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La senatrice Valente: “Cambiare le norme nelle separazioni civili, no alla Pas e più tutele”

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La senatrice del Pd presenta un pacchetto di emendamenti al disegno di legge di riforma del processo civile: "Bisogna ascoltare i minori nelle cause, anche se under 12. E il giudice deve avere più centralità"
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ROMA – “Accertare le situazioni di violenza domestica nelle separazioni civili con affido, garantire che il diritto alla ‘bigenitorialità’ non schiacci mai il ‘prevalente interesse’ delle bambine e dei bambini, escludere la possibilità di ricorrere alla sindrome di alienazione parentale (Pas) nelle consulenze tecniche d’ufficio, specie se si tratta di decidere la decadenza della potestà genitoriale, assicurare che i minori siano ascoltati nelle cause per separazione, anche gli under 12. E, una volta per tutte, escludere la conciliazione tra i coniugi quando c’è violenza, come già prescrive la Convenzione di Istanbul (che però non viene attuata). Sono questi gli obiettivi del pacchetto di emendamenti al disegno di legge di riforma del processo civile che ho presentato al Senato, nella commissione Giustizia, per affrontare alcuni dei nodi ancora da sciogliere per proteggere le donne e i loro figli dalla violenza domestica e per dare maggiore voce ai minori”. Lo scrive sulla 27esimaora del Corriere.it la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione femminicidio, che sottolinea: “Gli emendamenti portano la firma della quasi totalità dei membri della Commissione femminicidio”.

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“Le madri vittime di violenza – prosegue Valente – non possono pagare due volte, con la separazione dai figli, il coraggio di aver denunciato il marito o il compagno maltrattante. I minori devono essere al centro delle cause di separazione e devono essere ascoltati. Va stabilita la maggiore centralità e responsabilità del giudice, che deve utilizzare di più e meglio i poteri già a sua disposizione e intervenire direttamente, accertando in modo incidentale e temporaneo se c’è violenza dietro quella separazione, anche con provvedimenti d’urgenza ed evitando di emettere sentenze sulla potestà genitoriale incentrate solo sulle consulenze tecniche d’ufficio”, conclude la senatrice dem.

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