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Milano, a Sant’Ambrogio l’arcivescovo Delpini parlerà di “fierezza”

L’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, in visita all’Istituto dei Ciechi di via Vivaio
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MILANO – Sarà la “fierezza” uno dei temi del discorso di Sant’Ambrogio dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Lo ha anticipato durante la sua visita di stamane all’Istituto dei Ciechi di via Vivaio a Milano. Una fierezza del fare, tipica di Milano, che è “una cosa bella”, specie in questo momento in cui si cerca con tutte le forze di uscire dalle difficoltà della pandemia, prosegue: “La fierezza di chi sa e ha le risorse– dice- la capacità e la voglia di affrontare i problemi e risolvere le situazioni”.

Dopodichè, ammonisce, non bisogna trascurarne l’altro lato della medaglia. È il fare frenetico che diventa “correre, produrre, continuare a costruire” senza sapere “dove si va”, quale sia “la ragione” per cui si corre. Allora l’augurio del monsignore, anche in vista di Natale, è di recuperare “speranza” e “sapienza” come virtù che guidino il fare, appunto, di Milano, della sua amministrazione e dei suoi cittadini.

“La sapienza” in particolare “è iscritta nella tradizione di Milano” e rappresenta “il saper distinguere la cosa buona dalla cosa cattiva”, dice ricordando cosa scrisse ai milanesi il vescovo San Carlo Borromeo alla fine della peste del ‘500: “Non lasciate che questa tragedia passi senza insegnarvi qualcosa- è la parafrasi di Delpini-. Milano diventa più saggia! Milano! Impara a distinguere ciò che è importante da ciò che è secondario”.

DELPINI BENEDICE NUOVO CENTRO ALL’ISTITUTO DEI CIECHI

Aria di festa all’istituto dei ciechi di Milano dove oggi l’arcivescovo Mario Delpini ha inaugurato il nuovo centro diurno per persone cieche e con disabilità complesse. “Un servizio molto particolare- ha spiegato il presidente Rodolfo Masto al margine della benedizione da parte di Delpini- che richiede il ripensamento di tutti i percorsi rispetto a quelli destinati ai ciechi che ormai sono consolidati”. Il centro accoglie 24 ospiti che vanno ad aggiungersi ai 450 studenti ipovedenti o ciechi seguiti dall’istituto e ai 25 ospiti dell’Rsa.

Come spiega Masto, la scuola di via Vivaio è diventata “un riferimento europeo per la progettazione e la distribuzione di materiale didattico per ciechi”, dai laboratori di produzione del materiale tiflodidattico alla scuola media, dai percorsi museali (in fase di allestimento) alla Rsa Casa Famiglia, tutti spazi visitati dall’arcivescovo, il quale si è dedicato ad un approfondito sopralluogo, guidato da Masto e dal direttore scientifico Franco Lisi. Con loro anche l’assessore al Welfare di Milano Lamberto Bertolè e l’assessora regionale alla disabilità Alessandra Locatelli. Un incontro senz’altro inedito dal momento che per la prima volta è stato l’arcivescovo a recarsi all’istituto e non viceversa, come di consueto sotto Natale.

“Si rinnova” così “un’antica tradizione e una vicinanza tra l’istituto e la diocesi di Milano” che trae origine dalla fondazione dell’istituto stesso, quando l’arcivescovo Gaisruck, nel 1841, ne benedisse l’avviò delle attività. Questa visita che avviene come osserva il presidente dell’istituto “all’indomani di un’emergenza sanitaria che ci ha toccato tutti”, ha “un significato religioso e augurale importante”. Tutte le attività sono, infatti, riprese, aggiunge il presidente: “Anche se ci vuole ancora prudenza”, precisa, “sono attività delle quali si ha davvero molto bisogno perché le persone con disabilità” e in particolare cieche, in mancanza di contatto e aggregazione, “sono quelle che hanno sofferto di più durante la pandemia”. Altra novità della giornata, infine, il ritorno alla vita dell’organo di sala Barozzi, uno dei più grandi e antichi della città, che riprende a suonare dopo un restauro durato dieci anni.

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