martedì 14 Aprile 2026

Arruolamento nell’esercito, il racconto di Alessio: “Sognavo la fanteria”

La storia di un militare di 45 anni che in un'intervista con l'agenzia Dire ricorda il sogno e la motivazione che l'hanno portato a indossare l'uniforme

ROMA – “Sono cresciuto in mezzo alle divise, con due fratelli maggiori già arruolati e ho sempre sentito un grande spinta verso le istituzioni. Tutto il mio percorso di studi e formazione civile hanno avuto come obbiettivo quello di diventare un militare e servire in armi la nazione”.

E’ la storia di un militare di 45 anni, Alessio con un nome di fantasia, che in un’intervista con l’agenzia Dire ricorda il sogno e la motivazione che l’hanno portato ad arruolarsi nell’esercito. Il suo è un messaggio per i giovani che pensano a questo tipo di percorso: nessun altro lavoro richiede “l’estremo sacrificio”, sottolinea il militare, l’uniforme sì.

“Ho sempre sognato di fare il fante perché la fanteria è la regina delle “battaglie” prosegue il racconto: “Stare in prima linea, essere protagonista del mio lavoro e non un semplice spettatore”.

Così a 21 anni, dopo aver preso il diploma di scuola superiore, Alessio affronta la selezione per la Scuola sottufficiali dell’esercito. “La selezione è stata dura, ma la grande motivazione e la voglia di raggiungere il mio sogno hanno vinto sulla paura di fallire”, sottolinea.

“Test di cultura generale, test psico-attitudinali, visite mediche e soprattutto le prove fisiche sono stati gli scogli da superare. Il percorso di formazione è stato lungo e ha visto alternarsi per anni, preparazione fisica, corsi di formazione di vario genere (paracadutismo, pattugliatore scelto ecc ecc), formazione etico-militare nonché studi universitari”.

Sono certamente le esperienze nei teatri operativi quelle di maggior impatto, formativo-professionale ma anche umano. Su tutte l’Iraq.

“Antica Babilonia ha rappresentato uno spartiacque anche e soprattutto dal punto di vista dell’impiego” racconta il militare.

“Inoltre la scomparsa di un collega ha rappresentato un grande dolore ma anche la consapevolezza che il giuramento prestato, oltre che un atto formale, ha un valore inestimabile e realistico e che rende unico il nostro lavoro troppe volte sottostimato dai più”.

Non è un lavoro come un altro: questo Alessio si sente di dire ai giovani. “Servire la patria ha bisogno di grande motivazione, è un’esperienza unica nel suo genere”, nessun altro lavoro richiede “l’estremo sacrificio” in nome di qualcosa di più grande di noi e che va a favore della comunità”. Qualcosa, come ammette Alessio, “ti riempie di orgoglio smisurato e soddisfazioni incredibili”.

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