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Medio Oriente, Israele ed Egitto lavorano per una tregua permanente a Gaza

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Incontro al Cairo tra i vertici locali e il ministro degli Esteri israeliano. Presto l'Egitto potrebbe vedere anche Hamas. E intanto Netanyahu rischia il posto
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ROMA – Un impegno per il cessate il fuoco permanente nella Striscia di Gaza è stato assunto ieri dal ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, incontrando al Cairo i vertici del governo egiziano. Le discussioni sono avvenute a dieci giorni dalla fine dell’offensiva israeliana sull’enclave palestinese, che ha causato oltre 250 morti, a cui se ne sono aggiunti altri 12 sul lato israeliano a causa dei missili sparati da Hamas. Il Cairo ha giocato un ruolo chiave nel far tacere le armi e ora tra Egitto e Israele si osserva un riavvicinamento: era da 13 anni che un rappresentante del governo di Tel Aviv non veniva invitato nella capitale egiziana. È stato affrontato anche il tema dei militari israeliani catturati da Hamas: Ashkenazi ha assicurato che le autorità sono al lavoro per liberarli.

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Le autorità egiziane potrebbero presto incontrare anche i leader del partito islamista, come ha anticipato una fonte interna all’esecutivo egiziano alla stampa internazionale, così come una delegazione dell’intelligence egiziana potrebbe presto recarsi nei Territori palestinesi. L’obiettivo sarebbe quello di ricomporre la frattura politica tra Hamas, che governa la Striscia di Gaza, e Fatah, il partito alla guida della Cisgiordania. Questi sviluppi diplomatici avvengono mentre in Israele si sta formando un’inedita alleanza politica che potrebbe determinare per Benjamin Netanyahu la perdita dell’incarico di primo ministro, dopo 12 anni ininterrotti. Tale coalizione, che punta a formare un governo di unità nazionale, godrebbe del sostegno decisivo di Naftali Bennett, il leader del partito di estrema destra HaYamin HeHadash, e di Yair Lapid, a capo della formazione centrista Yesh Atid.

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