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Per Trump (e Putin) gli Stati Uniti sono un paese fascista

Con l'occhio alle prossime elezioni, Trump già si rivede alla Casa Bianca, da lì "continueremo a combattere e renderemo l'America di nuovo grande"

Pubblicato:31-05-2024 19:45
Ultimo aggiornamento:31-05-2024 19:45

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ROMA – “Viviamo in uno Stato fascista” ha urlato Donald Trump dalla Trump tower di New York commentando la sentenza di colpevolezza per aver falsificato i bilanci per nascondere i soldi dati ad una pornostar per la classica sveltina: “Mi tolsi i vestiti e le scarpe – ha detto in tribunale Stormy Daniels – mi tolsi il reggiseno. Eravamo nella posizione del missionario”, ha raccontato, aggiungendo di essersene poi andata “il più velocemente possibile… Ho detto a pochissime persone che avevamo effettivamente fatto sesso perché mi vergognavo di non averlo fermato”, ha proseguito, precisando che Trump comunque non espresse preoccupazioni per Melania (la moglie, ndr). Apriti cielo, l’ex Presidente non ha perso occasione per cavalcare la possibile condanna come un attentato alla sua santa persona. “… Sto lottando per la nostra Costituzione, a nessun presidente dovrebbe capitare quello che sta capitando a me“. Capito? Lui è al di sopra di tutto, della legge e del giudizio del popolo. Attacca il giudice che lo ha processato con una battaglia personale accusandolo di essere un vero diavolo corrotto, e con lui tira in ballo anche il presidente Biden accusando la cricca di voler distruggere l’America.

Con l’occhio alle prossime elezioni, Trump già si rivede alla Casa Bianca, da lì “continueremo a combattere e renderemo l’America di nuovo grande”. Il vecchio cavallo di battaglia, di un vero fascista, di una persona che si ritiene al di sopra di qualsiasi legge o autorità. Da vecchio e navigato politicante, infatti, Trump attacca il singolo giudice. Tralascia il piccolo particolare, e lo sappiamo pure noi che ogni sera ci sorbiamo ore e ore di processi americani in tv, che nei tribunali americani è il popolo che decide: i 12 giurati popolari, scelti a caso tra i residenti e poi accettati dagli avvocati. Quindi è il popolo, i 12 giurati, che all’unanimità hanno stabilito che Trump è un baro e quindi colpevole. Al di là della condanna che verrà comminata il prossimo 11 luglio. Alla fine, il dato che nessuno potrà più cancellare è questo: Trump è colpevole. Facile prevedere che i prossimi mesi saranno di fuoco, che la campagna elettorale diventerà una sorta di ‘guerra civile’. Ormai ci sono due americhe che non si sopportano più, una parte disprezza l’altra. Difficile pensare come una simile ‘spaccatura’ potrà essere sanata. Anzi, considerate le ragioni elettorali delle due parti, ai Democratici conviene chiamare alla lotta e al voto contro il pericolo del Trump furioso. L’altro, forte dell’aureola del martire, può presentarsi come il campione della vera razza americana vittima del Governo Biden che sta svendendo gli Stati Uniti a tutte le altre minoranze. Il rischio è che insieme ai due contendenti salti tutto il Paese.


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