Recovery fund, Di Biase: “Contro il gap di genere borse di studio per le lauree scientifiche”

Schiarizza (Aidda Lazio): "Con la pandemia meno di 5mila imprese a conduzione femminile"
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ROMA – “Gli effetti della pandemia sono stati devastanti, ma come si dice ‘piove sul bagnato’. Ecco i numeri: nel periodo post lockdown, aprile-giugno, c’è stato un calo di iscrizione delle imprese femminili del 42% rispetto al 2019. Abbiamo avuto 5mila imprese in meno a conduzione femminile, rispetto all’anno precedente. L’Italia e’ al diciottesimo posto per ‘gap retributivo’ e il sistema di welfare ci impedisce di essere valorizzate”. E’ l’istantanea in numeri di Patrizia Schiarizza, consigliera AIDDA (Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda) Lazio, da cui e’ partito l’incontro di questa sera tra le imprenditrici e la Regione Lazio sugli effetti della crisi. Formazione, bandi, snellimento della burocrazia e materie Stemm sono le azioni vincenti secondo le donne d’azienda sul campo. Il confronto si e’ svolto su piattaforma Zoom ed e’ stato moderato da Nicoletta Di Placido, giornalista dell’agenzia di stampa Dire, media partner dell’evento: l’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (AIDDA) e la consigliera del Partito democratico alla Regione Lazio, Michela Di Biase, hanno avuto uno scambio di opinioni sul Recovery fund e il divario tra uomini e donne.

“In un momento cosi’ difficile poter parlare di recovery fund e’ per noi importante. Molti rami della nostra imprenditoria hanno grandi difficolta’. Siamo imprenditrici, professioniste e noi crediamo che ci sia un modo per superare questo momento terribile”, ha detto Diana Theodoli, presidente dell’associazione del Lazio che aprendo l’incontro, “il primo di una lunga serie”, ha anticipato le esperienze che saranno riportate nel corso dell’incontro.

“Questa sera daremo dei flash di esperienze dagli ambiti maggiormente colpiti: alberghiero, convegni, corsi di lingua per stranieri, trasporti e cultura“. Come ripartire e da dove? “Negli ultimi anni la marcia per i diritti delle donne ha assunto i connotati piu’ di una marcia sul posto che in avanti. Penso al linguaggio: sembra ci sia stata una rimozione del genere femminile”, ha denunciato Di Biase, che ha voluto ampliare il discorso ai giovani, alla formazione e alle lauree Stem, oltre al difficile accesso delle giovani nel mondo del lavoro. “Dall’Europa possiamo provare ad affrontare questa crisi- ha detto la consigliera- Ho condiviso la battaglia di Alexandra Geese per destinare la meta’ di quei fondi alle politiche di genere”. Di Biase ha quindi messo l’accento sulle cosiddette “infrastrutture ‘immateriali‘ come educazione e formazione, servizi alla persona e contrasto alla poverta‘”.

LE PROPOSTE PER COLMARE IL GAP DI GENERE

Ed ecco alcune proposte concrete per colmare divari che colpiscono le giovani generazioni di donne: “Borse di studio per le lauree Stem, meccanismi di premialita’ per le meritevoli, tirocini dove c’e’ bisogno. La domanda del lavoro e della formazione devono coincidere. Ricordiamoci- ha ricordato Di Biase- che il volto della poverta’ – come da relazione della Caritas – e’ una donna di 40 anni con 2 figli, e quindi ben vengano proposte dalle esperienze delle imprenditrici”. Non e’ mancato l’impegno sulle “infrastrutture viarie” ricordato dalla consigliera, “fondamentali” per le attivita’ produttive del territorio laziale.

La voce dalla trincea e’ quella delle imprenditrici, insieme ai loro dipendenti e lavoratori, che piu’ che assistenza, chiedono lavoro e welfare e investimenti sulla formazione, gia’ con le bambine. Ilaria Pampanelli sul luogo di lavoro e’ andata sempre, anche in pieno lockdown per essere vicina ai “dipendenti nelle centrali operative”. Azienda del settore trasporti, di donne al 100%, con 94 anni di storia “ha perso un terzo del fatturato con la scomparsa delle prenotazioni turistiche- ha raccontato- E piu’ che assistenza serve lavorare”. Ha ripercorso anche la sua storia personale, ricordando le difficolta’ vissute per “avere il rispetto degli uomini, e’ difficile” ha puntualizzato. “Snellire la burocrazia, prolungare orario dei nidi per aiutare le mamme lavoratrici“, e’ l’appello lanciato da Matilde Salvo Bocca, in rappersentanza del settore alberghiero, ricordando che “in bilico ci sono 500mila posti di lavoro e che 5mila alberghi non riapriranno. Il turismo- ha rimarcato- non riprendera’ con la diminuzione dei casi di Covid, ha altri tempi. Il recovery fund e’ importante, ma i pagamenti andrebbero dilazionati piu’ in la‘”. “Un fatturato di 800mila euro circa, 1.850 imprese di turismo culturale, ma sono 8 mesi che non abbiamo studenti”, ha spiegato Pina Foti che ha scuola e corsi di lingua di italiano per gli stranieri, che nel recovery fund vede una possibilita’ di “colmare il gap salariale” e sulle materie Stem chiede che entrino “gia’ dalle elementari”.

Una riflessione amara quella di Beatrice Rebecchini, titolare di una societa’ di congressi soprattutto di area medico-sanitaria: “Ho avuto zero aiuti e tanta burocrazia, con un fatturato che e’ il 20% dello scorso anno”. Ed ecco quindi la sua proposta: “Perche’ non riapriamo i congressi? Perche’ i ristoranti si’, e noi no?” ha detto, chiedendo alla Regione di avere “maggiore informazione sui bandi per fondi, pubblicizzarci all’estero e partecipazione gratuita alle fiere”.

A parlare di teatro e spettacolo dal vivo e’ stata Laura Di Filippo, con “quattro compagnie teatrali e titolare del Parioli a Roma”, che ha sottolineato come il “danno della pandemia non sara’ solo nell’immediato”, tenendo conto della differenza tra teatro pubblico con sovvenzioni statali e i privati “che non possono fare beneficenza con i pochi aiuti pubblici che hanno”, ricordando che a differenza di cinema e fiction “le compagnie teatrali sono itineranti” e riguardo ai protocolli Covid “le differenze tra Regioni rappresentano costi spaventosi e criticita’. Non siamo stati tutelati, tenuto conto che attori e maestranze lavorano poche giornate all’anno e a partita Iva. Una legge per lo spettacolo sarebbe opportuna” ha detto l’imprenditrice. In conclusione del confronto la consigliera Di Biase si e’ detta disponibile a proporre “futuri incontri” per dialogare ancora di piu’ sui punti cruciali esaminati, rendendosi disponibile in prima persona, ricordando “l’importanza del digitale per snellire la burocrazia”. “Parte il Lazio- ha concluso la presidente di AIDDA– e il discorso potra’ poi ampliarsi alle varie delegazioni di tutta Italia”.

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30 Ottobre 2020
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