Cannabis light illegale, negli shop saracinesche abbassate: “Governo agisca o siamo rovinati”

Il giorno dopo la sentenza della Cassazione sulla cannabis light, gli shop scelgono di chiudere: a rischio oltre 10mila posti di lavoro
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ROMA – Saracinesche abbassate, sulla porta un cartello: “Chiuso fino a data imprecisata”. Per molti canapa shop romani comincia così il ‘day after’, il giorno dopo la sentenza della Cassazione che vieta la commercializzazione di prodotti a base di cannabis light.

“È una misura precauzionale, abbiamo sempre lavorato seguendo le leggi – dice M. D., 29 anni, all’Agenzia Dire – Adesso non sappiamo cosa fare, se restiamo aperti rischiamo il sequestro del negozio. Ma se non ci fanno riaprire finiamo sul lastrico”.

Con oltre 10mila addetti, 1.500 nuove aziende, 800 nuove aziende agricole ed un fatturato di circa 150 milioni di euro nel solo 2018 (Dati Consorzio Nazionale Tutela Canapa), quello della cannabis light è uno dei settori più in crescita dell’economia italiana. Un settore su cui investire.

“Dopo la laurea – racconta il giovane proprietario del negozio – trovavo solo lavoretti, per vivere mi davano una mano i miei. Poi mio padre se n’è andato ed ho deciso di investire l’eredità per aprire questa attività. Gli affari andavano bene, ho anche assunto con regolare contratto altri tre ragazzi”.

Adesso, però, tutto il settore rischia di morire. “Ma la soluzione è semplice – dice M. D. – C’è un vuoto legislativo, il governo deve inserire la cannabis light nel catalogo delle specie di piante agricole. Basta una legge. È l’unico modo per evitare di far perdere il lavoro a 10mila persone. Se non agiscono, siamo rovinati”.

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31 Maggio 2019
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