Fisco, San Marino ora crea il suo scudo fiscale

SAN MARINO - Dopo averlo subìto per anni dai
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SAN MARINO – Dopo averlo subìto per anni dai cugini italiani, ora lo scudo fiscale viene copiato e proposto dal governo sammarinese ai suoi contribuenti. Obiettivo dichiarato è quello di riportare a casa – e nelle banche del Titano- risorse e liquidità. “Non è una manovra per favorire i furbetti ma una sfida inedita per il Paese“: da Palazzo Pubblico, il segretario di Stato per le Finanze, Simone Celli, ieri ha presentato così alla stampa il decreto delegato che inaugura la prima voluntary disclosure sammarinese.

“È un provvedimento- sottolinea- che va nell’interesse della comunità e del sistema bancario e finanziario”, grazie alla possibilità di offrire “un’ulteriore iniezione di risorse”. L’intervento era atteso sulla base delega prevista dall’assestamento di bilancio dello scorso agosto ed è oggi diventato legge con il decreto delegato dal titolo “Disposizioni per favorire il rientro di patrimoni e l’emersione di beni detenuti all’estero”.

Simone Celli

Celli affida questo strumento ai soggetti vigilati, ovvero agli istituti di credito: “Riteniamo debba essere usato per favorire il rientro di patrimoni e beni che sono detenuti all’estero da persone fisiche e giuridiche residenti a San Marino”. La scelta appare quasi obbligata per chi ad oggi non ha ancora dichiarato capitali, immobili, opere d’arte o aeromobili conservati oltre confine, anche perchè, agli obblighi di dichiarazione previsti dalla legge tributaria, si è recentemente aggiunto lo scambio automatico di informazione, vigente a San Marino dallo scorso primo settembre.

“Con lo scambio automatico di informazioni bancarie- chiarisce Celli- ci saranno le condizioni per andare ad intercettare eventuali beni e patrimoni detenuti all’estero, l’opera di verifica e accertamento sarà possibile eseguirla con maggiore efficacia”. E se da un lato si prevede l’inasprimento delle sanzioni per chi non aderisce allo scudo, dall’altro “vengono introdotti meccanismi- chiarisce il segretario di Stato- che consentono di regolarizzare le posizioni”.

Quanto costa in definitiva mettersi in regola? “La regolarizzazione– illustra Celli- avviene per il 17% dell’importo rispetto ai redditi non dichiarati e per il 2 % del valore dei beni non dichiarati”. Nessuna stima al momento viene comunicata sul possibile “rientro” di capitali: “Siamo di fronte a beni, patrimoni e redditi che non sono mai stati dichiarati, quindi occultati- motiva Celli- non abbiamo la percezione dell’impatto della manovra”. Ma il governo sammarinese crede molto nella sua buona riuscita: “Potrebbe rappresentare un momento di svolta ulteriore- confida infine il responsabile alle Finanze- non solo per il ritorno alla normalità, ma per la crescita di un settore che ha passato momenti complessi”.

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