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Due padri e due figli: Zecca racconta in un libro la sua ‘famiglia inconcepibile’

libro mattia zecca
L'autore di 'Lo capisce anche un bambino' (Feltrinelli): "È la storia di una famiglia come tante altre, ma che scopre di essere invisibile di fronte alle istituzioni"
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NAPOLI – “Questo libro racconta la storia di una famiglia come tante altre, quindi unica come lo sono tutte le famiglie. Questa famiglia, che io definisco trasparente, perché si confonde con le altre, nelle relazioni con le altre famiglie, nel mondo in cui vive, è però anche una famiglia che scopre di essere invisibile di fronte alle istituzioni del Paese, che non la riconoscono per quello che effettivamente è: una famiglia”. L’autore Mattia Zecca racconta alla Dire il messaggio di ‘Lo capisce anche un bambino. Storia di una famiglia inconcepibile’, edito da Feltrinelli e presentato, insieme all’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli Luca Trapanese, nella libreria Io Ci Sto.

La famiglia di Mattia è composta da quattro persone: con lui ci sono Nicola, suo compagno da tredici anni, Lorenzo e Martino, due bambini di cinque e due anni, che condividono la stessa cameretta. ‘Lo capisce anche un bambino’ è la storia vera di una famiglia con due bambini che hanno due genitori, ma l’ordinamento italiano ne riconosce solo uno. “Il mio obiettivo – racconta Zecca – è far conoscere delle realtà che non sempre si conoscono e che magari, viste da lontano, possono fare paura perché sembrano diverse da un modello a cui siamo più abituati, ma che, viste da vicino, ci appaiono molto più simili di quanto pensiamo. Volevo portare questo esempio di storia anche come un’occasione per portare alla luce quello che esiste e che si confonde nel mondo che viviamo, ma che non viene riconosciuto formalmente dalla nostra normativa”.


Parlando con la Dire, Zecca affronta anche il tema della mancata approvazione del Ddl Zan: “È stato un momento molto triste – spiega – e un’occasione sprecata per il legislatore, per il Parlamento che dovrebbe rappresentarci, di dare un abbraccio in favore di categorie che socialmente sono più vulnerabili perché spesso oggetto di discriminazione, di mancato riconoscimento o, peggio, di violenza. Il fatto che il Parlamento non abbia saputo abbracciare queste realtà e includerle in un senso di collettività più ampia è sicuramente un’occasione sprecata, che rallenta soltanto un processo che però, grazie anche alle nuove generazioni, per fortuna va avanti verso un nuovo riconoscimento di tutte le diversità che compongono la nostra società e la rendono ancora più preziosa”.

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