“Fascismo, rinascita di una tragedia?”

Sul mensile "Jesus" inchiesta sui rigurgiti del fascismo in Italia. Mons. Galantino: "Fenomeno preoccupante da non sottovalutare"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – L’aumento degli episodi di matrice razzista e il montante attivismo dei
gruppi d’estrema destra è un “fenomeno preoccupante da non sottovalutare”. Lo dichiara monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana al mensile Jesus che nel numero di febbraio, in uscita domani in edicola, dedica un’ampia inchiesta ai fenomeni di rigurgito fascista.

L’irruzione di esponenti del Veneto Fronte Skinheads nella sede del coordinamento di associazioni pro-migranti a Como, l’incendio della notte di Capodanno appiccato da sconosciuti a una palazzina di Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno, destinata a ospitare una trentina di minori stranieri non accompagnati, il raid di Forza Nuova sotto la redazione dell’Espresso e della Repubblica a Roma, il danneggiamento delle “pietre d’inciampo” installate davanti alle case di ebrei deportati in Germania avvenuto a Milano, sono solo alcuni degli episodi affrontati nell’inchiesta e su cui Jesus ha chiesto un commento a Galantino.

“Non so se si tratti di un ritorno al fascismo”, risponde il vescovo Galantino, “di sicuro non è da sottovalutarne il rischio, perché tutte le volte in cui manca il rispetto per l’altro e per le sue idee, ci si deve preoccupare. Quando poi si arriva alla violenza, magari perpetrata in gruppo e programmata, ridimensionare il tutto a “ragazzate” non è più accettabile. Non concordo con chi minimizza questa deriva, giustificando sempre tutto, compreso il razzismo. Dovremmo imparare a chiamare per nome le cose: dove c’è violenza, si denunci la violenza”.

A quelli che osservano imbarazzanti contatti e affinità tra i gruppi ultratradizionalisti cattolici e la difesa di un certo, mal compreso, cattolicesimo di alcuni gruppi d’estrema destra, il vescovo risponde: “È tirare in ballo il cristianesimo in modo strumentale. Abbiamo a che fare in questi casi più con un concetto deformato di religione, ridotta a mero fatto identitario. Il significato più vero di “cattolicesimo” contraddice alla base questa dimensione identitaria. Vedasi la difesa del presepe fatta da alcuni anche in quest’ultimo Natale. Gesù Cristo, che è venuto per tutti, lo abbiamo sequestrato per farlo diventare simbolo di pochi”.

E conclude: “Questi gruppi non difendono, in realtà, il cristianesimo, ma loro stessi e i loro modi mistificanti di intendere la religione. Non a caso da questi stessi ambienti che male interpretano il Vangelo provengono attacchi proditori portati al Papa”.

Rispetto, invece agli attacchi dei gruppi di matrice razzista subiti da esponenti e associazionismo cattolici impegnati nel sociale e nell’accoglienza? “Gli uomini di Chiesa che hanno idee, fanno scelte e compiono gesti coerenti, non condivisi da tutti, sanno bene che potrebbero pagare un prezzo per la loro testimonianza. Coloro che ci attaccano sulla questione dell’accoglienza degli stranieri sono, comunque, disinformati. Se frequentassero le nostre comunità e le nostre associazioni saprebbero bene che maggioranza delle persone che vengono aiutate sono proprio i nostri connazionali. Anche rispetto alla presunta invasione del nostro Paese da parte degli islamici, c’è disinformazione: il 53 % di coloro che arrivano in Italia sono di fede cristiana. Se alla disinformazione, infine, s’unisce il pregiudizio, allora scatta una miscela esplosiva che ha come collante l’ignoranza, la volgarità e la violenza. Il tutto lo definirei con un’espressione: ideologia disinformata”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»