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Cyberbullismo, Ferrara: “Ora il bullo sa che commette reati” VIDEO

La legge ha avuto il via libera dell'aula del Senato, ora torna alla Camera
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ROMA  – “Il bullo ora sarà informato che con certe condotte commette dei reati”. Così la prima firmataria del ddl sul cyberbullismo, Elena Ferrara del Pd, commenta con la DIRE il via libera dell’aula del Senato al provvedimento che ora torna alla Camera.

“E’ molto difficile che un ragazzino sappia che postare una foto di una compagna senza il suo permesso non è lecito, soprattutto se è una foto compromettente“, spiega la senatrice democratica.


E’ un fenomeno che “spesso succede già nella scuola primaria” perciò “stiamo parlando di un tema che si confronta con una capacità critica molto relativa”.

Insomma, insiste, con questa legge “il bullo saprà che certe azioni sono condotte a cui viene attribuito un disvalore e lo qualificano come un vessatore”. Dopo di che è “chiaro che queste dinamiche di bullismo informatico fanno capo a un bisogno di identità e a dei rapporti che inevitabilmente vengono a crearsi, ma che devono trovare nel sistema scolastico e nelle famiglie la possibilità di parlare, essere ascoltati e segnalare quando si è vittime, o quando lo sono dei compagni, di questi atti vessatori”.

Ferrara ammette che a Palazzo Madama “l’iter è stato piuttosto faticoso, ora andrà in quarta lettura alla Camera” e si tratta di norme in grado di dare “risposte ai problemi sulla rete che creano situazioni di grande stress e anche di suicidio”. La parlamentare dem ricorda che “rispetto alla Camera si è fatta rettromarcia perchè là si era ampliato il destinatario a tutte le fasce di età e questo comprometteva anche l’efficacia delle misure”. Infatti, il tema del provvedimento è “la tutela dei minori”. Infine, si dice “davvero convinta sull’efficacia del contrasto preventivo”, che si arrivi cioè a fermare il bullo “prima che succedano cose peggiori”, conclude.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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