Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Caso Vannini, 14 anni a Ciontoli e 9 ai familiari per omicidio volontario. La mamma di Marco: “La giustizia esiste”

marco_vannini_-1
La condanna è arrivata al termine del processo di appello bis. La mamma di Marco: "Volevamo fosse riconosciuto l'omicidio volontario e dopo 5 anni ci siamo riusciti"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Quattordici anni per Antonio Ciontoli e nove anni e quattro mesi per gli altri familiari imputati per la morte di Marco Vannini, il 20enne morto nel 2015 a casa della sua fidanzata Martina dopo essere stato ferito con un colpo di pistola. La sentenza è stata di condanna per il reato di omicidio volontario per tutti: oltre che per Ciontoli, per la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico 

LA MAMMA DI MARCO: “LA GIUSTIZIA ESISTE”

“È un’emozione che non riesco ad esternare. Quello che volevamo era che fosse riconosciuto l’omicidio volontario a tutta la famiglia e finalmente dopo più di 5 anni ci siamo riusciti, siamo riusciti a dimostrare quello che era palese fin dall’inizio perchè Marco è morto in quella casa e loro non l’hanno soccorso. Se lo avessero soccorso non saremmo davanti a questa telecamere”. Così Marina, la mamma di Marco ha commentato la sentenza fuori dal Tribunale. E ancora: “La giustizia esiste e non dovete mai demordere“.

Oggi Antonio Ciontoli in aula ha chiesto perdono alla famiglia di Marco. “Il perdono lo deve chiedere a se stesso per quello che ha fatto dentro quella casa, lui e la sua famiglia. Venirlo a chiedere a me dopo 5 anni e quattro me, forse per intimorire i giudici, non so quale sia la strategia. A me interessa solo che sia stato riconosciuto l’omicidio volontario per tutta la famiglia, la mia non è una sete di vendetta ma una sete di giustizia”.

Queste le parole di Ciontoli: “Chiedo perdono. Qualsiasi sia la condanna giudiziaria che riceverò io sono proiettato già oltre, conscio che quando si spegneranno i riflettori giuridici e non, rimarrà solo il dolore. Il dolore lacerante a cui ho condannato tutte le persone che amavano Marco. Resterà solo il rimorso e la consapevolezza di quanto bello Marco è stato, e di quanto ancora avrebbe potuto essere, ma per quel mio imperdonabile errore non lo sarà”. 

LA DIRETTA DELLA SENTENZA:

IL RITARDO NEI SOCCORSI

Marco Vannini morì nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 mentre si trovava nella villetta della sua fidanzata Martina a Ladispoli. Antonio Ciontoli, padre di Martina, è colui che ha esploso contro Marco il colpo di pistola che poi lo ha ucciso. Gli altri membri della famiglia sono stati condannati per concorso in omicidio volontario, non essendosi attivati per chiamare i soccorsi in modo tempestivo e salvare così la vita del giovane.

Ciontoli, sottufficiale della Marina militare distaccato ai servizi segreti, era preoccupato di avere ripercussioni sul lavoro e pensò di poter ‘risolvere’ la cosa senza soccorsi (che furono chiamati solo dopo molto tempo) e gli altri familiari seguirono il suo volere.

LE PRECEDENTI SENTENZE

Ciontoli il 18 aprile 2018 è stato condannato a 14 anni in primo grado per omicidio volontario, poi però nel primo processo d’appello si era visto ridurre la condanna a 5 anni di reclusione perchè l’accusa era stata derubricata da omicidio volontario a colposo. Poi la Cassazione il 7 febbraio 2020 ha accolto la richiesta delle parti civili e del sostituto procuratore e disposto un nuovo processo d’appello per il riconoscimento dell’omicidio volontario con dolo eventuale.

LEGGI ANCHE: FOTO | VIDEO | Caso Vannini, la madre: “Il libro ‘Mio figlio Marco’ scritto per la giustizia e per amore”

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»