venerdì 14 Agosto 2026

Netanyahu: “Non accetteremo mai uno Stato palestinese, e l’esercito resterà a Gaza anche dopo la pace”

Hamas intanto giudica il "piano Trump totalmente piegato sulle condizioni di Israele"

ROMA – Il “piano Trump” per la pace a Gaza è un piano inclinato. Pende tutto verso Israele, accusa Hamas. Ed è una percezione condivisa da tutti, anche dallo stesso Netanyahu che orgogliosamente in un video pubblicato sul suo canale Telegram ribadisce che le IDF “resteranno nella maggior parte del territorio” della Striscia, e che Israele “assolutamente non” ha accettato uno Stato palestinese: “Invece di essere isolati da Hamas, abbiamo ribaltato la situazione e isolato Hamas. Ora il mondo intero, compresi il mondo arabo e musulmano, sta facendo pressione su Hamas affinché accetti le condizioni che abbiamo posto insieme al presidente Trump: rilasciare tutti i nostri rapiti, vivi e morti, mentre le IDF rimangono nella maggior parte del territorio”.

Lo Stato palestinese? “Non lo accettiamo assolutamente, e non è nemmeno scritto nell’accordo. Siamo fermamente contrari a uno Stato palestinese. Anche il Presidente Trump lo ha detto; ha detto di comprendere la nostra posizione. Ha anche dichiarato all’Onu che una simile mossa rappresenterebbe un’enorme ricompensa per il terrorismo e un pericolo per lo Stato di Israele. E ovviamente, non la accetteremo”.

Il ministro delle finanze israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha definito il piano un “clamoroso fallimento diplomatico”: “Secondo me, finirà anche in lacrime. I nostri figli saranno costretti a combattere di nuovo a Gaza “, ha detto.

Intanto una fonte vicina ad Hamas ha dichiarato alla Reuters che il piano viene considerato “completamente sbilanciato a favore di Israele” e impone “condizioni impossibili”: “Ciò che Trump ha proposto è la piena adozione di tutte le condizioni israeliane, che non garantiscono al popolo palestinese o ai residenti della Striscia di Gaza alcun diritto legittimo”.

Un’altra fonte di Hamas dell’AFP ha affermato che “potrebbero volerci diversi giorni” per esaminare la proposta.

NULLA A PRETENDERE

Il Guardian sottolinea che in una parte poco nota del piano di pace l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) sarà considerata riformata e idonea a gestire la “Nuova Gaza” solo a condizione che abbandoni ogni coinvolgimento nelle cause legali intentate contro gli Stati Uniti o Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e la Corte Penale Internazionale (CPI).

E’ una condizione menzionata implicitamente quando il documento afferma che l’Autorità Nazionale Palestinese potrà subentrare ai tecnocrati nell’amministrazione di Gaza solo quando avrà “completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump nel 2020″. Perché il piano di pace del 2020 stabiliva che l’Autorità Palestinese non avrebbe intrapreso alcuna azione e avrebbe archiviato tutte le azioni pendenti contro lo Stato di Israele, gli Stati Uniti e qualsiasi loro cittadino dinanzi alla Corte penale internazionale, alla Corte internazionale di giustizia e a tutti gli altri tribunali. E imponeva all’Autorità di non intraprendere alcuna azione contro alcun cittadino israeliano o statunitense dinnanzi all’Interpol o a qualsiasi altro sistema legale non israeliano o statunitense”

Secondo Mustafa Barghouti, segretario generale della Palestinian National Initiative, nel piano di Trump per Gaza non c’è “nulla che possa garantire la pace. Questo piano è totalmente sbilanciato a favore di Israele. Lo chiamano piano di pace, ma non c’è nulla che possa garantire la pace, perché non parla di porre fine all’occupazione. La causa principale dei problemi che abbiamo è il sistema di apartheid e di oppressione del popolo palestinese. Non c’è alcuna garanzia che, una volta che Israele avrà ripreso i suoi prigionieri, Netanyahu non riattiverà la guerra. Non esiste un piano chiaro per il ritiro israeliano da Gaza”.

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