Questura di Bologna sotto accusa: “Lungaggini e violazioni per permessi di soggiorno”

questura bologna ufficio asili
Numerose le lamentele degli avvocati sul comportamento di piazza Galilei nei confronti dei migranti
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – Lungaggini infinite, violazione delle norme e avvocati ‘tenuti fuori dalla porta’ illegittimamente. Queste sono solo le più gravi tra le lamentele che si sono ascoltate oggi, durante una seduta di commissione in Comune a Bologna, nei confronti dell’Ufficio Immigrazione della Questura.

L’udienza conoscitiva di oggi, a cui la Questura ha deciso di non partecipare, verteva in particolare sui problemi legati alle pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno. A fare il punto per prime sulla situazione sono state due legali, Nazzarena Zorzella dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e la presidente dell’Ordine degli avvocati di Bologna, Elisabetta D’Errico. La prima spiega che i cittadini stranieri “hanno il dovere di presentare la richiesta di rilascio di un nuovo permesso di soggiorno, ma anche il diritto ad avere una ricevuta”, mentre “nella realtà succede che, oltre ad avere tempi lunghissimi, anche di un anno e mezzo o due anni”, la procedura presenta un ulteriore problema, vale a dire che “quando si prende l’appuntamento online, che di solito viene fissato dopo diversi mesi, la lettera di appuntamento non costituisce ricevuta“. Una “violazione evidente della normativa”, secondo Zorzella, anche perché “a quel punto la persona straniera non è regolarmente soggiornante, perde il lavoro perché non si possono assumere stranieri irregolari, l’Ausl le nega il mantenimento dell’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e viene cancellata dal registro anagrafico, perdendo quindi il diritto alla residenza e tutti gli altri diritti connessi al permesso di soggiorno”.

Altra criticità gravissima rilevata dalla legale, e già emersa nei mesi scorsi, “è il divieto agli avvocati di accedere all’Ufficio Asilo della Questura, che porta con sé gravissime conseguenze, data la condizione delicata dei richiedenti asilo, che se si presentano personalmente in Questura in alcuni casi rischiano anche l’espulsione“. D’Errico lamenta anche “le mancate risposte alle pec” da parte della Questura, e spiega che “da mesi cerco, interloquendo con la dottoressa Maria Santoli, responsabile dell’Ufficio Immigrazione, e con il questore Gianfranco Bernabei, di risolvere queste criticità”. Tuttavia, allarga le braccia D’Errico, il primo incontro, avvenuto a ottobre e in cui i rappresentanti della Questura si erano impegnati a fare qualcosa per risolvere i problemi segnalati, non ha sortito alcun effetto, motivo per cui “a gennaio abbiamo scritto nuovamente alla dottoressa Santoli, senza ricevere risposta”. A quel punto, chiosa la presidente dell’Ordine, “ho chiesto un incontro al questore, che ho visto il 12 marzo e che mi ha detto, riguardo alla questione delle pec, che era stato istituito da poco un ufficio per rispondere alle mail entro una settimana”. Queste risposte, però, stando alle segnalazioni che l’Ordine continua a ricevere, al momento “non stanno arrivando“, mentre “per quanto riguarda la violazione di legge del divieto di accesso all’Ufficio Asilo il questore ha detto che avrebbe approfondito la questione”. Da allora, lamenta però D’Errico, “non ho più avuto riscontri, mentre continuo a ricevere segnalazioni quotidiane dai colleghi”.

La situazione è tale che, a questo punto, conclude D’Errico, “non so che altro fare, forse dovrò recarmi dal prefetto o dal ministro dell’Interno, perché sono preoccupata per la violazione costante dei diritti dei cittadini extracomunitari e indignata per il trattamento che spesso viene riservato agli avvocati, che non si recano là per dare fastidio e intralciare il lavoro della Questura, come a volte si sentono dire, ma per tutelare i diritti dei cittadini extracomunitari”.

E se D’Errico e l’assessora Susanna Zaccaria si dicono “dispiaciute” per l’assenza della Questura, molto più dura è la consigliera di Coalizione civica Emily Clancy, che ha proposto l’udienza conoscitiva di oggi assieme al collega di gruppo Federico Martelloni e ai consiglieri Pd, Federica Mazzoni e Francesco Errani e che definisce “molto grave” il forfait di piazza Galilei. Anche perché, nel frattempo, dai rappresentanti delle associazioni arrivano altre bordate, non solo per le criticità già segnalate da Zorzella e D’Errico, ma anche, ad esempio, per lamentare scarsa cortesia o addirittura informazioni sbagliate da parte degli operatori dell’Ufficio immigrazione, come segnala Maria Cristina Visioli di Refugees Welcome (che però dice, sorridendo, che le brutte risposte non sono dovute a razzismo, visto che in alcuni casi sono toccate anche a lei).

Visto il quadro decisamente poco luminoso dipinto oggi in commissione, due sono le proposte lanciate per provare a cambiare la situazione: da un lato Zorzella chiede al Comune, incassando l’appoggio di Clancy, di “farsi promotore di una proposta di legge per spostare dalla Questura al Comune le competenze per questo tipo di pratiche”, e dall’altro Martelloni invita l’amministrazione a “farsi subito promotrice di un tavolo con Questura, avvocati e operatori, perché le accuse rivolte oggi alla Questura stessa mi sembrano tremendamente gravi”. Infine, Clancy annuncia che tutte le idee emerse oggi verranno raccolte in un odg, auspicando che il documento venga trattato con urgenza in Consiglio comunale.

LEGGI ANCHE: Migranti, sos dal Cas Bologna: “Camerate da 12 e mai un tampone”

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»