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Etiopia, i ribelli del Tigray accusano l’Unione Africana: “È di parte”

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Secondo il Fronte di liberazione del popolo del Tigray, la mediazione dell'Ua nel conflitto in corso con l'Etiopia rischia di non funzionare perché l'istituzione è parziale
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ROMA – “Ingenuo” credere che la mediazione dell’Unione Africana nel conflitto in corso in Etiopia possa funzionare, vista la “parzialità” che questo avrebbe dimostrato fino ad oggi. Parola di Getachew Reda, portavoce del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf), che su Twitter ha commentato la nomina da parte dell’organismo regionale ad alto rappresentante per il Corno d’Africa dell’ex presidente della Nigeria, Olusegun Obasanjo, avvenuta tre giorni fa.

Tra le priorità di Obasanjo ci sarà infatti anche la gestione del conflitto cominciato lo scorso novembre con un’offensiva lanciata dall’esercito etiope contro il Tplf. Dopo una prima fase in cui le forze armate di Addis Abeba avevano preso il sopravvento, aiutate dalle truppe eritree e dalle milizie della comunità amhara, circa due mesi fa il Fronte tigrino ha ripreso il controllo di quasi tutta la regione. Reda ha premesso che i Tplf “non è contrario agli ideali rappresentati dall’Ua e alla nomina di Obasanjo” ma si è anche chiesto “come il popolo tigrino possa aspettarsi un intervento costruttivo da parte di un’istituzione che ha dimostrato di essere molto parziale” nel corso del conflitto.

Il riferimento di Reda è all’iniziale sostegno alle “operazioni di sicurezza” del governo etiope espresso dal presidente della commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat. Reda ha sottolineato che né quest’ultimo né l’organismo nel suo complesso hanno “mai reso noto se ancora sostengano l’operazione etiope”, oltre a non aver “mai messo in discussione il conflitto” né tantomeno “aver mai tentato di mettersi in contatto con il popolo tigrino e i suoi leader”.

Un chiaro riferimento questo, al ruolo del Tplf stesso. La guerra in corso in Tigray ha causato la fuga verso il Sudan di oltre 60mila persone. Stando alla denuncia delle Nazioni Unite e diverse ong internazionali, il conflitto rischia di provocare nella regione una crisi umanitaria e una carestia tra le più gravi degli ultimi anni.

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