Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Scontro in maggioranza per la patrimoniale, LeU contro il “veto ideologico” di Pd e M5s

La proposta di LeU e alcuni deputati dem scatena la levata di scudi della maggioranza. Orfini (Pd): "Una norma giusta ed equa non può essere tabù"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Continua lo scontro nella maggioranza per la proposta dei deputati di Liberi e Uguali, sostenuti da alcuni membri del Partito Democratico, di inserire in finanziaria una sorta di tassa patrimoniale. L’emendamento alla legge di bilancio, infatti, prevede un contributo dello 0,02% per i patrimoni immobiliari superiori ai 500mila euro. Un “contributo di solidarietà” per finanziari i ristori “senza gravare su lavoratori e imprese” e “combattere le disuguaglianze dilaganti”, dicono i sostenitori della proposta destinata però a scontrarsi sul muro eretto da Pd e M5s, che di nuove tasse non ne voglionosentir parlare.

LEGGI ANCHE: Salvini: “Patrimoniale? Da arresto immediato”. Fratoianni: “Lasciamolo ai mafiosi che fanno selfie con i politici”

Alla netta chiusura da parte del governo, replica oggi il dem Matteo Orfini: “Dal governo dicono che la patrimoniale non si farà perché non è nel programma del Pd né in quello del governo. Peccato non lo siano tre quarti delle cose che stiamo (giustamente) facendo per fronteggiare l’emergenza. Una norma giusta ed equa non può essere un tabù“.

“Non è accettabile il veto ideologico a una tassazione sui grandi patrimoni”, aggiunge il deputato di Liberi e Uguali Luca Pastorino. “L’incremento del prelievo su chi possiede grandi ricchezze non è uno scandalo, né può provocare reazioni di ‘lesa maestà’, ancora di più nelle forze di centrosinistra”.

Per questo motivo, Pastorino chiede alle forze di maggioranza di aprire un dialogo per trovare un accordo su questo tema: “L’emendamento alla Legge di Bilancio per introdurre un’imposta sui grandi patrimoni non è un dogma inscalfibile. Il contenuto dell’emendamento è modificabile. Dunque, se il problema è rappresentato dalla soglia minima di 500mila euro, prevista dal testo depositato alla Camera, si può dialogare e arrivare a una soluzione capace di mettere d’accordo tutti. Il tema della patrimoniale non deve essere affrontato con pregiudizi da nessuna delle parti in causa“.

Ma dal Partito Democratico non arrivano segnali di apertura. Le parole di Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle finanze, non lasciano spazio a dubbi: “Sul tappeto non c’è una proposta del Pd e di Leu. C’è un emendamento presentato da alcuni deputati del Pd e di Leu. Vorrei ricordare che l’ipotesi di una imposta patrimoniale progressiva non è nel programma di governo, non è nelle proposte del Partito democratico. Naturalmente è assolutamente legittimo che alcuni parlamentari possano presentare emendamenti e fare proposte. Noi non cambiamo posizione rispetto a quello che sta scritto nel programma di governo”.

La netta chiusura è confermata anche dal Movimento 5 Stelle. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, infatti chiarisce: “Abbiamo già visto questo film della patrimoniale: durante la crisi tra il 2007 e il 2008 a qualcuno venne in mente di aumentare le tasse per risolvere la crisi. Abbiamo scoperto sulla pelle di tanti italiani e di tante imprese italiane che andava fatto esattamente il contrario. Chiunque pensa che si possa uscire da questa emergenza provocata dalla pandemia aumentando le tasse ci troverà dall’altra parte“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»