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Zaia: “Sono preoccupato per le feste, Veneto rischia la zona arancione”

luca zaia
Il Governatore: "Ora forti limitazioni ai no vax, il lockdown non mi ha mai convinto". Nella regione 18.300 contagi in un mese nella fascia 0-14 anni
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BOLOGNA – “Siamo preoccupati per le festività. La richiesta che ci arriva in queste ore è se si possono fare feste private da 200 persone”. Lo rivela il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, la cui risposta a richieste di questo tipo è ovviamente no. “Il Governo ha fatto scelte che devono essere rispettate“. Del resto, il Veneto è ad un passo dalla zona arancione. L’occupazione delle terapie intensive è infatti arrivata al 18%, quella in area medica al 19%. “Ci giochiamo 11 punti e si va in arancione“, ammonisce Zaia durante la conferenza stampa di oggi.

Il virus, intanto, continua ad avanzare. “I quasi 9.000 casi di ieri sono di gran lunga superiori alla punta massima del dicembre 2020, ma nonostante i casi siano il doppio abbiamo un terzo di ospedalizzazioni“, sottolinea il Governatore. “L’altro dato importante – prosegue Zaia – è rappresentato dalla mortalità: ad oggi non abbiamo bollettini con 200 morti al giorno come accadeva l’anno scorso. Nel frattempo abbiamo somministrato nove milioni di dosi di vaccino, all’87,3% dei veneti”. È merito del vaccino insomma “se oggi siamo ancora aperti e se i dati ci permettono di guardare con un minimo di speranza”. L’obiettivo è per Zaia, allora, aumentare ancora il passo della campagna vaccinale con 60.000 dosi, “di cui 50.000 di booster”.

“PER I NO VAX FORTI LIMITAZIONI, LOCKDOWN NON MI HA MAI CONVINTO”

“Mi chiedevate del lockdown dei non vaccinati. Io non sono mai stato convinto che ci possa essere una misura di legge che può bloccare l’uscita di casa di una categoria di persone, ma di fatto c’è una forte limitazione con queste norme che il Governo ha voluto attuare“. Così Luca Zaia sulle misure stabilite dalla cabina di regia e che saranno contenute nel nuovo decreto del Governo. Interpellato sulle parole del presidente ligure Giovanni Toti, Zaia però chiarisce: “Io non ho parlato di estendere l’obbligo ad altre categorie“. A quanto riferisce Zaia, la discussione sull’argomento si è arenata sulla definizione di quali sarebbero le categorie essenziali da coinvolgere. Quella, secondo il leghista, “è una partita tutta governativa”.

Zaia accoglie invece con favore le nuove nome su quarantene e tamponi. “Sono soddisfatto di questa parte, adesso vedremo quali effetti ci saranno sulla macchina dei tamponi”. Potrebbero insomma necessari eventuali altri “aggiustamenti”. Il punto è che “non ce la facciamo più con i tamponi, è indecoroso vedere un bambino in coda quattro ore perché ha un compagno positivo“, sottolinea. Sullo screening “oggi siamo in un contesto di guerra. I colleghi ieri hanno confermato questo punto di non ritorno. Oggi dobbiamo concentrarci sui sintomatici“. “Va quantomeno chiarito”, invece, il fatto che gli studenti, “minorenni”, possono entrare a scuola senza Green Pass ma non usare i mezzi pubblici.

BOOM DI CASI INFANTILI: 18.300 CONTAGI IN UN MESE

Solo nel mese di dicembre sono 18.300 nuovi casi di Covid in età evolutiva (0-14 anni) in Veneto, circa il 20% del totale. “Un numero strepitoso, una impennata mai vista“, spiega Liviana Da Dalt, direttrice del pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Padova. Ospite oggi del punto stampa del governatore Luca Zaia, la pediatra ha chiarito che dei circa 75.000 bambini veneti infetti dall’inizio della pandemia, 25.000-26.000 si sono contagiati negli ultimi due mesi.

Negli ospedali, “ci stiamo avvicinando ai 300 ricoveri, 13 bambini hanno avuto bisogno della terapia intensiva e nell’ultima settimana abbiamo avuto anche un decesso“, una bambina. Negli ospedali ci sono bambini “molto piccoli” e quelli con malattie croniche, ma il 70% dei bambini che arrivano in ospedale “sono bambini sani, che non hanno altre patologie oltre al Covid“, sottolinea Da Dalt. Tra le complicanze la dottoressa cita la sindrome infiammatoria multi-sistemica, “che colpisce un bambino su mille ” alcune settimane dopo il Covid. Sono tre i ricoveri in Veneto per questa malattia: “ma ce ne aspettiamo altri in conseguenza del picco”.

La fascia di età 5-11 anni è oggi quella più rappresentata tra i positivi, con circa il 50% di tutti i casi pediatrici. “È bassa ma non è nulla la necessità di ricovero, come non sono nulli in terapia intensiva e non sono nulli i decessi“, precisa Da Dalt. Per quanto riguarda la vaccinazione, le dosi fatte in Veneto nella fascia 5-11 anni sono circa 27.000, il 9,2% del totale. Le prenotazioni già effettuate porteranno però la copertura fino al 17,5%.

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