A Hong Kong legislative rinviate per emergenza Covid, le opposizioni: “È incostituzionale”

La governatrice: "Scelta difficile, ma situazione molto grave"
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ROMA – “Siamo di fronte a una situazione molto grave. Il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) ha recentemente affermato che capitera’ di dover fare scelte difficili, e quella che sto assumendo io oggi e’ la piu’ difficile di tutte”. Con queste parole la governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha invocato poteri straordinari per rinviare le elezioni del Consiglio legislativo della Regione autonoma, previste per il prossimo 6 settembre. Lam in conferenza stampa ha spiegato che i casi di Covid-19 stanno aumentando e che e’ urgente affrontare la seconda ondata dell’epidemia: “Sono sette mesi che facciamo i conti col coronavirus- ha continuato Lam- e la nostra economia ha subito un duro colpo. Non possiamo essere morbidi, dobbiamo reagire”. La governatrice quindi ha giustificato la decisione, che non e’ prevista dalla legge, con l’adozione dell’Emergency regulations ordinance, una legge che consente al capo della regione autonoma di adottare decisioni speciali in un contesto ritenuto “emergenziale”. Inoltre, Lam ha chiarito che sta agendo col sostegno di Pechino. Immediata la reazione di 22 deputati del movimento pro-democrazia, che secondo la testata locale South China morning post hanno condannato l’iniziativa ricordando che le elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo “sono uno dei fondamenti costituzionali su cui poggia Hong Kong”.

I deputati di opposizione hanno ricordato poi che la legge consente il rinvio delle elezioni “di soli 14 giorni”. “Rinviarle- hanno detto ancora- significa innescare una crisi costituzionale“. I deputati hanno aggiunto: “Dopo un anno di iniziative del movimento democratico, e’ urgente per il Consiglio legislativo essere sottoposto al voto dell’opinione pubblica, che e’ la fonte del governo di Hong Kong. Le istituzioni e l’intera societa’ devono fare ogni sforzo per assicurarsi che le elezioni generali possano svolgersi come previsto”, hanno concluso. L’annuncio di Lam giunge all’indomani della squalifica di 12 candidati del movimento pro-democrazia dalle liste elettorali. La regione autonoma riporta oltre 3.200 casi di contagio, con un picco di 149 casi ieri, 30 luglio, secondo dati ufficiali. 

 L’OPPOSITORE JOSHUA WONG: “LA RESISTENZA CONTINUA”

“La nostra resistenza non si ferma e ci auguriamo che il resto del mondo scelga di stare al nostro fianco in questa battaglia”. Cosi’ ha dichiarato Joshua Wong stamani, all’indomani dell’esclusione da parte delle autorita’ di Hong Kong di 12 candidati del movimento pro-democrazia, tra cui anche il leader Wong. Quest’ultimo su Twitter, ha accusato la Cina di aver incoraggiato la squalifica dei candidati d’opposizione: “Pechino ha messo in atto diverse azioni per impedire alle opposizioni di ottenere la maggioranza all’interno del Consiglio”. Tra queste, Wong ha citato la contestata legge sulla sicurezza nazionale, volta a punire gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con le forze straniere compiuti nella regione autonoma.

Quindi sempre su Twitter ha aggiunto: “E’ dal 2016 che ad Hong Kong non si tengono libere elezioni”, in riferimento all’esclusione in quell’occasione dei candidati che invocavano l’indipendenza di Hong Kong dalla Cina. Questa volta pero’, ad essere esclusi dal voto sono anche quei candidati che fanno appello al sostegno di governi stranieri nella loro lotta politica. 

Per gli attivisti pro-democrazia, attraverso la legge sulla sicurezza nazionale, la Cina e l’esecutivo di Hong Kong filo-cinese avrebbero implementato una norma utile ad imbavagliare il dissenso. Lo sostiene anche Amnesty International, che tre giorni fa ha confermato la notizia dell’arresto “ai sensi della nuova legge sulla sicurezza nazionale” di quattro giovani tra i 16 e i 21 anni per dei post sui social network: “I quattro studenti- ha riferito l’ong in una nota- sono accusati di aver violato gli articoli 20 e 21, ossia di incitamento alla sovversione per aver ‘recentemente dichiarato la costituzione di un’organizzazione all’estero che chiede l’indipendenza di Hong Kong’. La ‘dichiarazione’ fa riferimento a un post pubblicato il 21 luglio su Facebook e Instagram nel quale si annunciava la nascita del Partito d’iniziativa per l’indipendenza, fondato da membri del disciolto gruppo Studentlocalism che ora vivono all’estero”. Nicolas Bequelin, direttore di Amnesty International per l’Asia e il Pacifico ha aggiunto: “La prima applicazione coordinata, da parte della polizia di Hong Kong, della nuova legge sulla sicurezza nazionale apre una fase drammatica per la liberta’ d’espressione nella citta’. A preoccupare ancora di piu’ e’ il ruolo che la polizia di Hong Kong si e’ attribuita, di indagare su ‘reati’ commessi all’estero”.

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31 Luglio 2020
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