ VERA’. SELLA (DON BOSCO 2000): SENZA DI LORO, L’ITALIA CROLLEREBBE
In tempi di dibattito sulla remigrazione, ‘bisogna anche dire agli italiani che se riportassimo gli stranieri nei loro Paesi d’origine, l’Italia crollerebbe’. Parte da qui Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000, in occasione del lancio a Roma di ‘Rete Lampedusa‘: una nuova narrazione contro la propaganda’, il nuovo network nazionale promosso dal medico ed ex eurodeputato Pietro Bartolo e sostenuto da diverse organizzazioni impegnate sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione. Il progetto della rete, continua Sella, ‘è partita da una domanda: ‘Come si può raccontare la migrazione in maniera diversa?’ Oggi c’è una narrazione tossica anche a livello politico, ma per noi la migrazione è opportunità e noi vogliamo dimostrarlo con dati e fatti, coinvolgendo enti, associazioni e fondazioni nazionali e territoriali, singole persone e anche un Comitato scientifico composto da analisti, sociologi, demografi’. Sei i pilastri sui cui si fonderà il lavoro della rete: accoglienza, politiche basate sui dati, integrazione come leva, lotta alla discriminazione, rete nazionale e internazionale e migrazione legale.
Per invertire quella narrativa basata su paura, xenofobia e intolleranza, ‘Rete Lampedusa’ punta soprattutto sui dati affidabili e verificati: ‘In Italia- continua Sella- nel 2023 sono arrivate 160mila persone, poi dimezzate nel 2024 e 2025, eppure continuano a dirci che ci stanno invadendo. D’altra parte non ci dicono che ieri un barcone con decine di persone a bordo – tante quante oggi in questa sala – è scomparso nel Mediterraneo. Un’umanità persa per sempre”. Secondo quanto riporta ‘Rete Lampedusa’, sottovalutati dai discorsi politici e di certi media sono anche i numeri che raccontano della forza positiva della presenza straniera in Italia: stranieri residenti e immigrati contribuiscono al 9% del Pil, pari a 177 miliardi all’anno della ricchezza nazionale; sono 2 milioni e mezzo gli stranieri che lavorano e 678mila le imprese straniere, aumentate dallo scorso anno di oltre l’1%. Ben 10 miliardi i contributi Inps all’anno per pagare le pensioni. Il 18% del cibo che mangiamo proviene dal lavoro della manodopera straniera. Il 69% degli operatori domestici e di cura sono stranieri, pari a 7 su 10. Infine, la rete dell’accoglienza impiega 50mila cittadini italiani. ‘Se rimandassimo gli stranieri nei loro Paesi, l’Italia crollerebbe’, conclude Sella.
PIETRO BARTOLO: MIGRANTI SOTTOPOSTI A TORTURE E UMILIAZIONI, A CHI PARLA DI REMIGRAZIONE DICO CHE NON HA CAPITO NULLA
“Delle torture praticate sulle persone migranti detenute in Libia, sia nelle carceri che nei centri di detenzione informali, non parla nessuno, o comunque non se ne parla abbastanza’ denuncia Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che nella vita ha visitato decine di migliaia di migranti giunti coi barconi, o ricomposto i corpi di chi non ce l’ha fatta, a margine della presentazione a Roma della ‘Rete Lampedusa”. Che i migranti africani, asiatici e mediorientali che arrivano in Libia subiscano vessazioni, stupri e violenze spesso letali, ne hanno parlato anche report dell’Onu. Ma all’agenzia Dire Bartolo illustra altre ‘pratiche’ potenzialmente letali: “Le torture ormonali sono una pratica che quasi regolarmente i trafficanti fanno sulle bambine in età fertile, per impedire le gravidanze perché vengono sistematicamente violentate, senza eccezioni, per il gusto di umiliarle. Siccome però in Europa sono destinate al mercato della prostituzione, bloccano la gravidanza perché una donna incinta non vale nulla, neanche un centesimo. Così le torture proseguono fin da noi”. La procedura, spiega ancora il medico, “consiste nel somministrare per iniezione un farmaco chiamato Depo-Provera, secondo un dosaggio che decidono loro, che non sono medici”. A questo segue quella degli ‘squoiamenti a scopo di tortura o per ricattare le famiglie per chiedere denaro. Li ho visti, alcuni sopravvivono, altri no”.
Infine, c’è “la malattia del gommone, un nome che ho inventato io’ dice Bartolo, e colpisce ‘chi compie i viaggi seduto sul fondo del gommone, spesso sono donne anche coi figli in braccio.
Lo vedo dall’ottobre 2013, quando i trafficanti hanno iniziato a comprare i gommoni cinesi con motore a benzina perché costano poco. Bisogna però aggiungere miscela continuamente e quando cade a terra, si mischia con l’acqua, quindi ha un effetto di cui le persone non si rendono conto subito ma determina delle lesioni chimiche da contatto che sono mortali. Il 90% di queste donne muoiono e il 10%, dopo tante cure, sopravvive, rimanendo però deturpate per tutta la vita”.
A chi parla dunque di remigrazione, “io dico che non ha capito nulla. Primo, si parla di deportare forzatamente 5 milioni di persone tra irregolari e stranieri residenti, quando a malapena riusciamo a rimpatriarne poche migliaia all’anno. Ma poi, se anche ci riuscissimo, gli chiederei: chi andrà a raccogliere i pomodori, l’uva, a mungere le vacche, a costruire le case? Chi baderà ai bambini mentre i genitori lavorano, oppure agli anziani soli? Ci andrà lui personalmente con la sua famiglia?’ conclude.




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