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Storia di Silvia Dionisi: “Ho accettato che non sarei stata madre”

La casa (s)piazza'
Il videoracconto dell'ostetrica dell'associazione 'Io sono'
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ROMA – “Io e la mia compagna abbiamo cercato per tre anni una maternità che non è arrivata. Ho sognato per tanto tempo di rimanere incinta, di vedere mio figlio, di travagliare, lo vedevo neonato e poi grande. Sempre un maschio. Il sogno si è infranto. Sono arrivati altri sogni. Poi è subentrata l’accettazione profonda del non dover essere mamma esclusiva di un figlio, ma di poter esser mamma di tutti e con il mio lavoro ho potuto tirar fuori la maternità. Sono madre di mia nipote, delle mie amiche e dei bambini che mi trovo di fronte nei percorsi che facciamo nelle scuole”. Così l’ostetrica Silvia Dionisi dell’associazione ‘Io sono‘ si è raccontata nel suo video monologo ‘Pancia piatta’, scritto con Francesca Romana Miceli Picardi per il programma promosso dalla Casa internazionale delle Donne di Roma ‘La casa (s)piazza’. Una confessione, quella di Silvia Dionisi, senza nascondere nulla di un vissuto intimo così doloroso e del percorso di accettazione affrontato. L’illuminazione arriva quando una sua amica medica, come racconta nel video, le ha detto: ‘Tutto quello che stai facendo con un figlio non avresti avuto tempo di farlo’.

UNA VITA TRASFORMATA IN MISSIONE

Silvia infatti, oggi 42enne, ha fatto del suo lavoro una missione sociale. “Quel dolore del figlio che non è arrivato non c’è più. Il mio disegno genitoriale era evidentemente questo, un altro, e l’ho accettato. Se avessi avuto un figlio mio non avrei potuto portare a casa una donna vittima di violenza con due figli”. La professione d’ostetrica, la questione culturale della nascita e dell’accoglienza della vita da subito diventa per Silvia, sin da giovanissima, un tema ‘sociale’, un tema per aiutare le donne, soprattutto quelle vittime di violenza. “La mia vita come ostetrica nasce alla Casa internazionale delle donne- ha raccontato- Facevo l’università e quello che vedevo nella gestione delle pazienti mi faceva male. Non è possibile che la nascita possa essere solo questo, mi dicevo, e iniziai a informarmi e arrivai lì, dove ho potuto stare al fianco di grandissime professioniste che mi hanno insegnato un altro modo di fare ostetricia. Avevo già una passione sociale e feci il mio primo corso sulla violenza di genere, poi iniziai a collaborare e lavorare con associazioni e inventai una nuova figura di ostetrica, quella di comunità e scrissi la mia tesi sul ruolo dell’ostetrica nei centri antiviolenza. La Casa delle donne era il fulcro che raccoglieva tutto e qui ho trovato la mia crescita”.

Una confessione a tutto tondo che non trascura nemmeno questo ultimo anno in pandemia. “Mi mancano gli abbracci delle pazienti, dei mariti, dei colleghi e amici, della mia famiglia”. E quel sentimento profondo di riconoscenza per aver ricevuto il vaccino. “Le bolle che hai scelto- come ha chiamato i rapporti e le persone con cui scegliamo di stare sotto la pressione del rischio- che sono preziose. Voglio tornare alla naturalità dopo un anno in cui non ci si è fermati mai, in cui le vacanze sono state a casa. In cui se esci senza mascherina ti senti nuda. In maniera diversa tutti abbiamo un post traumatico che dovremo gestire. Ma io sono fortunata- ha ammesso- ho una vita piena d’amore, la casa è il mio nido”.

Anche il sonno è cambiato in questo anno di isolamento. ‘Quando i bambini dormono tutto il mondo si ferma’ dice la donna nella parte finale del videomonologo che racconta la sua maternità sognata e attesa in un onirico tormentato fatto di quotidianità e disillusioni. Oggi la ‘Pancia è piattà, come confessa Silvia con una calma nuova, e partorisce ‘sogni, storie e visioni’. “Sono madre- ha detto- non di un figlio esclusivo“. Qui il video integrale:

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