Azienda la fa pedinare e la licenzia. Il giudice la reintegra: “Ritorsione”

La donna, che nell'azienda era sindacalista, è stata fatta seguire per tre mesi da investigatori privati. Per il giudice le accuse non sono state provate
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

BOLOGNA – L’azienda per cui lavorava, convinta che si assentasse dal posto di lavoro in modo indebito , l’ha fatta pedinare per tre mesi da investigatori privati e alla fine l’ha licenziata. Ma a fine luglio la donna, che nella ditta ricopriva anche il ruolo di sindacalista, ha riavuto il suo posto di lavoro per decisione di un giudice del Tribunale del lavoro, che ha annullato il licenziamento e ordinato il reintegro. 

Questa storia è successa a Ravenna, all’azienda Sicis. La protagonista era stata licenziata il 22 novembre scorso per “utilizzo non appropriato dei permessi per l’assistenza di familiari disabili“. Prima di licenziarla, la donna è stata fatta pedinare per tre mesi da un’agenzia investigativa proprio per “accertare le modalità di utilizzo dei permessi”. Con la donna si è schierato il sindacato della Filctem, che ha portato il caso davanti al Tribunale del lavoro di Ravenna. E l’ha spuntata, dal momento che il giudice ha ordinato il reintegro della donna. L’ordinanza del Tribunale, datata 31 luglio 2019, ha dichiarato nullo il licenziamento in quanto ritorsivo e condannato Sicis al reintegro della lavoratrice, oltre al pagamento di tutte le mensilità a decorrere dal licenziamento e delle spese legali”.

Nel provvedimento, poi, evidenzia la Filctem, si afferma che “il datore di lavoro non ha fornito prova di quanto contestato e posto a fondamento del licenziamento” e che “non risulta alcun illecito o non appropriato utilizzo dei permessi per l’assistenza del padre”. 

La donna, spiega il sindacato in una nota, “da anni usufruisce dei permessi in quanto il padre, gravemente malato, necessita di assistenza continua”. E il suo licenziamento, attacca la Filctem, non è slegato al ruolo sindacale che ricopriva, dal momento che è arrivato proprio “nel periodo in cui era aperto un procedimento per condotta antisindacale a carico della Sicis” e  la lavoratrice “aveva reso una testimonianza decisiva in un procedimento giudiziario che si è poi concluso con la piena vittoria del sindacato e una dura reprimenda nei confronti di Sicis”. Insomma, si sarebbe trattato di una ritorsione per le azioni della donna in quanto sindacalista.

Quanto ai pedinamenti, la Filctem spiega che sono durati tre mesi e sono stati un incubo per la donna. Avvenivano spesso fuori dall’orario di lavoro e andavano oltre l’orario dei permessi che si volevano verificare. Insomma, è stata “violata la sua privacy e quella dei suoi familiari, pedinati a loro volta”. In un frangente, poi, la donna è stata avvicinata, mentre controllava la buchetta postale, da una persona con il volto coperto da un casco integrale, che le ha chiesto se conoscesse dove abitava… lei stessa. La donna ha presentato denuncia ai Carabinieri. ‘

Per la lavoratrice, scrivono dal sindacato, “è stato un periodo difficilissimo, in cui ha dovuto difendersi da un’accusa infamante che metteva in dubbio la sua onestà”, tra l’altro “in un contesto in cui anche sul lavoro si trovava a subire condotte poi annullate dal Tribunale”. Tuttavia, chiosa la Filctem, “essendosi sempre comportata in maniera corretta, ha affrontato la causa senza timore confidando nella giustizia, che le ha poi dato ragione”.

Da parte sua, la Filctem Cgil fa sapere che “non accetta che un’azienda se la prenda con i singoli lavoratori, in una sfida impari per definizione”, e assicura che “ogni condotta di questo tipo verrà perseguita, poiché ormai sono troppi i dipendenti Sicis che hanno subito provvedimenti motivati dall’attività sindacale svolta o dal semplice attivismo, come trasferimenti di sede, sanzioni disciplinari, negazione di ferie e permessi, fino al caso estremo del licenziamento della lavoratrice”. 

Alla luce della sentenza, la Filctem si augura che la Sicis cambi atteggiamento, “instaurando finalmente un dialogo positivo e costruttivo con i sindacati e le Rsu, e che non cadano più nel vuoto le richieste di incontro avanzate su diverse tematiche, tutte di primaria importanza e la cui trattazione non può più essere rinviata”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

30 Agosto 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»