Coronavirus, in Benin l’isolamento non è possibile: “Si vive alla giornata. È emergenza sociale”

Patrice Talon (presidente del Benin): "Qui la gente ha fame e non ha entrate regolari come nei Paesi avanzati d'America, Europa e Asia"
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ROMA – Il coronavirus è un rischio grave ma non si può imporre l’isolamento e “affamare” il Paese: parola del presidente del Benin, Patrice Talon, che ha motivato in questo modo la decisione di non sospendere le attività economiche né imporre restrizioni diffuse per far fronte ai rischi di epidemia.

SENZA SALARIO FISSO QUASI TUTTI I BENINESI

In primo piano, in un discorso trasmesso in televisione, la constatazione che a Cotonou e Porto-Novo come in tante altre capitali subsahariane la gran parte della popolazione non può contare su stipendi o entrate regolari. “A differenza dei cittadini dei Paesi avanzati d’America, Europa e Asia, la maggioranza dei beninesi non ha un salario” ha detto Talon.

“Come possono aspettare due, tre o quattro settimane senza lavorare?” Secondo il presidente, nonostante i casi accertati di contagio da Covid-19 siano ancora meno di dieci la situazione sul piano sanitario è “grave” e il rischio “grande”.

Allo stesso tempo, però, ha detto Talon, bisogna tenere in considerazione un’emergenza sociale preesistente: “Come possiamo, con la maggior parte dei nostri connazionali che mangiano grazie ai guadagni del giorno precedente, decretare senza preavviso una messa in isolamento generale a lungo termine?”

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31 Marzo 2020
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