L’Italia e il welfare che non c’è, 100mila neonati in meno in 10 anni

Dal 75esimo congresso della pediatria si torna a lanciare l'allarme sul rischio denatalità. Ricciardi sprona la politica: "Servono più informazioni sull'inferitilità e politiche di conciliazione"
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BOLOGNA – L’età è il fattore prevalente per determinare la fertilità “ma a saperlo è meno del 50% della popolazione”. Questo è uno degli allarmi che in tema di natalità, fertilità e contesto sociale attiguo, ha lanciato ieri mattina Walter Ricciardi, past president dell’Istituto Superiore di Sanità, durante la seconda giornata del 75esimo congresso italiano di pediatria a Bologna. Infatti è pioggia di dati sulle nascite in Italia e per lo più sono negativi: “Siamo il paese più vecchio del mondo e ciò ci sta portando verso un’insostenibilità sempre maggiore”, ha detto Ricciardi durante la sua sessione. Gli over 65 sono aumentati di oltre 30 volte negli ultimi 60 anni e con la fine del 2018 l’Italia “stabilisce un nuovo record in negativo: i bambini nati sono solo 453mila, il 3% in meno rispetto al 2016 e oltre 100mila in meno rispetto al 2008″.

Una coppia su 5 ha problemi a concepire

In una decade sono dunque crollati i numeri dei nuovi nati “registrando nove diminuzioni consecutive in totale, con un bilancio che- spiega il past president- sarebbe ulteriormente aggravato se non fosse per la nascita dei nuovi immigrati”. Dal ‘Tavolo consultivo in materia di tutela e conoscenza della fertilità e prevenzione delle cause di infertilità’ del ministero i numeri parlano chiaro: negli ultimi trent’anni la media dell’età del concepimento – sia per gli uomini che per le donne – è aumentata di quasi dieci anni, e su 10 coppie circa una su cinque ha difficoltà a procreare per vie naturali. Aumentate, inoltre, le madri over 40 rispetto al 2005, e da lì fino al 2012 le quote di un primo figlio post quaranta sono passate dall’1,5% al 4%.

Politiche sociale molto lontane dalla nostra, dalla Svezia alla più vicina Francia

Malta, Cipro, Italia e Portogallo rimangono in fondo alla lista delle nascite in Europa, mentre Francia, Irlanda, Svezia e Regno Unito si attestano i paesi dove si fanno più figli e le motivazioni di questo dato si iscrivono innanzitutto nelle politiche sociali. In Svezia vige un congedo parentale a 12 mesi, con l’80% dello stipendio, “esplicitamente da condividere tra i partner, tanto che la mamma non può prendere più di 8 mesi e il papà se ne prende almeno 6 ha diritto ad ulteriori 120 euro al mese”, spiega l’ex presidente.

Ma non è necessario andare fino al Nord Europa per trovare politiche sociali migliori di quelle italiane, infatti Ricciardi ricorda il caso francese dove “il 90% delle famiglie prende 923 euro al parto, se ha già un figlio se ne aggiungono 130 per un anno, cifra che si moltiplica se i figli sono più di uno e- aggiunge il medico- l’asilo in Francia è garantito per tutti così come l’assistenza domiciliare gratuita per i neonati e i bambini”.

“Basta interventi spot o Italia farà la fine del Giappone”

Per questo cambiamenti così, secondo il past president, sono necessari per un’Italia che si discosti dal modello giapponese di “bomba demografica ad orologeria”. Un paese, il Giappone, in cui ci sono “più pannolini per adulti che per bambini, dove le carceri si riempiono di anziani che commettono piccoli crimini per essere arrestati” così da assicurarsi vitto e alloggio gratuiti. A detta di Ricciardi “serve una regia coordinata di interventi non spot, che mirino a disincentivare l’infertilità e informare soprattutto i giovani che rimangono inconsapevoli”, per questo è necessario ripartire da tre punti principali: la cura della salute riproduttiva e sessuale, la promozione di incentivi fiscali e la rimozione degli ostacoli che inibiscono l’aumento delle nascite, uno su tutti: la promozione del lavoro femminile con il criterio della flessibilità degli orari, poiché l’Italia, su questo tema, rimane ultima in Europa, ferma al 58,7%.

In ambito di problematiche che danneggiano la fertilità, infine, “nei primi 10 anni di vita” per i maschi c’è “la ritenzione testicolare, le orchiti e la torsione del funicolo spermatico” mentre, “tra i 12 e i 14 anni, ci sono problemi ormonali e il varicocele, che può danneggiare la fertilità per tutta la vita”. Ancora, “dai 14 ai 20 abbiamo le infezioni genitali” che si accompagnano però anche con “stili di vita alterati” conclude Ricciardi.

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31 Maggio 2019
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