Signori e signore si chiude l’Italia, dal 9 novembre o prima?

L'editoriale del direttore Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Vero che si aspettano i nuovi dati, che la situazione viene monitorata ora per ora. Ma nei Palazzi della politica nazionale la battaglia, adesso, è su quando si chiuderà tutta Italia di nuovo. Da una parte c’è chi, capo del Governo in testa, vuole aspettare di vedere gli effetti del suo ultimo decreto, appunto tra una decina di giorni; altri, cioè gli scienziati, che spingono per una stretta subito. Comunque la decisione è presa, si arriverà di nuovo ad una chiusura generalizzata lasciando ‘aperte’ solo le scuole e i luoghi di lavoro, anche se la presenza sarà molto ridotta. In questo modo, si racconta, lasciando chiusi di nuovo in casa per un mese gli italiani, a dicembre si potrebbe allentare la morsa e preparare un Natale più aperto. I negozi soffriranno, ma quando si tornerà di nuovo fuori, complice il Natale e la riconquistata libertà, lavoreranno il triplo.

Intanto a livello regionale il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, sulla scia del collega della Puglia, Michele Emiliano, ha deciso di chiudere anche le scuole materne e i nidi. Una linea dura apertamente contestata dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Sul versante del dibattito politico prosegue la scia polemica nata ieri al Senato, con la richiesta al premier Conte del capogruppo Pd, Andrea Marcucci, di arrivare presto ad una verifica di maggioranza, dai più tradotto come voglia di rimpasto come fortissimamente vuole il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Una presa di posizione che ha spaccato il Pd, costringendo il segretario Nicola Zingaretti a sconfessare il capogruppo e ad appiattarsi totalmente in difesa del presidente del Consiglio. Ma in tanti, dentro i Dem, sono stanchi del Giuseppe Conte attendista, che non decide e rimanda sempre. Il premier non se ne cura, a lui non interessano i ‘giochetti’ politici in un momento in cui si sta lottando per la vita o la morte. Ma in passato, anche di fronte a una situazione di emergenza grave, la voglia di affidarsi a qualcuno che ne sa di più, che sa difendere il Paese in maniera più efficace, ha portato a scelte politiche non previste. E per qualcuno è proprio Renzi che sta decidendo quando staccare la spina, magari sarà l’amaro regalo di Natale.

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