Cile, Antileo (Mapuche): “Costruiamo una democrazia plurinazionale”

I nativi- che in Cile rappresentano circa il 13 per cento della popolazione- vogliono partecipare alla stesura della nuova Costituzione
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ROMA – Il cammino per una democrazia “plurinazionale, plurilingue e interculturale” passa per il riconoscimento del ruolo del popolo mapuche nel processo di stesura della nuova Costituzione del Cile. Parola di Elisa Logkon Antileo, nativa, attivista e docente universitaria, esponente della Red por los derechos educativos y linguisticos. L’agenzia Dire la raggiunge al telefono, a Santiago, mentre in Senato si dibattono possibilità e modalità sulla rappresentanza della comunità alla “convenzione costituzionale” che dovrà redigere la nuova Carta fondamentale.

Domenica, infatti, quasi l’80 per cento degli elettori cileni ha deciso tramite referendum di modificare la Costituzione pubblicata nel 1980, nel pieno del ventennale regime del generale Augusto Pinochet. L’organismo scelto dai cittadini per occuparsi della stesura del documento è una convenzione composta per intero da membri eletti ad hoc.

“Siamo molto contenti che i cileni abbiano detto addio al testo di Pinochet” premette Antileo. L’attivista, che da anni lotta per il riconoscimento del diritto alla cultura e all’insegnamento della lingua mapuche, evidenzia però che la strada da percorrere è ancora lunga. “Mi sembra ingiusto che i popoli originari debbano ancora combattere per aver garantita la rappresentanza” dice, convinta che “tante comunità native del mondo hanno fatto enormi passi avanti in questo senso”.

“25 RAPPRESENTANTI PER LE 10 COMUNITÀ”

La proposta sostenuta dalla rete dei popoli originari e più in generale da tutta la sinistra cilena, dice Antileo, è quella di “25 rappresentanti per le dieci comunità di popoli originari del Paese, che si andrebbero ad aggiungere ai 155 previsti dalla convenzione”.

Secondo l’attivista, “i nativi rappresentano circa il 13 per cento della popolazione cilena e si tratta quindi di una scelta motivata da un principio di proporzione demografica”. A oggi le persone che si definiscono appartenenti a un popolo originario in Cile sono poco più di due milioni, su una popolazione totale di circa 18 milioni. Oltre un milione e 700.000 nativi sono mapuche. In virtù di questi numeri, aggiunge Antileo, “14 seggi su 24 andrebbero a membri della nostra comunità”.

La proposta però è ferma al Senato. “La destra del presidente Sebastiano Pinera fa fronte comune sul tema – denuncia l’attivista – rallentando il processo e avanzando dubbi sul principio di proporzionalità e le modalità di decisione su chi dovrebbe poi rappresentarci”. I candidati a un posto alla convenzione dovranno essere presentati entro gennaio. Secondo la docente, però, la questione è molto più profonda e delicata di numeri e regolamenti: in gioco c’è la partecipazione dei popoli originari alla vita politica del Paese.

“Il Cile è ufficialmente tornato alla democrazia nel 1989, noi no” denuncia Antileo. “Tutti i governi che si sono succeduti da quella data non hanno ascoltato la nostra voce, portando avanti un disegno razzista che nega i nostri diritti fondamentali, compresi quelli alla terra e al riconoscimento della cultura”. L’attivista è convinta che la prospettiva è sempre stata quella di “costruire una nazione monoculturale e monolingue”. La protesta dell’ultimo anno, culminata poi nel referendum, avrebbe però aperto gli occhi al popolo cileno.

“La nostra bandiera sventolava per le strade, dove siamo scesi tutti insieme” dice Antileo. “La gente ha capito che la nostra lotta è giusta, come quella di tutte quelle parti della società cilena che vedono i loro diritti negati”. Pochi istanti prima del collegamento con la docente, scosse di terremoto hanno colpito diverse zone del Cile. “La terra del nostro Paese è in fermento – commenta l’attivista – come la sua società”.

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30 Ottobre 2020
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