Barros (M5s): “Nuovo governo metta al centro ius culturae”

"Io unico esponente di seconda generazione mi offro come mediatore"
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ROMA – “Come consigliere municipale del Movimento 5 Stelle, come vicepresidente di Nibi (l’associazione Neri italiani – Black italians) e in quanto unico esponente grillino delle seconde generazioni, mi propongo come figura di mediazione in seno al nuovo Governo 5 Stelle-Pd per discutere il disegno di legge sullo ius culturae, e concedere finalmente il diritto di cittadinanza finora negato a migliaia di giovani nati sul territorio italiano”.

Lo dichiara alla ‘Dire’ Paolo Barros, nato 30 anni fa a Roma da genitori di Capo Verde. L’intervista fa eco all’appello lanciato da Jovana Kuzman, giovane romana di origini serbe, a cui oggi il quotidiano ‘La Repubblica’ ha dedicato un articolo, denunciando la situazione di quegli “italiani col permesso di soggiorno” che soffrono la condizione di “stranieri in casa propria”.

Barros e’ consigliere del IX municipio di Roma per il M5S, tra i politici che hanno aderito alla ‘Marcia dei diritti’, un sit-it organizzato a maggio davanti il Parlamento per chiedere la legge sul diritto di cittadinanza per i figli dei migranti nati o cresciuti in Italia.

Barros ricorda quando il precedente Governo Gentiloni porto’ in aula il disegno sullo Ius soli: “I deputati 5 Stelle dissero che era una legge giusta, ma che necessitava di modifiche. Ora che esiste questa coalizione, chiediamo al nuovo governo di confrontarsi sul tema, anche per far capire a tutti i cittadini quanto sia importante accordare questo diritto, come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, che riconosce l’uguaglianza di tutti i cittadini residenti sul territorio”.

Il premier Conte, conclude Barros, “deve dare un segnale di rottura, come ha chiesto giustamente Zingaretti, rispetto alla terribile esperienza di governo precedente, che ha seminato odio e divisioni. E questo portando in aula lo ius culturae e cancellando i decreti sicurezza”.

Alle dichiarazioni di Barros fa eco Amin Nour, tra gli organizzatori della Marcia dei diritti attraverso il collettivo ‘Attivismo, Italiani di origine diversa, immigrazione, discriminazioni’, a cui hanno aderito in questi mesi decine di organizzazioni della societa’ civile.

Arrivato in Italia dalla Somalia quando aveva 4 anni, ora che ne ha 33 Nour ancora attende la cittadinanza, una pratica burocratica avviata da tempo. “Chiediamo al premier Giuseppe Conte di permettere a tutti i bambini figli di stranieri residenti in Italia di poter fare richiesta della cittadinanza prima delle medie” dichiara ancora Nour alla ‘Dire’. Questo sia perche’ “e’ importante che i giovani di origine straniera non si sentano italiani ‘di serie B'”, ma anche per “tutti quei bambini e adolescenti che sognano di intraprendere una carriera sportiva: io da bambino praticavo le arti marziali con ottimi risultati, ma non ho mai potuto partecipare a competizioni europee o internazionali perche’ ‘non ero italiano’ sulla carta. E pensiamo a quante volte questa situazione si e’ verificata”.
Amin Nour, che studia per diventare infermiere e segue la passione del cinema e della recitazione, anticipa le prossime iniziative della Marcia dei diritti, che proseguira’ “toccando le principali citta’ italiane, quindi terminera’ il proprio cammino di nuovo a Roma, davanti al Parlamento, il giorno in cui lo ius culturae sara’ approvato”.

Nel discorso con cui oggi Giuseppe Conte ha accettato di assumere nuovamente la carica di Presidente del consiglio, conclude Nour, “sono stati citati molti diritti, come quello della parita’ di genere. Sono notizie positive, ma non abbiamo sentito parlare delle seconde generazioni. Al nuovo esecutivo chiediamo di dimsotrare coerenza. In uno Stato non possono esserci bambini e giovani di ‘serie A’ e ‘serie B’: tutti devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunita’”.

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30 Agosto 2019
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