I libri del mese scelti dalla Dire

A gennaio abbiamo letto Marta Barone, Luca Doninelli, Antonio Manzini, Claude Nori e Virginia Woolf
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Marta Barone – Città sommersa (Bompiani)

Per raccontare una storia personale, l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla forma. Se si vuole dare stabilità e conferire forza alla narrazione, è necessario che l’elaborazione del passato includa anche il presente e la persona a cui sono accadute le cose. Soltanto così il lettore, anziché trovarsi di fronte una serie di eventi lontani, potrà immedesimarsi. C’è riuscita in modo ammirevole Marta Barone, traduttrice e autrice di tre libri per ragazzi, che con Città sommersa segna l’esordio nella narrativa. Il romanzo, che mescola sapientemente ricordi e immaginazione, gira intorno alla storia di un uomo, suo padre, morto nel 2011, il cui passato non ha mai interessato la figlia. Due anni e mezzo dopo, la scoperta di una memoria difensiva contro l’accusa per il reato di partecipazione a banda armata, nella Torino degli anni ’70, diventa la scintilla che la convincerà a scrivere il libro, che include anche testimonianze fornite da amici e conoscenti del padre. E’ una storia che l’autrice avrebbe voluto ascoltare direttamente da lui, anche se questo avrebbe voluto dire non scrivere mai il libro. Il processo di scrittura è parte integrante della narrazione: Marta Barone non nasconde nulla, racconta dubbi, timori, pensieri che le vengono in mente mano a mano che il libro prende corpo. Alla fine si renderà conto che all’interno della storia di suo padre, c’è la sua di storia, “la mia, che già credevo di possedere e in cui invece trovavo una nuova linea, una nuova verità”.


Virginia Woolf – Momenti di essere (Ponte alle Grazie)

Nelle librerie italiane mancava dal 1977 questa raccolta di scritti autobiografici di Virginia Woolf, pubblicata da Laura Lepetit per la Tartaruga editrice. I testi, scritti tra il 1907 e il 1940, offrono uno sguardo vivido sulla vita e sull’opera della scrittrice: davanti a noi affiorano i ricordi familiari e l’incanto dell’infanzia. E’ un teatro della memoria in cui la Woolf insegue il tempo – dice Liliana Rampello nell’introduzione – perché l’unico modo “naturale di fissare il passato” è costruire delle scene, dove si muovono insieme un io in perpetua trasformazione e “le presenze invisibili”, gli altri, la loro influenza. Per la scrittrice “il passato è bello perché nessuno riesce a rendersi conto dell’emozione quando accade. L’emozione si espande col tempo”. Nel libro sono raccolti anche tre pezzi che la Woolf scrisse per essere letti ad alta volta al Club delle Memorie, formato da tredici membri del vecchio gruppo di Bloomsbury, giovani intellettuali che rivoluzioneranno i costumi di un’intera epoca.


Claude Nori – Luigi Ghirri, l’amico infinito (Postcart)

Uscito in sordina alcuni mesi fa, questo ritratto intimo e commovente di Luigi Ghirri, scritto dal suo amico e fotografo Claude Nori, è il libro giusto per iniziare il nuovo anno. “Tornare indietro nei ricordi, immergersi di nuovo nella sua opera, mi ha fatto risorgere creativamente” scrive Nori, che racconta i loro viaggi sulle stradine della pianura padana, i loro scambi di tecniche e stampe, le discussioni sul cinema neorealista, le grandi correnti e le opere che hanno segnato la fotografia. Il libro, diviso in capitoli e ricco di aneddoti (dallo scherzo telefonico con la finta telefonata della segretaria di Bob Dylan, al desiderio di Ghirri di realizzare nature morte nel chiaroscuro della mansarda, come fece il pittore Giorgio Morandi) riesce a ricreare l’atmosfera di quegli anni in cui l’Italia guardava con fiducia al futuro. I testi sono accomapgnati da una selezione di fotografie di Ghirri, alcune tratte dai suoi libri ‘Kodachrome’, ‘Atlante’, ‘Viaggio in Italia’, ‘Atelier Morandi’, altre private, con la moglie e i figli. Nori è bravissimo a restituirci l’immagine del suo amico Luigi, che sembrava aver trovato, poco prima di morire, “uno straordinario equilibrio tra il malessere dell’esistenza e il benessere dello sguardo”.

 

Luca Doninelli – L’imitazione di una foglia che cade (Aboca)

Sosteneva Italo Calvino che il primo libro che si scrive “in fondo è il solo che conta” perché “il grande strappo lo si dà solo in quel momento”. E’ un pensiero che ben si addice al protagonista di questo romanzo breve di Luca Doninelli, un giornalista e scrittore di successo che una mattina, all’interno di un vecchio libro ricevuto per posta, ritrova il quaderno dove aveva scritto il suo primo romanzo, mai pubblicato. “La lettura di quelle pagine mi ricondusse a un mondo che avevo perduto. Quello scritto era sano e vitale come non lo erano i miei di adesso, anche se vincevano premi prestigiosi”. E ancora: “Che strano, pensai: adesso sono uno scrittore importante (così dicono) e sogno le cose di allora. Con la differenza che quelli di allora erano sogni allegri”. La lettura di quelle pagine riporta inoltre il protagonista a quando – con un gruppo di amici uniti dalla passione per Barthes, Foucault, Derrida – frequentava la bancarella di libri di un anziano signore francese che tutti chiamavano Monsieur Pineau, in piazzale Martini. Proprio da quel luogo prenderà forma un nuovo “viaggio” che porterà il protagonista a chiudere inaspettatamente un cerchio, illuminando di senso un’intera esistenza. Attraverso questa storia, Doninelli ragiona sul rapporto tra scrittura e vita e sugli effetti del tempo sull’uomo. Un condensato di riflessioni di cui, di questi tempi, si sente sempre il bisogno.


Antonio Manzini – Ah l’amore l’amore (Sellerio)

“Sono qui, non ti lascio solo, puoi aprire gli occhi e vedermi accanto a te, questa lotta ce la facciamo insieme: l’ultima spiaggia della medicina l’amore, pensava Rocco, disperata ma che a nessuno doveva mancare”. Sono questi i pensieri del vicequestore di Aosta, Rocco Schiavone, che dopo la sparatoria del precedente libro ritroviamo in un letto di ospedale a riprendersi da una nefroctomia. Il vicequestore, ora senza un rene, passa il tempo più inquieto del solito tra dolori, pillole e vicini di letto fastidiosi. Ma un caso di malasanità ha scosso l’ospedale: un noto industriale di zona, Roberto Sirchia, è morto durante lo stesso intervento che ha subito Schiavone. La causa: uno scambio di sacca di sangue durante l’operazione. Scattano subito le indagini e le accuse dei media verso il primario del nosocomio ma Schiavone, sarà per il tempo da passare che ha, sarà per il suo intuito e l’affetto che nutre per chi l’ha operato, inizia ad indagare per conto proprio all’interno dell’ospedale cercando la soluzione nella vita privata del defunto. In questo libro Manzini ci porta ancora di più nella vita privata dei suoi sottoposti alle prese con nuovi e vecchi amori. Immancabili i colpi di scena: grazie alla stravagante capo della scientifica si scoprirà, alla fine del libro, chi ha sparato al burbero vicequestore di Aosta nella precedente indagine al casinò. (Serena Tropea)

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31 Gennaio 2020
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