Digitale, I-Com: “L’Italia 14esima in Ue per sviluppo di infrastrutture, ma la domanda è bassa”

"Ottime performance sulla robotica ma poche imprese utilizzano i Big Data"
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ROMA –  Nel 2020 l’Italia si e’ posizionata al 22° posto dell’I-Com Broadband Index, l’indice elaborato dall’Istituto per la Competitivita’ (I-Com) che misura lo sviluppo della banda ultra larga nei mercati nazionali ed europei, con un focus particolare sul piano della domanda, e quindi il grado di digitalizzazione degli italiani, e dell’offerta, ovvero il livello di sviluppo delle infrastrutture tlc. Una posizione, quella del nostro Paese, stabile in confronto all’anno precedente, ma in calo rispetto al 2018, quando l’Italia era 21° in Europa. A determinare lo stallo italiano è soprattutto la domanda digitale, che cresce a un ritmo ancora troppo lento rispetto ai principali Paesi del Vecchio continente. Soprattutto in due settori: a fronte di una media europea del 63%, solo il 38% degli italiani utilizza i servizi di e-commerce mentre una percentuale ancora piu’ bassa, il 22%, ha sottoscritto nell’anno in corso abbonamenti con una velocità di connessione superiore a 100 Megabit per secondo (Mbps). In generale, se si guarda al resto del continente, è il Nord Europa a registrare i risultati migliori secondo l’indice I-Com. A fare la parte del leone è la Svezia, che guida la classifica per il terzo anno consecutivo. Seguono Lussemburgo e Danimarca a pari merito con un punteggio di 97,3, grazie alla copertura totale del 4G e quella della banda larga nelle aree rurali, che ha raggiunto il 96%. Come pure la copertura della rete NGA, che in entrambi i Paesi supera il 95%. La Spagna si posiziona al quarto posto, la Germania al sedicesimo e la Francia al ventesimo.

IL RAPPORTO ‘TUTTE LE STRADE PORTANO AL DIGITALE’

I risultati dell’indice sono contenuti nel rapporto dal titolo ‘Tutte le strade portano al digitale. Regole e investimenti per la ripresa economica in Italia e in Europa’ condotto dall’Istituto per la Competitivita’ (I-Com) nell’ambito dell’Osservatorio sulle reti e i servizi di nuova generazione. Lo studio, curato dal presidente dell’istituto Stefano da Empoli e dal direttore dell’area Digitale Silvia Compagnucci, è stato presentato oggi a Roma nel corso di un webinar a cui hanno preso parte oltre trenta relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese. L’Osservatorio I-Com sulle reti e i servizi di nuova generazione è stato promosso in collaborazione con Eolo, Google, Iliad e Open Fiber.

I RISULTATI DELLO STUDIO

Dallo studio emerge come, in fatto di digitalizzazione, gli italiani abbiano fatto piccoli, anzi piccolissimi passi in avanti. Non è un caso che dal 2019 al 2020 il nostro punteggio sotto il profilo della domanda sia cresciuto di soli 0,5 punti percentuali, con la conseguenza di andare a confermare il 23° posto dello scorso anno. Da questo punto di vista, fanno peggio di noi in Europa solo Cipro, Croazia, Grecia e Bulgaria. D’altro canto ci sono Paesi che, invece, continuano a scalare posizioni in graduatoria. Tra tutti, la Spagna che, dopo il balzo in avanti del 2019, ha continuato a crescere quest’anno di oltre 9 punti, passando dal 9° al 7° posto, e l’Ungheria, che ha raggiunto la 10° posizione.

Al contrario, le cose vanno meglio dal lato dell’offerta, e quindi dal punto di vista del livello di sviluppo delle infrastrutture. Dopo la perdita di due posizioni nel 2019, quando eravamo 15° in classifica, quest’anno è stato registrato un timido segnale di ripresa: con un punteggio di 87 su 100, abbiamo recuperato una posizione e siamo, quindi, al 14° posto. Gli analisti dell’istituto, tuttavia, sottolineano che, sebbene siano stati fatti importanti passi in avanti nella copertura delle aree rurali e nello sviluppo della rete NGA, il processo in atto è molto rapido e richiede investimenti nelle reti a ritmi sostenuti per confermare (o migliorare) i risultati raggiunti.

DA EMPOLI: “AGIRE CON DECISIONE, IL DIGITALE È IMPORTANTE DURANTE LA PANDEMIA”

 Un quadro in chiaroscuro che il presidente dell’Istituto per la Competitività Stefano da Empoli ha commentato cosi’: “Negli ultimi anni abbiamo fatto passi in avanti, spesso anche importanti, ma soprattutto su un versante: quello delle infrastrutture. Siamo invece indietro, troppo indietro, nell’utilizzo dei servizi digitali. E non riusciamo in alcun modo a ridurre il gap con gli altri Paesi. Anzi, la novità é che ci siamo lasciati staccare da gran parte dell’Est e del Sud Europa, che fino a poco tempo fa era in linea o indietro a noi. Ora occorre reagire con decisione, grazie a policy che consolidino rapidamente lo scatto in avanti determinato dalla necessità di ricorrere al digitale durante la pandemia”. Infine, lo studio contiene un indice che misura il grado di sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’Unione europea.

EUROPA E DIGITALIZZAZIONE: LA CLASSIFICA

Ancora una volta, a trainare la classifica sono i Paesi del Nord: sul primo gradino del podio la Finlandia, che ha totalizzato il massimo. Seguono a pochissima distanza Paesi Bassi e Belgio, con un punteggio di rispettivamente 94 e 89. Non a caso si tratta di realtà che hanno un discreto ecosistema di imprese che adottano tecnologie di intelligenza artificiale e una percentuale di aziende focalizzate sui Big Data che si aggira intorno al 20% ed é ben al di sopra della media europea (12%). Seguono in 7° e 11° posizione due dei principali Paesi Ue: la Francia e la Germania che, nonostante l’elevato numero di realtà che operano in questo settore, sono ancora indietro per la loro dimensione, per la mancanza di un ecosistema industriale e per il basso punteggio ottenuto sul lato della ricerca.

DIGITALE IN ITALIA: BENE ROBOTICA MA POCHI PLAYER ECOSISTEMICI E BIG DATA

E l’Italia? Dal rapporto emerge come a penalizzarci di più sia il numero relativamente esiguo di player ecosistemici e l’ammontare ridotto di imprese che utilizzano Big Data. Elementi, questi, che ci fanno posizionare a metà classifica – siamo 13° nell’Unione – con un punteggio di 60. Al contrario, ottima la performance nel campo della robotica, come pure e’ discreto il numero di imprese specializzate nell’intelligenza artificiale – circa il 17% del totale – che ha depositato domande di brevetto. Ultimi in Europa, invece, sono la Bulgaria, l’Ungheria e Cipro. Per scalare posizioni nei prossimi anni, è indispensabile secondo I-Com passare rapidamente alla fase di attuazione della Strategia nazionale, di cui proprio domani termina la consultazione, dotandola di risorse adeguate a partire dalla prossima legge di bilancio e dal piano per il Recovery Fund.

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30 Ottobre 2020
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