Istituto Padri Trinitari, disabili a cavallo su antichi tratturi da Venosa a Bernalda

Viaggio da 15 a 21 settembre, padre Luigi: "Nostro impegno su territorio"
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ROMA – Una carovana di cavalieri un po’ speciali attraverserà a fine estate (15-21 settembre) il cuore della Basilicata da Venosa a Bernalda, passando per Spinazzola, Castel del Monte, Gravina di Puglia, Matera, Ginosa e Montescaglioso. Si chiama Nike il progetto di viaggio a cavallo organizzato dal Centro di riabilitazione e formazione dei Padri Trinitari di Venosa e Bernalda, giunto quest’anno alla sua decima edizione nel cinquantesimo anniversario della presenza dell’Ordine sul territorio al servizio delle persone con disabilità.

Nike, come la dea greca della vittoria, ad indicare “il traguardo cui tende ogni nostro ragazzo nella battaglia che sostiene quotidianamente per vincere gli ostacoli che ne limitano la piena integrazione nel tessuto sociale- spiega padre Luigi Buccarello, ministro provinciale dei Padri Trinitari, oggi rettore del centro di riabilitazione- Questo viaggio vuole essere l’espressione visibile al territorio di un impegno che portiamo avanti da cinquant’anni in Basilicata, volto a garantire una migliore qualità di vita e una maggiore integrazione dei nostri ragazzi con il territorio. Questo impegno è un’occasione di crescita per tutti, uno stimolo ad essere più attenti e sensibili ai bisogni degli altri, specialmente se più sfortunati di noi”.

Una ventina di cavalieri, tra ospiti delle strutture di Venosa e Bernalda, operatori e volontari di associazioni locali, percorreranno antichi tratturi, in parte sconosciuti, tra Basilicata e Puglia, rinsaldando nel segno dell’unità e della solidarietà i due centri lucani, gemellati nel nome dell’accoglienza: “Il viaggio in ogni sua tappa è portatore di valori autentici che aiutano a superare l’handicap dell’individualismo e a credere nel valore della comunione e del sostegno reciproco- chiarisce padre Luigi- In ogni tappa del percorso, i comuni ospitanti creano un momento di festa, accoglienza e convivialità. È un’occasione di incontro e di sensibilizzazione sul tema della disabilità. Con questa iniziativa i ragazzi vogliono dire prima di tutto a se stessi e poi agli altri che, con l’impegno, la solidarietà e gli stimoli giusti si possono superare le difficoltà che la vita spesso riserva e si può riacquistare la fiducia nelle proprie potenzialità”.

Ad arricchire il viaggio di senso, il rapporto di “condivisione tra pari abilità” che si crea tra volontari e ragazzi: “È una sorta di felice confusione- racconta il rettore della struttura- dove non si scorge più nettamente la differenza tra le persone e dove prevale solo la passione e l’impegno che unisce”. Operatori e terapisti specializzati preparano i ragazzi ad affrontare l’impresa, un appuntamento molto atteso e coinvolgente che permette agli ospiti del centro di sviluppare una particolare empatia con l’animale, in grado di migliorare la loro capacità di coordinamento ed autonomia, già sperimentata e messa a punto nel corso dell’anno all’interno del percorso terapeutico dell’istituto: “L’ippoterapia è praticata nel nostro centro da oltre trent’anni- precisa padre Luigi- Ci abbiamo creduto quando ancora non era così diffusa e conosciuta e abbiamo potuto vedere i grandi benefici che produce nei nostri ragazzi. Sia a Venosa che a Bernalda siamo dotati di un maneggio dove quotidianamente vengono svolte le attività sia di ippoterapia che di riabilitazione sport equestre”.

In questi dieci anni l’iniziativa è stata supportata da diverse istituzioni che hanno patrocinato l’evento ed incoraggiato l’impegno dei Trinitari a favore delle persone con disabilità: “Questa edizione ha per tutti una particolare importanza poiché vuole essere l’espressione di un impegno e di una passione che vogliamo portare avanti nonostante tante difficoltà che si incontrano– sottolinea il ministro provinciale- Servire i più deboli è la ragione della nostra missione ed è anche un grande stimolo per tutto il territorio che cresce dal punto di vista umano e culturale nella misura in cui dedica attenzione agli ultimi e a coloro che hanno più bisogno. Vivere questa esperienza di servizio nel Sud spesso dimenticato ed abbandonato- conclude padre Luigi- costituisce in se stesso un valore aggiunto e un messaggio di fiducia nelle potenzialità umane e culturali che il nostro territorio sa esprimere”.

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