Coronavirus, Liberisti italiani: “Governo chiarisca se Inps può garantire cassa integrazione allargata”

Andrea Bernaudo e Alessandro Onofri di Liberisti Italiani chiedono chiarezza sulla convenzione firmata ieri tra l’Abi, i sindacati e le maggiori associazioni datoriali
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ROMA – “Leggiamo basiti l’art. 6 della convenzione sottoscritta questa notte tra l’Abi ed i maggiori sindacati ed associazioni datoriali, con l’aggravante della presenza del Ministro del Lavoro”. Così intervengono in una nota Andrea Bernaudo e Alessandro Onofri di Liberisti Italiani sulla convenzione firmata ieri tra l’Abi, i sindacati e le maggiori associazioni datoriali alla presenza del Ministro del Lavoro.

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Nel documento, spiegano, si legge: “In caso di mancato accoglimento della richiesta di integrazione salariale, ovvero allo scadere del termine dei sette mesi di cui al punto 3 qualora non sia intervenuto il pagamento da parte dell’Inps, la Banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione al/la lavoratore/trice che provvederà ad estinguerlo entro trenta giorni dalla richiesta”.

Nei commi successivi, continua la nota di Liberisti Italiani, si precisa che: “a fronte dell’inadempimento del lavoratore, il datore di lavoro verserà su tale conto corrente gli emolumenti e tutte le componenti retributive spettanti al lavoratore, fino alla concorrenza del debito”.

In poche parole sembrerebbe che a garantire, non solo per il respingimento della richiesta, ma perfino sulla mancata erogazione degli ammortizzatori sociali alla scadenza del termine di sette mesi – dovuta alla indisponibilità delle risorse – siano in ultima istanza i datori di lavoro: cioè partite iva e imprese. Questo sarebbe di una gravità allucinante ed assolutamente illegittimo, in quanto il rischio della mancata copertura finanziaria dei provvedimenti emanati dal Governo verrebbe di fatto scaricato sui datori di lavoro. Il governo chiarisca immediatamente se l’Inps è in grado di finanziare integralmente la cassa integrazione allargata – come previsto dal decreto Cura Italia del governo- e se è in grado di semplificare l’assurdo iter procedurale che ha messo in campo, onde evitare anche il mancato accoglimento di cui dovrebbero rispondere i datori di lavoro”.

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31 Marzo 2020
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