Di Maio litiga ancora, elezioni di nuovo vicine se non spunta il Conte del Grillo

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Solo 24 ore. Tanto è durata la tregua nella maggioranza di Governo. Ieri il vertice con tutti d’accordo sulla manovra, oggi Di Maio che spara a zero contro i fondi a Radio Radicale. E così il nuovo summit previsto nel pomeriggio per chiudere definitivamente sul testo da mandare in Parlamento già si preannuncia di fuoco. E nei Palazzi della politica, a livello trasversale, si riaffacciano le elezioni anticipate a primavera

Si approva la manovra, si vota in Emilia-Romagna e Calabria e poi si chiameranno gli italiani a decidere sul nuovo Parlamento. Questi i ragionamenti che si fanno. Tutti, anche dentro il M5S, vedono proprio nel Movimento l’anello molle della già debole catena che tiene su il Conte 2. La chiusura del Capo politico a future alleanze col Pd ha suscitato rabbia nei Dem: «Perché- questo il ragionamento in sintesi- dobbiamo continuare a stare con chi, condannandosi alla sparizione, non vuole più allearsi? Con Di Maio non hanno più una linea politica, si stanno pure sbranando tra di loro… così rischiamo di bruciarci anche noi». 

Anche Beppe Grillo sta zitto, mentre, sperano dalle sue parti, potrebbe riaprire i giochi indicando Conte come figura istituzionale di riferimento, l’unico in grado di fare accordi politici in questa fase. Se così non sarà, a mali estremi estremi rimedi: meglio andare a votare col vecchio sistema elettorale, e per mille parlamentari, e non continuare a favorire Salvini che continua a crescere nei consensi. Fatti i conti, con l’attuale sistema elettorale, alla fine le forze politiche avrebbero comunque più parlamentari di quelli che prenderebbero dopo il ‘taglio’.

Col 14-15 per cento, nel proporzionale, il Movimento ne otterrebbe in tutto un centinaio; 25 Matteo Renzi, con Italia Viva poco sopra al 4%. Di questo si parla dietro le quinte e non solo. Il leader della Lega, che vuole il voto prima possibile, sta cercando di spaccare la maggioranza conquistando senatori ‘grillini’. Si parla di numerose trattative in corso. In caso di successo il Governo Conte non avrebbe più la maggioranza e, come tutti sanno, questa volta il Capo dello Stato manderebbe al voto.

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