Venezia 76, “J’Accuse” di Roman Polanski conquista il Lido

Applausi scroscianti dei giornalisti durante la conferenza stampa del film in concorso alla 76esima edizione della Mostra
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VENEZIA – “È il film che deve parlare, la giuria giudicare e il pubblico, se vuole puo’ applaudire”. Cosi’ Luca Barbareschi, coproduttore e interprete del film di Roman Polanski “J’Accuse” (“An officer and a spy”), mette a tacere in conferenza stampa le polemiche nate nei giorni scorsi, relative alla selezione del film in concorso alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. È giusto dividere l’uomo dall’artista o la condotta morale di un regista puo’ o dovrebbe comportare l’esclusione delle sue opere da vetrine cinematografiche importanti come quella di Venezia? 

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A rispondere sono gli applausi scroscianti che accolgono il cast e i produttori della pellicola durante la conferenza stampa di presentazione. “Dobbiamo tenere in piedi l’arte e lasciare da parte le polemiche. Ringrazio Dio di aver potuto lavorare con Polanski e avere potuto raccontare una storia che e’ di un’attualita’ disarmante”, prosegue Barbareschi, con in capo la kippah ebraica.

La storia a cui fa riferimento e’ quella relativa a un avvenimento che sconvolse la Francia di fine ‘800: il famoso caso Dreyfus. A tessere le lodi del regista 86enne anche il protagonista della pellicola, il premio Oscar Jean Dujardin. “Polanski e’ molto esigente come regista. Per lui conta sempre la verita’ sopra ogni cosa, la verita’ di cio’ di cui racconta- ha dichiarato Dujardin in conferenza stampa- Pensa al periodo dell’anno in cui e’ ambientata la scena, a come si aprira’ la camicia il personaggio se avra’ caldo ed e’ capace di chiederti di rifare la stessa scena 40 volte. Un po’ ti sfinisce. Non e’ facile girare con lui, a volte puo’ essere molto dura. Spesso pero ti dice anche di prendere il tuo tempo, e allora e’ un po’ come la voce di uno sciamano che ti guida. Auguro a tutti di lavorare con lui”.

IL CASO DREYFUS E L’EROE PICQUART 

Il film, che si apre con un’affermazione perentoria (“Tutti i fatti narrati sono reali”), rappresenta la ricostruzione minuziosa di uno degli errori giudiziari piu’ gravi della storia. La pellicola inizia nel 1895, quando il capitano dell’esercito francese, Alfred Dreyfus (Louis Garrel) viene accusato di essere un informatore dei nemici tedeschi e percio’ arrestato e mandato in esilio nell’isola del Diavolo. A dimostrare che essere di fede ebraica era ‘l’unica colpa’ del militare, fu George Picquart (Jean Dujardin), un ufficiale neo promosso a capo dell’unita’ del controspionaggio militare, che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Il caso divise l’opinione pubblica francese per ben 12 anni, costringendo anche personaggi celebri a prendere una posizione. Tra questi Émile Zola, autore del celebre editoriale di denuncia “J’Accuse” che da’ il titolo alla pellicola, e a causa del quale venne incarcerato. Zola fece nomi e cognomi di tutti gli ufficiali e i politici che avevano incastrato il capitano ebreo, portando a riaprire il caso. 

“La storia di Dreyfus l’avevo studiata a scuola- ha raccontato Dujardin- ma ignoravo per esempio chi fosse Picquart”, personaggio da lui interpretato nel film e protagonista di “J’Accuse”. Polanski invece sceglie saggiamente di raccontare la sua storia proprio dalla prospettiva del militare, disposto a perdere tutto e a rischiare la vita pur di fare giustizia, infondendo nello spettatore un senso di speranza. È come se volesse dire: “Guardate, c’e’ chi dice no”. Un messaggio che scalda il cuore, specie ai giorni d’oggi, ancor piu’ perche’, appunto, si tratta di fatti realmente accaduti. Attraverso questa scelta e all’ottima interpretazione di Dujardin, lo spettatore ha la possibilita’ non solo di osservare i soprusi di cui fui vittima Dreyfus, ma di lottare con lui.

Grazie a una minuziosa messainscena, alla cura nell’uso della luce e alla sapiente scelta di un cast eccellente, Polanski ancora una volta fa centro, portando all’attenzione del pubblico una storia non conosciuta da tutti nel dettaglio, ma che merita di essere raccontata, emozionando.

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30 Agosto 2019
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